mercoledì, 31 maggio 2006

A ROMA 400 CANI SI CONTENDONO IL PRIMATO DI 'AGILITY DOG'
Dal 2 al 4 giugno

31 maggio 2006 - Quattrocento cani da tutto il mondo con i relativi padroni si contendono a Roma il primato dell''agilita'''. Il 2, 3 e 4 giugno, presso l'associazione cinofila Indiana kayowa, si svolgera' la gara internazionale di 'Agility Dog', una disciplina sportiva che implica un perfetto affiatamento tra uomo e animale e che conta tra i propri appassionati anche numerosi personaggi dello spettacolo, della televisione e del giornalismo, naturalmente accompagnati dai propri amici a quattro zampe.
L'appuntamento avra' luogo dalle 17 in poi nei giorni di venerdi' e sabato, e a partire dalle 11 la domenica, dedicata al campionato dei meticci.
Una gara di agility consiste nel far superare al proprio cane, entro un tempo base definito, una serie di ostacoli diversi, la cui sequenza varia ad ogni prova e viene comunicata dal giudice ai conduttori subito prima dell'incontro. Al cane non e' data alcuna opportunita' di memorizzare un percorso fisso e l'unica guida agli ostacoli, che devono essere eseguiti con rapidita' e fluidita', e' costituita dalla fiducia che esso ripone nel suo conduttore.
L'agility e' l'unico, fra gli sport cinofili, aperto a cani di tutte le razze e taglie e, finalmente, anche ai bastardini. Eterni emarginati da ogni forma di sport cinofilo, i meticci si esprimono spesso nell'agility ad alto livello e non pochi cani raccolti nelle strade delle nostre citta' o liberati dalle angosce dei canili municipali, hanno scoperto, insieme ai proprietari, la gioia di avere un padrone pieno di attenzioni nei loro confronti e il piacere di condividere con l'amico uomo momenti esaltanti per entrambi.

(Adnkronos)

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martedì, 30 maggio 2006

Vivere senza ansia

Una reazione di difesa che si manifesta in situazioni che l’individuo reputa pericolose anche se non immediatamente evidenti. Metodi di rilassamento per ritrovare la serenità

Si potrebbe definire come un momento di massima allerta, destinato ad esaurirsi nel breve tempo. Il problema insorge quando l’ansia diventa ingiustificata, intensa e costante da provocare insonnia, vuoti di memoria e deficit nell’attenzione, fino a degenerare in attacchi di panico, fobia e depressione.

Esistono diverse tecniche che aiutano a ritrovare la calma necessaria per stare bene con se stessi e con gli altri.

Il silenzio è l’ingrediente fondamentale. Basta poco per ritrovarlo: silenzio non implica assenza di suono ma di rumore, quello fastidioso del traffico, delle sirene, del trapano, delle troppe parole... al contrario, il suono della musica regala la possibilità di concentrarsi sulla melodia, facendo attenzione al silenzio tra le singole note. Il risultato? La frequenza cardiaca si riduce e la temperatura corporea s’innalza, così come sopraggiunge il rilassamento. 

Il training autogeno aiuta a focalizzarsi su se stessi e su sensazioni positive.
Per apprendere la tecnica è necessario frequentare corsi in centri specializzati, nel frattempo ecco un semplice esercizio di rilassamento di “pronto intervento” basato sul
respiro:
scegliere un luogo tranquillo e assumere una posizione comoda per concentrarsi sulla respirazione addominale (spingere adagio la pancia in fuori quando si inspira a bocca chiusa e ritirarla leggermente in dentro quando espirate). Importante è cercare di non pensare a niente e concentrarsi sul movimento addominale. Continuare per 10/15 minuti. Lentamente si riprende l’attività quotidiana.

La meditazione è preziosa per ritrovare concentrazione, tranquillità e introspezione. E’ ormai risaputo e provato scientificamente, che la pratica meditativa è capace di attenuare la tensione muscolare e ridurre la frequenza cardiaca e respiratoria.
Non è difficile ma richiede costanza soprattutto all’inizio. Il concetto di fermarsi e ascoltarsi sembra essere così lontano dal nostro modo di vivere...
Basta ritagliarsi qualche minuto per se, ogni giorno. Dopo aver individuato uno spazio tranquillo e assunto una posizione comoda, ci si abbandona ai pensieri che scorrono nella mente come un fiume. Pazienza, volontà e impegno sono le qualità indispensabili per iniziare a meditare e vivere più consapevolmente la vita di ogni giorno.

Fare attività fisica: correre, andare in bicicletta, piscina, ... muovere il corpo, anche solo camminare, è fondamentale perchè stimola la circolazione del sangue, la respirazione e tutti i meccanismi che rinforzano l’organismo e rilasciano tossine. Inoltre aumenta l'autostima e il senso di benessere. Iniziare con gradualità ma costanza, rispettando le esigenze del proprio corpo senza strafare.

La fitoterapia aiuta. Biancospino, arancio, passiflora, melissa, camomilla, lavanda, tiglio, verbena odorosa… sono diverse piante dalle proprietà calmanti e antiansia.
Un buon infuso da preparare:
30g. di fiori di iperico, 20g di foglie di melissa, 20g di fiori di arancio dolce, 10g di fiori di biancospino, 10g di fiori di tiglio, 10g di fiori di altea.

Anche le essenze influiscono sul nostro spirito, come insegna l’aromaterapia. Alcune gocce di olio essenziale a scelta tra lavanda, bergamotto, ylang ylang e camomilla romana, versate nella vasca da bagno o inalate su un fazzoletto o ancora tramite diffusori o diluiti in acqua bollente hanno proprietà calmanti.


Sonia Tarantola

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categorie: notizie varie
lunedì, 29 maggio 2006

La dieta allunga la vita, ecco il segreto

Chi mangia poco frena l’ormone della crescita e resta sensibile all’insulina La ricerca dell’Università dell’Illinois: così si può vivere fino al 30% in più

Tutti, o quasi, vorremmo vivere di più. Come fare? C’è un sistema abbastanza semplice e funziona, già oggi (senza aspettare che gli scienziati trovino i geni dell’invecchiamento e il modo di farli esprimere al nostro organismo). Basta mangiare poco. Ma perché chi mangia poco vive di più? Questo fino a poco tempo fa non si sapeva. Adesso c’è qualche idea in più. Sembra che c’entrino l’ormone della crescita e l’insulina. Vediamo perché. Ricercatori dell’Università del Sud dell’Illinois — il lavoro è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences — hanno studiato topi normali e topi cui era stato «spento» con l’ingegneria genetica il recettore per l’ormone della crescita (è la proteina cui si lega l’ormone della crescita, ormone che esercita le sue funzioni sulle cellule proprio grazie a questo recettore). Metà degli animali veniva tenuta a dieta, l’altra metà aveva cibo a volontà. Gli animali normali a dieta sono vissuti di più di quelli che mangiavano liberamente. Fin qui niente di nuovo. Gli animali senza recettori per l’ormone della crescita vivevano a lungo, con o senza dieta, ma mai di più degli animali normali a dieta.
Vuole dire che: 1) ridurre le calorie della dieta è come tirare via il gene per il recettore dell’ormone della crescita; 2) le due cose insieme—poche calorie e non avere il recettore per l’ormone della crescita — non allungano la vita ancora di più. Questi esperimenti dimostrano che la vita degli animali (e non c’è ragione che non sia così per l’uomo) si può allungare un po’—del 30% circa —ma probabilmente non di più. Chi mangia tanto — uomini e topi — diventa resistente all’azione dell’insulina (è l’ormone che serve a utilizzare gli zuccheri che prendiamo con gli alimenti). Così l’organismo non utilizza bene gli zuccheri e c’è obesità, pressione alta, diabete e poi ci si ammala di cuore. I ricercatori dell’Illinois hanno documentato molto bene che i topi normali che mangiavano a volontà erano resistenti all’azione dell’insulina e questo si corregge bene con la dieta.
Anche l’ormone della crescita induce resistenza all’insulina. Spegnere il recettore corregge il difetto, tanto è vero che i topi senza recettori per l’ormone della crescita avevano comunque una buona sensibilità all’azione dell’insulina, con la dieta certamente, ma anche se li si lasciava liberi di mangiare quanto volevano. Studiare l’ormone della crescita e la resistenza all’insulina è quasi certamente un modo per capire di più dei meccanismi dell’invecchiamento, e persino per provare a fare un farmaco che possa allungare la vita (pillola della longevità o del buon invecchiamento). Ma ci sarà, un giorno o l’altro, un farmaco così? È molto probabile. Costerà anni di lavoro e centinaia di milioni di dollari (o di euro), e quando arriverà sarà pubblicizzato come il farmaco dell’immortalità. E davvero allungherà la nostra vita? Forse, un po’. Proprio come succede adesso se uno mangia di meno. Qualche anno fa il professor Sirchia, allora ministro, aveva suggerito che i ristoranti riducessero le porzioni. Fu polemica, e si capisce. Ma è proprio così che si deve fare se si vuole vivere un po’ di più, al ristorante e — per chi ci va poco o mai — a casa.

Giuseppe Remuzzi
29 maggio 2006
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categorie: salute
domenica, 28 maggio 2006

Da Londra campagna choc contro il fumo

Il governo inglese chiede ai cittadini di scegliere online le migliori tra 42 immagini forti da mettere sui pacchetti di sigarette

Una delle 42 immagini per la campagna antifumo voluta dal governo Blair: spetta agli inglesi scegliere le migliori 14 da mettere sui pacchetti di sigarette. Le preferenze sono raccolte online sul sito www.packwarning.nhs.ukLONDRA - Immagini choc per smettere di fumare. E' l'ultima iniziativa intrapresa dal governo di Tony Blair per portare avanti la nuova crociata contro il tabacco: dall'autunno dell'anno prossimo sui pacchetti di tutte le sigarette che circoleranno nel Regno Unito compariranno diverse immagini, tutte molto "forti" e scioccanti, che secondo gli esperti indurranno tante persone a smetterla con il fumo.

IMMAGINI - Proprio perché le immagini sono molto impressionanti il governo ha organizzato una sorta di forum interattivo per chiedere ai sudditi di Sua Maestà cosa pensa di questa iniziativa e quale di queste foto sia più adatta ad essere stampata sulle sigarette. Le immagini sono 42 e saranno propri i cittadini a scegliere quale ritengono più adatto a questa campagna antifumo: si va dall'immagine di una persona con i denti completamente cariati e distrutti a quella di un uomo con la maschera dell'ossigeno sotto cui emerge la scritta: «Il fumo provoca un lungo e fatale cancro» e ancora una foto che mostra il feto di una donna incinta con la scritta «Fumare è nocivo per il tuo bambino». Tutte le foto sono presenti sul sito www.packwarning.nhs.uk e collegandosi i cittadini inglesi potranno votare le foto più adatte alla campagna antifumo.

FOTO - Di queste 42 foto il pubblico ne sceglierà 14 che obbligatoriamente compariranno sulle sigarette dall'anno prossimo: la Gran Bretagna non sarà il primo paese ad usare immagini choc per distogliere i suoi cittadini dal fumo. Già gli stati del Canada, di Singapore e del Brasile hanno scelto questo metodo, ma bisogna dire che le immagini che compaiono sulle sigarette di questi stati non sono così sconvolgenti.

PROTESTE - A chi protesta ritenendo eccessive le immagini, il ministro della Salute britannico, Patricia Hewitt risponde: «Abbiamo fatto già molto progressi da quando, nel 2003, decidemmo di scrivere una frase sui pacchetti di sigarette informando la gente dei danni che provoca il fumo. Oggi grazie a quella scelta, arrivano tra le duemila e le tremila telefonate ogni mese alle associazione che aiutano i tabagisti a smettere di fumare. Contiamo che con questo nuovo stratagemma le telefono aumenteranno di gran numero e i fumatori caleranno vistosamente».
Francesco Tortora
27 maggio 2006
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categorie: notizie varie
sabato, 27 maggio 2006

Amanti super con la bioingegneria

26 maggio 2006 - I conigli, si sa, sono animaletti dalle performance sessuali davvero notevoli. Malattie, incidenti o malformazioni sono però in agguato anche per loro, e rischiano di compromettere le capacità riproduttive di questi simpatici roditori.
Un team di ricercatori americani ha messo a punto una tecnica per restituire ai conigli, e in futuro agli uomini, la virilità perduta. Nella foto il coniglio più grande del mondoUn team di ricercatori del Wake Forest Institute for Regenerative Medicin di Winston Salem, negli Stati Uniti, ha recentemente messo a punto un pene artificiale in grado di restituire la fertilità ai conigli con un apparato genitale danneggiato. I risultati raggiunti da Anthony Atala e dalla sua equipe sono assai importanti, e non solo per la felicità sessuale dei conigli: secondo gli urologi potrebbero infatti rappresentare la soluzione definitiva per tutti gli uomini affetti da gravi problemi di erezione.

Sembra finto…ma non lo è. L'organo è stato realizzato con una tecnica particolare che ha consentito ai ricercatori di utilizzare cellule proprie dell'animale per ricostruire i tessuti spugnosi tipici del pene.
Atala e i suoi collaboratori hanno prelevato dall'organo genitale del coniglio dei campioni di muscolo liscio e vasi sanguigni e hanno poi impiantato il tutto su una matrice di collagene che ha permesso ai tessuti di rigenerarsi.
Le cellule cresciute sulla matrice si sono sviluppate nei due corpi spugnosi che assieme all'uretra formano la parte più consistente dell'organo genitale. I nuovi tessuti sono poi stati re-impiantati nell'animale al posto di quelli danneggiati. Nel giro di un mese la bestiola ha riconquistato tutte le sue qualità di amante infaticabile e di grande riproduttore, e tutta la sua prole è nata perfettamente sana.

Silicone addio. La tecnica sviluppata dei ricercatori americani consente di ricostruire l'organo genitale utilizzando gli stessi tessuti del paziente, evitando così ogni problema di rigetto. Le metodiche terapeutiche utilizzate fino ad oggi per curare i problemi di erezione, che nei casi più gravi prevedono l'impianto di protesi al silicone, non sono ugualmente efficaci, perché comunque non restituiscono all'organo una piena funzionalità.
La stessa tecnica potrebbe venire in aiuto di coloro che sono affetti da malformazioni del pene o che hanno subito amputazioni in seguito a un cancro.
Atala e suoi colleghi non sono comunque nuovi a questo genere di successi: nell'aprile del 2006 hanno infatti impiantato con in un essere umano la prima vescica artificiale realizzata con tecniche di bioingegneria.

www.focus.it

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categorie: notizie varie
venerdì, 26 maggio 2006

Barefooter, vivere a piedi nudi
Così riscopriamo la natura. Chiunque abbia provato almeno una volta sa bene che la sensazione è assai piacevole

LORO le scarpe non le indossano, le hanno rimesse nelle scatole. Sono i barefooter, ovvero i camminatori scalzi che rivendicano la libertà del piede. Totale. Forse vi è già capito di incontrarne uno, molto probabilmente lo incontrerete presto. Certo che riconoscere un barefooter è davvero facile. Tutto è nella norma: abbigliamento, pettinatura, modi di fare, igiene personale e discrezione. Unico particolare: l'assenza di calzature ai piedi. Per loro andare scalzi è un preciso stile di vita. Una scelta. Alcuni alternano le scarpe ai piedi nudi a seconda dei contesti sociali nei quali si trovano, altri invece hanno definitivamente abbandonato le calzature.

Spiega Paolo Selis, uno dei fondatori del club Nati Scalzi, primo gruppo di barefooter italiani, che conta circa 150 iscritti: "Andare scalzi è bello ed è per tutti. Chiunque vada scalzo è un barefooter. Non amiamo essere catalogati, non possiamo esserlo. Siamo persone comuni, di ogni fasica d'età e di ogni livello sociale. Se proprio vogliamo parlare di distinzioni queste avvengono a livello di pratica del barefooting: stagionali, festivi, cittadini, hikers, integralisti. In fondo abbiamo avviato una riscoperta altrimenti naturale se le convenzioni sociali non l'avessero resa irraggiungibile. Ognuno di noi si è fatto le suole da solo e lentamente. Io vivo a Quartu, in Sardegna. Ebbene, pochi mi hanno fermato per sapere perché lo facessi. Molti mi hanno guardato i piedi e poi il viso per vedere se mi conoscessero. Quanti siamo? Nel mondo ci sono migliaia di barefooter, in Germania tantissimi".

Il barefooting nasce in Nuova Zelanda per poi approdare negli Stati Uniti, patria di tutte le mode, e da lì diramarsi un po' il tutto il mondo con particolare successo in Europa, soprattutto nei paesi del Nord. In Italia cambia il nome: si parla di gimnopodismo e sono molti a praticarlo.

Va detto che il barefooting trova non pochi problemi ad essere accettato dalla società moderna. E questo nonostante la storia ci insegni che fino a pochi decenni fa, in contesti rurali, le persone erano abituate a vivere senza calzature soprattutto nei mesi estivi. Ma non solo: chiunque abbia provato almeno una volta a camminare sull'erba o sulla sabbia a piedi nudi sa bene che la sensazione è assai piacevole. Più che di intolleranza, dunque, si può parlare di rifiuto tout court. Molti accusano i barefooter di feticismo ma loro rispondono parlando di una naturalissima stravaganza.

In alcuni la voglia di andare in giro scalzi è davvero insopprimibile. Al punto che per aiutare gli scalzisti più timidi esistono i finti sandali. Proprio così: creati in Germania ed approdati anche in Italia, sono sottilissime strisce di cuoio senza suola per dare - agli altri - la sensazione che voi indossiate dei sandali veri.

Ma perché vivere senza scarpe? Tutto nasce dall'amore per il contatto con la natura e dal rispetto di quello che madre natura ha previsto per l'uomo. Infatti proprio come le mani anche i piedi sono terminazioni corporee attraverso le quali interagiamo con il mondo. Il progetto anatomico dell'essere umano prevedeva che la sua andatura fosse garantita dal movimento dei piedi. Nudi però.

A detta dei barefooter le calzature possono dare molti problemi alla salute dell'uomo: l'aderenza della pianta del piede alla suola, anche se ergonomica, non è mai totale, i tacchi generano problemi di postura e possono danneggiare la colonna vertebrale e infine, udite bene, le scarpe sono poco igieniche. Quindi se stavate pensando con disgusto a quello che uno scalzista può trovare sotto il suo piede a fine giornata, pensate invece alla quantità di batteri e germi che proliferano nel chiuso delle vostre scarpe. Insomma, tutto quello che è naturale non può che essere sano.

Bisogna riconquistare le capacità sensoriali del proprio corpo nonostante questo significhi a volte incappare in situazioni pericolose. Vetri rotti, siringhe e tanti altri oggetti taglienti tipici delle grandi città sono un vero ostacolo per gli scalzisti, per questo portano sempre con loro un kit d'emergenza nel quale tengono una pinzetta per le sopracciglia per estrarre eventuali intrusi e carta vetro per levigare lo strato di "cuoio" da impurità. La protezione dei piedi di uno scalzista sono solo gli occhi e anche camminare di notte può creare disagio.

Altra soluzione è praticare il barefooting lontano dai centri urbani, su terreni puliti e meno pericolosi. Esistono infatti molte piste nelle quali, su un percorso prestabilito, si alternano vari settori di terreni: erba, foglie, cortecce, terriccio, sassi e così via. Il maggior piacere per un barefooter è proprio la possibilità di alternare sensazioni tattili differenti. Ci sono poi delle varianti sportive del barefooting: la più praticata è il barefooting hiking, vere e proprie scalate su rocce a piedi nudi.

Ma come iniziare? Enzo Iacobellis, presidente di Nati Scalzi, indica la strada maestra: "L'ideale è camminare in un parco su terreni lisci e puliti per circa un mese per poi tentare gradatamente terreni più difficili. Non dimenticando però che all'inizio la pelle della pianta è molto debole e lo strato di cuoio elastico, che protegge il piede adattandosi al suolo, si forma lentamente. Quello che nei primi tempi è dolore si trasforma con l'abitudine nella sensazione-desiderio di provare terreni sempre nuovi".

Benedetta Perilli

www.repubblica.it

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categorie: ecologia
giovedì, 25 maggio 2006

Farmaci che ammalano
Svelato in un libro come le multinazionali farmaceutiche creano e poi sfruttano, per lucro, le malattie

"Farmaci che ammalano"

di Ray Moynihan e Alan Cassels
(Traduzione di Simona Minnicucci)
Nuovi mondi media, pg. 160 - € 16.50

"Farmaci che ammalano" è un’analisi sconcertante e approfondita di come le multinazionali farmaceutiche creano e poi sfruttano, per lucro, le malattie.
Tre decenni fa Henry Gadsen, direttore generale di una delle principali case farmaceutiche al mondo – la Merck – rilasciò una sconcertante dichiarazione alla rivista Fortune: il suo sogno era creare farmaci per le persone sane, così da poter vendere proprio a tutti. Questo sogno è ora il motore trainante di una delle industrie più redditizie del mondo.

Strumentalizzando la propria influenza sulla scienza medica nel suo complesso, i grandi gruppi farmaceutici stanno vendendo il terrore e stanno promuovendo la ridefinizione delle malattie umane per poter espandere il proprio mercato. I fattori di rischio per la salute e i parametri per valutarli vengono scientemente modificati per far rientrare sempre più individui tra i malati bisognosi di farmaci.

La depressione e l’osteoporosi, la menopausa e la pressione alta, i disturbi legati al ciclo e le disfunzioni sessuali – e tanti altri malesseri così diffusi nel nostro tempo – sono stati oggetto a questo proposito di una vera e propria riclassificazione.
Il risultato è un'enorme e incontrollata espansione del mercato dei medicinali che, oltre a generare miliardi di nuovi profitti, sta creando migliaia di nuovi pazienti.

Ray Moynihan, statunitense, è uno dei più autorevoli scrittori al mondo nell’ambito della ricerca sulla salute. I suoi lavori sono comparsi su The Age, Sydney Morning Herald, The Australian Financial Review, The British Medical Journal, Lancet e New England Journal of Medicine.

Alan Cassels è un ricercatore canadese che opera nell’ambito dello studio delle politiche adottate rispetto ai farmaci.

www.unimondo.org

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mercoledì, 24 maggio 2006

UN BICCHIERE D'ACQUA CONTRO I PROBLEMI DA PRESSIONE BASSA 

Bere acqua può aiutare coloro che avendo dei livelli di pressione sanguigna tendenti verso il basso, accusano dei secondi di debolezza quando, ad esempio, ritornano in posizione eretta.
Si tratta della conclusione cui è giunto uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry che potrà essere di aiuto per capire come aiutare i pazienti che sono affetti da disturbi più gravi, legati alla autoregolazione della pressione sanguigna.
Con lo studio, condotto su 14 pazienti con pressione sanguigna bassa, si è potuto osservare che se tali soggetti bevono due bicchieri d'acqua possono far aumentare la pressione sanguigna.
Alcune persone hanno un cattivo funzionamento delle aree del sistema nervoso che controllano le funzioni involontarie del corpo come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e il sudore.
la scoperta resa possibile da questo studio potrebbe offrire un aiuto in più sia per chi soffre di questi disturbi, sia per chi generalmente ha una pressione sanguigna bassa, ma particolarmente coloro che soffrono di malesseri quali la sincope vasovagale, che impedisce persino di assumere la posizione eretta. Anche se non si tratta, in genere, di malesseri che mettono a rischio la vita dell'individuo colpito, ne compromettono spesso la qualità per il rischio elevato di svenimento quando ci si alza in piedi, dopo aver mangiato o persino dopo un piccolo sforzo. In alcuni casi tali malesseri possono mettere a rischio quando ci si trova alla guida e a volte ostacolano anche sul lavoro.
Questa scoperta potrebbe essere utile per capire meglio il meccanismo del malessere che colpisce tali pazienti, oltre che dare una mano a chi semplicemente ha una pressione tendenzialmente bassa.

http://www.italiasalute.it

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martedì, 23 maggio 2006

I cellulari eccitano il cervello

(lunedì 22 maggio) Le onde elettromagnetiche dei cellulari eccitano la corteccia cerebrale, anche se questo non implica che siano dannose per la salute. È quanto afferma uno studio italiano che sarà pubblicato sugli Annals of Neurology ed è stato condotto dai ricercatori del Fatebenefratelli di Brescia e dall'Ospedale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli, dall'Università La Sapienza e Campus Bio-Medico di Roma. Attraverso stimolatori magnetici a emissione breve ed indolore, l'équipe guidata da Paolo Maria Rossini, direttore scientifico dell'Irccs di Brescia, ha misurato l'andamento di eccitazione o inibizione indotto da una coppia di stimoli sulla corteccia cerebrale su 15 volontari sani. Gli stimoli sono stati applicati sulla corteccia motoria, che controlla i muscoli della mano. I partecipanti allo studio hanno indossato un elmetto che incorporava due cellulari Gsm, all'altezza dell'orecchio destro e sinistro, in modo da riprodurre le stesse condizioni di un Utente che usa il telefonino. Dopo 45 minuti di esposizione a carico solo di un emisfero, nelle risposte motorie del muscolo della mano era evidente l'incremento di eccitabilità, che si mantiene tale anche 60 minuti dopo la disattivazione dei cellulari. Il risultato, affermano i ricercatori, non è allarmante ma ricorda ancora una volta la necessità di approfondire gli studi per verificare gli eventuali effetti negativi dei telefonini, in particolare su persone che già soffrono di eccitabilità della corteccia, come gli epilettici, o al contrario i possibili utilizzi dei cellulari in persone che hanno un'eccitabilità corticale particolarmente ridotta, come i malati di Alzheimer o pazienti dopo un ictus.

(da.c.)

www.galileonet.it

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lunedì, 22 maggio 2006

Allattare al seno: chi deve vergognarsi?

Quali ostacoli sociali si pongono per una madre che vuole esercitare il diritto di allattare il suo bambino senza doversi nascondere? Questo problema è molto sentito negli Stati Uniti e in generale nei paesi anglosassoni, ove allattare in pubblico suscita reazioni scandalizzate e a volte viene considerato addirittura “illegale”, tanto che alcuni Stati hanno creato leggi su misura per regolare la questione e permettere alle donne di allattare nei luoghi pubblici senza incorrere in sanzioni o semplicemente essere allontanate. Sul Journal of Pediatrics un commento analizza questa difficoltà sociale e i passi effettuati per superarla.

Il seno nella cultura occidentale viene considerato un attributo sessuale e questo, paradossalmente, può far sì che utilizzarlo per la sua funzione fisiologica, cioè nutrire il proprio piccolo, possa essere considerato un uso improprio. “Allattare con discrezione” è un argomento molto gettonato negli Stati Uniti come negli altri paesi anglosassoni, tanto che vengono scritti persino opuscoli su come farlo in pubblico “senza che nessuno se ne accorga”, e c’è tutta un’industria legata alla produzione e vendita di abiti appositamente studiati per allattare senza che si possa notare alcunché. Gli episodi di intolleranza nei confronti delle donne che provano ad allattare al ristorante, al parco o in altri luoghi pubblici sono piuttosto frequenti, e vanno dall’essere cortesemente ma fermamente buttati fuori dal locale, fino all’arresto per oltraggio al pudore. Diversi Stati hanno promulgato leggi per sancire il diritto delle donne di allattare in pubblico, ma la cultura è più difficile da cambiare. Non è un caso che il 5 maggio scorso, a Manila, 3578 donne hanno provocatoriamente allattato tutte insieme in pubblico, per rafforzare l’immagine di una diversa normalità.

In Italia e nei Paesi di cultura latina in genere questo problema è meno sentito, e una mamma che allatta il suo bambino suscita più tenerezza che imbarazzo; non è poi così infrequente da noi vedere un bambino che poppa beatamente fra le braccia materne al tavolino del caffè, su una panchina ai giardinetti o sull’autobus, e raramente qualcuno protesta. Tuttavia, gli episodi di intolleranza possono accadere anche da noi, seppure più di rado, e comunque la donna che vuole trovare un po’ di privacy per allattare suo figlio può avere difficoltà a reperire non solo un ambiente riservato, ma anche semplicemente un luogo in cui sedersi comodamente. Alcuni comuni italiani hanno infatti a questo proposito promosso iniziative locali per agevolare l’allattamento nei luoghi pubblici, come l’iniziativa “Bebènvenuti”, che concede l’etichetta di “amico del bambino” ai negozi di Trieste che riservino un luogo per allattare, o l’analogo “Baby Pit Stop” di Fano: iniziative che sono state in seguito imitate in altri comuni d’Italia.

Il Journal of Pediatrics depreca che molti Stati americani non abbiano ancora promulgato leggi a protezione delle madri che allattano al seno: ma è triste pensare che per fare ciò che la natura ha previsto per il benessere di madre e bambino occorra legiferare. L’Italia e i Paesi latini in questo caso possono offrire forse un modello culturale più avanzato di tolleranza e di civiltà.

Fonte: Raju TNK. Continued barriers for breastfeeding in public and at workplaces. The Journal of Pediatrics 2006;148 (on press)

antonella sagone
a cura de
Il Pensiero Scientifico Editore

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sabato, 20 maggio 2006

Conigli a scuola, bambina rompe cortina di silenzio

Tel Aviv, 20 maggio 2006 - Desta emozione in Israele il caso di una bambina che, dopo sei anni di silenzio totale mantenuto nell'asilo nido e poi nella scuola elementare, ha improvvisamente preso a parlare con i compagni e con i maestri.
L'inaspettato sviluppo e' avvenuto quattro giorni dopo che accanto alla sua classe era stata posta una piccola gabbia con conigli e pappagalli, che ha immediatamente calamitato la sua attenzione.
Il quotidiano Yediot Ahronot, che dedica ampio spazio alla vicenda avvenuta nel Nord di Israele, precisa che nell'ambiente familiare la bambina si e' sempre espressa in maniera regolare.
Ma all'interno delle istituzioni scolastiche non ha mai voluto pronunciare nemmeno una parola: non agli insegnanti, ne' ai compagni.
Quattro giorni fa, quando la gabbia con gli animaletti da accarezzare e' giunta nella sua scuola, la bambina ha cessato ogni altra attivata' per dedicarsi ai nuovi piccoli amici. Ha fatto anche comprendere che desiderava restare con loro anche dopo le ore delle lezioni.
E mentre accarezzava i coniglietti, la bambina ha preso a pronunciare le prime frasi agli insegnanti e agli allievi. ''Non faceva che ridere, correre e chiacchierare'' ha detto al giornale un testimone. La madre della bambina, travolta dalla emozione, e' invece scoppiata in singhiozzi irrefrenabili''.
''In 15 anni di esperienza non ho mai visto un caso del genere'' ha detto al giornale lo zoologo Yossi Bidatz, che si accinge a regalare alla bambina due altri coniglietti che potra' allevare a casa.

(ANSA)

postato da: camozzi alle ore 10:40 | link | commenti
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venerdì, 19 maggio 2006

Studio di genetica Usa: procreati ibridi per un tempo inaspettatamente lungo dalla loro comparsa sulla scena

Uomo e scimpanze in coppia per circa un milione di anni

ROMA - Gli uomini o gli scimpanzè o entrambe le specie potrebbero essersi originate da una popolazione di ibridi. Proprio così. Uomini e scimpanzè, o meglio i loro 'antesignani', sono rimasti 'compagni di letto' per circa un milione di anni, continuando a 'far coppia' e a procreare degli ibridi per un tempo inaspettatamente lungo dalla loro comparsa sulla scena a partire da un antenato comune fino alla separazione definitiva che ha dato origine alle due specie distinte.

<B>Uomo e scimpanze in coppia<br>per circa un milione di anni </B>La scoperta è stata fatta da David Reich della Harvard Medical School, Boston, che ha coordinato uno studio di genetica, e pubblicata sull'autorevole rivista scientifica Nature. L'antenato comune di queste due specie - emerge dalle ricerche - ha una nuova data di nascita, 5,4 milioni di anni fa, ed è quindi 1-2 milioni di anni più giovane di quanto supposto finora, cosa che ci ringiovanisce alquanto.

Il lavoro scioglie un enigma ormai datato spiegando perché le diverse parti del genoma umano non hanno tutte la stessa età come se alcune fossero originate più di recente di altre e suggerisce infine che è il cromosoma femminile il più giovane in assoluto, essendo almeno 1,2 milioni di anni più giovane degli altri nostri cromosomi.

Il processo di speciazione in genere consiste nella divisione di individui di una stessa specie in popolazioni differenti tra le quali pian piano si innalza una barricata che impedisce a individui delle due popolazioni di accoppiarsi tra loro, bloccando il flusso genico tra le due. Al resto pensa l'evoluzione che differenzia sempre di più le due popolazioni fino a un punto in cui queste, accoppiandosi, non possono procreare. Si dice allora che sono nate due specie distinte. Di solito il processo può richiedere un certo periodo nel corso del quale individui delle due popolazioni possono ancora accoppiarsi e dare degli ibridi, ma ciò solo per un periodo molto circoscritto di tempo a partire dall inizio della separazione.

Scimpanzè e uomini, insomma, sono 'cugini' e originano dalla separazione in due specie di un antenato comune che, fino a questo studio, si faceva risalire a 6,5-7,4 milioni di anni basandosi sulla datazione del famoso fossile di ominide Toumai (Sahelanthropus tchadensis), il più antico a mostrare caratteristiche simili a quelle umane.

Rimaneva da capire perché il genoma umano non risulta tutto risalente ad un'unica data e invece alcune sue parti sono databili ad un periodo più recente di altre. Il nuovo studio di genetica basato sul confronto puntuale di ciascun cromosoma umano e di scimpanzè lascia emergere uno scenario inconsueto: un processo di speciazione insolito che ha richiesto per completarsi milioni di anni, dei 'proto-uomini' e dei 'proto-scimpanze' che hanno continuato ad accoppiarsi tra loro, una speciazione quindi sicuramente complicatissima rispetto ai modelli accettati.

In primo luogo l'analisi genetica lascia emergere che l'antenato comune di uomo e scimpanzè sia databile a 6,3-5,4 milioni di anni fa. Ciò può significare due cose: o il fossile di ominide Tomai trovato nel 2001 nel deserto del Djurab nel Ciad è più giovane della data fin qui attribuitigli, oppure la sua data è giusta e Tomai era nato prima della divergenza finale uomo-scimpazè, testimoniando che questa speciazione è durata a lungo con episodi di ibridazione tra le due specie. Che il periodo intercorso dall'inizio al completamento della divergenza tra le due specie è stato insolitamente lungo e che per almeno un milione di anni dal suo inizio le due 'proto-specie' hanno continuato ad ibridarsi. Che tra tutti i cromosomi quello femminile X è il più giovane, risalendo circa 1,2 milioni di anni dopo gli altri.

"Non abbiamo idea del lasso di tempo per il quale è continuato il flusso genico tra le due specie emergenti (cioè lo scambio genetico e quindi gli accoppiamenti tra le due) ha riferito Reich in un intervista all'agenzia Ansa ma uno scenario coerente con i nostri dati è che l'ibridazione tra le due specie emergenti sia continuata per un milione di anni a partire dall'inizio della divergenza, ovvero abbastanza a lungo perchè le due popolazioni fossero già sostanzialmente differenziate e perchè barriere al flusso di geni tra le due si fossero già innalzate, per quanto non così forti da impedire l'ibridazione".

(17 maggio 2006)
postato da: camozzi alle ore 09:19 | link | commenti (1)
categorie: notizie varie
giovedì, 18 maggio 2006

GIORNATA GLOBALE DI AZIONE CONTRO PROCTER & GAMBLE

20 maggio 2006
Quest’anno cade il 10° anniversario della Giornata Globale di Azione contro l'inutile uccisione da parte della Procter & Gamble's (P&G's) di migliaia di animali durante test dolorosi, arcaici ed interamente inutili. La P&G continua a testare i suoi prodotti sugli animali mentre centinaia di altre aziende utilizzano metodi più efficaci, metodi che non utilizzano gli animali.

P&G rifiuta di smettere di testare i suoi prodotti sugli animali malgrado l'esistenza di alternative più certe e più umane ed il fatto che queste prove non sono richieste da alcuna legge. Il motivo reale per cui l'azienda conta su queste prove antiquate non ha niente a che fare con la sicurezza del consumatore o qualunque cosa che riguardi la sua protezione da responsabilità legali.

La verità è che P&G potrebbe oggi fermare i test sugli animali. L’inutile sofferenza causata dalla politica dei test della P&G si estende persino alle loro filiali di cibo per “animali domestici”, Iams/Eukanuba, che vivisezionano e uccidono gatti e cani per test di ricerca sul cibo per “animali domestici”, test non richiesti dalla legge.

Contatta IAMS/P&G e informali che non acquisterai i loro prodotti fino a che non smetteranno di condurre crudeli esperimenti sugli animali.

Guarda il video e le foto della PETA!

Altre info alla pagina OIPA sul PET FOOD

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postato da: camozzi alle ore 23:00 | link | commenti (1)
categorie: bioetica, notizie varie

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