lunedì, 23 novembre 2009

Gli alimenti più odiati dai bambini

23 novembre 2009

pasta ceciDa sempre studiosi dell’alimentazione sono implicati nell’ideazione di menù particolari per le mense scolastiche. Fanno, in pratica, in modo di adattare ogni tipologia di alimento al gusto dei piccoli, cercando di accoppiare colori e consistenze giuste.

Ma non sempre riescono nel loro intento; non sempre avviene che i bambini apprezzano tutti i cibi che trovano nel loro piatto. Uno dei piatti in assoluto più rifiutato, nonostante il suo colore, è la pasta e piselli, che non viene accettata in otto casi su dieci.

La stessa cosa succede con gli spinaci al burro, rifiutati nell’80% delle situazioni, e con la pasta e ceci, che non piace ad un bambino su due. Qual è allora la soluzione ideale? Quella di educare i bambini al gusto, coinvolgendoli con laboratori, giochi e assaggi mirati a scuola; i progetti di educazione alimentare funzionano, parola degli esperti.

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categorie: alimentazione

Da tre anni è attivamente impegnato contro il consumo del paté di fegato d'oca
Gran Bretagna, 007 contro il foie gras
Roger Moore eletto «persona dell'anno»

Riconoscimento della Peta all'attore che ha interpretato James Bond in sette film della fortunata serie

Roger Moore durante una campagna anti-foie gras
Roger Moore durante una campagna anti-foie gras
MILANO - «Il foie gras è una malattia, non una prelibatezza». Parola di Bond, James Bond. Anzi, no. Parola di baronetto. A pronunciare la drastica sentenza sul patè più amato dai francesi (e non solo da loro) è stato infatti Sir Roger Moore, l'attore che ha impersonato in ben sette film il più famoso agente segreto della storia del cinema, a conclusione del suo videoappello a non acquistare fegato d'oca nei negozi e a non ordinarlo nei ristoranti. Moore, che è anche ambasciatore dell'Unicef, ha deciso di prestare la propria immagine all'associazione Peta (People for ethical treatment of animals) facendosi promotore della campagna contro un prodotto alimentare che esiste solo in quanto risultato finale di una malattia indotta forzatamente nelle oche e nelle anatre. E proprio grazie a questo suo attivismo è stato scelto nei giorni scorsi dalla stessa Peta come «Persona dell'anno della Gran Bretagna».

ALIMENTAZIONE FORZATA - Il foie gras, letteralmente fegato grasso, viene infatti ottenuto inducendo nelle oche o nelle anatre la steatosi epatica, un fenomeno dovuto all'ingrossamento abnorme che registra il fegato a seguito dell'ingestione di grosse quantità di mais e altri mangimi. Un risultato, questo, che viene ottenuto infilando nel becco e nel collo degli animali un lungo tubo di metallo attraverso cui viene fatto passare il cibo compresso senza che il povero volatile abbia la possibilità di opporvisi. La produzione di foie gras è illegale in molti paesi, in quasi tutti quelli dell'Ue, anche se proprio nel cuore dell'Europa, in Francia e in Belgio, il foie gras è considerato uno dei fiori all'occhiello della cucina regionale. In Italia la produzione è illegale dal marzo 2007.

UN 80ENNE IN PRIMA LINEA - Sir Roger, 82 anni, ha iniziato nel 2006 a prendere posizione contro il foie gras. In tempi recenti la sua campagna per conto di Peta ha registrato un grosso successo: la catena Selfridges ha deciso che avrebbe eliminato il foie gras dai propri magazzini. Moore aveva anche scritto a tutti i membri della House of Commons, uno dei rami del parlamento britannico, chiedendo loro di impegnarsi attivamente nella battaglia contro la vendita di questo genere di cibo nel Regno Unito ed era intervenuto su diversi media inglesi per sostenere la battaglia per la salvaguardia di oche e anatre.

Al. S.
22 novembre 2009
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categorie: alimentazione, petizioni
domenica, 22 novembre 2009

Elimina i brufoli evitando il pane

pane21 novembre 2009 - Se sognate una pelle liscia e levigata, senza imperfezioni e impurità, dovrete eliminare dalla vostra dieta quotidiana il pane. Spesso, ma non sempre, l’acne è dovuta a problemi alimentari e per anni si è pensato che fosse il consumo di dolci in generale, e del cioccolato in particolare, a provocare la nascita degli odiosi brufoletti.

Invece sarebbe il pane bianco, ma anche le patate e tutti quei cibi dall’elevato contenuto glicemico, cioè quelli che fanno innalzare bruscamente i livelli di glucosio nel sangue. La notizia è stata diffusa al Congresso Nazionale dei Dermatologi Ospedalieri, tenutosi a Venezia.

Lo studio presentato e pubblicato su una rivista specializzata ha evidenziato, infatti, che nelle persone geneticamente predisposte, un eccessivo consumo di carboidrati di questo tipo può peggiorare la situazione.

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categorie: alimentazione

I Paesi membri devono certificare che i preparati siano innocui e standardizzati
Farmaci omeopatici con la «patente»?
L’Unione europea impone una nuova normativa. E in Italia scoppia la polemica

MILANO - L’Agenzia italiana del far­maco, l’Aifa, avrà un bel da fa­re: si è messa in moto per af­frontare un problema che Bru­xelles ci chiede di risolvere. L’Unione europea preme per una uniformità nelle regole per la messa in commercio dei prodotti omeopatici («pro­dotti » per chi nega loro capa­cità terapeutiche, «medicina­li » per chi crede nei principi enunciati da Samuel Hahnem­man). Indubbiamente il lavo­ro che l’ente si trova di fronte oggi è mastodontico: dovran­no essere passati al vaglio più di trentamila prodotti. D’altra parte un’armonizza­zione sembra necessaria: oggi in Europa, Paese che vai solu­zione che trovi, con una gran­de disomogeneità di pratiche regolatorie che trova spazio nelle maglie delle complesse leggi quadro europee, le cosid­dette direttive. Succede così che nel giu­gno di quest’anno nel Regno Unito la Mhra ( Medicines and healthcare products regula­tory agency ) l’equivalente del­la nostra Aifa, abbia licenziato come farmaco, per la prima volta nella sua storia, un me­dicinale omeopatico a base di Arnica, le cui indicazioni so­no traumi e contusioni. Non più prodotto per cui basta la procedura di registrazione semplificata, ma un «vero» farmaco che impone la pre­sentazione di un dossier com­pleto, fino alle prove di effica­cia sul paziente. Accade anche che certi pre­parati omeopatici, come l’ Oscillococcum , molto utiliz­zato per le malattie da raffred­damento, siano in commer­cio «arricchiti» di indicazioni terapeutiche in certi paesi eu­ropei come la Germania e la Francia, grandi consumatori di boccette dinamizzate, e che le stesse indicazioni siano ne­gate in altri, come la Spagna e l’Italia, appunto.

ASSENZA DI RISCHI - Ma torniamo al lavoro del­l’Aifa. Quello che l’Europa ci chiede, o meglio impone, non è la dimostrazione di un’effi­cacia terapeutica di questi pro­dotti che per definizione han­no un grado di diluizione tale da garantirne un effetto far­macologico nullo, ma che ven­ga esibita una documentazio­ne capace di attestarne l’as­senza di rischi per i consuma­tori. Ovvero che il «prodotto» sia stato preparato da materia­li di partenza sicuri e con me­todi di cui siano noti le moda­lità e i criteri di standardizza­zione, come viene fabbricato, in sostanza. È la procedura di «registrazione semplificata» che ne certifica la qualità per la messa in commercio. Ma è giusto che di questo lavoro di tutela del consumatore si sia fatta carico l’Emea, l’ente che regola i farmaci a livello euro­peo, e che di conseguenza se ne debbano occupare le Agen­zie nazionali? Per chi crede che l’omeopa­tia sia frutto dell’illusioni­smo, un impegno del genere è tempo buttato via rispetto a più «aulici» compiti; per chi ritiene che si tratti di una me­dicina con strumenti curativi diversi da quella allopatica, ma altrettanto efficaci, è un tentativo maldestro di metter­la sotto tutela. Il noto farmaco­logo Silvio Garattini, mette sotto accusa l’Europa per que­sta iniziativa, il medico omeo­pata Elio Rossi sottolinea, in­vece, che il medicinale omeo­patico non è «acqua fresca».

Franca Porciani
fporciani@corriere.it
22 novembre 2009
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categorie: salute
sabato, 21 novembre 2009

GENETICA
La carta d'identità genetica del mais

Completato il sequenziamento del genoma del granturco. Apre importanti prospettive per il settore agricolo e per quello dei biocarburanti

Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro.

GENI «GRILLO» - Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Nè è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983.

MOSAICO GENETICO - Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili.


20 novembre 2009

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categorie: notizie varie
venerdì, 20 novembre 2009

i profumi arrivano a contenere fino a 400 diverse sostanze
Creme e trucco, aumenta il rischio allergie
Secondo la stima di una ricercatrice le donne ogni giorno si spalmano sul corpo circa 515 agenti chimici

Prima di usare una crema è bene leggere  l'elenco dei prodotti  che la compongono (Grazia Neri)
Prima di usare una crema è bene leggere l'elenco dei prodotti che la compongono (Grazia Neri)
MILANO - La crema antirughe e quella idratante, dopo la doccia. Poi rimmel, rossetto, deodorante e ombretto. Le donne ogni giorno si spalmano su viso corpo e capelli circa 515 agenti chimici, secondo il calcolo fatto da una ricercatrice della casa cosmetica Bionsen. Per la cura del proprio corpo una donna moderna consuma quotidianamente «Tredici prodotti in media– spiega Charlotte Smith autrice dello studio – ognuno dei quali è composto da più di 20 ingredienti, compresi additivi e addensanti». Per non parlare dei profumi, che arrivano a contenere un cocktail di 250 (ma possono arrivare fino a 400) agenti chimici.

REAZIONI ALLERGICHE - In alcuni casi i prodotti usati per farsi più belle e attraenti, si possono rivelare vere e proprie bombe chimiche. Come nel caso di Abigail Colbourne, una ragazzina londinese di 15 anni, che voleva i capelli più scuri e ha fatto una tintura in casa. Si è svegliata il giorno dopo con il viso irriconoscibile, gonfio come un alieno, racconta il quotidiano britannico The Sun. Non aveva fatto il test antiallergico consigliato nelle istruzioni. Un’altra ragazza, volendo imitare una popolare cantante, testimonial di un colorante per capelli, ha usato il prodotto e si è ritrovata calva. Eczemi e follicoliti, insomma, sono rischi molto frequenti.

DAL LUCIDALABBRA AL MASCARA - «La cosmesi quotidiana è cambiata radicalmente negli anni – ha spiegato Charlotte Smith – prima era più acqua e sapone, oggi è una continua applicazione di creme autoabbronzanti, unghie finte, lampade, filler, capelli e ciglia allungate. Dietro queste pratiche si nascondono molti pericoli». Ricettacolo di composti dai potenziali effetti indesiderati sono i lucidalabbra (contengono 33 elementi), i mascara (29), le creme per il corpo (32 elementi) e le creme per le mani (persino le più naturali contengono fino a 11 agenti chimici). Molte associazioni di consumatori e ambientaliste da anni combattono per l’abolizione dei parabeni, usati come conservanti, del laurilsolfato di sodio, che ha effetto schiumogeno, dei ftalati, contenuti nelle plastica, e della formaldeide, che sono considerati molto dannosi.

Ketty Areddia
19 novembre 2009
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categorie: salute, notizie varie

VEGETARIANI IN GUERRA, TROPPA CARNE NEL LIBRO DI SARAH PALIN
Preferiti alce e caribù

Going Rogue By Sarah Palin19 novembre 2009 - Il nuovo libro di Sarah Palin è appena uscito in libreria è già è in corso una campagna tra i vegetariani d'America per il boicottaggio: in 'Going Rogue', numero uno per copie vendute su Amazon davanti ai bestseller di Dan Brown e Stephen King, c'é troppa carne, anche se forse non troppa carne al fuoco.
"Pistole, budella di pesce, ore e ore passate a discettare sull'amore per la carne preferibilmente rossa e preferibilmente di selvaggina", ha protestato Tim Rutten che ha recensito il volume sul Los Angeles Times. In 'Going Rogue' (difficile la traduzione italiana, qualcosa sul tipo di diventare ribelle o uscire dalle righe) c'è anche una foto del padre che insegna alla giovane Sarah come scorticare una foca, attività oggi proibita per tutti gli abitanti dell'Alaska con l'eccezione degli Eschimesi sulla base della legge per la protezione dei mammiferi marini.
Scrive la Palin: "Se un vegano dovesse mai venire a cena da me lo potrei mescolare all'insalata e spiegargli la mia filosofia di carnivora convinta: se Dio non avesse voluto che noi mangiassimo gli animali, come mai li ha fatti di carne?".
In 'Going Rogue' la Palin descrive cosa ordina dal macellaio (quando non se lo procura lei stessa con la doppietta): hamburger di bacon, succulente braciole di maiale, soprattutto dalla parte del grasso, prima di concludere che quel che veramente le piace di più sono le bistecche di alce e caribù.
"Mi piace ricordare alla gente che c'é ampio spazio per gli animali in Alaska... accanto a una porzione di puré di patate".
Tra i vegetariani, ha protestato contro la Palin l'organizzazione per il trattamento etico degli animali 'Peta': la presidente dell'associazione Ingrid Newkirk ha scritto una lettera aperta alla ex governatrice e ha definito fuori moda le sue posizioni: "Evidentemente la Palin trova l'evoluzione un concetto troppo difficile da digerire e questo si applica anche all'evoluzione delle sue idee". Il libro della Palin è uscito in libreria ieri e per parecchi politologi la campagna di lancio assomiglia molto ai prodromi di una corsa presidenziale, anche se la stessa Sarah ha detto alla Abc che una corsa nel 2012 per la Casa Bianca "per il momento" non è nelle carte.

(ANSA)
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categorie: alimentazione, notizie varie
martedì, 17 novembre 2009

Vaccino anti H1N1: 50 microgrammi di thimerosal

Dalle caratteristiche del vaccino Focetria contenitore multidose reperibili sul sito dell'EMEA, si legge a pag. 11 (composizione qualitative e quantitativa) alla voce "Eccipienti": Thiomersal 0,05 milligrammi  (cioè 50 microgrammi, ndc)
Il Thimerosal è stato studiato ampiamente per la sua tossicità. Riporto alcune frasi tratte dal sito dell'ente regolatore americano per i farmaci, FDA FDA [1]. 

il grassetto è del curatore.

Cos'è il Thimerosal = Thiomersal? 

thimerosal, which is approximately 50% mercury by weight, has been one of the most widely used preservatives in vaccines. It is metabolized or degraded to ethylmercury and thiosalicylate."

Per la FDA la tossicità dell'etilmercurio (uno dei metaboliti del thimerosal) è equivalente a quella del metilmercurio.

FDA considered ethyl- and methyl-mercury as equivalent in its risk evaluation"

A causa del suo rischio per la salute, il thimerosal è stato preogressivamente eliminato negli anni scorsi da tutti i vaccini, rimanendo nei vaccini anti-influenzali. Per i bambini di 6 anni e più piccoli, la FDA raccomanda:

"Thimerosal has been removed from or reduced to trace amounts in all vaccines routinely recommended for children 6 years of age and younger, with the exception of inactivated influenza vaccine (see Table 1. Thimerosal Content of Vaccines Routinely Recommended for Children 6 Years of Age and Younger - (updated 7/18/2005*). A preservative-free version of the inactivated influenza vaccine (contains trace amounts of thimerosal) is available in limited supply at this time for use in infants, children and pregnant women. Vaccines with trace amounts of thimerosal contain 1 microgram or less of mercury per dose.“

A questo proposito occorre notare che il vaccino da 0.5 ml. nel contenitore multidose contiene 50 microgrammi di thiomersal.


Dr. Andrea Valeri, SIMO infleunza working group 


[1] Thimerosal Toxicity  
(accesso controllato il 12/11/2009)
Fonte: Thimerosal in Vaccines  FDA FDA, Page Last Updated: 09/01/2009 

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categorie: salute
lunedì, 16 novembre 2009

La disumanizzazione della medicina
dalla vivisezione animale a quella umana

Malattie in costante crescita
Gli esperti in televisione ci confortano dicendo che le malattie sono in diminuzione, che la vita media si è allungata e quindi dobbiamo essere tutti felici e contenti.
Eppure, dati alla mano, le patologie cardiovascolari e tumorali stanno decimando l’opulento occidente (nel 2005 i morti per cardiopatie sono stati oltre 17 milioni, mentre nel 2007 per cancro circa 9 milioni); le malattie artritiche e reumatiche stanno invalidando sempre più persone; il diabete porta alla morte circa 3 milioni di persone ogni anno; le leucemie, soprattutto infantili, sono in paurosa crescita e quelle persone che arrivano intorno agli ottanta, sono imbottite di farmaci e sempre più spesso presentano l'Alzheimer.
E allora, come la mettiamo con le parole degli esperti? Chi ha ragione: gli esperti o la vita stessa?
L’altra cosa interessante è che stiamo parlando proprio di quelle malattie per le quali la “ricerca scientifica”, l’unica riconosciuta vera, più si è accanita su poveri animali.
Domanda: a cosa serve allora, torturare, vivisezionare e massacrare ogni anno milioni di vittime innocenti, per non risolvere assolutamente nulla? E se anche ci fosse stato un risultato, dal punto di vista umano, morale e spirituale avrebbe senso “curare” da una parte e produrre sofferenza dall’altra?
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine mentale.

Durata della vita
La durata media della vita, verso fine XIX° secolo, si era prodigiosamente allungata con la reintroduzione dell’igiene ippocratica, a seguito delle migliorate condizioni economiche e alimentari, per poi cessare di crescere. Questo è il motivo per cui in molte nazioni del mondo si accusa da qualche anno una leggera flessione, smentendo le ottimistiche previsioni dell’OMS stessa.
Le persone più longeve del mondo sono quelle che vivono lontane dalle farmacie e che adottano uno stile di vita sano, moderato e sobrio!
Negli Stati Uniti, la durata media della vita non è aumentata nell’ultimo ventennio, nonostante l’arsenale terapeutico a disposizione; quello che invece è aumentato è il periodo di degenza medio. Quindi gli americani oggi non vivono più a lungo dei loro padri, ma soffrono di più, cioè trascorrono più giorni in ospedale prima di morire (mantenuti in vita – se così si può chiamare – con flebo, trasfusioni, farmaci, polmoni artificiali, dialisi, trapianti, ecc.).
Secondo Ivan Illich, autore del discusso libro “Nemesi medica”, un inglese su cinque che soffre d’insufficienza renale riceve il raro privilegio di morire a fuoco lento grazie a quello strumento di tortura che è il rene artificiale.
La storia insegna che c’erano molti più longevi nell’antichità, quando non si parlava di medicine, esami clinici, screening, esami diagnostici, ecc.
Pitagora per esempio giunse all’età di 91 anni, Sofocle a 92, Seneca a 94 anni, Eraclito a 96.
A quei tempi chi moriva giovane, moriva quasi sempre in battaglia o perché veniva avvelenato. Oggi è molto difficile morire in guerra, ma è assai più facile morire per avvelenamento da farmaci e/o vaccini!

La dietetica e igiene di Ippocrate
Ippocrate di Cos è considerato il più grande medico dell’antichità e probabilmente la sua sapienza non è mai stata sorpassata!
Visse tra il 5 e 4 secolo a.C. e gli studiosi concordano che da lui provengono tutti i migliori insegnamenti antichi sulle epidemie, le febbri, l’epilessia, la differenza tra tumori maligni e benigni, la salute in genere e soprattutto l’importanza dell’igiene e dei valori etici in medicina.
Grande clinico, osservava attentamente il malato e lo aiutava a lasciarsi guarire dalla Vis Suprema Guaritrix, la Natura.
Solo la Natura può guarire! Il compito del medico dovrebbe essere quello di accompagnare per mano il suo assistito, di rafforzare le sue capacità risanatrici naturali ( la Vis Medicratix Naturae), di guidarle e soprattutto di non ostacolarle (Primum non nocere).
Oggi il medico, avendo perduto questa importantissima Arte (“ars medica”), imbottisce di farmaci il malato fino alla morte.
Il trattamento medico secondo Ippocrate è essenzialmente quello dietetico, perché attraverso il cibo corretto e il non-cibo, cioè il digiuno, le forze interiori dell’uomo si rigenerano. L’altra cosa fondamentale è l’igiene, cioè la pulizia esterna del corpo e interna dell’anima.

Galeno
Galeno (130-200 d.C.) entusiastico vivisettore, fu il primo medico della storia a dimostrare, suo malgrado, la dannosità delle esperienze vivisezioniste per la scienza medica; esperienze purtroppo che divennero fonte di errori clamorosi, che si protrarranno per oltre 1500 anni.
Le convinzioni monoteistiche di Galeno fecero sì che più tardi la Chiesa eleggesse il suo lascito scientifico a “dottrina medica ufficiale”. Per secoli, chi metteva in dubbio un’affermazione galenica era un eretico e doveva ricredersi sotto la scure o il fuoco della Santa Inquisizione. Questo assicurò all’umanità per quindici secoli la perpetuazione di errori fatali, provenienti dalle osservazioni che Galeno aveva fatto nel corso delle sue vivisezioni animali.

Gli errori galenici
Col passare del tempo, i precetti umani e igienici e dietetici di Ippocrate vennero spazzati via, dimenticati.
Secondo Plinio, il romano era stato un popolo sano durante il periodo iniziale dell’Impero e anche prima, grazie all’igiene assicurata dagli acquedotti, fognature e dall’uso delle terme.
A poco a poco, le regole semplici come una dieta sana e una rigorosa pulizia del corpo, non fecero più presa su un popolo a cui i nuovi medici predicavano la necessità della magia, degli amuleti e dell’astrologia.
Il graduale abbandono dell’igiene ippocratica rendevano sempre più pericolosi gli interventi chirurgici, che non solo in Oriente e nell’antico Egitto, ma anche nella Roma del Primo Impero avevano raggiunto un alto livello di sviluppo. Per questo vennero ridotti al minimo.
Nel Medioevo l’evoluzione culturale era ancora lentissima e in molte arti e tecnologie si era addirittura andati a ritroso: il progresso umano si è alternato con lunghi periodi d’inspiegabile regresso.
Gli insegnanti di anatomia non conoscevano altri testi che quelli di Galeno: la donna per esempio aveva due uteri, uno per i figli maschi e l’altro per le femmine!
Molti altri errori ebbero gravissime conseguenze nei secoli seguenti, come l’insegnamento che il pus era un buon segno ed essenziale alla guarigione di una ferita e che la frutta era dannosa per la salute!
Forse l’errore più catastrofico per l’umanità, l’errore che diede avvio alle grandi epidemie del Medioevo, fu l’abbandono delle regole igieniche di Ippocrate. Galeno le considerava come una antica superstizione, avendo osservato che gli animali vivevano benissimo senza lavarsi le zampe e le loro ferite si rimarginavano anche senza alcuna cura.

Paracelso
Il medico-filosofo-alchimista Paracelso aveva compreso questi pericolosi errori e in aula bruciò le opere di Galeno. Per questo affronto alla scienza considerata ufficiale dalla chiesa, fu cacciato dall’Università di Basilea dove insegnava anatomia.
Invano lo svizzero Paracelso aveva tentato di rispolverare l’igiene e la dietetica ippocratica, ma nel Medioevo, magia, superstizione e religione, in mezzo ad una sporcizia inconcepibile, dominavano l’arte medica.

Il nuovo galenismo

Si può datare l’inizio della dottrina incentrata sulla vivisezione nel 1865, allorché apparve l’opera che in Francia viene considerata uno dei due capolavori della sua letteratura scientifica, a pari merito con il “Discorso sul metodo” di Cartesio, e cioè l’ ”Introduzione allo studio della medicina sperimentale” di Claude Bernard.
Considerato genio universale, Claude Bernard, fu invece uno scrittore drammaturgo fallito che s’indirizzo verso la medicina, dove però non ebbe migliori risultati, quando venne bocciato – come molti colleghi vivisettori – all’esame di abilitazione per l’esercizio della professione medica.
Le sue numerosissime vivisezioni con animali vivi lo portarono a risultati assolutamente contradditori, che lo spinsero a moltiplicare gli esperimenti e con questi le confusioni.
Il suo metodo preferito per scoprire i segreti della vita, era quello di distruggere un organo, ossia estirparlo, per poi osservare l’animale tenendolo in vita il più a lungo possibile, sino a praticargli la respirazione artificiale. Il tutto ovviamente in nome della “scienza”.
Nel suo “capolavoro” letterario, troviamo riportato il suo motto: “tutto ciò che si ottiene con gli animali è perfettamente concludente per l’uomo”[1]
Nessuno dei tanti errori che il galenismo aveva imposto in quindici secoli al mondo occidentale (dimenticando l’igiene e la dietetica di Ippocrate) è paragonabile, per gravità e conseguenze, a questo errore fondamentale che Claude Bernard ha tramandato a generazioni di medici, fisiologici e biologi. Errore purtroppo assurto a dogma dalla medicina ufficiale, quasi interamente basata sulla disumana e ascientifica vivisezione animale.
In pratica tutto quanto concerneva l’organismo vivente poteva essere ridotto a formula precisa, ossia a materia inerte.
Il quadro si è complicato ulteriormente da quando la ricerca medica si è data totalmente alla biologia: ossia pretende di applicare una scienza esatta come la chimica, alla vita organica (biologia), e per di più estrapolando all’uomo i risultati ottenuti su animali (altro regno della Natura).
Questo è il motivo per cui la medicina ufficiale - basata su tali gravissimi errori – non ottiene risultati nella cura delle malattie; questo è anche il motivo per cui è destinata al fallimento totale. In biologia non esiste standardizzazione, le reazioni individuali variano sempre, sia tra uomini, che tra animali, che tra le piante.

La gabbia mentale
“L’uomo è sempre incline ad accettare come una verità ciò che gli è stato insegnato”[2], parola di Claude Bernard!
Essendo per natura un animale gregario e conformista, l’uomo tende ad adattarsi alla maggioranza, sia nell’ambito mentale che in quello materiale.
Il pensiero umano si è sempre mosso entro una gabbia ben delimitata, in conformità alla propria epoca.
Ecco un esempio per tutti: il grande filosofo e pensatore Aristotele, affermava che un grosso sasso cade più velocemente di uno piccolo. Più che l’errore in sé, oggi quello che appare stupefacente è come non sia venuto in mente a nessuno per secoli e secoli di controllare questa affermazione con un semplicissimo esperimento. Si dovette attendere l’enunciazione di Cartesio e le prove di Galileo.
La gabbia si sposta nel corso dei secoli, ma il pensiero umano, tranne poche eccezioni, continua a rimanere confinato entro i limiti della gabbia stessa, da cui non può evadere.

Il metodo cartesiano
Scrollatisi di dosso il giogo oscurantista del Medioevo, gli uomini si davano anima e corpo alla sperimentazione.
La scienza cosiddetta sperimentale aveva cominciato a modificare la faccia del mondo con l’apparizione nel 1637 del “Discorso sul metodo” di Cartesio, che insegnava all’uomo un nuovo modo di pensare, dando l’avvio alla moderna tecnologia.
Ma questo “nuovo mondo” nascondeva il pericolo di un sapere freddo e meccanicista.
Cartesio (che praticò tra le altre cose anche la vivisezione) credendo in una biologia meccanicista diede inizio al più grande errore della scienza moderna.
Il metodo di Cartesio allargò rapidamente i confini del sapere, ma sprezzando deliberatamente il pensiero filosofico e l’intuito, sostituì un nuovo e macroscopico errore agli errori precedenti: errore che conteneva il seme della futura disfatta perché indusse gli scienziati ad allontanarsi, dalla Verità.
Negando l’esistenza di tutto ciò che non è dimostrabile (metodo empirico), essi si separarono dalla realtà della vita.

La disumanizzazione
Nemmeno Claude Bernard poteva immaginare che solo cinquant’anni dopo la disumanizzazione alla quale aveva tanto contribuito con l’esempio e la parola, si sarebbe sperimentata la vivisezione umana su decine di migliaia di individui (i prigionieri nei campi di sterminio nazisti), e non da parte di spietati aguzzini carcerari, ma da parte di medici titolati e cattedratici, allevati e istruiti nella scuola vivisezionista di cui egli era stato il principale apostolo.
Possiamo affermare che la disumanizzazione inizia con quel primo esperimento a cui lo studente (di medicina) è obbligato ad assistere. Negli Stati Uniti si parte dalle elementari…
“Il costante dilagare del mondo vivisezionista non ha fatto altro che aumentare anche la tortura e l’omicidio scientifici di essere umani”[3]
Che la vivisezione portasse irrimediabilmente alla vivisezione umana lo aveva capito già Orazio quando scrisse le seguenti parole: “cruelitas in animalis est tirocinium crudelitatis contra homines”, la cui traduzione è più o meno questa: “la crudeltà nei confronti degli animali, è il tirocinio per la crudeltà nei confronti degli uomini”.

Il senso morale
Tutte le leggi che hanno retto le organizzazioni umane in passate e le reggono attualmente sono basate sul senso morale: su ciò che giusto e ingiusto. Anche se negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio ribaltamento (in senso orwelliano) del senso stesso delle parole e dei termini.
Oggi non si sa più cosa sia bene e di conseguenza cosa sia male!
Tanto più gli “adepti” di questa pseudoscienza - alla base della medicina ufficiale - considerano moralità e immoralità, bene e male, parole totalmente prive di significato, concetti “ascientifici” perché non riproducibili in laboratorio.
Come si può sperimentare in sala operatoria su di un gatto o cane, la moralità?
Invece è proprio il senso morale a spingere l’uomo verso la pietà. Pietà significa compassione, la capacità di avvertire la sofferenza altrui quasi fosse la propria.
La maggior parte dei vivisettori si limita a giustificazioni machiavelliche come “il fine giustifica i mezzi”, il triste grimaldello che ha sempre aperto tutte le porte delle nefandezza umane, comprese quelle di Auschwitz e Buchenwald.
A parte il fatto che i pretesi vantaggi non esistono (e lo si vede con l’aumento delle malattie degenerative e delle sofferenze), rimane l’inacettabililità morale della tesi secondo cui un atto crudele non è riprovevole qualora ne derivi un beneficio materiale.
Altrimenti, se fosse giusto torturare animali in laboratorio per il bene dell’umanità, allora sarebbe altrettanto giusto torturare un uomo in laboratorio per il bene di mille uomini….

Marcello Pamio, dal libro "Imperatrice nuda" di Hans Ruesch

[1] “Introduzione alla medicina sperimentale”, pag. 153, Garnier-Flammarion, Paris 1966
[2] “Principi di medicina sperimentale”, pag. 21
[3] Dottor Wolfgang Bohn, “Aerztliche Mitteilungen”, N.7-8 1912

postato da: camozzi alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: bioetica, genetica e vivisezione

Sperimentazioni su animali
Sperimentazioni su animali. Troppe nelle Università italiane 


Nonostante, nel campo della didattica, siano disponibili numerosi supporti alternativi dimostratisi utili, continuano ad essere richieste ed autorizzate numerose procedure che coinvolgono almeno 2700 animali all’anno.

“Il Sacro Cuore pompa solo dolore”. Non è il titolo di un film macabro, ma uno degli striscioni affissi durante un blitz notturno all’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, davanti alla facoltà di Medicina e Chirurgia, contro “l’utilizzo della vivisezione e della sperimentazione animale”. “L’Università del Sacro Cuore – spiegano gli attivisti – è famosa in Italia come l’università che detiene il primato negativo degli esperimenti sugli animali tra i più antiscientifici ed efferati”. Ma non rimane certamente un caso isolato. Nonostante, infatti, nel campo della didattica, siano disponibili numerosi supporti alternativi dimostratisi utili, etici e facilmente applicabili, purtroppo, continuano ad essere richieste ed autorizzate numerose procedure che coinvolgono almeno 2700 animali all’anno, dato statistico sottostimato che non prende in considerazione gli animali utilizzati già soppressi o loro parti.

“Le statistiche – spiega Michela Kuan, biologa responsabile Vivisezione della LAV - vedono una media di 911.000 animali utilizzati nei laboratori italiani all’anno, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo. In Italia i dati sono stabili, nonostante la legge preveda l’abbandono del metodo che prevede l’uso di animali a favore dei metodi alternativi, sono però in aumento gli esperimenti in deroga (art.8 e 9 D.lgs 116) che fanno riferimento all’utilizzo di specie quali cani, gatti e primati, il non ricorso ad anestesia e l’uso di animali vivi in didattica. Assistiamo ad un forte aumento nelle procedure che creano o sperimentano su animali geneticamente modificati”.

Ma forse studenti, ricercatori, dottorandi e personale tecnico non sanno che esiste la possibilità di appellarsi alla legge 413 sull’obiezione di coscienza senza ricevere nessuna discriminazione per questa scelta. In Italia, infatti, la Legge n.413 del 1993 sul diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale dovrebbe essere considerata un vanto per il nostro Paese, unico al mondo a garantire questo diritto. Purtroppo, invece, è troppo spesso disattesa, soprattutto in ambito accademico: i metodi alternativi, nonostante la loro comprovata validità scientifica, non sono adeguatamente diffusi e spesso chi fa obiezione di coscienza viene, più o meno velatamente, minacciato di non poter proseguire l’iter accademico.

"La legge 413 - precisa la biologa Kuan- prevede l’obbligo di informazione allo studente, prassi che troppo spesso non viene rispettata; sarebbe corretto che non solo fosse affissa nelle segreterie o in bacheca ma che lo stesso professore rendesse conscio lo studente della possibilità di fare obiezione. La LAV organizza incontri e seminari presso le Università affinché gli studenti siano a conoscenza della legge".

Ma è indispensabile la vivisezione per la didattica?La vivisezione o sperimentazione animale non è mai indispensabile- commenta Michela Kuan- il concetto scientifico è fallace come presupposto di partenza perché prende come modello una specie per un’altra, sperimentare la reazione o l’efficacia di una molecola su una specie diversa dalla nostra (per lo più topi e ratti) è un processo rischioso oltre che eticamente inaccettabile, infatti ogni specie differisce per genetica, anatomia, fisiologia, risposta immunitaria etc. quindi i dati che si ottengono sono solo specie-specifici e trasferirli su altre specie può essere pericoloso e fuorviante. A dimostrazione di queste considerazioni, si sottolinea come tutto ciò che viene sperimentato sugli animali debba poi essere testato anche sull’uomo e non passi direttamente alla commercializzazione, cosa che invece dovrebbe avvenire se i dati fossero attendibili”. Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) gli eventi avversi da farmaci sono praticamente raddoppiati tra il 2006 e il 2008, passando da 108 segnalazioni per milione di abitanti a 196, con un trend in aumento anche nel 2009, (1150 casi solo in aprile). Questi dati allarmanti, diffusi dall’Ufficio di Farmacovigilanza dell’AIFA, sono la conferma dell’inattendibilità della sperimentazione animale, e il frutto di un sistema errato di formulazione e messa in commercio di nuovi composti farmaceutici”.

I farmaci, infatti, sono una categoria di sostanze chimiche che richiede, per legge, test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato. I test su animali, però, si rivelano non predittivi per l’uomo, fallendo nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte, portando a conclusioni sbagliate e spesso pericolose. "L’etica viene quindi violata due volte, prima con il passaggio sull’animale, che viene sfruttato e violentato fisicamente e psicologicamente durante tutta la permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima vera cavia, a volte con esiti letali, come confermano i 250mila morti all’anno nei soli Stati Uniti per effetti post-assunzione di medicinali”.

E se il mondo accademico italiano aprisse di più i suoi orizzonti, si accorgerebbe che all'estero già qualcosa sta cambiando. Per quasi 30 anni, Heartland Regional Medical Center (HRMC) a St. Joseph nel Missouri ha utilizzato gatti vivi per condurre “Corsi di supporto avanzato delle funzioni vitali in pediatria” (PALS). In passato, durante questo corso, i gatti venivano sottoposti a dolorose procedure, tra le quali l’intubazione.

Oggi, sia l’Accademia americana di Pediatria che l’Associazione americana per il cuore, sostengono per questo tipo di addestramento esclusivamente metodologie moderne e non animali vivi. I moderni metodi di simulazione sono educativamente superiori e utilizzati ormai in quasi tutti i corsi PALS che si svolgono negli Stati Uniti. I medici che stanno frequentando i corsi PALS al HRMC, usano ora simulatori di pazienti dotati di alta tecnologia. Un’altra importante notizia per gli animali, un altro passo in difesa dei loro diritti: negli Stati Uniti l’Università dell’Oklahoma si è unita alla lista, sempre più crescente, di scuole di Medicina Veterinaria che hanno detto di No all’uso degli animali ed hanno compiuto l’importante passo verso l’uso delle alternative nel corso delle esercitazioni di chirurgia.

Alla luce della sensibilizzazione che si sta diffondendo su questo argomento, alla domanda "Quali informazioni predittive per l’uomo possono avere esperimenti condotti su cavalli, uccelli o pesci, geneticamente differenti dagli umani?", la risposta è nessuna. Il mondo scientifico e istituzionale, quindi, deve interrogarsi su questa contraddizione e porvi rimedio.

Daria Raiti

www.votailprof.it
postato da: camozzi alle ore 10:31 | link | commenti
categorie: genetica e vivisezione
domenica, 15 novembre 2009

LA Versione aggiornata della «piramide» mediterranea: riserva più di una sorpresa
Il dietologo prescrive dosi di allegria
Non contano solo calorie e porzioni ma anche convivialità e buon umore

 
MILANO - Una bella spaghettata con po­modoro fresco e basilico, un classico della dieta mediterra­nea, può farci sentire meglio, se la condividiamo con persone simpatiche. Lo confermano esperti di tutto il mondo, che hanno messo a punto la nuova piramide alimentare della dieta mediterranea (vedi scheda) pre­sentata a Parma, da Ciiscam (Centro interuniversitario inter­nazionale di studi sulle culture alimentari mediterranee) e In­ran (Istituto nazionale di ricer­ca alimenti e nutrizione). Que­sta nuova versione della dieta mediterranea, dedicata agli adulti fra i 18 e i 65 anni, recu­pera l’antico significato del ter­mine greco «diaita» e cioè equi­librio, stile di vita, e coniuga, per la prima volta, cibo e com­portamenti legati alla cultura dei Paesi affacciati sul nostro mare (non solo Italia, quindi, ma anche Spagna, Grecia, Paesi africani e mediorientali).

CONVIVIALITÀ - Gli esperti ci dicono che per stare bene non basta mangiare verdu­ra, frutta, pasta, pesce in modo frugale, vario e equilibrato, bi­sogna anche recuperare vec­chie abitudini che sono parte es­senziale del vero benessere. Fra queste, oltre al gusto di fare na­turalmente del movimento (passeggiate all’aria aperta, sca­le a piedi e così via), gli studio­si raccomandano la «conviviali­tà». Oggi, col ritmo concitato delle attività quotidiane, si mangia sempre più spesso da soli e a tutte le ore e si tende a concentrarsi sul cibo in modo quasi ossessivo, sia per l’osses­sione del peso, sia per gratificar­si. «Invece — osserva Maria Pa­ola Graziani, ricercatrice del­­l’Istituto di Scienze alimentari del CNR di Avellino — bisogne­rebbe riprendere a mangiare con gli altri scambiandosi opi­nioni e idee. Con familiari, col­leghi (meglio la mensa del pani­no di corsa) e amici. I pasti in comune aiutano a osservare orari regolari, a variare i menu, magari condividendo cibi diver­si da quelli cui siamo abituati. E non è vero, come molti pensa­no, che la compagnia spinga a mangiare di più, si può anche mangiare di meno se, invece che sul cibo, ci si concentra sul piacere di parlare con gli altri commensali. Commensali che, con l’immigrazione, possono provenire anche da Paesi lonta­ni. E in questa nuova piramide — prosegue Graziani — oltre a un accenno al rispetto delle di­verse tradizioni sociali e religio­se, legate al cibo, compare, si­gnificativamente, come alterna­tiva a pasta e riso, l’indicazione del cuscus, cereale diffuso an­che in Sicilia, Sardegna e livor­nese, ma tipico soprattutto del­la costa nordafricana». «La nuova piramide — osser­va Carlo Cannella, presidente dell’Inran — è un modello in grado di adattarsi alle esigenze delle popolazioni nel rispetto di tutte le varianti locali della dieta mediterranea». Ma non è ancora un modello completo: numero dei pasti e quantità del­le porzioni devono essere preci­sati (le grammature della sche­da fanno riferimento alle linee guida Inran 2003, tuttora valide per noi italiani).

PORZIONI - «Le porzioni future verranno delineate — chiarisce Sandro Dernini, coor­dinatore del Ciiscam — in base alle esigenze dei vari Paesi in modo da arrivare a delineare uno schema veramente condivi­so e rappresentativo». Ma con la Dieta Mediterra­nea, oltre a nutrirsi meglio, si ri­sparmia. Oggi frutta e verdura, da mangiare ogni giorno, costa­no parecchio ma i nutrizionisti suggeriscono, nella nuova pira­mide, prodotti di stagione: so­no più ricchi di vitamine e co­stano meno. E consigliano i pro­dotti locali: arrivano più freschi in tavola e non richiedono lun­ghi trasporti, inquinanti per l’ambiente. Salubrità, rispetto per le diverse colture, sostenibi­lità ambientale sono caratteri­stiche della dieta mediterranea che hanno indotto Italia, Gre­cia, Marocco, Spagna a richiede­re all’Unesco il suo riconosci­mento come patrimonio cultu­rale intangibile.

Roberta Salvadori
15 novembre 2009

www.corriere.it
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categorie: notizie varie

Via la gobba con lo yoga

Esercizi di yoga in una scuola di Chandigarh, India.

14 novembre 2009 - Per non ingobbirsi troppo da anziani è meglio darsi allo yoga. Secondo un recente studio dell’Università della California, infatti, chi pratica questa disciplina anche in età avanzata, ha più probabilità di evitare un certo ingobbimento. L’esperimento è stato condotto su un centinaio di 75enni ingobbiti che dopo 6 mesi di yoga, hanno riscontrato una riduzione della curvatura dorsale del 5%. E c’è da scommettere che in futuro non avrà problemi di schiena questo ragazzo impegnato in una contorta posizione yoga nella sua scuola di Chandigarh, India.

www.focus.it
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categorie: salute
sabato, 14 novembre 2009

Il caffè può combattere l'epatite C

14 novembre 2009

caffÃ�¨A volte si pensa che bere troppi caffè durante il giorno possa avere degli effetti negativi sulla nostra salute, ed in parte è anche vero se parliamo in termini di ansia e nervosismo. Però in altri casi bere più di una tazzina di caffè al giorno può invece tornarci utile.

E’ quanto afferma un gruppo di ricercatori americano che studiano i tumori e che hanno pubblicato la loro ricera sulla rivista “Hepatology”. Bere tre tazzine di caffè al giorno può essere un valido aiuto per curare l’epatite C, che colpisce il fegato.

Gli scienziati hanno osservato che il consumo di caffè riesce a ridurre del 53% il rischio che l’epatite C progredisca e vada avanti nel suo percorso e che lo sviluppo della patologia, quindi, accelleri. La differenza è stata proprio notata facendo il confronto con soggetti più “virtuosi”, che evitavano, per vari motivi, di bere la bevanda.

Foto | Flickr

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categorie: notizie varie

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