venerdì, 04 luglio 2008

Lo svela un ricercatore del texas. la dietologa: «ma la citrullina è nella scorza»
L'anguria come il Viagra, accende la libido
Contiene citrullina, un aminoacido che, reagendo agli enzimi del corpo, dilata i vasi sanguigni

Shiang-Chyi Chen durante una scena del film «Il gusto dell'anguria» regia di Tsai Ming-liang (Ansa)
Shiang-Chyi Chen durante una scena del film «Il gusto dell'anguria» regia di Tsai Ming-liang (Ansa)
WASHINGTON – Mangiata in grande quantità, l'anguria produce un effetto simile a quello del Viagra. Lo svela Bhimu Patil, un ricercatore della Università A&M del Texas. L’anguria, spiega lo scienziato, contiene la citrullina, un aminoacido che, reagendo agli enzimi del corpo umano, si trasforma in arginina, un aminoacido che dilata i vasi sanguigni.

CUORE E PASSIONE - Il processo è lo stesso del Viagra, rileva Patil, che ha svolto la ricerca per il Ministero dell’Agricoltura. L’anguria non facilita soltanto l’attività sessuale, aggiunge il ricercatore, rafforza anche il cuore, il sistema circolatorio e il sistema immunologico. Come a dire, più ne mangiate, meglio state e meglio fate l’amore, una ricetta per l’estate perfetta.

I RICHIAMI - La pubblicazione del rapporto di Patil ha destato attenzione, e ha indotto Tedd Wehner, un urologo della università, e Penelope Perkins - Veazie, una dietologa, a due precisazioni. L’anguria, ha ammonito Wehner, non è un sostituto adeguato del Viagra per serie disfunzioni sessuali. Mentre è vero che non ha controindicazioni, a differenza del Viagra che può nuocere al cuore, è anche vero che produce effetti limitati. Attenti, ha detto a sua volta la Perkins–Veazie, perché la citrullina si trova soprattutto nella scorza e perché l’anguria contiene molto zucchero, quindi non si può consumarne troppa.

«AUMENTARE CITRULLINA NELLA POLPA» - Due richiami tempestivi. Secondo Patil, gli ostacoli additati dalla dietologa sono tuttavia superabili. «Adesso il mio obiettivo - ha dichiarato lo scienziato - è di aumentare la citrullina nella polpa dell’anguria e ridurla invece nella scorza. Non dovrebbe essere difficile». Il ricercatore ha anche sottolineato che l’aminoacido è presente altresì in altri frutti e verdure, a esempio il cetriolo. «Ne consegue - ha concluso - che una alimentazione mirata giova al sesso, soprattutto se accompagnata da sani esercizi fisici». Un riferimento a un’altra recente ricerca che ha attirato l’attenzione degli americani: lo sport, in particolare una vigorosa camminata quotidiana di un’ora e il sollevamento pesi, facilitano la attività sessuale. Non è la prima volta che la scienza riscontra doti terapeutiche nell’umile anguria. L’anguria è diuretica e prima dell’invenzione della dialisi veniva usata, per esempio, per curare i reni. Patil afferma che sia pure in misura modesta serve anche contro l’angina e l’alta pressione.

Ennio Caretto
03 luglio 2008

www.corriere.it

postato da: camozzi alle ore 10:53 | link | commenti
categorie: notizie varie
giovedì, 03 luglio 2008

Animali : L'animale come referente assente

Il saggio The Sexual Politics of Meat: a Feminist-Vegetarian Critical Theory, scritto nel 1990 da Carol J. Adams e ristampato lo scorso anno, è un’opera base per la comprensione di alcune delle istanze che costituiscono i fondamenti del movimento per i diritti animali americano.

L’autrice americana – che si occupa fin dagli anni Settanta di portare avanti le battaglie contro gli abusi nei confronti della minoranze etniche, contro la violenza sessuale in ambito familiare e sociale e per i diritti degli animali non umani – ha sviluppato, per spiegare il motivo per cui la gente si ciba di animali e le difficoltà che si incontrano nell’affrontare l’argomento, la struttura del referente assente, teoria che può sembrare ostica da comprendere ma che, a mio avviso, è illuminante ai fini dell’analisi delle strategie che l’essere umano adotta per potersi nutrire di animali senza sentirsi in colpa.

Per una migliore comprensione della teoria vediamo come Carol Adams è diventata vegetariana (oggi è vegan). In diversi dei suoi testi ella racconta di quando, tornata nella sua cittadina in campagna durante le vacanze universitarie, venne chiamata da un vicino che le comunicava l’uccisione, da parte di ignoti, del suo pony. La sera stessa, disperata per questa morte, improvvisamente aveva smesso di addentare il panino con hamburger che stava mangiando, fulminata dal pensiero di piangere la morte di un animale mentre si nutriva di un altro. Si era chiesta la differenza tra il pony, che avrebbe seppellito con dolore il giorno seguente, e la mucca morta, ma non era riuscita a trovare nessuna difesa di tipo etico per giustificare un favoritismo che avrebbe escluso la mucca dalla sua compassione solo perché non l’aveva conosciuta e un anno dopo era diventata vegetariana.

Dietro ogni pranzo a base di carne c’è un’assenza: la morte dell’animale del quale la carne prende il posto. Tramite la macellazione, spiega Adams, gli animali diventano referenti assenti, cioè vengono resi assenti in nome e corpo come animali, per permettere alla carne di esserci. Le loro vite precedono e permettono l’esistenza della carne, gli animali vivi però non ne permettono l’esistenza, così il corpo morto rimpiazza l’animale vivo e, nel momento in cui il linguaggio rinomina il suo cadavere, prima che i consumatori partecipino all’atto di mangiarlo, la sua presenza diventa assenza.

La funzione del referente assente è di mantenere la nostra carne separata dal fatto che una volta era un animale, per evitare che qualcosa sia visto come quello che era stato qualcuno.

La nostra cultura mistifica ulteriormente il termine carne tramite il linguaggio gastronomico, così le parole non evocano più animali morti macellati, ma cuisine. Mentre il significato culturale del cibarsi di animali muta storicamente, una parte del carnivorismo rimane statica: non è possibile mangiare carne senza la morte dell’animale. L’animale vivo diventa così referente assente nel concetto di carne. Tramite il referente assente possiamo quindi dimenticare l’animale come essere senziente.

Carol Adams descrive il ciclo di oggettificazione, frammentazione e consumo degli animali (che essi hanno in comune con il processo subito dall’immagine della donna, nella condivisibile ottica femminista dell’autrice) e conduce il lettore a un’analisi di come la macellazione converta gli animali da esseri viventi che respirano in oggetti morti.

A livello verbale il processo fisico della macellazione viene riassunto con termini che ne sanciscono l’oggettificazione. Gli animali sono trasformati in non-esseri, in unità produttive di cibo, ridotti a consistere di parti commestibili e parti non commestibili. Essi, dopo l’uccisione, scorrono su una catena di smontaggio e perdono parti del loro corpo ad ogni fermata. L’essenza della macellazione è quindi, tramite gli strumenti utilizzati, la sparizione totale di creature indifese, che debbono essere considerate come oggetti inerti, da sezionare fino a renderli adatti al consumo.

Il consumo è il completamento dell’oppressione, l’annichilimento della volontà, dell’identità separata. Attraverso la frammentazione, l’oggetto viene scisso dal suo significato ontologico e quando viene consumato esiste solo tramite ciò che rappresenta. I pezzi dell’animale, rinominati, permettono al consumatore di cambiare la propria concettualizzazione dell’animale, per allontanare ancor di più l’animale vivo, il cucciolo. La cottura, l’aggiunta di spezie, aromi e altro contribuiscono a oscurare la vera natura di ciò che si trova sul nostro piatto. Privata del referente-animale macellato e sanguinante – non dimentichiamo che i macelli sono da sempre luoghi chiusi e separati dalla realtà sociale – la carne diventa un oggetto consumabile

La macellazione è un atto che appartiene solo agli esseri umani, gli animali carnivori uccidono e consumano direttamente la preda, per loro non esiste un referente assente, ma solo un referente morto. Il consumo da parte degli esseri umani del referente assente-animale reitera l’annichilimento di quest’ultimo come soggetto importante in se stesso e nello stesso tempo evidenzia il tristissimo contrasto tra i vegetariani, che nella carne vedono la morte, e i carnivori, tanto convinti che la carne sia vita da voler oscurare e camuffare con tutti i mezzi e a tutti i livelli ciò che essa è in realtà.

Ritengo che, nel complesso, l’analisi effettuata da Carol Adams sia un utile strumento chiarificatorio della (ahimé!) solidità culturale del carnivorismo e nello stesso tempo costituisca un metodo per tentare di smontare con decisione le ragioni di chi si ostina a non capire.

paola segurini

www.veganitalia.com
postato da: camozzi alle ore 11:47 | link | commenti
categorie: notizie varie
mercoledì, 02 luglio 2008

Burundi: nessuna protezione dallo stupro, né in guerra, né in pace

"Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso, ma mi ha minacciata dicendo che la figlia è sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto..."
Madre di una vittima di stupro 
 

Donna vittima di violenza, Burundi 2002 ©AI

La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale è particolarmente elevata in Burundi. Durante la lunga fase di conflitto che ha sconvolto il paese lo stupro era un fenomeno endemico, ma esso continua anche ora, nonostante la fine delle ostilità: tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all'anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale, una media di 26 a settimana.

Questi dati sono parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg, poiché non tengono conto di tutte quelle donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate e sono quindi condannate a soffrire in silenzio.
 
Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori. "Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi" - ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. "Lo stupro è la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, è commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunità".

Il 9 ottobre 2007 Amnesty International aveva lanciato il rapporto Burundi. Nessuna protezione contro lo stupro, in tempo di guerra come in tempo di pace accompagnato da un'azione. Sia il rapporto, che le attività di pressione sul governo del Burundi portate avanti in questi sette mesi, hanno reso prioritaria la questione dello stupro e delle altre violenze sessuali commesse nel paese a livello internazionale.
 
Grazie alla campagna, il ministro per i Diritti umani del Burundi ha confermato la redazione di un progetto tendente a seguire da vicino e a registrare tutti i casi di stupro che avvengono nel paese. Inoltre, L'Ufficio integrato delle Nazioni Unite in Burundi e il ministero della Giustizia hanno iniziato a elaborare un programma congiunto sullo stupro e sulle altre forme di violenza sessuale, che dovrebbe prevedere un'assistenza legale per le vittime.

Nonostante questi importanti passi avanti, il fenomeno degli stupri e della violenza sessuale è ancora molto elevato nel paese e non essendo disponibili statistiche ufficiali attendibili, resta difficile valutare la reale dimensione del problema.

Amnesty International chiede quindi alle autorità del Burundi di fornire un'adeguata protezione legale alle donne e alle ragazze vittime di violenza, e le incoraggia, inoltre, a mettere in atto i progetti che permetteranno alle donne e alle ragazze di denunciare stupri e violenze subiti.

Per approfondimenti consulta il rapporto di Amnesty International "Burundi: No protection from rape in war and peace"

Firma subito l'appello

Honorable Immaculée Nahayo
Ministre de la Solidarité Nationale, des Droits de la Personne Humaine et du Genre
BP 5758
Bujumbura
Burundi
Fax : + 257 22 21 75 49 ou + 257 22 21 82 01

Monsieur Jean Bosco Ndikumana
Ministre de la Justice et Garde des Sceaux
Chaussée Prince Louis Rwagasore
BP 1880
Bujumbura
Burundi
Fax : + 257 22 21 86 10 ou + 10 257 22 25 00 40

Egregi Ministri,
 
Le scrivo per esprimerLe la grave preoccupazione di Amnesty International per il gran numero di stupri e di altre forme di violenza sessuale perpetrati in Burundi, che né la polizia né il sistema giudiziario affrontano con decisione. Altrettanto preoccupante, come Le avevo già espresso in una precedente lettera dell'ottobre 2007, è la mancanza nel Suo paese di statistiche ufficiali attendibili, il che rende particolarmente difficile valutare la reale dimensione del problema.

Le faccio inoltre nuovamente presente la gravità del fatto che il governo burundese non fornisca un'adeguata protezione legale alle donne e alle ragazze vittime di violenza. Nel rapporto di Amnesty International Burundi. Aucune protection contre le viol en temps de guerre comme en temps de paix (AFR 16/002/2007), viene messo in evidenza il ruolo cruciale delle organizzazioni non governative nel fornire consulenza legale e sostegno a donne e ragazze che denunciano una violenza.

Ho constatato con soddisfazione che il Ministero dei diritti umani sta mettendo a punto un progetto volto ad introdurre un sistema centralizzato di monitoraggio, il quale potrà fornire al governo e alla società civile precise indicazioni, su scala nazionale, relative all'incidenza di stupri e di altre forme di violenza sessuale. Ciò permetterà, con il contributo della comunità internazionale, di stanziare fondi sufficienti, nonché di stabilire politiche adeguate ed emanare leggi specifiche in grado di dare una risposta concreta al problema.

Gli alti funzionari di polizia e i responsabili dell'apparato giudiziario dovranno ricevere precise istruzioni su come adeguare il loro lavoro al nuovo sistema e su come istruire in merito il loro personale.

A quanto risulta, è anche in fase di progettazione, tra l'Ufficio integrato delle Nazioni Unite in Burundi e il ministero della Giustizia, un programma congiunto sullo stupro e le altre forme di violenza sessuale.

I due progetti, se realmente applicati, potranno incoraggiare donne e ragazze a denunciare stupri e violenze, per cui La prego vivamente di far sì che vengano posti in essere il più rapidamente possibile.

Nel ringraziarLa della Sua attenzione, Le porgo i miei più distinti saluti.

 
 (20.9 KB)Scarica gli appelli alle autorità del Burundi (20.9 KB).
www.amnesty.it
postato da: camozzi alle ore 09:43 | link | commenti
categorie: petizioni

IL NEUROLOGO: «È possibile ipotizzare che diano vera dipendenza»
Sul web ora ci si «droga» con onde sonore
L'allarme della Finanza. Facilissimo trovare guide e "dosi" che riproducono ecstasy, cocaina, marijuana, alcol

ROMA - Anche in Italia arriva l'allarme "droghe sonore online". Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attività cerebrale, in modo simile alle droghe. Basta collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dai nomi che sono tutto un programma: «marijuana», «cocaina», «alcol», «ecstasy».

Un "lettore" di dosi sonore
da scaricare in rete
ALLARME - L'allarme sulle «cyber-droghe», noto in rete con il nome di iDoser, è serio e arriva dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, i cui 007 informatici stanno da tempo monitorando un fenomeno che potrebbe rapidamente dilagare - come già avvenuto in Spagna - e che già vanta migliaia di appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di somministrazione. Sono già centinaia, avverte la Guardia di Finanza, le pagine web dedicate a questo fenomeno e migliaia gli appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di «somministrazione».

COME E DOVE - Le dinamiche commerciali che stanno dietro al fenomeno ricalcano quelle del mercato tradizionale degli stupefacenti: la partenza è con file offerti gratuitamente, poi si passa alla sommistrazione a pagamento. Esiste una società che offre online, sul proprio sito, un vero e proprio lettore audio (tipo il popolare WinAmp dei file mp3) per "dosi sonore". Dosi che, per altro, oltre a essere acquistate possono anche essere reperite gratuitamente in maniera piuttosto semplice con una semplice ricerca su Google. Si arriva su siti che ospitano link ad archivi di file quali Rapidshare o simili. Pochi clic per avere sul computer un file "zippato" che, una volta decompresso, svela centinaia di "dosi", accuratamente catalogate con i nomi delle sostanze di cui dovrebbero riprodurre l'effetto: assenzio, ecstasy, cocaina, morfina, tranquillanti, eroina, peyote e così via. Su Internet si trovano poi anche pratiche guide all'uso: "Come far funzionare una dose al 100%". Mentre YouTube è piena di video che illustrano i presunti effetti su giovani (e spesso giovanissimi) consumatori.

IL PRINCIPIO: INFRASUONI - «Le onde comprese tra 3 e 30 hertz, gli infrasuoni, ovvero le frequenze su cui lavora il cervello umano, sono in grado di innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attività cerebrale. Le onde alfa, ad esempio, che vanno da 7 a 13 hertz, hanno un potenziale effetto rilassante, ma ce ne sono altre che ottengono l'effetto opposto, cioè euforizzante o eccitante. Basta inserire questi infrasuoni - che l'orecchio umano non percepisce - dentro un brano musicale, e il gioco è fatto» ha spiegato il colonnello Umberto Rapetto della Guardia di Finanza. «L'uso di questi infrasuoni non è sconosciuto alle forze di polizia, che all'estero li usano come deterrenti, ad esempio nelle discoteche per calmare i ragazzi». «Il loro uso - ha aggiungo il colonnello è anche documentato storicamente in campo militare».

RISCHI - «Sui rischi per la salute derivanti dall'uso di queste cyber-droghe non ci sono evidenze», ha precisato il colonnello. «Attendiamo risposte dagli esperti, ma è necessario riflettere» su queste nuove disponibilità offerte dalla rete. Il potenziale di diffusione dell'iDoser è enorme, perché rispetto alle sostanze stupefacenti tradizionali sono meno invasive, più pratiche da utilizzare, e costano molto meno: un file può andare dai 5 ai 10 euro, col vantaggio rispetto alla droga che non si consuma e quindi si può riutilizzare quante volte di vuole».

POTENZIAMENTO - «Il fatto che una stimolazione sonora ad hoc possa avere particolari conseguenze sul cervello non è una sorpresa» commenta Michelangelo Iannone, ricercatore dell'Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr di Catanzaro. «Abbiamo infatti osservato e misurato di recente l'effetto "sommatorio" del suono e dell'ecstasy sul cervello di animali da esperimento». «In particolare» chiarisce lo specialista, «abbiamo sommnistrato ad alcuni topolini una dose minima di ecstasy, incapace di produrre alcun effetto neurologico e abbiamo poi "somministrato" agli stessi anche una "dose" di suono a 95 decibel, cioè il massimo consentito, teoricamente, nelle discoteche, riscontrando un potenziamento degli effetti dell'ecstasy. Non solo, aumentando la dose iniziale di ecstasy abbiamo ottenuto col suono un potenziamento dell'effetto che è durato cinque giorni». «Questo spiega anche perché alcuni tipi di stupefacenti, come per esempio proprio l'ecstasy, siano consumate in quantità particolarmente significative in occasioni come i rave-party dove, evidentemente, la musica produce un 'amplificazione dei suoi effetti».
Ma ha senso parlare di dipendenza? «Se una stimolazione nervosa esiste è verosimile che avvenga attraverso l'azione su determinati neurostrametttitori, come per le altre droghe, quindi è sicuramente possibile ipotizzare meccanismi e conseguenze non dissimili. Senza studi in merito non si può dire di più e si possono solo fare ipotesi, ma si tratta di ipotesi molto ragionevoli».

Luigi Ripamonti
Paolo Ottolina

01 luglio 2008

www.corriere.it

postato da: camozzi alle ore 09:17 | link | commenti
categorie: salute
martedì, 01 luglio 2008

Greenpeace da i Greenest Electronics Award 2008 e premia SonyEricsson

martedì 01 luglio 2008

Il gruscotto dei greenest awards

Greenpeace assegna i suoi premi alle aziende elettroniche che meglio si sono distinte nella politica di gestione ambientale: vince Sony Ericsson che si aggiudica il primo posto grazie al pieno punteggio. Infatti la casa elettronica ha messo in commercio nuovi prodotti che non contengono PVC e quelli già in commercio a partire da gennaio scorso sono privi di antimonio, berillio e ftalati. Un po’ di differenze di valutazione e dunque di classifica l’ho riscontrata con quella stilata da Climate Counts, l’associazione americana di consumatori, anche se nei criteri proposti ci sono sia le emissioni di C02 sia l’impatto ambientale.
Scrive Greenpeace nella pagina dedicata ai Greenest Awards:

Oggi, il settore della Information and Communications Technology (ICT) detiene il 2 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, le stesse prodotte dall’aviazione. Essendo una delle industrie più innovative e in crescita esponenziale, dovrebbe assumersi la leadership nel combattere il cambiamento climatico attraverso la riduzione delle proprie emissioni di CO2. Sia dirette che indirette.

Alla base della campagna di Greenpeace, la pubblicazione della ecoguida nella quale l’associazione ambientalista fa le pulci alle multinazionali elettroniche bacchettandole la dove necessario. Infatti l’obiettivo della guida è proprio mostrare le intenzioni delle aziende e la voglia concreta che hanno di rispettare l’ambiente. Di fatto i criteri per entrare se non tra i premiati tra i volenterosi sono:

  1. eliminare altre sostanze pericolose oltre il PVC e i ritardanti di fiamma;
  2. aumentare i materiali riciclati nei nuovi articoli e la percentuale di riciclo di quelli vecchi;
  3. ridurre l’impatto sul clima.

Al secondo posto si classifica la Sony, con un punteggio pari a 5,1, lo stesso di SE,e non va in pareggio poiché ha una politica chimica meno efficace. L’azienda giapponese ha distribuito ancora sul mercato prodotti solo parzialmente privi del PVC e dei ritardanti di fiamma bromurati, come nel caso di tre modelli di videoregistratori e molti modelli di pc VAIO, walkman, videocamere e macchine digitali.

Si attesta al terzo posto Nokia che porta a casa punti di penalità poichè il ritiro dei prodotti in disuso non è efficace. Greenpeace, inoltre, ha scoperto che il personale in India non è ancora ben formato.

Segue Samsung che invece si rivela vincente per la gestione dell’energia e rifiuti. Da novembre 2007, tutti i nuovi modelli dei pannelli LCD non sono prodotti con il PVC e tutti i nuovi cellulari sono parzialmente privi di ritardanti di fiamma bromurati e l’azienda ha sviluppato una memory card e semiconduttori per alcune applicazioni privi di alogeni.

Dell si trova in quinta posizione, per la gestione chimica, dei rifiuti e energetica. In commercio ci sono prodotti privi di PVC e ritardanti di fiamma bromurati e riporta tassi di riciclo del 12,4%, basati sulle vendite di 7 anni fa.

Toshiba è al sesto posto ed è stata apprezzata per l’impegno nel voler trovare alternative a ftalati, berillio e antimonio entro il 2012.In già ci sono prodotti certificati EcoMark senza PVC.

Acer è in settima posizione ex-equo con Panasonic, grazie all’impegno di voler eliminare ftalati, berillio e antimonio in tutti i suoi prodotti a partire dal 2012. Panasonic invece ha aggiunto sette nuovi prodotti privi di PVC.

Motorola è al nono posto con HP mentre Apple si posiziona all’undicesimo posto avendo messo in commercio prodotti privi di composti ritardanti di fiamma e di plastica in PVC.

Sharp è al 12esimo posto grazie ai nuovi modelli Tv privi di PVC e si è impegnata ad eliminare gli ftalati da tutti i suoi prodotti dalla fine del 2010.

Lenovo è al 13esimo posto. Non ha prodotti con PVC ma la politica di gestione dei rifiuti non è ancora perfettamente efficiente.

Philips è al 14esimo posto e prende un punti di penalità sul criterio della “doppia responsabilità individuale e del produttore”. Negli Usa Philips è membro della “Coalizione di produttori di elettronica per il riciclo responsabile”, che promuove le ARF (Advanced Recycling Fees), ovvero tasse per il riciclaggio che dovrebbero essere sostenute dal consumatore (contrariamente a quello che sostiene il principio di responsabilità individuale del produttore).

Fujitsu Siemens Computers è in 15esima posizione a causa dei criteri di gestione dei rifiuti e energetici.

LG Electronics è in 16esima posizione si trova a causa dei non perfetti standard su rifiuti e energia.

Microsoft è al 17esimo posto poichè eliminerà i ftalati entro la fine del 2010. Deboli anche i criteri
relativi ai rifiuti e alla responsabilità individuale del produttore. Sugli aspetti energetici riferisce i dati di emissione di CO2 ma non prende alcun impegno.

Infine ultima della classifica, in 18esima posizione, è Nintendo con un punteggio pari a 0,8 su un massimo di 10 punti. Anche se ha bandito gli ftalati e riferisce informazioni sulle di CO2. Inesistenti i criteri di gestione dei rifiuti.

www.ecoblog.it

postato da: camozzi alle ore 12:21 | link | commenti
categorie: ecologia
lunedì, 30 giugno 2008

L'importanza della vitamina C

a cura di Stefano Pravato


La vitamina C ingiustamente bollata come “vitamina più patetica al mondo”. La maggior parte dell'umanità ne è carente, a milioni hanno anche lo scorbuto. Soltanto chi usa integratori di vitamina C ha livelli sufficienti di vitamina C.

http://groups.wfu.edu/ModelUN/images/Cover/Oranges.jpgIl mondo oggi si è svegliato sentendo nelle rassegne stampa l'affermazione che la vitamina C sarebbe “la vitamina più patetica al mondo” e che non sarebbe efficace contro il raffreddore comune. Non andatelo a dire agli animali che si producono naturalmente la propria vitamina C e non prendono influenze e raffreddori stagionali. Gli esseri umani, invece, hanno perso la loro abilità di sintesi della vitamina C generazioni fa, quando una mutazione genetica bloccò la produzione di un enzima epatico necessario alla produzione dell'ascorbato (vitamina C) a partire dallo zucchero presente nel sangue. In effetti, un motivo per cui i patriarchi biblici sarebbero vissuti così a lungo potrebbe essere stato che loro continuavano a prodursi la propria vitamina C.

Dal momento in cui gli esseri umani hanno cessato di prodursi la vitamina C in maniera continua, l'umanità ha dovuto affidarsi unicamente alla dieta. Cacciatori e raccoglitori arrivavano a consumare circa 600 milligrammi di vitamina C al giorno. La razione moderna è di 110, miseri, milligrammi. La riserva corporea totale di vitamina C negli adulti ammonta a circa 1500 milligrammi, ma questa quantità può essere svuotata rapidamente. L'uso di sigarette, l'esposizione al sole, l'uso di medicine, la cicatrizzazione delle ferite, la crescita nei bambini, la gravidanza, le allergie e le infezioni virali accrescono il bisogno di vitamina C ben oltre il possibile apporto dietetico.

Fattori che consumano la vitamina C

I fumatori, per esempio, vuotano di 25 milligrammi di vitamina C il loro corpo per ogni sigaretta fumata. Almeno un terzo degli adulti maturi non produce abbastanza acido nello stomaco per assorbire adeguatamente la vitamina C dai cibi. Quasi 1/3 delle donne fertili sono anemiche in seguito alla perdita mensile di ferro nel ciclo mestruale e necessitano di ulteriore vitamina C per aumentare l'assorbimento di ferro dai cibi. La RDA (Recommended Daily Allowance, dose giornaliera raccomandata) per la vitamina C non prende in considerazione nessuno di questi fattori.

I ricercatori dell'Arizona State University hanno scoperto che 1/16 degli Americani hanno deficienza di vitamina C (mostrano segni biochimici di scorbuto), e un ulteriore 30% è svuotato di vitamina C, intendendo che non raggiungono la RDA degli Stati Uniti per questo nutriente. Una carenza di vitamina C innalza i livelli di istamina nel sangue di circa il 40%. L'istamina aumenta nelle sindromi allergiche.

Rifornimento di Vitamina C

Le vitamine idrosolubili furono scoperte negli anni ‘30. Sin da allora è stato noto che la vitamina C è facilmente escreta dal corpo e richiede frequente rifornimento. In proporzione, la dieta di un porcellino d'india, una specie che condivide lo stesso fato dell'homo sapiens in quanto non può sintetizzare la propria vitamina C, deve essere integrata con l'equivalente umano di 800 milligrammi di vitamina C per non sviluppare malattie cardiache o vascolari e morire rapidamente.

Le news hanno ampiamente citato un nutrizionista che ha detto: “Le ultime ricerche provano che la Vitamina C è fondamentalmente inutile. Per quello che conta, potreste ingoiare monetine.” Ma lo scorbuto è tuttora dilagante nelle popolazioni umane ben nutrite e la maggior parte degli esseri umani evidenzia livelli di vitamina C sub-ottimali.

Quanta vitamina C ?

Quanta vitamina C si deve prendere per avere una salute ottimale ? I farmacologi inglesi Steve Hickey e Hilary Roberts indicano che 500 milligrammi presi a intervalli uguali, 5 volte al giorno, produrrebbero livelli sanguigni ottimali, simili a quelli degli animali. Per assumere una tale quantità di vitamina C dai cibi si dovrebbero mangiare 40 arance al giorno, pertanto le integrazioni di vitamina C sono l'unica risposta pratica per far fronte a questa vera e propria deficienza genetica genetica.

Vitamina C per i raffreddori

Lo studio recente, che ha mescolato in un unico grande insieme analitico 11.000 soggetti cui erano somministrati supplementi di vitamina C, è viziato in quanto praticamente ogni soggetto ne assumeva dosi irrisorie e mai più di due volte al giorno, per cui i livelli sanguigni di vitamina C potevano innalzarsi solo momentaneamente.

La vitamina C innalza il numero dei globuli bianchi che combattono i virus del raffreddore. Nei primi tre giorni dall'insorgere di un raffreddore, i virus si replicano più velocemente di quanto il sistema immunitario possa produrre globuli bianchi e il sistema immunitario è messo in inferiorità. È per questo che sono necessarie ripetizioni di dosi massicce di vitamina C per reprimere le infezioni virali, altrimenti il virus svuota rapidamente le riserve corporee di vitamina C.

Paura esagerata di effetti collaterali

Le paure di effetti collaterali dovuti ad alte dosi di vitamina C non si sono mai materializzate. Le previsioni che quantità eccessive di vitamina C proveniente dalle integrazioni avrebbero generato calcoli renali non si sono mai verificate. Oggi solo poche pillole di vitamina prodotte negli USA forniscono meno di 500 milligrammi. Insensatamente, le nazioni europee hanno ristretto la quantità di vitamina C negli integratori a circa 60 milligrammi, assicurando così sicuro un persistente livello di malattia nelle popolazioni. I primati (scimmie, scimpanzé), come gli esseri umani, non producono la propria vitamina C, ma possono assumere da 2000 a 5000 milligrammi di vitamina C al giorno tramite il fogliame di cui si cibano e non soffrono di conseguenze impreviste.

Il corredo genetico dei primati è al 99% simile a quello degli esseri umani. Uno studio di laboratorio, in vitro, tempo fa aveva causato allarme perché proclamava che più di 200 milligrammi di vitamina C poteva portare a mutazioni genetiche che avrebbero potuto generare cancro. Mentre questo esperimento veniva pubblicizzato mondialmente, precedenti studi su esseri umani, utilizzanti dosi elevate fino a 5000 milligrammi al giorno, mostravano che alti dosi di vitamina C non portavano a nessuna anomalia genetica. Il premio Nobel Linus Pauling ha scritto il libro “La Vitamina C e il raffreddore comune” nel 1970. Dopo la pubblicazione del libro, il consumo di vitamina C è cresciuto (solo negli utilizzatori di integratori) e il tasso di mortalità per malattie cardiache ebbe una discesa notevole, fatto questo documentato dal The Linus Pauling Institute.

Comuni segni e sintomi dello scorbuto

I segni di una persona che ha poca vitamina C includono: difficile cicatrizzazione delle ferite, rottura di vasi sanguigni negli occhi e sul dorso delle mani, facilità di ecchimosi con macchie blu e nere, difficoltà a mantenere la gravidanza, arterie periferiche deboli che possono collassare e minare la circolazione nelle gambe e indurre sofferenza quando si cammina, collasso delle arterie coronariche, insulti emorragici, aneurismi (rigonfiamenti di vasi sanguigni deboli, facili alla rottura), affaticamento, gengive sanguinanti, elevata glicemia, emorroidi, dolore articolare (particolarmente nei bambini in crescita), epidermide pallida.

I ricercatori dell’Arizona State University hanno scoperto che la scarsità di vitamina C è responsabile anche di un aumento di peso. La vitamina C è necessaria anche per la conversione dell'acido folico (vitamina B9) nel suo metabolita attivo, acido folinico, e pertanto è di aiuto nella prevenzione dei difetti genetici. L'acido folico serve anche ad abbassare i livelli di un'indesiderabile proteina del sangue, detta omocisteina, che è coinvolta nell'invecchiamento del cervello e altri problemi di salute, pertanto la vitamina C è criticamente necessaria assieme all'acido folico per mantenere sotto controllo i livelli di omocisteina.

postato da: camozzi alle ore 15:30 | link | commenti
categorie: salute
domenica, 29 giugno 2008

UOMINI PREFERISCONO LE ''ROTONDE'' 

PARIGI, 29 giugno 2008 - "Smettetela di dimagrire!": l'accorato appello viene dalla copertina del settimanale culto delle donne in Francia, Elle. Nel numero che sarà in edicola lunedì, la testimonial di questa campagna per dire basta al miraggio della donna-grissino è Monica Bellucci, che compare sorridente e tranquillizzante in copertina. La campagna anti-dimagrimento di Elle prende le mosse da un sondaggio commissionato all'istituto Ifop, dal quale risulta che un uomo su due - si parla del 50% degli intervistati - afferma di preferire le donne che propongono "rotondità", senza scendere in ulteriori dettagli. Elle definisce questa indagine un "grido di rivolta degli uomini", che chiedono alle loro donne di smetterla di dimagrire e di non essere più ossessionate dai chili di troppo.

A partecipare all'indagine sono stati 500 uomini scelti sulla base dei campioni rappresentativi, dai 15 anni in su, intervistati nell'ultimo mese per capire - si legge in copertina - "come ci desiderano e come ci vedono". La percentuale di coloro che affermano semplicemente di amare le rotondità nell'altro sesso sale al 56% se si prendono in esame gli uomini che vivono in coppia. Si sale ancora di più - toccando quota sette su 10 - quando il sondaggio chiede agli uomini se trovino "irritante" che le donne siano ossessionate dal proprio peso, consultino ogni giorno la bilancia, misurino il giro vita e stiano attenti ad ogni milligrammo di cibo quando si siedono a tavola. Lo stesso 70% degli intervistati - recita Elle - "ci ama così come siamo". I maschi ritengono globalmente al 45% che le donne pensino un po' troppo alla loro misura in chilogrammi, che prestino troppa attenzione a questo aspetto del loro fisico.

"Gli uomini - commenta il settimanale - ci spiegano con queste cifre i loro criteri di bellezza". E dalle cifre partono gli spunti per i lettori e così l'indagine diventa occasione per "scoprire lo sguardo degli uomini sulle star, da Keira Knightley a Beyoncé Knowles, passando da Scarlett Johansson o Agyness Deyn". Ma il pezzo forte è lei, Monica Bellucci, ormai adottata da anni dai francesi e frequentatrice abituale della copertina di Elle, che stavolta la propone in versione fresca, definitivamente tornata bruna, vestita con una semplice camicia bianca: "chi meglio di lei può illustrare questo nostro numero se non la sublime Monica Bellucci!" promette il settimanale.

ANSA
postato da: camozzi alle ore 23:34 | link | commenti (2)
categorie: notizie varie

Malattie dallo stile di vita

I geriatri: il 66 per cento delle malattie è causato dallo stile di vita

Solo un terzo delle malattie in vecchiaia è riconducibile a una predisposizione genetica


«La comparsa delle malattie in vecchiaia dipende per il 66% dallo stile alimentare e di vita e solo per il 33% è riconducibile alle patologie che sono scritte nel codice genetico».

Lo ha detto Vincenzo Marigliano, presidente della Fimeg, Federazione Italiana Medicina Geriatrica, a margine del terzo congresso annuale dell'organizzazione. «Nel genoma c'è scritto come saremo - ha detto Marigliano - il 95% della popolazione italiana ha un genoma buono e può invecchiare bene, mentre è soprattutto in relazione a un progetto di vita individuale, relativo all'alimentazione e al moto che si può vivere bene in vecchiaia o andare incontro a quella che viene definita fragilità, cioè uno stato che non è una vera e propria malattia ma un insieme di sintomi che rendono l'individuo non più perfettamente efficiente, come astenia o ridotta velocità di cammino».

La fragilità è da prevenire, secondo il presidente della Fimeg perchè è l'anticamera della disabilità, «un paziente fragile, nel giro di 6 mesi-due anni ha dal 60 al 70% di possibilità di essere ospedalizzato o internato in una casa di cura, avere una malattia o morire».

28 giugno 2008
www.corriere.it

postato da: McCamozzi alle ore 12:57 | link | commenti
categorie: notizie varie
sabato, 28 giugno 2008

Ue deferisce Italia per etichette
La tracciabilità non è una colpa
Legambiente esprime il suo dissenso nei confronti della Commissione europea che ha deferito l'Italia per aver indicato nell’etichettatura dei prodotti aviari lo Stato membro di provenienza. E anche per l’etichetta del "cioccolato puro" sui prodotti a base di burro di cacao. «Va tutelato il diritto dei consumatori ad essere informati»

uova adulterate“Perché penalizzare l’Italia che ha scelto di fornire al consumatore un’etichettatura trasparente?”. Se lo domanda Legambiente che esprime così il suo dissenso nei confronti della Commissione europea che ha deferito l'Italia per aver indicato nell’etichettatura dei prodotti aviari lo Stato membro di provenienza. E un deferimento arriva all’Italia
anche per l’etichetta del “cioccolato puro”, attribuita ai prodotti a base di burro di cacao. Secondo l’Ue, infatti, questa nomenclatura svaluterebbe agli occhi del consumatore quel cioccolato fatto con ingredienti alternativi al burro di cacao.

“Garantire la tracciabilità del prodotto non dovrebbe costituire un reato per l’Unione Europea – sottolinea Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – che al contrario dovrebbe garantire la miglior tutela possibile per la salute dei consumatori, rispettando anche il legittimo diritto ad avere un’esauriente informazione su ciò che scelgono di mettere a tavola. La trasparenza e la tracciabilità dei prodotti non possono pertanto rappresentare una colpa per l’Italia che ha fatto della qualità organolettica e igienico-sanitaria un fiore all’occhiello del Made in Italy”.

27 giugno 2008
www.lanuovaecologia.it
postato da: camozzi alle ore 10:40 | link | commenti
categorie: notizie varie
venerdì, 27 giugno 2008

Gli oncologi si farebbero la chemio?
Dal libro “CANCRO SPA: leggere attentamente le avvertenze prima dell’uso” di Marcello Pamio

Domanda molto importante, perché è giusto sapere cosa farebbero i medici oncologi - quelli che usano ogni giorno i chemioterapici su altre persone - se avessero loro un tumore.
Nel marzo del 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney(1). 
Secondo tale inchiesta, alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.

Risposero 79 medici e 64 di loro non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad un trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato a base di platino). Mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità (2)!
Un risultato eclatante: l’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”.
Anche se il numero di oncologi intervistati non è molto elevato, ognuno tragga le proprie conclusioni…

Costi dei trattamenti oncologici

Ha dovuto eseguire la radioterapia (6.000 euro); un nuovo intervento chirurgico per alcune metastasi (9.000 euro); di nuovo radioterapia, ecc.
Risultato: la Sanità pubblica ha pagato per il sig. De Gennaro, circa 200.000 euro.
Questo che avete appena letto, purtroppo, è l’iter seguito dalla stragrande maggioranza dei malati oncologici.

Moltiplicate questa cifra per il numero dei malati vecchi e nuovi, e capirete dal risultato che forse per qualcuno - e dico forse - non c’è convenienza nel trovare la soluzione definitiva ad una patologia che sviluppa centinaia di miliardi di euro ogni anno in Italia.
Ogni anno la “lobbies del cancro” - solamente con i nuovi ammalati (270.000 persone), e supponendo che tutti entrino nei percorsi terapeutici - movimenta una cifra superiore a 54.000.000.000 di euro.
Cinquantaquattro miliardi di euro ogni anno per un trattamento oncologico
.

Se a questi ci aggiungiamo tutte le persone ammalate di cancro oggi in Italia (1 milione e 700 mila), che ripetono i trattamenti, che necessitano di trapianto di midollo, che muoiono nonostante, o per colpa delle terapie, ecc., tale cifra, come detto prima, raggiungerà i centinaia di miliardi di euro. 
Pensate all’industria della morte, meglio nota come “imprese funebri”.
Ogni anno sono 162.000 le persone che muoiono per cancro in Italia (dati Istat).
I costi per un servizio funebre privato (pagato dalle famiglie) vanno da un minimo di
2.155 euro (Roma) a un massimo di 3.575 euro (Milano)[9]
a persona. Facendo una media più che ragionevole di 3000 euro…il ‘lutto per cancro’ (funerale, epigrafi, fiori, trasporto, organizzazione) sottrae alla società 486.000.000 di euro. Tutti gli anni inesorabilmente.
Pensate nel mondo intero…

Ecco cosa riporta il “bugiardino” (pubblicato assieme agli altri in appendice) di uno dei più usati chemioterapici: la Doxorubicina della Ebewe Italia Srl

DOXORUBICINA
Multinazionale: Ebewe Italia srl
Principio attivo: Doxorubicina
Concentrato per soluzione iniettabile per infusio
ne
Categoria terapeutica: Antracicline

Effetti controindicati:
- Gravi aritmie acute sono state descritte durante o poche ore dopo la somministrazione;
- Una mielosoppressione grave può provocare insorgenza di emorragia e superinfezioni, e costituisce una indicazione alla riduzione o alla sospensione della Doxorubicina;
- Esiste un rischio accertato di sviluppo di cardiomiopatia indotta dalle antracicline e dipendente dalla dose cumulativa;

- Il rischio di insufficienza cardiaca nei pazienti neoplastici trattati con Doxorubicina persiste per tutta la vita;
- Può potenziare la tossicità della radioterapia e di altre terapie anti-neoplastiche;
- Neoplasie benigne e maligne;
- Il verificarsi di una leucemia mieloide acuta secondaria;
- Il danno del tratto gastrointestinale può indurre ad ulcera, emorragia e perforazione;
- La Doxorubicina è altamente irritante e lo stravaso nella sede dell’infusione può provocare dolore locale, irritazione, infiammazione, tromboflebiti, che possono causare un’ulcera grave e necrosi della cute.

SMALTIMENTO: Il personale che manipola la Doxorubicina deve indossare indumenti protettivi: occhiali, camici, maschere e guanti monouso. Tutti gli articoli usati per la somministrazione e la pulizia, inclusi i guanti, dovranno essere posti in appositi sacchi per rifiuti ad alto rischio, per l’incenerimento ad alte temperature.

Le fuoriuscite o le perdite di soluzione devono essere trattate con ipoclorito di sodio diluito che preferibilmente va lasciato agire per tutta la notte e a cui va fatto seguire un risciacquo con acqua.

 

[1] Inchiesta sui servizi e nelle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St Leonards di Sydney. www.aph.gov.au/Senate/committee/clac_ctte/completed_inquiries/2004-07/cancer/submissions/sub15.pdf. Parliament of Australia , www.aph.gov.au
[2] Idem
[3] La prima giornata del malato cancro”, Francesco De Lorenzo TGCom
[4]
SEER – Cancer statistics review 1975-2005
[5] Vi sono costato 200 mila euro”, Gennaro De Stefano, “Gente”
[6] Idem
[7] Idem
[8]
Idem
[9]
Vivere o morire…Cosa costa di più?” - Help Consumatori  www.helpconsumatori.it/data/docs/dossier_funerali.pdf

postato da: camozzi alle ore 18:08 | link | commenti
categorie: bioetica, salute

Dieta che fa bene al clima

Secondo la FAO, la produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle causate dall'intero sistema dei trasporti. Uno studio giapponese, invece, ha dimostrato che un taglio di carne di manzo da 1 kg produce tanto diossido di carbonio quanto una automobile in 250 chilometri e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Ecco perché essere vegetariani fa bene a noi ma è vitale per il pianeta !

Il 22 aprile scorso (2008)si è festeggiata in 174 paesi del mondo la 38ma edizione dell'Earth Day - Giornata Mondiale della Terra. Sullo stato della terra, molti sono i fattori che preoccupano gli esperti: lo sciolglimento del 70% dei grandi ghiacciai, l'innalzamento di oltre un metro del livello dei mari previsto dall'IPCC (il Panel Onu sul cambiamento climatico), l'aumento della siccità nei paesi del sud del mondo, e l'incremento delle precipitazioni nell'emisfero Nord.

A livello sociale, inoltre, le risorse alimentari che ormai da molto tempo scarseggiano, rischiano di venir ulteriormente compromesse dalle recenti politiche a favore dei biocombustibili. Questi sono i principali motivi che hanno spinto a incentrare l'edizione dell'Earth day di quest'anno proprio sulla componente ambientale.

In Italia, per l'occasione, la Coldiretti ha lanciato un decalogo per aiutare i consumatori a tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra, con piccoli accorgimenti da applicare ogni giorno anche facendo la spesa e nel scegliere quali alimenti consumare. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, riciclare le buste della spesa, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi sono, assieme alla raccolta differenziata, sono alcuni dei comportamenti suggeriti dal decalogo. Ogni famiglia può arrivare a ridurre di 1000 chili le emissioni di gas a effetto serra con il semplice acquisto di prodotti locali e di stagione. L'utilizzo di buste riciclabili ci fa risparmiare altri 200 chili ogni anno...

Ogni pasto percorre mediamente circa duemila chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. I lunghi trasporti sono responsabili dell'emissione di gas serra addirittura su scala globale. Per questo è importante preferire gli alimenti di stagione e che vengono coltivati a poca distanza da dove vengono consumati. A tutti questi dati diffusi da Coldiretti, è doveroso aggiungere e ricordare il danno provocato dagli allevamenti animali, responsabili di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra.

Il decalogo di Coldiretti: ecco come mangiare bene, con un occhio al pianeta.

“Clima: istruzioni per l'uso”.
dieci regole per un consumo sostenibile

1. Preferire l'acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti.

2. Scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione.

3. Ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti.

4. Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi.

5. Acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato.

6. Fare acquisti di gruppo, anche in condominio, per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa.

7. Riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica.

8. Ottimizzare l'energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto.

9. Evitare di servire a tavola con piatti e bicchieri di plastica che consumano energia e inquinano l'ambiente.

10. Fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.

27 giugno 2008
 www.vegetariani.it

postato da: camozzi alle ore 15:45 | link | commenti
categorie: ecologia
giovedì, 26 giugno 2008

DIETA MEDITERRANEA PATRIMONIO DELL'UMANITA' 

ROMA, 26 giugno 2008 - Il Senato approva all'unanimità la mozione per il riconoscimento della dieta mediterranea come "patrimonio culturale immateriale dell'umanità". Presentata da Paolo De Castro (Pd) e sottoscritta da 100 senatori, la mozione è un atto formale per impegnare il governo alla "salvaguardia e valorizzazione" della dieta mediterranea e a "proseguire con grande determinazione" le iniziative perché venga inserita nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

Il primo impegno chiesto al governo dalla mozione approvata dal Senato, è quello di presentare all'Unesco, entro la scadenza prevista per il 14 agosto, il dossier di candidatura della dieta mediterranea all'inserimento nel patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Un'iniziativa congiunta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, all'insegna di "un'identità alimentare e culturale comune".

"La dieta mediterranea è parte integrante dell'identità storica e culturale del Mediterraneo e opportunità di crescita economica per i Paesi dell'area - ha detto Paolo De Castro, ex ministro delle Politiche agricole, nel presentare la sua mozione all'Aula di Palazzo Madama - Tale modello di alimentazione, che continua ad essere un punto di riferimento sia perché incontra il gusto di milioni di consumatori sia per il ruolo preventivo che la scienza della nutrizione le riconosce, non è solo un modo di nutrirsi, ma è espressione di un intero sistema culturale improntato alla salubrità, alla qualità degli alimenti e alla loro distintività territoriale". Il senatore del Pd ha anche evidenziato che "la difesa delle produzioni mediterranee è un elemento strategico e prioritario per la politica agroalimentare del nostro Paese".

Un "vantaggio competitivo" testimoniato da "numeri rilevanti": il valore delle esportazioni italiane dei prodotti mediterranei ha superato nel 2007 i 10 miliardi di euro, circa il 40% di tutte le esportazioni agroalimentari del Paese. Il governo, attraverso il sottosegretario alle Politiche agricole Antonio Buonfiglio, ha espresso parere favorevole alla mozione, che lo impegna ad adottare "tutti i provvedimenti necessari per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea nel territorio nazionale" e anche a presentare "un Piano organico di interventi e iniziative, prevedendo nella legge finanziaria per il 2009 le necessarie risorse".

 Durante il dibattito in Aula i senatori di tutti i gruppi parlamentari hanno dichiarato il loro appoggio alla mozione e sottolineato l'importanza della dieta mediterranea. Solo un appunto del presidente della commissione Agricoltura Paolo Scarpa Bonazza Buora (Pdl) ad alcune "iniziative generiche, che potrebbero essere troppo costose", chieste al governo da De Castro e inserite nel testo della mozione.

ANSA
postato da: camozzi alle ore 17:27 | link | commenti
categorie: notizie varie

Chi sono

Blogger: McCamozzi
Nome: Maria Cecilia

Commenti recenti

camozzi in UOMINI PREFERISCONO ...
CazzaroNero in UOMINI PREFERISCONO ...
narcisadivetro in Proprietà del...
unpodifebbre in Il mantello del sile...

Archivio

oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Categorie

bioetica
ecologia
genetica e vivisezione
notizie varie
petizioni
salute

Links

Botanic Garden
Dr. Arnold Ehret - dieta senza muco
Fire & Grace
Indigo
intelligenzaconnettiva
Italia salute
La leva di Archimede
La Pecora Nera
Medicinenon
Metamedicina della Dr. Rainville
metodo Kousmine
Metodo Tomatis
NoAnimalCibus
Nuova Medicina Germanica
Osteopatia
Psidee, ricerche, il corpo in mente
Se siamo fatti di pura energia
Sistema Bates
squittolandia
Universo Femminile
VeganItalia
Vita Naturale
Vita universale

Partecipano

Foto recenti

Bottoni




Contatore

visitato *loading* volte