domenica, 29 aprile 2007

Ritirato il farmaco Zelnorm

L'FDA ha imposto il ritiro dal mercato di Zelnorm a causa di reazioni avverse cardiovascolari

L'FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato i pazienti e gli Healthcare Professional che Novartis Pharmaceuticals ha accettato di sospendere le vendite di Zelnorm ( Tegaserod ). Un analisi dei dati ha mostrato una più alta incidenza di infarto miocardico, ictus, tra i pazienti trattati con Zelnorm rispetto a quelli trattati con placebo.

I pazienti che sono in terapia con Zelnorm dovrebbero contattare il proprio medico per discutere trattamenti alternativi. I pazienti che stanno assumendo Zelnorm e che manifestano grave dolore toracico, respiro breve, capogiri, insorgenza improvvisa di debolezza o difficoltà a camminare o a parlare, o altri sintomi di infarto miocardico o di ictus, dovrebbero rivolgersi al pronto soccorso.

Zelnorm è un farmaco approvato per il trattamento di breve periodo delle donne con sindrome dell'intestino irritabile associata a costipazione, e per i pazienti di età inferiore ai 65 anni con costipazione cronica. Novartis ha fornito all'FDA l'analisi di 29 studi clinici riguardanti Zelnorm e che hanno coinvolto 18.645 pazienti, di cui 11.614 trattati con Tegaserod.

I pazienti erano stati assegnati a ricevere Zelnorm o placebo. Il numero dei pazienti, che è andato incontro ad infarto miocardico o a ictus, era piccolo. Tuttavia, i pazienti trattati con Zelnorm avevano una maggiore probabilità di gravi eventi avversi, rispetto ai pazienti trattati con placebo.

Tredici pazienti ( 0,1% ), che avevano assunto Zelnorm hanno presentato gravi reazioni avverse cardiovascolari. Tra questi, 4 pazienti hanno sofferto di infarto miocardico ( uno è morto ), 6 hanno presentato un grave dolore toracico di origine cardiaca e 3 sono stati colpiti da ictus. Nel gruppo placebo, solo 1 paziente ( 0.01% ) ha presentato sintomi che indicavano l'insorgenza di un ictus, che, tuttavia, non ha prodotto conseguenze.

www.xagena.it

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categorie: salute
sabato, 28 aprile 2007

Vaccinazione anti-HPV - Il caso Gardasil: necessità o interesse?

Il New York Times ha dedicato un articolo al caso Gardasil, il vaccino antipapillomavirus che dovrebbe essere somministrato alle adolescenti con l’obiettivo di prevenire le infezioni da virus HPV, alcune delle quali sarebbero associate a sviluppo di tumore della cervice uterina. 
La società produttrice di Gardasil, Merck & Co, sostiene la tesi che è necessario effettuare il più rapidamente possibile la vaccinazione per debellare la malattia.

Le associazioni dei consumatori sostengono che la vaccinazione non è necessaria, perché l’incidenza di carcinoma alla cervice è bassa. Negli USA, su una popolazione superiore ai 250 milioni di abitanti, i nuovi casi di tumore alla cervice sarebbero 9.710 e 3.700 le donne che muoiono, ogni anno (dati FDA).
In Italia, ogni anno, si contano 3.500 nuovi casi di carcinoma con circa 1.000 morti (dati ISS).

L’obiettivo che si prefigge Merck è quello di indurre i legislatori a rendere obbligatoria la vaccinazione, in modo da vendere quantità più elevate di vaccino.
La mancata obbligatorietà avrebbe come conseguenza un numero decisamente più basso di vaccinazioni e minori guadagni.
Per raggiungere il proprio scopo, Merck & Co sta esercitando una forte azione di lobby.
Merck ha finanziato in modo particolare l’associazione Women in Government, che raccoglie le donne legislatrici in modo bipartisan.

Negli ultimi 2 anni, Women Government ha tenuto cene e conferenze per tutti gli Stati Uniti promuovendo la lotta contro il tumore della cervice uterina.
Contro la vaccinazione anti-HPV, si sono schierati gli attivisti contrari all’impiego del vaccino, gruppi religiosi e associazioni dei consumatori.
Gli attivisti anti-vaccino sostengono che la sicurezza del vaccino nel lungo periodo non è stata dimostrata, così come non è noto per quanto tempo il vaccino conferisce immunità contro i tipi virali per i quali il vaccino è stato realizzato.

I gruppi religiosi temono che, essendo l’infezione da HPV una malattia sessualmente trasmessa, l’uso del vaccino possa favorire l’attività sessuale delle ragazze.
La protesta dell’associazione dei consumatori è rivolta soprattutto sull’obbligatorietà della vaccinazione.
Un altro argomento di discussione è il costo del vaccino Gardasil che negli Stati Uniti, costa 360 dollari per 3 iniezioni (300,00 euro in Italia)

Secondo gli analisti, il mercato dell’infezione da HPV potrebbe produrre ricavi per 5 miliardi di dollari/anno, e Merck è in pole position.
Gli enormi interessi economici che stanno alla base della vaccinazione anti-HPV potrebbero spiegare il pressing di Merck sui politici per l’obbligatorietà della vaccinazione.
Sulla propensione di alcuni politici a rendere obbligatoria la vaccinazione anti-HPV, alcune persone ritengono che la concessione dell’obbligatorietà sarebbe un modo per risarcire Merck dalla perdita del Vioxx, il farmaco antinfiammatorio ritirato nel 2004 perché causa di gravi eventi avversi cardiovascolari ( 88.000 a 140.000 persone. Si calcola da 30.000 a 50.000 morti!!!)

Il vaccino, per esercitare la propria attività protettiva, deve essere somministrato a ragazze che non hanno avuto rapporti sessuali.
L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione con una stima di oltre il 75% delle donne sessualmente attive infettate dal virus HPV nel corso della vita.
La storia naturale dell’infezione è condizionata dall’equilibrio che si instaura tra ospite e virus HPV con tre possibili evoluzioni: regressione, persistenza e progressione.
La maggior parte delle infezioni da papillomavirus (70-90%) è transitoria.
La persistenza dell’infezione virale è una condizione per l’evoluzione verso il tumore.

L’insorgenza del tumore è anche favorita dal particolare tipo di virus HPV (i tipi 16 e 18 sono oncogenici), dall’alto numero di partner sessuali, dal fumo di sigaretta e dalla coinfezione con altre malattie infettive sessualmente trasmesse.
Di norma, il tempo che intercorre tra l’infezione da HPV e lo sviluppo di lesioni precancerose è di 5 anni, mentre lo sviluppo del tumore può richiedere decenni.
Il Pap-test è in grado di individuare le lesioni e di prevenire il tumore.
(Xagena2007)

Fonte:
1) The New York Times, 2007
2) EpiCentro ISS, 2007

PS: OGNI FIALA CONTIENE UN ADIUVANTE A BASE DI ALLUMINIO (235 microgrammi)
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categorie: bioetica, salute
venerdì, 27 aprile 2007

FUNGHI: IL PARERE DEL NUTRIZIONISTA CARLO CANNELLA

foto di jay chefIl fungo prataiolo o champignon è un organismo vegetale il cui corpo (micelio) è formato da filamenti (ife) costituiti da cellule prive di clorofilla. Il fungo champignon viene coltivato da più di cento anni dapprima in grotte su humus (terreno composto con materiale organico) e oggi in serra ove il terreno è sostituito da materiale più sicuro e asettico; da 1 quintale di materiale organico si ottengono oltre 25 kg di champignon.

L’uomo ha utilizzato i funghi come alimento dai tempi più antichi, se si pensa che tracce di funghi sono state trovate in insediamenti dell'Età della pietra e Greci e Romani consideravano i funghi come leccornie anche se le testimonianze scritte dell'epoca hanno più a che vedere con i veleni che con i piaceri della tavola!

In effetti, il rapporto dell'uomo con i funghi è duplice e contraddittorio; da un lato la consapevolezza che molte tra le specie più comuni producono tossine ha indotto una prudenza ed un timore pienamente giustificati, dall'altro il ricco sapore - dovuto soprattutto al contenuto in acido glutammico e nucleotidi (una specie di versione naturale del dado da brodo) - ha indotto a non rinunciare al contributo che i funghi possono offrire nell’alimentazione di tipo mediterraneo. I funghi sono alimenti preziosi per variare la nostra alimentazione e gratificare il palato con nuovi sapori e profumi stuzzicanti senza sovraccaricarci di calorie.

Da sempre fanno parte delle nostre abitudini alimentari e quindi si possono ritenere parte della "dieta mediterranea" ricca di alimenti vegetali: cereali, legumi, ortaggi e frutta, con un uso parsimonioso di formaggio, uova e carni, con l'olio d'oliva come condimento ed un buon bicchiere di vino per facilitare la digestione e per meglio sopportare lo stress della vita moderna.

Il risultato di questa prudenza dell’uomo nell’utilizzo dei funghi come alimento è la micologia, una scienza che ha alla base una classificazione di questi organismi considerati vegetali anche se particolari. Infatti, i funghi sono gli unici vegetali senza clorofilla, sarebbe a dire come un animale senza emoglobina!

I funghi, in quanto privi di clorofilla, sono incapaci di utilizzare la luce solare per sintetizzare le molecole organiche di cui hanno bisogno e soddisfano le loro necessità vitali utilizzando materiale in decomposizione (foglie, letame, insetti, aghi di conifere, etc.) oppure sottraendo quanto a loro necessario da altri organismi vegetali viventi prendendo connessione con le radici di alberi quali: pioppi, castagni, faggi, conifere, etc.

Al primo gruppo appartengono i funghi coltivati e tra questi il prataiolo o champignon mentre al secondo tutti i funghi eduli o meno, che crescono nel bosco.

L’insieme delle conoscenze micologiche ha consentito all’uomo di coltivare i funghi su diversi substrati organici e di superare anche condizioni ambientali avverse mediante la inseminazione delle spore – cellule di sopravvivenza del fungo - così numerose da essere comunque statisticamente vincenti. Infatti, quando umidità, temperatura e ogni altro fattore diventano favorevoli, il micelio - cioè l'insieme di filamenti sotterranei che costituisce il corpo del fungo,  fruttifica. Il fungo vero e proprio è quindi l'equivalente funzionale del frutto, così come le spore (minuscole cellule, invisibili ad occhio nudo, prodotte a miliardi da ogni fungo e localizzate tra le lamelle scure, sotto il cappello bianco) sono l'equivalente dei semi.

L'uomo da sempre è incuriosito da questo dono spontaneo del terreno, lo ha raccolto e per evitare i funghi velenosi, ha imparato ad identificarli e a coltivare le specie eduli; quindi l'ossessione classificatoria della micologia ha una ragione soprattutto pratica. Coltivare i funghi consente di poter disporre di un alimento gustoso e nutriente senza correre rischi di intossicazioni e tutto ciò oggi una realtà alla portata di tutti!

Il fungo prataiolo o champignon è di colore bianco con cappello globoso dapprima, poi espanso (6-10 cm di diametro) con margini frangiati e talvolta ornato di piccole squame, ha consistenza carnosa; il colore vira lentamente al rosa a seguito di taglio e/o frattura; l’odore è caratteristico e gradevole. L’aroma del prataiolo è dovuto ad un alcol a 8 atomi di carbonio (1otten-3olo) che si forma per degradazione enzimatica dell’acido linoleico, un acido grasso essenziale per l’uomo presente nel fungo in quantità non elevate ma importanti per una corretta nutrizione. La componente aromatica si perde durante il procedimento di cottura per ossidazione del gruppo alcolico; anche il contenuto in acqua diminuisce con una resa in peso al termine della cottura di circa il 75% mentre il colore tende a scurirsi per ossidazione di composti di natura fenolica.

I funghi, anche se fatti di acqua per circa il 90% del peso fresco, hanno alcuni pregi non indifferenti: apportano poche calorie (20 kcal ogni 100 g), sono praticamente privi di grassi ed hanno un contenuto in proteine, notevolmente superiore sia come quantità che qualità agli altri alimenti di origine vegetale (vedi Tabella).

In particolare le proteine del fungo prataiolo rappresentano una buona fonte di 2 aminoacidi essenziali: lisina e triptofano che sono notoriamente carenti nei cereali.

Una interessante proprietà nutritiva dei funghi coltivati è data dalla presenza di vitamine del gruppo B e tra queste della vitamina B12. Questa vitamina, di origine batterica, viene assunta dal terreno di coltivazione (composto stallatico) e può essere presente nei tessuti fungini da 30 a 65 μg/100 g in funzione dello stadio di sviluppo del fungo e/o del ciclo di fruttificazione. Pertanto il fabbisogno di questa vitamina, essenziale per il trofismo del tessuto nervoso e la maturazione dei globuli rossi, può essere soddisfatto con un parco consumo di funghi prataioli (pochi grammi); questo fatto è molto importante per coloro che seguono diete “vegane” cioè per i “vegetariani stretti” che escludono dalla loro alimentazione anche il latte e le uova.

Quindi nei funghi prataioli c'è tanta acqua, poche calorie (ma attenzione alla quantità di condimento aggiunto!) e pochi grassi, ma di tipo polinsaturo che sono importanti per l’aroma e per la nostra nutrizione; buone quantità di proteine (rispetto agli altri vegetali) con apporto di taluni aminoacidi essenziali carenti nei cerali, piccole quantità di zuccheri; interessanti quantità di vitamine del gruppo B e tra queste di vitamina B12; buona presenza di taluni minerali (soprattutto fosforo e potassio) mentre gli altri minerali (Ca, Fe, Cu, etc.) sono presenti in modesta quantità.

I funghi prataioli sono, come tutti i vegetali, una buona fonte di sostanze “non nutrienti” : fibra e “phytochemicals” (composti organici di origine vegetale) che svolgono un ruolo importante nella nostra alimentazione quotidiana anche per gli effetti protettivi e di biomodulazione che svolgono a livello del tubo digerente.

Il valore alimentare del fungo champignon o prataiolo è tutt’altro che limitato come si potrebbe dedurre dalla composizione ove l’acqua rappresenta il 90% grazie al contenuto in proteine, vitamine, fibra e altri composti organici anche se è arduo pensare di utilizzarli in sostituzione di carne, formaggi, uova o legumi.

Un'alimentazione variata e ricca di sapori genuini nella quale anche i funghi, ed in particolare il prataiolo, hanno contribuito a rendere completo il potere nutrizionale e ad arricchirlo di una caratteristica che oggi viene indicata con il termine di "funzionale". Vengono chiamati funzionali quegli alimenti che per il fatto di contenere alcune componenti (microrganismi, sostanze non digeribili, etc.) sono dotati di potenziali effetti metabolici e modulatori di attività fisiologiche al di la di quanto osservato per gli altri alimenti. In altre parole queste componenti pur non avendo valore nutrizionale sono in grado di esplicare effetti benefici sulla salute (sulla risposta immunitaria, sulla resistenza alle infezioni, sulla colesterolemia, etc.).

Chi può dubitare che anche i funghi con le loro sostanze non nutrienti, fibra e phytochemicals, non contribuiscano alla "funzionalità" della dieta mediterranea?

E' bene ricordare quanto giovamento ha tratto fino ad oggi l'umanità da alcuni funghi microscopici: gli antibiotici (penicillina), la lievitazione e le diverse fermentazioni (alcolica, lattica, etc.), per citare solo gli esempi più importanti.

Di fronte al panorama di alimenti funzionali che l'industria alimentare ci propone mediante il sapiente uso delle più moderne tecnologie alimentari,perché non ringraziare la natura che mediante la biodiversità dei frutti della terra, funghi inclusi, ci offre gratuitamente tanta funzionalità per il nostro benessere psico-fisico!

Con i funghi prataioli o champignon si possono preparare numerose pietanze, tutte gustose; richiedono solo una accurata rimozione delle incrostazioni terrose dal gambo del fungo ed un lavaggio con acqua corrente seguito da un risciacquo.

Bisogna maneggiarli con delicatezza per non disperdere il profumo caratteristico del fungo champignon che, intero o tagliato in pezzi - a seconda delle dimensioni, è così pronto per le più diverse preparazioni gastronomiche. Se si preferiscono crudi: appetitose insalate con fettine sottili di funghi, piccole scaglie di parmigiano-reggiano, gherigli di noci e magari l'aggiunta di qualche goccia di aceto balsamico di Modena.

Se cotti, si è più sicuri sull’igiene e si migliora il sapore e la consistenza: dalla croccante frittura - dopo averli coperti con un sottile velo di farina - alla classica "trifolatura" ovvero rosolatura in olio extra vergine d'oliva (insaporito con uno spicchio d'aglio) seguita dall'aspersione con prezzemolo tritato.

http://www.fun.go.it

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mercoledì, 25 aprile 2007

Effetti del consumo di carne sul fascino

Icona fonte notizia25/04/2007 - Un nuovo studio condotto su 17 volontari maschi tenuti alternativamente per 2 settimane a dieta contenente carne e a dieta priva di carne, rivela che il loro odore viene giudicato significativamente più attraente e piacevole da parte di 30 volontarie femmine, quando seguivano la dieta priva di carne.

Questo perché l'odore delle secrezioni corporee è condizionato, tra altri fattori, anche dalla composizione della dieta.

Evidentemente alcune sostanze contenute nella carne sono in grado di influenzare negativamente le proprietà organolettiche delle nostre secrezioni corporee, rendendo più piacevole la vicinanza di chi non ne consuma!

Ulteriori speculazioni sul significato di questo riscontro in termini di evoluzione della specie umana?

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martedì, 24 aprile 2007

Vitamina C? Meglio il succo d’arancia
Una ricerca dell’università di Milano conferma che il frutto ha un maggior effetto antiossidante della semplice vitamina C

MILANO - Meglio una spremuta della vitamina C. E non solo per il gusto e il potere dissetante ma anche per le proprietà antiossidanti. Uno studio condotto dalle ricercatrici Serena Guanieri, Patrizia Riso e Marisa Porrini, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’università di Milano, rileva che le arance hanno un migliore effetto anti-ossidante della vitamina C sintetizzata in laboratorio. La ricerca è stata condotta confrontando gli «effetti» di spremuta di arancia, acqua addizionata di vitamina C e acqua e zucchero a un gruppo di volontari. Due campioni di sangue prelevati 3 e 24 ore dopo la somministrazione delle bevande sono poi stati esposti al perossido di idrogeno, uno dei più noti ossidanti del dna cellulare. A le cellule meno danneggiate erano quelle di chi aveva bevuto la spremuta.
PIGMENTI ROSSI - Dal momento che sia il succo che l’acqua vitaminizzata contenevano la stessa quantità di vitamina C (125milligrammi) le spiegazioni dei risultati devono cercarsi altrove. «I dati sono chiari – spiega Marisa Porrini - e indicano che nel succo d’arancia ci sono altre sostanze che hanno molto probabilmente un’azione sinergica che aumenta le capacità antiossidanti della vitamina C».
Tra i possibili candidati a svolgere tale azione l’indiziato maggiore è la cianidina 3-glucoside, una molecola presente nei pigmenti rossi degli agrumi. Altre analisi saranno effettuate per verificare l’ipotesi.
FRUTTA E VERDURA - I risultati, pubblicati sul British Journal of Nutrition, e ripresi anche da Nature confermano la linea di indagine che le autrici portano avanti da anni sugli effetti antiossidanti di frutta e la verdura. Sotto la lente del team di ricerca dell’università di Milano sono passati anche spinaci e broccoli, che hanno quasi sempre dimostrato un effetto migliore rispetto ai loro «surrogati» di laboratorio. David Heber, dell’università di California, conferma che la ricerca delle italiane suggerisce a tutti i colleghi di non dimenticare mai l’importanza dell’origine naturale delle vitamine che studiano. Nell’attesa che vengano individuati con precisione i corresponsabili antiossidanti, possiamo trarne consigli facilmente immaginabili per la nostra condotta: mangiare più frutta e verdura (a parte i casi clinici in cui sono espressamente bandite dalla dieta). «Questi alimenti devono essere una costante della nostra alimentazione – precisa Porrini - devono essere consumati quotidianamente, solo così il loro effetto benefico è assicurato».

Gabriele De Palma
23 aprile 2007
www.corriere.it
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categorie: salute
domenica, 22 aprile 2007

Un uomo nel pallone

PROVA A PRENDERMI! Il 38enne artista Arnd Drossel dà da  mangiare a 3 «gattoni» dall'interno di un  pallone d'acciaio nel safari park di Stukenbrock, Germania.  (EPA/OLIVER KRATO)

22 aprile 2007 - Per sostenere le loro nobili cause, gli attivisti se ne inventano di tutti i colori, sfruttando spesso le proprie abilità e capacità professionali. Come Arnd Drossel, artista e designer tedesco, che ha costruito una sfera di 120 kg intrecciando 250 cavi d’acciaio. E, come se non bastasse, è poi entrato nella palla metallica e ha iniziato a camminarci dentro, come un criceto; con questo curioso mezzo di trasporto, l’11 aprile scorso ha intrapreso una marcia di 300 km in Germania. Drossel ha ideato questa dimostrazione per attirare l’attenzione dei media e del pubblico sui problemi legati all’assistenza di coloro che soffrono di disturbi mentali.

www.focus.it
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categorie: notizie varie
sabato, 21 aprile 2007

L'ovest degli Stati Uniti ne avrebbe già perso il 60 per cento
Api disorientate dai telefonini
La nostra passione per la telefonia mobile potrebbe essere la causa della misteriosa scomparsa delle api impollinatrici

foto di Anna Pagnacco
REGNO UNITO – Tutta colpa delle emissioni elettromagnetiche. Proprio così: è colpa delle radiazioni dei cellulari e degli altri gadget hi-tech se le api perdono l’orientamento e non sanno più dove devono andare per svolgere il loro compito di impollinatici.
ISTINTO IN TILT – Perlomeno questo è quanto sostenuto da un gruppo di scienziati dalla Landau University, secondo i quali l’inspiegabile scomparsa da molte regioni americane di intere colonie di api che impollinano i raccolti potrebbe essere attribuita proprio alle onde elettromagnetiche, che interferiscono con il «sistema di navigazione» degli insetti facendo loro perdere l'orientamento. In pratica le api non riescono a tornare alle arnie, dove rimangono solo la regina, le uova e le api operaie, e quindi muoiono.
PERICOLO CARESTIA - Il fenomeno – chiamato Colony Collapse Disorder (CCD) – si è verificato inizialmente negli Usa, lo scorso autunno, estendendosi poi anche all'Europa, dove recentemente è stato segnalato da numerosi apicoltori. Si stima che il versante occidentale degli Stati Uniti abbia già perso il 60 per cento delle api impollinatrici, mentre la perdita negli stati orientali sarebbe del 70 per cento. Il CCD interessa inoltre Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Grecia, Italia, Scozia, Galles e Inghilterra, anche se in alcuni casi le autorità negano l’emergenza. Come riferisce l’Independent, la questione preoccupa molto gli esperti, i quali temono che l’amore incondizionato della gente verso i telefonini e compagni finisca per interrompere il ciclo biologico di molti raccolti, causandone la scomparsa in tutto il mondo e portando alla conseguente carenza di approvvigionamenti alimentari, poiché – come sosteneva Albert Einstein – se le api dovessero scomparire, «alla specie umana resterebbero solo quattro anni di vita».

Alessandra Carboni
(foto di Anna Pagnacco)
16 aprile 2007
www.corriere.it
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categorie: ecologia
venerdì, 20 aprile 2007

Pomodori, pesche e mele sono più sani se "bio"
Tre studi tedeschi: hanno proprietà nutrizionali migliori rispetto ai frutti tradizionali

mele11 aprile 2007 La prossima volta che dovrete acquistare pomodori, pesche o mele, tenete presente che "bio" è meglio. Potrebbe essere questo il consiglio che si può desumere da tre nuovi progetti di ricerca europei dell'università di Hohenheim, in Germania, secondo cui queste tre tipologie di frutta avrebbero maggiori qualità nutrizionali rispetto a quelle convenzionali.  Un risultato che suffragherebbe quanto già emerso da un'altra recente ricerca Usa sul kiwi.
Secondo gli studiosi tedeschi, i pomodori biologici "contengono più materia secca, zuccheri totali e residui, vitamina C, betacarotene e flavonoidi". Mentre i pomodori convenzionali sarebbero più ricchi di licopene e acidi organici.
Quanto alle pesche, "quelle biologiche hanno un maggior contenuto di polifenoli al momento della raccolta", grazie alla particolare tecnica di coltivazione. Discorso analogo per le mele: gli studi hanno riscontrato nella purea di mele biologiche un maggior contenuto di sostanze bio-attive (fenoli, flavonoidi e vitamina C) rispetto a quella ottenuta da mele convenzionali.

www.staibene.it
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categorie: salute
mercoledì, 18 aprile 2007

Come funziona la Metamedicina?

La Metamedicina utilizza alcune chiavi che potrebbero essere paragonate a quelle matematiche. Quando impariamo la matematica, si impara dapprima l’addizione, poi la sottrazione, quindi la moltiplicazione ed infine la divisione: con questi mezzi possiamo arrivare fino alla matematica quantistica. Lo stesso è per la Metamedicina. All’inizio impariamo a trovare delle relazioni tra l’organo malato e ciò che sta vivendo la persona: Se, per esempio, una persona ha mal di gola, essendo la gola l’organo dell’espressione, noi potremo interrogare il soggetto per sapere se ha paura di dire qualcosa o di esprimersi.

La prima chiave interessa dunque l’organo malato e il suo ruolo o la sua funzione.

 La seconda chiave prende in considerazione la manifestazione (il sintomo). Si tratta di un dolore, un’ustione, dei crampi, sanguinamenti, pruriti ecc …….

Prendiamo il caso di una persona che manifesta un eczema all’ orecchio, ed un’altra alle mani.

Consideriamo innanzitutto l’organo, ossia l’orecchio. Ci domanderemo: a cosa servono gli orecchi? Servono ad ascoltare ed a sentire.

Poi terremo conto del tipo di manifestazione che, in questo caso, è l’eczema. L’eczema colpisce la pelle dell’orecchio, non l’udito. La pelle è l’organo del toccare, pertanto essa riguarda i contatti. L’eczema è una manifestazione della perdita di contatto e si ritrova nei conflitti di separazione, per esempio la perdita di una persona molto cara. I bambini e gli adolescenti che presentano un eczema , molto spesso soffrono per l’assenza della madre che si allontana per andare a lavorare.

Alla persona  affetta dall’eczema all’orecchio, potremmo porre questa domanda : E’ possibile che tu sia triste perchè hai perduto una persona che amavi?

 Ho trattato molti casi di persone affette da eczema, ma ricordo in particolare il caso di una bambina, seguita da molti anni da un dermatologo per un problema di eczema agli orecchi, che non riusciva a guarire. Quando le ho fatto quella domanda, lei si è messa a piangere. Aveva manifestato quell’eczema subito dopo la morte del nonno al quale era molto attaccata. A lei piaceva molto ascoltare le favole che lui le raccontava. Dopo averla aiutata ad elaborare il lutto del nonno, il suo eczema è scomparso.   

Per un eczema alle mani, non porremo la stessa domanda, poiché non facciamo con le mani quello che facciamo con gli orecchi. Che cosa si fa con le mani? Ci serviamo delle nostre mani per eseguire degli ordini, quindi per creare, giocare o lavorare. Siccome l’eczema ci avverte che ci sentiamo abbandonati, ci potremmo chiedere da chi o da che cosa ci sentiamo abbandonati. Ad una persona che manifesta questo problema potremmo chiedere: E’ possibile che tu fai un lavoro che non ti piace o vorresti fare altre cose? Ci si può sentire abbandonati da qualcuno, ma anche da ciò che desidereremmo fare.

Se sono i nostri piedi ad essere colpiti, è possibile che ci si senta separati dal luogo in cui vorremmo essere ?

E si potrebbe continuare così per ogni parte del corpo.

Ricordiamo dunque che l’organo e la manifestazione ci possono già dare una buona indicazione di quello che sta vivendo la persona.

La terza chiave riguarda la comparsa del sintomo o il momento in cui si sono manifestati i primi sintomi.

La domanda da porre è chiara : « quando sono cominciati i disturbi?

Che cosa è successo nella vita di questa persona, prima che si manifestassero i primi sintomi?

Potremo indagare per sapere se ha vissuto una situazione emozionale o un sentimento particolare.

E’ importantissimo aiutare la persona a dare un nome al suo sentimento o alle sue emozioni. Per esempio, una donna ha dolori alle spalle da un bel po’ di tempo, ma non sa esattamente da quando.

Le spalle rappresentano la capacità di portare dei carichi. Il dolore che si manifesta è spesso associato alla paura o ad un senso di colpa. E’ possibile che questa persona, invece di affidare ai suoi cari la loro parte di responsabilità,  si carichi lei di tutta la responsabilità per timore di perderli o di perdere il loro amore? E’ possibile che si senta caricata di un peso troppo pesante?

La quarta chiave riguarda i fenomeni di risonanza. Il sintomo si manifesta con discontinuità o in una situazione particolare o in un momento ben preciso, per esempio al mattino. Una persona mi ha scritto che voleva assolutamente capire la ragione di un’allergia che si manifestava con una secrezione nasale chiara, al mattino al risveglio, ma spariva durante la giornata.

Utilizzando le chiavi della Metamedicina, sapevo che il naso significa sia la vita, poiché noi inaliamo l’aria attraverso le narici, sia l’odorare, poichè è l’organo dell’odorato. La secrezione chiara depone per una tristezza poiché quando piangiamo osserviamo lo stesso fenomeno. Il mattino corrisponde alla nostra nascita.

La domanda che le ho posto è la seguente: c’è forse una grande tristezza che ti affligge in questo momento? In effetti, ogni risveglio mattutino le ricordava l’assenza del marito morto. Liberandosi di quella tristezza, si è liberata di quella che chiamava la sua “allergia”.

Si potrà anche verificare se questo disturbo si era già manifestato in passato. C’è stato un momento in cui questo disturbo è scomparso?

Una persona soffriva di psoriasi alle gambe e alle braccia, quando lavorava ma, durante le vacanze o durante le gravidanze la psoriasi scompariva completamente.

Che cosa viveva sul posto di lavoro che non viveva durante le vacanze o durante le gravidanze? Servendoci ancora delle chiavi della Metamedicina, constatiamo che le gambe servono ad andare avanti e le braccia a prendere. Inoltre, avendo interessato la pelle, intuiamo che ci dovevano essere dei conflitti nei suoi contatti. La psoriasi riguarda un doppio conflitto, innanzitutto quello di essere abbandonato e, se colpisce solo l’epidermide, il secondo conflitto può essere legato ad un senso di colpa. Se raggiunge anche il derma dovremmo indirizzare le nostre ricerche verso un senso di vergogna..

La domanda che le ho posto è stata la seguente « Credi di non essere compresa per quello che fai o addirittura pensi che sei tu a non essere OK?

Ritroviamo qui il doppio conflitto: quello di essere abbandonata dagli altri e  di non sentirsi compresa in ciò che riceveva (le sua braccia) e nella strada che percorreva (le sue gambe) e il senso di colpa per non sentirsi abbastanza adeguata. Era esattamente quello che stava vivendo. Era molto sorpresa che con una semplice domanda avessi toccato nel segno.

La quinta chiave consiste nell’indagare se il disturbo o la malattia comporta dei vantaggi o una scappatoia per la persona colpita.

Anche se gli incidenti sono spesso legati ad un senso di colpa, un incidente o una malattia può essere ciò che serve ad una persona per fermarsi o per concedersi tutto il tempo di cui ha bisogno per se stessa  o per fare qualcosa che desidera fare. E’ anche possibile che quell’incidente o quel disturbo le offra una scappatoia per sfuggire da una situazione alla quale non trova soluzione.

Un’ infermiera che soffriva di tendinite al braccio destro mi confidava che ogni volta che doveva incontrare il medico, il suo braccio le faceva male, così lei otteneva un prolungamento del suo congedo per malattia, e ciò le permetteva di seguire i corsi che non avrebbe potuto seguire se avesse lavorato.

La sesta chiave  consiste nel ricercare se questo disturbo impedisce a questa persona di fare qualcosa. Se sono cose che le piacciono, come ballare, è possibile che nasconda un senso di colpa che le crea una forma di autopunizione. Se ancora non riesce a capire, bisogna verificare se per caso non si è fermata alla critica o alla sofferenza degli altri.

La settima chiave consisterà nello stabilire se c’è un legame tra ciò che vive o prova la persona e la manifestazione del suo inconscio. Un persona con un’ulcera corneale, essendosi sottoposta a vari trattamenti senza risultato, mi ha chiesto di riceverla per un consulto. Abbiamo considerato tutte le situazioni difficili che viveva per trovare delle soluzioni. Alla fine del nostro incontro mi ha detto: “Non vedo una via d’uscita…” Le feci allora prendere coscienza di ciò che aveva appena detto in rapporto al suo problema agli occhi. Dopo i suoi occhi guarirono.

L’ottava chiave consiste nello scoprire se la persona che ha chiesto il nostro consulto si trova in una fase attiva o di remissione della malattia. La fase attiva dura fino a quando dura il conflitto. Allorché non è più sconvolta, non ha più paura ed ha trovato la soluzione ai suoi problemi, ci sono delle buone possibilità che la sua malattia si trovi in una fase di recupero che la porterà alla guarigione.

La nona chiave consiste nell’aiutare la persona  a trovare la soluzione ai suoi problemi ed aiutarla a trasformare il sentimento o l’emozione in causa.

Se in seguito ci sarà un miglioramento o la sparizione del disturbo, vuol dire che la causa è stata riconosciuta e risolta. In caso contrario, è possibile che ci siano altri elementi responsabili che non sono stati identificati.

www.metamedicina.com
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categorie: salute, notizie varie

Il business della malattia e i soldi dei contribuenti

Milano: e' nato centro oncologico
Un campus di 40. 000 metri quadrati, ospita 500 scienziati

MILANO, 16 APR - E' nato a Milano, sotto la supervisione di Umberto Veronesi, il piu' grande laboratorio di ricerca oncologica d'Europa. Vi lavorano gia' molti ricercatori stranieri e i progetti per il futuro prevedono di avere sempre piu' giovani dai paesi extraeuropei, per i quali saranno lanciati i bandi di concorso. Il nuovo campus e' un complesso post-industriale di circa 24.000 metri quadrati, che ospita 40 gruppi di ricerca e circa 500 scienziati, di cui il 30% non italiani.

ANSA
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martedì, 17 aprile 2007

Sguardi erotici

14 aprile 2007 - Uomini e donne, si sa, guardano al sesso con occhi differenti. Ma uno studio condotto recentemente dal Centro per le Neuroscienze Comportamentali di Atlanta (USA), analizzando il modo in cui i due sessi guardano i ritratti erotici o le immagini pornografiche, è giunto a conclusioni inaspettate.
Dalla ricerca è infatti emerso che gli uomini, quando osservano foto di nudi femminili, focalizzano la propria attenzione prima di tutto sul volto della donna ritratta, anziché su altre parti del corpo; le donne, invece, nel vedere i nudi maschili, passano più o meno lo stesso tempo degli uomini a guardare le zone erotiche.
L’indagine è stata condotta utilizzando tecnologie che permettono di tracciare i movimenti dell’occhio, e ha permesso di confermare alcune ricerche precedenti. In particolare sembra che l’attenzione delle donne dipenda dal livello di ormoni presenti nell’organismo. Per esempio, sembra che le utilizzatrici di contraccettivi ormonali sono più attratte dai genitali maschili, mentre le altre dedicano più tempo a osservare la foto nel suo insieme.
Responsabile di queste differenze tra uomini e donne sembra essere una piccola zona del cervello chiamata amigdala, che si attiva in modo diverso nei due sessi.
Questi riscontri inattesi potrebbero giocare un ruolo chiave nell’aiutare i ricercatori a comprendere in modo più approfondito i meccanismi e le cause dello stimolo sessuale, e i suoi effetti anche su questioni importanti come la salute pubblica.

www.focus.it
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sabato, 14 aprile 2007

Eros secondo natura
Guida al sesso ecologico, equo e solidale

Meglio fare l'amore al buio o, più romanticamente, a lume di candela; proibito l'uso di vaselina e di giocattoli erotici di plastica o assemblati da bambini asiatici sfruttati; e infine è più sexy risparmiare acqua facendo la doccia in due. Sono solo alcuni dei consigli inseriti nella più singolare guida erotica del momento: Guide to Environment-Friendly sex, le regole di Greenpeace per un sesso ecologico, equo e solidale.
L'idea è quella di fare comprendere agli amanti che anche l'attività erotica ha un impatto sull'ambiente. Il libro spiega così che è meglio risparmiare energia elettrica scambiandosi dolci effusioni a luce spenta o nella penombra di lievi fiammelle accese. Se si ama il sesso all'aperto, prima di rotolarsi sul prato in costume adamitico, meglio accertarsi che nell'erba non ci siano pesticidi chimici ma, al massimo, fertilizzanti biologici.
Per le romantiche cenette è più opportuno optare per frutti non geneticamente modificati. Le ostriche poi saranno anche afrodisiache, ma Greenpeace informa che la fauna degli oceani viene distrutta dalla pesca a ritmi mai registrati prima. Meglio ricorrere a più ecologiche bevande al guaranà e al caju, dai poteri rinvigorenti e magari distribuite dalle cooperative eque e solidali.
Un'attenzione particolare meritano poi i giocattoli erotici per i componenti chimici della plastica usata. Al bando il pvc, che crea la micidiale diossina, e i ftalati. Sul banco degli imputati è finito soprattutto il famoso Jack rabbit vibrator che stimola le zone erogene femminili e che è diventato uno degli oggetti di culto delle statunitensi. Secondo Greenpeace Olanda, questo vibratore contiene una grande quantità di ftalati, elementi che provocherebbero danni a fegato, polmoni, reni e disfunzioni ormonali. Secondo l'associazione ambientalista olandese, sette sex toys su otto contengono ftalati in percentuale variabile tra il 24 e il 51, e dunque sono pericolosi per la salute femminile. Da notare che nel 2005 l'Unione europea ha vietato l'uso degli ftalati Dehp nei giocattoli per bambini e dunque ora ci si chiede.
Quindi meglio scegliere sex-toys in caucciù o cuoio e che siano prodotti in luoghi dove non si sfruttino le giovani mani di bambini asiatici.
Infine attenti alla vaselina: è a base di combustibili fossili.

Tiscali news
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venerdì, 13 aprile 2007

Tradimento e Amore

di Umberto Galimberti

Non si dà amore senza possibilità di tradimento così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore. A tradire infatti non sono i nemici e tantomeno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte.

        Nel suo saggio su Il tradimento che è possibile leggere in Puer Aeternus (adelphi) James  Hillman prende in esame le possibili reazioni al tradimento, indicando tra queste: quelle che bloccano la coscienza e quelle che la emancipano. Innanzitutto la “vendetta” che è una risposta emotiva che salda il conto ma non emancipa la coscienza perché quando è immediata non ha altro significato se non quello di scaricare una tensione, mentre quando è procrastinata, quando attende l’occasione buona, restringe la coscienza in fantasie di astiosità e crudeltà impedendole di far qualsiasi altra esperienza. La vendetta rattrappisce l’anima. Non diversamente opera il meccanismo della “negazione”. Quando in un rapporto uno dei due subisce una delusione, la tentazione è quella di negare il valore dell’altro prima idealizzato. Non si è voluto vedere l’ombra dell’altro quando si era innamorati, ora dopo il tradimento, si ricaccia l’altro per intero nella sua ombra. Due eccessi, dove prima l’amore cieco e poi il cieco odio dicono quanto infantile e primitiva è la nostra anima.

         Più pericoloso è il “cinismo” che non solo nega il valore dell’altro, ma fa dire che l’amore è sempre una fregatura, che i grandi amori sono per gli ingenui, cercando in questo modo di cicatrizzare la fiducia infranta. Con i cocci dell’idealismo si costruisce la filosofia del rude cinismo capace solo di offrire un ghigno a quella che un tempo era la propria stella. Ma forse ancora più preoccupante del cinismo  è il “tradimento di sé”, per cui una confessione, una poesia, una lettera d’amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno, insomma i nostri valori emotivi  più profondi diventano cose ridicole, da sbeffeggiare sguaiatamente per evitare di vergognarsi di averle un giorno provate. E’ una strana esperienza quella di trovarsi a tradire se stessi e a trattare le proprie esperienze emotive vissute nel tempo dell’amore come esperienze negative e spregevoli.

Ma con la vendetta, la negazione, il cinismo, il tradimento di sé non siamo ancora all’ultimo stadio quando per proteggerci dall’eventualità di essere nuovamente traditi optiamo per la “scelta paranoide” che, per instaurare un rapporto esente dalla possibilità del tradimento, mette in atto quelle liturgie come le dichiarazioni di fedeltà eterna, le prove di devozione, i giuramenti di mantenere il segreto. Sono questi atteggiamenti che attengono non  alla sfera dell’amore, ma alla sfera del potere. Quando infatti un marito, un amante, un discepolo o un amico si sforzano di soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide, dando assicurazioni di fedeltà per cancellare la possibilità del tradimento, è garantito che si sta allontanando dall’amore, perché amore e tradimento attingono alla stessa fonte.

     Se evitiamo di cadere nei pericoli fino qui descritti e quindi di rimanervi in essi sterilmente fissati, allora l’esperienza del tradimento può rivelare il suo aspetto più creativo ed evolutivo della coscienza, che, per Hillman, come del resto per la tradizione cristiana, trova la sua espressione nel “perdono” che, riconoscendo il tradimento e passando oltre, toglie all’amore il suo aspetto più infantile che è l’ingenuità e l’incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d’ombra.

     Ma si può davvero perdonare, se è vero che l’io si mantiene vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio, al suo senso dell’onore? Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo perché il perdono non viene dall’io. E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del “reciproco riconoscimento”.

      Siccome i due sono ancora legati in un rapporto dei nuovi ruoli di traditore e di tradito, i due possono soccorrersi solo se il traditore non attenua la crudeltà del tradimento e, riconoscendolo senza ammorbidirlo con false giustificazioni, consente all’altro di trovare da sé la spiegazione, e così di  passare dalla beata innocenza della fiducia originaria, dove mai neanche lontanamente si profilava il male, a quella coscienza adulta che sa che, ogni volta che siamo in relazione con l’altro, mettiamo in atto anche il nostro desiderio di non annullarci nell’altro.

     Vogliamo essere con l’altro, ma nello stesso tempo, per salvare la nostra individualità, vogliamo non esserci completamente. Di qui quell’esserci e non esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa. Perché l’amore è una “relazione”, non una fusione. Se infatti non esistessimo come individualità autonome, non solo non potremmo incontrare l’altro e metterci in relazione, ma non avremmo neppure nulla da raccontare all’altro fuso simbioticamente con noi.

    Come dice Gabriela Turnaturi nel suo bel libro Tradimenti (Feltrinelli) quando lei o lui iniziano un viaggio fuori dal  “noi” che non emancipa, non consente né crescite né arricchimenti e neppure parole da scambiare che non siano già dette o già sapute prima che siano pronunciate. Amore è un gioco di forze dove si decide a quale dio offrire la propria vita: al dio della felicità che sempre accompagna  la realizzazione di sé, o al dio della sicurezza che molto spesso si affianca alla negazione di sé. 

   Il traditore di solito queste cose le sa, meno del tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di sé stesso per non essere più amato dall’altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo dell’amore, la sua identità era solo un dono dell’altro. Tradendolo, l’altro lo consegna a sé stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare sé stesso.

    Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato sé stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un’arca protetta, dove il camuffamento dei nomi fa chiamare amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare sé stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.

     Nel viaggio che si intraprende fuori dal “noi” e che prescinde dal “noi”, è il “noi” che si tradisce, mai il “tu” Quel che si imputa al traditore è di essere diventato diverso e di muoversi non più in sintonia, ma da solo. Soltanto se si accetta il cambiamento dell’altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione. Il tradimento non è più percepito come tradimento. Ma ridefinirsi è difficile così come accettare il cambiamento. Per questo le vie più battute sono quelle della fedeltà, o in alternativa quelle del risentimento e della vendetta.

     Se queste considerazioni hanno una loro plausibilità occorre riscattare, almeno in parte, i traditori dall’infamia di cui solitamente sono ricoperti, perché in ogni tradimento c’è un lampeggiare di verità e autenticità che chi è tradito non vuol mai vedere. Tradire un amore, tradire un amico, tradire un’idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa svincolarsi da un’appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami  ma possiamo crescere e diventar noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: “non sono come tu mi vuoi”

     C’è infatti in ogni amore, da quello dei genitori a quello dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all’interno di quel recinto che è l’amore che non dobbiamo tradire. Ma in ogni amore che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c’è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d’ombra.

   Eppure senza profilo d’ombra, quella che puerilmente chiamiamo amore, c’è l’incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero addio. E in ogni addio c’è lo stigma del tradimento e insieme dell’emancipazione . C’è il lato oscuro dell’amore  che però è anche ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.

     Amore e tradimento devono infatti l’un l’altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l’un l’altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativi impropriamente scambiata per amore. Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita
                  
da "La Repubblica" del 27/08/2003
U. Galimberti
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