Da sempre studiosi dell’alimentazione sono implicati nell’ideazione di menù particolari per le mense scolastiche. Fanno, in pratica, in modo di adattare ogni tipologia di alimento al gusto dei piccoli, cercando di accoppiare colori e consistenze giuste.
Ma non sempre riescono nel loro intento; non sempre avviene che i bambini apprezzano tutti i cibi che trovano nel loro piatto. Uno dei piatti in assoluto più rifiutato, nonostante il suo colore, è la pasta e piselli, che non viene accettata in otto casi su dieci.
La stessa cosa succede con gli spinaci al burro, rifiutati nell’80% delle situazioni, e con la pasta e ceci, che non piace ad un bambino su due. Qual è allora la soluzione ideale? Quella di educare i bambini al gusto, coinvolgendoli con laboratori, giochi e assaggi mirati a scuola; i progetti di educazione alimentare funzionano, parola degli esperti.
Foto | Flickr
MILANO - «Il foie gras è una malattia, non una prelibatezza». Parola di Bond, James Bond. Anzi, no. Parola di baronetto. A pronunciare la drastica sentenza sul patè più amato dai francesi (e non solo da loro) è stato infatti Sir Roger Moore, l'attore che ha impersonato in ben sette film il più famoso agente segreto della storia del cinema, a conclusione del suo videoappello a non acquistare fegato d'oca nei negozi e a non ordinarlo nei ristoranti. Moore, che è anche ambasciatore dell'Unicef, ha deciso di prestare la propria immagine all'associazione Peta (People for ethical treatment of animals) facendosi promotore della campagna contro un prodotto alimentare che esiste solo in quanto risultato finale di una malattia indotta forzatamente nelle oche e nelle anatre. E proprio grazie a questo suo attivismo è stato scelto nei giorni scorsi dalla stessa Peta come «Persona dell'anno della Gran Bretagna».

Roger Moore durante una campagna anti-foie gras
UN 80ENNE IN PRIMA LINEA - Sir Roger, 82 anni, ha iniziato nel 2006 a prendere posizione contro il foie gras. In tempi recenti la sua campagna per conto di Peta ha registrato un grosso successo: la catena Selfridges ha deciso che avrebbe eliminato il foie gras dai propri magazzini. Moore aveva anche scritto a tutti i membri della House of Commons, uno dei rami del parlamento britannico, chiedendo loro di impegnarsi attivamente nella battaglia contro la vendita di questo genere di cibo nel Regno Unito ed era intervenuto su diversi media inglesi per sostenere la battaglia per la salvaguardia di oche e anatre.
Al. S.
21 novembre 2009 - Se sognate una pelle liscia e levigata, senza imperfezioni e impurità, dovrete eliminare dalla vostra dieta quotidiana il pane. Spesso, ma non sempre, l’acne è dovuta a problemi alimentari e per anni si è pensato che fosse il consumo di dolci in generale, e del cioccolato in particolare, a provocare la nascita degli odiosi brufoletti.
Invece sarebbe il pane bianco, ma anche le patate e tutti quei cibi dall’elevato contenuto glicemico, cioè quelli che fanno innalzare bruscamente i livelli di glucosio nel sangue. La notizia è stata diffusa al Congresso Nazionale dei Dermatologi Ospedalieri, tenutosi a Venezia.
Lo studio presentato e pubblicato su una rivista specializzata ha evidenziato, infatti, che nelle persone geneticamente predisposte, un eccessivo consumo di carboidrati di questo tipo può peggiorare la situazione.
Foto | Flickr
MILANO - L’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa, avrà un bel da fare: si è messa in moto per affrontare un problema che Bruxelles ci chiede di risolvere. L’Unione europea preme per una uniformità nelle regole per la messa in commercio dei prodotti omeopatici («prodotti » per chi nega loro capacità terapeutiche, «medicinali » per chi crede nei principi enunciati da Samuel Hahnemman). Indubbiamente il lavoro che l’ente si trova di fronte oggi è mastodontico: dovranno essere passati al vaglio più di trentamila prodotti. D’altra parte un’armonizzazione sembra necessaria: oggi in Europa, Paese che vai soluzione che trovi, con una grande disomogeneità di pratiche regolatorie che trova spazio nelle maglie delle complesse leggi quadro europee, le cosiddette direttive. Succede così che nel giugno di quest’anno nel Regno Unito la Mhra ( Medicines and healthcare products regulatory agency ) l’equivalente della nostra Aifa, abbia licenziato come farmaco, per la prima volta nella sua storia, un medicinale omeopatico a base di Arnica, le cui indicazioni sono traumi e contusioni. Non più prodotto per cui basta la procedura di registrazione semplificata, ma un «vero» farmaco che impone la presentazione di un dossier completo, fino alle prove di efficacia sul paziente. Accade anche che certi preparati omeopatici, come l’ Oscillococcum , molto utilizzato per le malattie da raffreddamento, siano in commercio «arricchiti» di indicazioni terapeutiche in certi paesi europei come la Germania e la Francia, grandi consumatori di boccette dinamizzate, e che le stesse indicazioni siano negate in altri, come la Spagna e l’Italia, appunto.

ASSENZA DI RISCHI - Ma torniamo al lavoro dell’Aifa. Quello che l’Europa ci chiede, o meglio impone, non è la dimostrazione di un’efficacia terapeutica di questi prodotti che per definizione hanno un grado di diluizione tale da garantirne un effetto farmacologico nullo, ma che venga esibita una documentazione capace di attestarne l’assenza di rischi per i consumatori. Ovvero che il «prodotto» sia stato preparato da materiali di partenza sicuri e con metodi di cui siano noti le modalità e i criteri di standardizzazione, come viene fabbricato, in sostanza. È la procedura di «registrazione semplificata» che ne certifica la qualità per la messa in commercio. Ma è giusto che di questo lavoro di tutela del consumatore si sia fatta carico l’Emea, l’ente che regola i farmaci a livello europeo, e che di conseguenza se ne debbano occupare le Agenzie nazionali? Per chi crede che l’omeopatia sia frutto dell’illusionismo, un impegno del genere è tempo buttato via rispetto a più «aulici» compiti; per chi ritiene che si tratti di una medicina con strumenti curativi diversi da quella allopatica, ma altrettanto efficaci, è un tentativo maldestro di metterla sotto tutela. Il noto farmacologo Silvio Garattini, mette sotto accusa l’Europa per questa iniziativa, il medico omeopata Elio Rossi sottolinea, invece, che il medicinale omeopatico non è «acqua fresca».
Franca Porciani
Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro.

GENI «GRILLO» - Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Nè è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983.
MOSAICO GENETICO - Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili.
20 novembre 2009
MILANO - La crema antirughe e quella idratante, dopo la doccia. Poi rimmel, rossetto, deodorante e ombretto. Le donne ogni giorno si spalmano su viso corpo e capelli circa 515 agenti chimici, secondo il calcolo fatto da una ricercatrice della casa cosmetica Bionsen. Per la cura del proprio corpo una donna moderna consuma quotidianamente «Tredici prodotti in media– spiega Charlotte Smith autrice dello studio – ognuno dei quali è composto da più di 20 ingredienti, compresi additivi e addensanti». Per non parlare dei profumi, che arrivano a contenere un cocktail di 250 (ma possono arrivare fino a 400) agenti chimici.

Prima di usare una crema è bene leggere l'elenco dei prodotti che la compongono (Grazia Neri)
REAZIONI ALLERGICHE - In alcuni casi i prodotti usati per farsi più belle e attraenti, si possono rivelare vere e proprie bombe chimiche. Come nel caso di Abigail Colbourne, una ragazzina londinese di 15 anni, che voleva i capelli più scuri e ha fatto una tintura in casa. Si è svegliata il giorno dopo con il viso irriconoscibile, gonfio come un alieno, racconta il quotidiano britannico The Sun. Non aveva fatto il test antiallergico consigliato nelle istruzioni. Un’altra ragazza, volendo imitare una popolare cantante, testimonial di un colorante per capelli, ha usato il prodotto e si è ritrovata calva. Eczemi e follicoliti, insomma, sono rischi molto frequenti.
DAL LUCIDALABBRA AL MASCARA - «La cosmesi quotidiana è cambiata radicalmente negli anni – ha spiegato Charlotte Smith – prima era più acqua e sapone, oggi è una continua applicazione di creme autoabbronzanti, unghie finte, lampade, filler, capelli e ciglia allungate. Dietro queste pratiche si nascondono molti pericoli». Ricettacolo di composti dai potenziali effetti indesiderati sono i lucidalabbra (contengono 33 elementi), i mascara (29), le creme per il corpo (32 elementi) e le creme per le mani (persino le più naturali contengono fino a 11 agenti chimici). Molte associazioni di consumatori e ambientaliste da anni combattono per l’abolizione dei parabeni, usati come conservanti, del laurilsolfato di sodio, che ha effetto schiumogeno, dei ftalati, contenuti nelle plastica, e della formaldeide, che sono considerati molto dannosi.
Ketty Areddia
19 novembre 2009 - Il nuovo libro di Sarah Palin è appena uscito in libreria è già è in corso una campagna tra i vegetariani d'America per il boicottaggio: in 'Going Rogue', numero uno per copie vendute su Amazon davanti ai bestseller di Dan Brown e Stephen King, c'é troppa carne, anche se forse non troppa carne al fuoco.il grassetto è del curatore.
Cos'è il Thimerosal = Thiomersal?
thimerosal, which is approximately 50% mercury by weight, has been one of the most widely used preservatives in vaccines. It is metabolized or degraded to ethylmercury and thiosalicylate."
Per la FDA la tossicità dell'etilmercurio (uno dei metaboliti del thimerosal) è equivalente a quella del metilmercurio.
FDA considered ethyl- and methyl-mercury as equivalent in its risk evaluation"
A causa del suo rischio per la salute, il thimerosal è stato preogressivamente eliminato negli anni scorsi da tutti i vaccini, rimanendo nei vaccini anti-influenzali. Per i bambini di 6 anni e più piccoli, la FDA raccomanda:
"Thimerosal has been removed from or reduced to trace amounts in all vaccines routinely recommended for children 6 years of age and younger, with the exception of inactivated influenza vaccine (see Table 1. Thimerosal Content of Vaccines Routinely Recommended for Children 6 Years of Age and Younger - (updated 7/18/2005*). A preservative-free version of the inactivated influenza vaccine (contains trace amounts of thimerosal) is available in limited supply at this time for use in infants, children and pregnant women. Vaccines with trace amounts of thimerosal contain 1 microgram or less of mercury per dose.“
A questo proposito occorre notare che il vaccino da 0.5 ml. nel contenitore multidose contiene 50 microgrammi di thiomersal.
Dr. Andrea Valeri, SIMO infleunza working group
[1] Thimerosal Toxicity
(accesso controllato il 12/11/2009)
Fonte: Thimerosal in Vaccines FDA
, Page Last Updated: 09/01/2009

MILANO - Una bella spaghettata con pomodoro fresco e basilico, un classico della dieta mediterranea, può farci sentire meglio, se la condividiamo con persone simpatiche. Lo confermano esperti di tutto il mondo, che hanno messo a punto la nuova piramide alimentare della dieta mediterranea (vedi scheda) presentata a Parma, da Ciiscam (Centro interuniversitario internazionale di studi sulle culture alimentari mediterranee) e Inran (Istituto nazionale di ricerca alimenti e nutrizione). Questa nuova versione della dieta mediterranea, dedicata agli adulti fra i 18 e i 65 anni, recupera l’antico significato del termine greco «diaita» e cioè equilibrio, stile di vita, e coniuga, per la prima volta, cibo e comportamenti legati alla cultura dei Paesi affacciati sul nostro mare (non solo Italia, quindi, ma anche Spagna, Grecia, Paesi africani e mediorientali).

CONVIVIALITÀ - Gli esperti ci dicono che per stare bene non basta mangiare verdura, frutta, pasta, pesce in modo frugale, vario e equilibrato, bisogna anche recuperare vecchie abitudini che sono parte essenziale del vero benessere. Fra queste, oltre al gusto di fare naturalmente del movimento (passeggiate all’aria aperta, scale a piedi e così via), gli studiosi raccomandano la «convivialità». Oggi, col ritmo concitato delle attività quotidiane, si mangia sempre più spesso da soli e a tutte le ore e si tende a concentrarsi sul cibo in modo quasi ossessivo, sia per l’ossessione del peso, sia per gratificarsi. «Invece — osserva Maria Paola Graziani, ricercatrice dell’Istituto di Scienze alimentari del CNR di Avellino — bisognerebbe riprendere a mangiare con gli altri scambiandosi opinioni e idee. Con familiari, colleghi (meglio la mensa del panino di corsa) e amici. I pasti in comune aiutano a osservare orari regolari, a variare i menu, magari condividendo cibi diversi da quelli cui siamo abituati. E non è vero, come molti pensano, che la compagnia spinga a mangiare di più, si può anche mangiare di meno se, invece che sul cibo, ci si concentra sul piacere di parlare con gli altri commensali. Commensali che, con l’immigrazione, possono provenire anche da Paesi lontani. E in questa nuova piramide — prosegue Graziani — oltre a un accenno al rispetto delle diverse tradizioni sociali e religiose, legate al cibo, compare, significativamente, come alternativa a pasta e riso, l’indicazione del cuscus, cereale diffuso anche in Sicilia, Sardegna e livornese, ma tipico soprattutto della costa nordafricana». «La nuova piramide — osserva Carlo Cannella, presidente dell’Inran — è un modello in grado di adattarsi alle esigenze delle popolazioni nel rispetto di tutte le varianti locali della dieta mediterranea». Ma non è ancora un modello completo: numero dei pasti e quantità delle porzioni devono essere precisati (le grammature della scheda fanno riferimento alle linee guida Inran 2003, tuttora valide per noi italiani).
PORZIONI - «Le porzioni future verranno delineate — chiarisce Sandro Dernini, coordinatore del Ciiscam — in base alle esigenze dei vari Paesi in modo da arrivare a delineare uno schema veramente condiviso e rappresentativo». Ma con la Dieta Mediterranea, oltre a nutrirsi meglio, si risparmia. Oggi frutta e verdura, da mangiare ogni giorno, costano parecchio ma i nutrizionisti suggeriscono, nella nuova piramide, prodotti di stagione: sono più ricchi di vitamine e costano meno. E consigliano i prodotti locali: arrivano più freschi in tavola e non richiedono lunghi trasporti, inquinanti per l’ambiente. Salubrità, rispetto per le diverse colture, sostenibilità ambientale sono caratteristiche della dieta mediterranea che hanno indotto Italia, Grecia, Marocco, Spagna a richiedere all’Unesco il suo riconoscimento come patrimonio culturale intangibile.
Roberta Salvadori
A volte si pensa che bere troppi caffè durante il giorno possa avere degli effetti negativi sulla nostra salute, ed in parte è anche vero se parliamo in termini di ansia e nervosismo. Però in altri casi bere più di una tazzina di caffè al giorno può invece tornarci utile.
E’ quanto afferma un gruppo di ricercatori americano che studiano i tumori e che hanno pubblicato la loro ricera sulla rivista “Hepatology”. Bere tre tazzine di caffè al giorno può essere un valido aiuto per curare l’epatite C, che colpisce il fegato.
Gli scienziati hanno osservato che il consumo di caffè riesce a ridurre del 53% il rischio che l’epatite C progredisca e vada avanti nel suo percorso e che lo sviluppo della patologia, quindi, accelleri. La differenza è stata proprio notata facendo il confronto con soggetti più “virtuosi”, che evitavano, per vari motivi, di bere la bevanda.
Foto | Flickr