CHIMICA: PIASTRA INTELLIGENTE PER ESPERIMENTI SENZA ANIMALI
Dagli Usa
28 giugno 2006 - Quale effetto ha un farmaco sul fegato di chi lo assume? E come si identificano le cellule di un tumore che stanno per creare una metastasi? Da oggi (almeno per i ricercatori) conoscere la risposta a queste domande potrebbe essere piu' economico, piu' rapido e potrebbe addirittura ridurre la necessita' di utilizzare animali da laboratorio.
Gli scienziati dell'universita' della California infatti hanno inventato una 'smart Petri dish', ovvero una piastra da laboratorio 'intelligente', capace di identificare cambiamenti anche minimi nella forma e nella dimensione delle cellule.
L'invenzione, pubblicata su Langmuir (la rivista della American Chemical Society), e' composta da uno strato poroso (simile ad una spugna) di cristalli di silicio riempiti con polistirene: questi particolari materiali, insieme, funzionano in maniera simile ai semiconduttori, gli stessi materiali che ad esempio si occupano di trasmettere la corrente elettrica nei chip dei computer. Attaccando alcune cellule di fegato di ratto alla piastra e illuminandole con una luce particolare, gli scienziati sono allora in grado di osservare anche le piu' piccole variazioni di luce che si verificano quando le cellule, a contatto con una sostanza tossica o la molecola di un farmaco, cambiano dimensione o forma.
''In principio e' possibile utilizzare questo metodo anche per identificare le cellule che danno luogo a metastasi circolanti nel sangue del paziente - spiega Michael Sailor, professore di chimica e di biochimica all'universita' della California - mettendo campioni del sangue del paziente sui cristalli, e confrontandoli con campioni di una persona sana''.
Gli inventori di questa piastra intelligente dichiarano che la Smart Petri Dish e' capace di rilevare i cambiamenti nelle cellule esposte a sostanze tossiche ''in maniera piu' rapida di quanto gli strumenti tradizionali siano capaci di rilevare una diminuzione nella vitalita' delle cellule, dimostrando il potenziale di questa tecnica come strumento complementare per gli studi sulla sopravvivenza cellulare''.
(ANSA)
Numeri a parole
(martedì 27 giugno) Inglesi e cinesi non solo elaborano il linguaggio a livello cerebrale in maniera differente. La cosa avviene anche per i numeri, nonostante le due popolazioni utilizzino gli stessi simboli arabi. Secondo uno studio cinese, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, a far la differenza è il modo di apprenderle. La ricerca, guidata da Yiyuan Tang della Dalian University of Technology, in Cina, ha confrontato la risonanza magnetica di l2 persone di lingua inglese che vivono in Dalian e 12 studenti cinesi universitari, mentre eseguivano semplici esercizi. Nel primo esperimento, i ragazzi dovevano giudicare l’orientamento spaziale di simboli insignificanti. Nel secondo esperimento i simboli erano stati sostituiti con dei numeri. Inizialmente i ricercatori non hanno riscontrato differenze tra i due gruppi linguistici, ma quando l'operazione è stata ripetuta con i numeri la scansione cerebrale ha individuato notevoli differenze. Negli anglofoni erano attive le zone cerebrali legate al linguaggio, mentre nei cinesi quelle visivo-spaziali. Secondo gli studiosi la differenza dipende anche dal diverso modo di apprendere le lingue: i bambini cinesi imparano i numeri e il linguaggio basandosi sulla comprensione visiva degli ideogrammi, mentre gli anglofoni apprendono maggiormente attraverso i suoni. (a.c.)
La Pillola del suicidio
Il "Freedom of Information Act" ha portato alla luce molte verità poco note sullo psicofarmaco. L'azienda farmaceutica nel corso di prove cliniche ha constatato che un paziente su cento, dopo aver assunto il farmaco, sviluppa tendenze suicide, prima assenti. Molti scienziati sono stati sollecitati a sostituire parole come "tentato suicidio" con "overdose", e "tendenza al suicidio" con "depressione".
La storia di questo psicofarmaco ha messo più volte in evidenza il pericolo in esso celato. Commercializzato per la prima volta nel gennaio del 1988, ad oggi sono stati registrati ben 26.623 casi di reazioni avverse e si conoscono 900 effetti collaterali.
L'antidepressivo frutta $1,73 miliardi di dollari l'anno e si può ben comprendere quali interessi economici vi stiano dietro. Saturato un mercato si è sempre tentato di estendere il predominio su un altro. Così è stato quando si è passati dal mercato americano degli adulti a quello dei bambini, molto più fragile. Ora che 400 mila minorenni negli Stati Uniti lo consumano, si è tentato di introdurlo anche in Europa.
In Italia è già in vendita con 21 differenti nomi commerciali e il cittadino, molto spesso, invece di essere informato rimane confuso. L’FDA (Federal Drug Administration) ha richiesto maggiori avvertimenti sulla confezione. Infatti, tra i i possibili effetti collaterali troviamo il delirio, le allucinazioni, le convulsioni, l’ostilità violenta, l’aggressione, la psicosi e persino la morte.
Ventisette morti furono accertate già nel corso di prove cliniche, prima che il farmaco fosse commercializzato. Era il 15 ottobre nel 1987 e il 29 dicembre di quello stesso anno il farmaco fu approvato dall’FDA.
Com’è potuta accadere una cosa simile? Basti pensare che cinque su dieci dei membri della “Psychopharmacologic Drugs Advisory Committee” della FDA avevano conflitti d’interesse con i produttori di antidepressivi. David Dunner, uno dei membri della commissione, rivelò di avere ricevuto 100 mila dollari dalla Eli Lilly per condurre uno studio sulla Paroxetina e come si scoprì in seguito, anche sul Prozac. Dopo l’approvazione dello psicofarmaco ricevette un secondo finanziamento per studiarne gli effetti sul sonno.
Da allora molti articoli continuano a ribadire il pericolo di suicidio collegato all’uso del Prozac. In particolare:
Febbraio 1990, sull'American Journal of Psychiatry: "Emergence of Intense Suicidal Preoccupation During Fluoxetine Treatmen”.
22 maggio 2000, l’ANSA Italiana in un articolo riporta i risultati delle ricerche di David Healy del North Wales Department of Psychological Medicine, in cui si continuano a evidenziare rischi di suicidio.
Non vale solo a tavola, ma anche «a passeggio» con il walkman
La musica mette appetito
Lo suggerisce una ricerca americana. Con le note di sottofondo non solo si mangia, ma si beve anche di più e più a lungo
La musica induce a mangiare di più e più a lungo. Almeno così sostiene uno studio del Dipartimento di Psicologia dell'Università della Georgia ad Atlanta (Usa), secondo il quale ascoltando la musica non solo si mangia, ma si beve anche di più e i pasti si allungano. La ricerca - precisa in una nota la Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani Onlus specializzata in ricerca su musica e neuroscienze - è stata condotta su 78 studenti, chiamati a compilare un diario alimentare quotidiano sul quale annotare i dettagli relativi ai pasti e alla presenza e al tipo di sottofondo musicale utilizzato. L'analisi dei dati raccolti ha confermato una teoria che gli esperti sostenevano da anni, cioè che i fattori ambientali sono determinanti nel modificare il comportamento alimentare umano. La musica eserciterebbe l'effetto di stimolo sull'appetito, indipendentemente dal luogo dove viene consumato il pasto. Questo significa che non è solo il ristorante con sottofondo musicale a spingere mangiare di più, ma lo stesso avviene mangiucchiando in auto, in tram o sulla panchina del parco con lettore Mp3 collegato alle orecchie. La differenza nell'introito calorico medio è notevole: 720 kcal contro le 608 kcal di un pasto medio consumato senza musica, e 431 gr di bevande rispetto ai normali 338.
23 giugno 2006
www.corriere.it
Smettere di fumare è anche un problema di ormoni
La difficoltà non è legata solo ad alti livelli di cortisolo
21.06.2006 Diversi studi hanno accertato l’esistenza di una correlazione fra alti livelli ematici di cortisolo, un ormone dello stress, e rischio di depressione. Alcuni ricercatori avevano avanzato l’ipotesi che essi potessero essere anche in relazione alla particolare difficoltà che alcuni soggetti hanno a smettere di fumare. Uno studio condotto presso il Dipartimento di medicina dell'Università di Yale e presentato al Congresso internazionale di Neuroendocrinologia in corso a Pittsburgh ha ora scoperto che i livelli di cortisolo non sono di per sé indicativi, ma che quello che conta è il rapporto fra i livelli di deidroepiandrosterone (DHEA) e di cortisolo. Il DHEA, un altro ormone dello stress, sembra infatti svolgere un’azione protettiva a livello cerebrale nei confronti di potenziali effetti negativi esercitati dal cortisolo. Monitorando i livelli dei due ormoni in fumatori in astinenza per otto giorni, i ricercatori hanno scoperto che in quelli che sopportavano meglio l’astinenza il rapporto DHEA/cortisolo era normale, a differenza di quanto avveniva nei soggetti che soffrivano fortemente della situazione, nei quali il rapporto subiva un evidente tracollo.
Vino rosso, miniera di melatonina
(lunedì 19 giugno) L’uva, usata per produrre noti vini italiani, contiene melatonina, l'ormone che regola i ritmi del sonno nei mammiferi. Lo hanno riscontrato i ricercatori italiani dell'Università di Milano nell'analisi di vini come Nebbiolo, Merlot, Cabernet Savignon, Sangiovesse e Croatina. La scoperta della presenza di alte concentrazioni di melatonina, pubblicata sul Journal of the Science of Food and Agriculture, potrebbe spiegare perché molte persone dopo una giornata faticosa, ogni tanto amano bere un bicchiere per scaricare le tensioni. La melatonina è secreta naturalmente dalla giandola pineale nel cervello durante le ore di sonno. Fino a poco tempo fa si pensava che esistesse solo nei mammiferi, ma recentemente ne è stata trovata anche nelle piante. “La melatonina scoperta nel vino”, ha detto il ricercatore Marcello Iriti, a capo del gruppo che ha condotto lo studio, “potrebbe aiutare a regolare i ritmi circardiani negli esseri umani, proprio come fa l’ormone prodotto naturalmente”. I ricercatori hanno inoltre mostrato che i livelli di melatonina possono essere aumentati nell’uva, usando un vaccino per la pianta. Tuttavia, soo necessarie ulteriori analisi per confermare la scoperta.
(a.l.)
OGM: si apre lo scontro fra USA e Europa
Volantino distribuito a Bologna il 17-18 maggio
Dopo anni di minacce, gli USA (insieme a Canada, Australia, e altri stati) hanno deciso di portare l’Europa davanti al «tribunale» del WTO. L’Europa è accusata di mantenere una moratoria che impedisce la coltivazione (non l’importazione) di OGM sul territorio europeo, contravvenendo alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO), in base ad argomenti «non scientifici» e «dannosi per l’agricoltura e per i paesi in via di sviluppo».
Peccato che, tra i dati «non scientifici», siano sempre più numerose le prove sulla nocività ambientale degli OGM e sui loro possibili rischi per la salute umana.
Ormai è indubbio che una pianta OGM può trasmettere i geni ingegnerizzati anche a piante di specie diversa. L’inquinamento delle varietà locali di mais in Messico - che può voler dire la perdita del mais così come esiste in natura da migliaia di anni - e in Canada quello da colza OGM , divenuta da sola resistente a 3 erbicidi diversi e trasformata in erbaccia che nulla riesce più a eliminare, sono i due casi finora più gravi di inquinamento genetico, ma non i soli.
Gli agricoltori biologici negli USA sono i più forti oppositori degli OGM, che inquinano i loro raccolti che così restano invenduti, e in più li espongono all’accusa di uso illegale di sementi da parte delle multinazionali produttrici. Questi processi sono già stati centinaia, con gli agricoltori sempre condannati a risarcimenti molto onerosi.
Un paio d’anni fa una varietà di mais OGM autorizzata «solo» per il consumo animale perché sospetta di essere fortemente allergenica è arrivata fin sui banchi dei supermercati, dentro «tacos» e patatine. Corsa frenetica al recupero, miliardi di danni, vari casi di shock anafilattico tra chi li aveva mangiati. Oggi il quadro è ancora peggiore, perché gli USA hanno iniziato a coltivare in campo piante OGM che producono farmaci e vaccini. Solo in quest’ultimo anno, sono stati scoperti due casi di inquinamento della catena alimentare con questi OGM, dimostrando l’inefficacia delle cosiddette «fasce» di sicurezza e dei meccanismi di controllo.
Gli OGM sono organismi vivi e in quanto tali imprevedibili e incontrollabili, se immessi nell’ambiente. Questa è l’unica realtà scientifica provata. Il resto sono chiacchiere di multinazionali alla conquista dei mercati agricoli mondiali.
Il WTO è oggi lo strumento di queste guerre commerciali. L’Europa è già stata condannata per la sua opposizione a importare dagli USA carne di vitelli gonfiati con gli ormoni. Il «tribunale» del WTO ha deciso che questa opposizione non ha basi scientifiche, ma tutti ricordiamo ancora bene i casi di bambini con gravi alterazioni ormonali per essere stati nutriti con omogeneizzati di vitello agli ormoni.
L’Europa deve trovare una voce forte per resistere a questi ricatti commerciali. Un momento importante di questa battaglia sarà la riunione del WTO a Cancun, dove si discuteranno le regole della privatizzazione di tutti i servizi (scuola, sanità, trasporti, ecc…), e dei diritti di proprietà intellettuale (brevetti), che sono il motore della mercificazione degli esseri viventi.
E’ importante premere perché l’Italia, nel suo semestre di presidenza della UE, ribadisca la posizione chiara anti-OGM che ha avuto finora, dando priorità alla salvaguardia della salute dei cittadini, anziché agli interessi delle industrie.
Su questi temi che investono direttamente la nostra vita, il nostro diritto alla salute, facciamo sentire la voce di ognuno di noi, di ogni singolo cittadino, anche quando andiamo a fare la spesa.
Teniamoci alla larga dagli OGM e teniamoli alla larga dai nostri territori. Una volta entrati non se ne andranno più. E’ questa la posta in gioco.
ROMA, 15 Giu Reuters) - Il ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi, che a fine maggio ha tolto la firma dell'Italia da una dichiarazione di alcuni paesi europei contro la ricerca sulle cellule staminali, ha detto oggi che la legge che regola la fecondazione assistita italiana sarà rispettata.
"La legge 40 sarà applicata e il programma dell'Unione, che non prevede il suo cambiamento, sarà rispettata", ha detto Mussi nel corso di un'audizione presso le commissioni Istruzione e Sanità del Senato.
Nel suo intervento, il ministro ha spiegato di aver ritirato l'adesione dell'Italia perché avrebbe compromesso un programma sulla ricerca scientifica finanziato dall'Unione europea con 4760 milioni di euro.
"In questo quadro, era inevitabile misurarsi la dichiarazione sottoscritta dal precedente governo", ha detto Mussi.
"Ho pensato che la legge 40 non ci obbligava a quell'atto", ha aggiunto il ministro, riferendosi alla dichiarazione sottoscritta da alcuni paesi europei, tra cui Austria e Polonia.
La decisione di Mussi è stata criticata dal centrodestra e anche da una parte del centrosinistra, che hanno accusato il ministro di voler modificare la legge sulla fecondazione assistita.
Due giorni fa, però, la commissione governativa per la bioetica presieduta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato ha approvato la decisione di Mussi, affermando che essa non modifica in alcun modo la legge in questione.
Per il ministro, esponente dei Ds, la 40 va applicata, anche se, ha spiegato, tra il 2004 e il 2005 3.610 coppie si sono recate all'estero ricorrere a pratiche di inseminazione vietate in Italia, e se "molti ricercatori si recano all'estero per condurre ricerche proibite dalla legge 40".
"Il Parlamento è sovrano, e se verranno proposte se ne discuterà", ha detto Mussi, aggiungendo di essere abbastanza realista da sapere che "la condizione politica è tale", che si può pensare solo a larghe intese, per modificare la legge 40.
(Reuters)
Il cervello dei bilingui
Il significato delle parole dipende da una stessa area cerebrale, indipendentemente dall'idioma utilizzato
10.06.2006 Per quanto riguarda il cervello, tutte le lingue sono uguali, o quasi. Che la conversazione si svolga in inglese, tedesco o in giapponese – suggeriscono le ricerche più recenti – coloro che parlano fluentemente queste lingue utilizzano lo stesso insieme di regioni cerebrali per dare un senso a ciò che stanno dicendo. Ma se esiste un singolo circuito cerebrale che sovrintende all’espressione linguistica, in che modo le persone bilingui possono sapere di stare utilizzando una sola lingua alla volta?
A questa domanda ha cercato di rispondere sulla rivista “Science” un gruppo di ricercatori dello University College di Londra. Utilizzando tecniche di risonanza magnetica funzionale per monitorare l’attività cerebrale di alcuni volontari bilingui, Cathy Price, insieme con colleghi tedeschi e giapponesi, ha cercato l’“interruttore” che permette al cervello di passare da una lingua all’altra. Ai soggetti venivano mostrate coppie di parole di significato simile come “trota” e “salmone” in inglese. Come atteso, all’apparire della seconda parola le regioni della corteccia temporale interessate reagivano in modo meno evidente, poiché non si trattava di una parola nuova. Le stesse regioni cerebrali reagivano in modo simile quando al termine “salmone” scritto in inglese seguiva la stessa parola scritta in tedesco, come se fosse importante solo il significato di una parola, indifferentemente dalla lingua utilizzata. A reagire in modo intenso al cambio di lingua è invece un’altra area cerebrale: il nucleo caudato sinistro. Insieme con altre ricerche che mostrano come soggetti bilingui con un danno proprio al nucleo caudato sinistro passano da una lingua all’altra senza accorgersi, lo studio suggerisce che è proprio quella l’area in cui è localizzato l’interruttore cercato.
PER SOLDI CLONANO ANCHE I PULCINI...
Brevetto della Origen Therapeutics insieme alla University of California a Davis (Usa)
8 giugno 2006 - Da oggi potranno 'spiccare il volo' pulcini transgenici di ogni tipo, per esempio resistenti all'influenza aviaria, o produttori di farmaci per l'uomo, il tutto con facilita', basso costo e possibilita' di produzione su larga scala del pulcino voluto.
Il grande passo avanti si deve alla Origen Therapeutics che, insieme alla University of California a Davis, ha messo a punto per la prima volta un metodo per coltivare in vitro le cellule germinali primordiali, ovvero i precursori embrionali delle future cellule della riproduzione, spermatozoi e cellule uovo.
Secondo quanto riferito sulla rivista Nature, finora per nessuna specie si era riusciti in quest'intento in quanto le cellule germinali primordiali in vitro tendono a modificare fuori dal controllo dei ricercatori il proprio destino originario.
Queste cellule germinali primordiali cosi' coltivate, ha spiegato Marie-Cecile van de Lavoir, possono essere geneticamente modificate e poi inserite nell'embrione di pollo per ottenere il pulcino desiderato. In questo modo si potranno per la prima volta ottenere pulcini transgenici con la stessa facilita' con cui oggi si producono topi transgenici di ogni tipo.
Questa metodica potrebbe rendere concretamente praticabile creare delle fabbriche di proteine umane da usare come medicinali per l'uomo in cui gli 'operai' siano delle inconsapevoli galline che producano uova contenenti il farmaco biotech.
La Origen Therapeutics aveva dimostrato per la prima volta la possibilita' di produrre anticorpi umani da 10 a 100 volte piu' abili a uccidere cellule tumorali di quelli normalmente prodotti oggi con le tecniche di coltura, dandone notizia meno di un anno fa sulla rivista Nature Biotechnology e prospettando la possibilita' di produrre antibiotici in un modo molto piu' economico che non usando le cellule in coltura.
Col nuovo lavoro la Origen Therapeutics dimostra che si possono clonare pulcini con ogni caratteristica desiderata da usare sia nell'industria agroalientare sia in quella farmacetica.
Le cellule germinali primordiali sono un pugnetto di cellule che si presentano gia' in embrioni precoci e che serviranno a produrre nell'animale adulto le cellule della riproduzione (germinali), ovvero cellule uovo e spermatozoi. Finora i tentativi di coltivare in vitro queste cellule per esempio di topo erano stati vani in quanto le cellule germinali primordiali in vitro tendono a dimenticare il proprio destino di staminali germinali e a trasformarsi in altre cellule staminali.
Non solo i ricercatori Usa sono riusciti per la prima volta a coltivare in vitro le cellule germinali primordiali senza che queste modificassero il loro destino naturale, ma hanno anche dimostrato la capacita' di variare a piacimento il loro destino trasformandole anche in cellule della linea somatica, ovvero le staminali che formeranno i vari tessuti del corpo. Insomma i ricercatori hanno dimostrato la capacita' di manipolare le cellule germinali primordiali a piacimento in vitro, di modificarle geneticamente, oppure di farle rimanere tal quali senza che il mezzo di coltura le modifichi automaticamente fuori del controllo del ricercatore.
Modificando queste cellule geneticamente, hanno concluso i ricercatori, e poi iniettandole in embrioni di pollo, si potranno ottenere i pulcini voluti. Per esempio una modifica di geni del sistema immunitario potrebbe dare alla luce pulcini resistenti all'influenza aviaria, oppure aggiungendo geni umani si potrebbero produrre uova contenenti medicine.
(ANSA)
Funghi spazzini contro la plastica
La soluzione definitiva per smaltire alcune plastiche di scarto in maniera ecologica potrebbe essere contenuta in un fungo: Adam Gusse e i suoi colleghi dell’Università del Wisconsin hanno infatti recentemente scoperto che un comune fungo del legno noto con il nome di Phanerochaete chrysosporium, sarebbe in grado di mangiare e digerire le resine fenoliche normalmente usate in molti settori industriali.
Si tratta di plastiche assai resistenti ma praticamente impossibili da riciclare. La loro struttura molecolare ad anelli, simile a quella del legno, le rende però vulnerabili all’attacco di questi funghi, che si sono rivelati in grado di scindere la resina in elementi chimici più semplici, e di assorbirli al loro interno.
Il processo è però molto lento, e prima di poterlo vedere applicato saranno necessari ulteriori studi.
FIGLI VEGETARIANI? COSA FARE, COME FARE (PER AIUTARLI)
Consigli ai genitori redatti da uno storico pediatra favorevole all'abbandono delle carni
7 giugno 2006 - Il libro di Luciano Proietti "La dieta vegetariana per i bambini e gli adolescenti" sarà presentato in anteprima al Vegfestival di Torino, sabato 17 giugno alle ore 17,15.
"La dieta vegetariana per i bambini e gli adolescenti"
Edizioni Sonda
pp. 144 - € 12,00
collana «Benessere profondo», n. 13
ISBN 88-7106-447-X
Con una prefazione di Tiziana Valpiana,
fondatrice dei «Centri di informazione alla maternità e alla nascita».
È opinione diffusa, confermata anche dalla maggioranza dei medici, che dalla nascita fino ai 18 anni, nel periodo più importante per lo sviluppo del corpo e dell’intelligenza dell’essere umano, il consumo di carne, latte e uova, ossia delle cosiddette proteine animali, sia assolutamente indispensabile. Ma è proprio vero?
Luciano Proietti, medico pediatra con alle spalle un’esperienza sul campo, oltre che padre di tre figli, ci spiega invece come allo stato delle conoscenze scientifiche attuali non solo sia possibile, ma vada sostenuta la scelta di un’alimentazione vegetariana nel bambino. Queste considerazioni sono il frutto di una lunga ricerca svolta dall’autore presso il Centro di auxologia della Clinica pediatrica dell’Università di Torino e di una raccolta di dati sui bambini vegetariani italiani, in collaborazione con l’Associazione Vegetariana Italiana (Avi), la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (Ssnv) e i Centri di Nascita Naturale. Ne è risultata una banca dati con più di 2mila bambini cresciuti con una dieta lacto-ovo-vegetariana (la maggior parte) e lacto-vegetariana o vegana, in modo esclusivo almeno fino ai 3 anni e in molti casi mantenuta anche successivamente.
Un’alimentazione priva di proteine animali infatti, non solo è compatibile con le indicazioni dei Larn (Livelli di Assunzione Raccomandata dei Nutrienti), ma nei primi due, tre anni di vita dovrebbe essere l’alimentazione raccomandata essendo la più fisiologica e quindi la più salutare. Negli anni successivi la dieta vegetariana e vegana può diventare anche uno spunto per invitare il bambino a riflettere e comprendere l’importanza del rispetto di se stessi, degli altri animali e dell’ambiente. Ecco perché la scelta vegetariana è un investimento in «salute» di proporzioni enormi per la società futura, su cui dovrebbero riflettere i responsabili della salute pubblica.
Figli vegetariani è un manuale pratico e completo rivolto a genitori ed educatori, ricco di preziose indicazioni per un'alimentazione in armonia con le leggi naturali, basata su un’ampia esperienza e un solido senso pratico
L'autore
Luciano Proietti è nato a Torino il 22 aprile 1948. A quattordici anni decide il suo percorso di vita: diventare medico e successivamente missionario. Questo percorso è condizionato dall’ambiente famigliare, profondamente religioso, e dalla «scoperta» del dottor Albert Schweitzer attraverso i suoi scritti.
L’interesse per l’alimentazione vegetariana nasce successivamente, intorno ai diciotto anni quando «incontra» Gandhi attraverso le sue opere: la nonviolenza e il rispetto di tutti gli esseri viventi.
L’inizio dell’università coincide dapprima con l’impegno sociale: come capo scout e al servizio degli emarginati presso il Gruppo Abele con l’apertura del primo centro antidroga in Italia (1970); e successivamente con l’impegno politico nel Movimento antimilitarista nonviolento fondato da Capitini, che diede origine in Italia al Movimento vegetariano con la prima Associazione Vegetariana Italiana (Avi).
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, si è specializzato in pediatria e inizia a occuparsi di nutrizione, in particolare di vegetarismo, macrobiotica e igienismo, con particolare riferimento all’età pediatrica.
Nel 1975 svolge le prime ricerche in Italia sull’alimentazione vegetariana nel bambino presso il Centro di auxologia della Clinica Pediatrica dell’Università di Torino, diretto dal professor Lodovico Benso, con le prime valutazioni auxologiche di bambini vegetariani.
Padre di tre figli, d’accordo con la moglie Carla, ha scelto di mantenere con i figli una rigorosa dieta vegetariana in famiglia e lasciare decidere a loro, al momento dell’ingresso nella scuola, cosa mangiare, spiegando le ragioni della propria scelta.
I MEDICI SONO LA TERZA CAUSA DI MORTE
di Barbara Starfield, M.d. (2000) - Traduzione di Luciano Gianazza
Prima ti ignorano,
Poi ridono di te,
Poi ti combattono,
Poi vinci.
Mahatma Gandhi
Sommario di Kah Ying Choo
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Questo articolo del Journal of the American Medical Association fa luce sul fallimento del Sistema Sanitario Americano nel fornire una cura medica decente agli Americani.
Nonostante i costi crescenti della sanità che forniscono l'illusione che la sanità migliori, il popolo americano non gode di buona salute, rispetto alle altre nazioni industrializzate. Fra tredici paesi compreso il Giappone, la Svezia, la Francia ed il Canada, gli Stati Uniti sono al dodicesimo posto, basandoci sul conteggio di 16 indicatori di salute quali le aspettative della vita, la media del basso peso dei neonati e la mortalità infantile. In un altro confronto segnalato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha usato una serie differente di indicatori di salute, di nuovo gli Stati Uniti sono andati male collocandosi quindicesimi fra 25 nazioni industrializzate.
Anche se molta gente attribuisce la scarsa salute alle cattive abitudini degli Americani, Starfield (2000) precisa che gli Americani non conducono uno stile di vita tanto malsano in confronto ad altre nazioni. Per esempio, soltanto il 28 per cento della popolazione maschile degli Stati Uniti fuma, affermandosi quindi al terzo posto fra le 13 nazioni industrializzate nella categoria con meno fumatori. Gli Stati Uniti inoltre hanno realizzato un alto punteggio (quinto posto) per il minor consumo dell'alcool. Nella categoria maschile fra i 50 - 70-enni, gli Stati Uniti.sono al terzo posto per quanto riguarda la concentrazione media più bassa di colesterolo fra 13 nazioni industrializzate. Di conseguenza, la percezione che la salute malferma degli americani sia un risultato delle loro cattive abitudini sanitarie è falsa.
Più significativamente, il sistema medico ha svolto un grande ruolo nell'insidiare la salute degli Americani. Secondo vari studi di ricerca negli ultimi dieci anni, un totale di 225.000 Americani all'anno sono morti come conseguenza dei trattamenti medici ricevuti:
Quindi, le morti indotte dal Sistema Sanitario Americano sono la terza causa principale di morte negli Stati Uniti, dopo le malattie di cuore ed il cancro.
Uno dei problemi chiave del sistema sanitario degli Stati Uniti consiste nel fatto che 40 milioni di persone non hanno diritto all'assistenza sanitaria. Le differenze sociali ed economiche, che sono una parte integrante della società americana, sono replicate nella ineguaglianza del diritto di accedere al sistema di assistenza sanitaria. Essenzialmente, le famiglie di condizione socio-economica bassa sono tagliate fuori dalle possibilità di poter ricevere un'assistenza sanitaria decente.
Citando queste statistiche, Starfield (2000) evidenzia la necessità di esaminare il tipo di assistenza sanitaria fornito alla popolazione degli Stati Uniti. Il paradigma della medicina tradizionale che enfatizza l'uso delle prescrizioni dei farmaci ed il trattamento medico non solo non è riuscito a migliorare la salute degli Americani, ma ha anche condotto verso il declino il benessere generale degli Americani. (2000) Il confronto fatto da Starfield dei sistemi medici del Giappone e degli Stati Uniti evidenzia le differenze fondamentali nei diversi metodi di approccio al trattamento. Diversamente dagli Stati Uniti, il Giappone ha la popolazione più sana fra le nazioni industrializzate. Invece di contare su sofisticata tecnologia e personale specializzato per il trattamento medico come negli Stati Uniti, il Giappone usa solamente la relativa tecnologia per gli scopi diagnostici. Per di più, in Giappone, i membri della famiglia, piuttosto che il personale dell'ospedale, sono coinvolti nella cura dei pazienti.
Il successo del sistema sanitario giapponese testimonia la necessità urgente per gli Americani di cambiare il loro approccio filosofico alla salute e alle cure mediche. Ricorrendo ciecamente ai farmaci, alla chirurgia, alla tecnologia ed all'establishment medico, il sistema sanitario americano ha fatto più danni che bene alla popolazione degli Stati Uniti. L'articolo di Starfield (2000) è di inestimabile valore per la rivelazione degli effetti catastrofici dei trattamenti medici forniti al popolo americano. Per migliorare il sistema sanitario, i legislatori americani e le istituzioni sanitarie devono adottare un approccio completo ed esauriente ed esaminare criticamente il fallimento del paese più ricco nel mondo di fornire un'assistenza sanitaria decente per la sua gente.
Riferimenti:
Starfield, B. (2000, Il 26 Luglio). La salute degli Stati Uniti è realmente la migliore del mondo?
Journal of the American Medical Association, 284(4), 483-485.
World Health Education Initiative