L'FDA ha imposto il ritiro dal mercato di Zelnorm a causa di reazioni avverse cardiovascolari
L'FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato i pazienti e gli Healthcare Professional che Novartis Pharmaceuticals ha accettato di sospendere le vendite di Zelnorm ( Tegaserod ). Un analisi dei dati ha mostrato una più alta incidenza di infarto miocardico, ictus, tra i pazienti trattati con Zelnorm rispetto a quelli trattati con placebo.
I pazienti che sono in terapia con Zelnorm dovrebbero contattare il proprio medico per discutere trattamenti alternativi. I pazienti che stanno assumendo Zelnorm e che manifestano grave dolore toracico, respiro breve, capogiri, insorgenza improvvisa di debolezza o difficoltà a camminare o a parlare, o altri sintomi di infarto miocardico o di ictus, dovrebbero rivolgersi al pronto soccorso.
Zelnorm è un farmaco approvato per il trattamento di breve periodo delle donne con sindrome dell'intestino irritabile associata a costipazione, e per i pazienti di età inferiore ai 65 anni con costipazione cronica. Novartis ha fornito all'FDA l'analisi di 29 studi clinici riguardanti Zelnorm e che hanno coinvolto 18.645 pazienti, di cui 11.614 trattati con Tegaserod.
I pazienti erano stati assegnati a ricevere Zelnorm o placebo. Il numero dei pazienti, che è andato incontro ad infarto miocardico o a ictus, era piccolo. Tuttavia, i pazienti trattati con Zelnorm avevano una maggiore probabilità di gravi eventi avversi, rispetto ai pazienti trattati con placebo.
Tredici pazienti ( 0,1% ), che avevano assunto Zelnorm hanno presentato gravi reazioni avverse cardiovascolari. Tra questi, 4 pazienti hanno sofferto di infarto miocardico ( uno è morto ), 6 hanno presentato un grave dolore toracico di origine cardiaca e 3 sono stati colpiti da ictus. Nel gruppo placebo, solo 1 paziente ( 0.01% ) ha presentato sintomi che indicavano l'insorgenza di un ictus, che, tuttavia, non ha prodotto conseguenze.
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Il New York Times ha dedicato un articolo al caso Gardasil, il vaccino antipapillomavirus che dovrebbe essere somministrato alle adolescenti con l’obiettivo di prevenire le infezioni da virus HPV, alcune delle quali sarebbero associate a sviluppo di tumore della cervice uterina.
La società produttrice di Gardasil, Merck & Co, sostiene la tesi che è necessario effettuare il più rapidamente possibile la vaccinazione per debellare la malattia.
Le associazioni dei consumatori sostengono che la vaccinazione non è necessaria, perché l’incidenza di carcinoma alla cervice è bassa. Negli USA, su una popolazione superiore ai 250 milioni di abitanti, i nuovi casi di tumore alla cervice sarebbero 9.710 e 3.700 le donne che muoiono, ogni anno (dati FDA).
In Italia, ogni anno, si contano 3.500 nuovi casi di carcinoma con circa 1.000 morti (dati ISS).
L’obiettivo che si prefigge Merck è quello di indurre i legislatori a rendere obbligatoria la vaccinazione, in modo da vendere quantità più elevate di vaccino.
La mancata obbligatorietà avrebbe come conseguenza un numero decisamente più basso di vaccinazioni e minori guadagni.
Per raggiungere il proprio scopo, Merck & Co sta esercitando una forte azione di lobby.
Merck ha finanziato in modo particolare l’associazione Women in Government, che raccoglie le donne legislatrici in modo bipartisan.
Negli ultimi 2 anni, Women Government ha tenuto cene e conferenze per tutti gli Stati Uniti promuovendo la lotta contro il tumore della cervice uterina.
Contro la vaccinazione anti-HPV, si sono schierati gli attivisti contrari all’impiego del vaccino, gruppi religiosi e associazioni dei consumatori.
Gli attivisti anti-vaccino sostengono che la sicurezza del vaccino nel lungo periodo non è stata dimostrata, così come non è noto per quanto tempo il vaccino conferisce immunità contro i tipi virali per i quali il vaccino è stato realizzato.
I gruppi religiosi temono che, essendo l’infezione da HPV una malattia sessualmente trasmessa, l’uso del vaccino possa favorire l’attività sessuale delle ragazze.
La protesta dell’associazione dei consumatori è rivolta soprattutto sull’obbligatorietà della vaccinazione.
Un altro argomento di discussione è il costo del vaccino Gardasil che negli Stati Uniti, costa 360 dollari per 3 iniezioni (300,00 euro in Italia)
Secondo gli analisti, il mercato dell’infezione da HPV potrebbe produrre ricavi per 5 miliardi di dollari/anno, e Merck è in pole position.
Gli enormi interessi economici che stanno alla base della vaccinazione anti-HPV potrebbero spiegare il pressing di Merck sui politici per l’obbligatorietà della vaccinazione.
Sulla propensione di alcuni politici a rendere obbligatoria la vaccinazione anti-HPV, alcune persone ritengono che la concessione dell’obbligatorietà sarebbe un modo per risarcire Merck dalla perdita del Vioxx, il farmaco antinfiammatorio ritirato nel 2004 perché causa di gravi eventi avversi cardiovascolari (
Il vaccino, per esercitare la propria attività protettiva, deve essere somministrato a ragazze che non hanno avuto rapporti sessuali.
L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione con una stima di oltre il 75% delle donne sessualmente attive infettate dal virus HPV nel corso della vita.
La storia naturale dell’infezione è condizionata dall’equilibrio che si instaura tra ospite e virus HPV con tre possibili evoluzioni: regressione, persistenza e progressione.
La maggior parte delle infezioni da papillomavirus (70-90%) è transitoria.
La persistenza dell’infezione virale è una condizione per l’evoluzione verso il tumore.
L’insorgenza del tumore è anche favorita dal particolare tipo di virus HPV (i tipi 16 e 18 sono oncogenici), dall’alto numero di partner sessuali, dal fumo di sigaretta e dalla coinfezione con altre malattie infettive sessualmente trasmesse.
Di norma, il tempo che intercorre tra l’infezione da HPV e lo sviluppo di lesioni precancerose è di 5 anni, mentre lo sviluppo del tumore può richiedere decenni.
Il Pap-test è in grado di individuare le lesioni e di prevenire il tumore.
(Xagena2007)
Fonte:
1) The New York Times, 2007
2) EpiCentro ISS, 2007
Il fungo prataiolo o champignon è un organismo vegetale il cui corpo (micelio) è formato da filamenti (ife) costituiti da cellule prive di clorofilla. Il fungo champignon viene coltivato da più di cento anni dapprima in grotte su humus (terreno composto con materiale organico) e oggi in serra ove il terreno è sostituito da materiale più sicuro e asettico; da 1 quintale di materiale organico si ottengono oltre 25 kg di champignon.
L’uomo ha utilizzato i funghi come alimento dai tempi più antichi, se si pensa che tracce di funghi sono state trovate in insediamenti dell'Età della pietra e Greci e Romani consideravano i funghi come leccornie anche se le testimonianze scritte dell'epoca hanno più a che vedere con i veleni che con i piaceri della tavola!
In effetti, il rapporto dell'uomo con i funghi è duplice e contraddittorio; da un lato la consapevolezza che molte tra le specie più comuni producono tossine ha indotto una prudenza ed un timore pienamente giustificati, dall'altro il ricco sapore - dovuto soprattutto al contenuto in acido glutammico e nucleotidi (una specie di versione naturale del dado da brodo) - ha indotto a non rinunciare al contributo che i funghi possono offrire nell’alimentazione di tipo mediterraneo. I funghi sono alimenti preziosi per variare la nostra alimentazione e gratificare il palato con nuovi sapori e profumi stuzzicanti senza sovraccaricarci di calorie.
Da sempre fanno parte delle nostre abitudini alimentari e quindi si possono ritenere parte della "dieta mediterranea" ricca di alimenti vegetali: cereali, legumi, ortaggi e frutta, con un uso parsimonioso di formaggio, uova e carni, con l'olio d'oliva come condimento ed un buon bicchiere di vino per facilitare la digestione e per meglio sopportare lo stress della vita moderna.
Il risultato di questa prudenza dell’uomo nell’utilizzo dei funghi come alimento è la micologia, una scienza che ha alla base una classificazione di questi organismi considerati vegetali anche se particolari. Infatti, i funghi sono gli unici vegetali senza clorofilla, sarebbe a dire come un animale senza emoglobina!
I funghi, in quanto privi di clorofilla, sono incapaci di utilizzare la luce solare per sintetizzare le molecole organiche di cui hanno bisogno e soddisfano le loro necessità vitali utilizzando materiale in decomposizione (foglie, letame, insetti, aghi di conifere, etc.) oppure sottraendo quanto a loro necessario da altri organismi vegetali viventi prendendo connessione con le radici di alberi quali: pioppi, castagni, faggi, conifere, etc.
Al primo gruppo appartengono i funghi coltivati e tra questi il prataiolo o champignon mentre al secondo tutti i funghi eduli o meno, che crescono nel bosco.
L’insieme delle conoscenze micologiche ha consentito all’uomo di coltivare i funghi su diversi substrati organici e di superare anche condizioni ambientali avverse mediante la inseminazione delle spore – cellule di sopravvivenza del fungo - così numerose da essere comunque statisticamente vincenti. Infatti, quando umidità, temperatura e ogni altro fattore diventano favorevoli, il micelio - cioè l'insieme di filamenti sotterranei che costituisce il corpo del fungo, fruttifica. Il fungo vero e proprio è quindi l'equivalente funzionale del frutto, così come le spore (minuscole cellule, invisibili ad occhio nudo, prodotte a miliardi da ogni fungo e localizzate tra le lamelle scure, sotto il cappello bianco) sono l'equivalente dei semi.
L'uomo da sempre è incuriosito da questo dono spontaneo del terreno, lo ha raccolto e per evitare i funghi velenosi, ha imparato ad identificarli e a coltivare le specie eduli; quindi l'ossessione classificatoria della micologia ha una ragione soprattutto pratica. Coltivare i funghi consente di poter disporre di un alimento gustoso e nutriente senza correre rischi di intossicazioni e tutto ciò oggi una realtà alla portata di tutti!
Il fungo prataiolo o champignon è di colore bianco con cappello globoso dapprima, poi espanso (6-10 cm di diametro) con margini frangiati e talvolta ornato di piccole squame, ha consistenza carnosa; il colore vira lentamente al rosa a seguito di taglio e/o frattura; l’odore è caratteristico e gradevole. L’aroma del prataiolo è dovuto ad un alcol a 8 atomi di carbonio (1otten-3olo) che si forma per degradazione enzimatica dell’acido linoleico, un acido grasso essenziale per l’uomo presente nel fungo in quantità non elevate ma importanti per una corretta nutrizione. La componente aromatica si perde durante il procedimento di cottura per ossidazione del gruppo alcolico; anche il contenuto in acqua diminuisce con una resa in peso al termine della cottura di circa il 75% mentre il colore tende a scurirsi per ossidazione di composti di natura fenolica.
I funghi, anche se fatti di acqua per circa il 90% del peso fresco, hanno alcuni pregi non indifferenti: apportano poche calorie (20 kcal ogni 100 g), sono praticamente privi di grassi ed hanno un contenuto in proteine, notevolmente superiore sia come quantità che qualità agli altri alimenti di origine vegetale (vedi Tabella).
In particolare le proteine del fungo prataiolo rappresentano una buona fonte di 2 aminoacidi essenziali: lisina e triptofano che sono notoriamente carenti nei cereali.
Una interessante proprietà nutritiva dei funghi coltivati è data dalla presenza di vitamine del gruppo B e tra queste della vitamina B12. Questa vitamina, di origine batterica, viene assunta dal terreno di coltivazione (composto stallatico) e può essere presente nei tessuti fungini da 30 a 65 μg/100 g in funzione dello stadio di sviluppo del fungo e/o del ciclo di fruttificazione. Pertanto il fabbisogno di questa vitamina, essenziale per il trofismo del tessuto nervoso e la maturazione dei globuli rossi, può essere soddisfatto con un parco consumo di funghi prataioli (pochi grammi); questo fatto è molto importante per coloro che seguono diete “vegane” cioè per i “vegetariani stretti” che escludono dalla loro alimentazione anche il latte e le uova.
Quindi nei funghi prataioli c'è tanta acqua, poche calorie (ma attenzione alla quantità di condimento aggiunto!) e pochi grassi, ma di tipo polinsaturo che sono importanti per l’aroma e per la nostra nutrizione; buone quantità di proteine (rispetto agli altri vegetali) con apporto di taluni aminoacidi essenziali carenti nei cerali, piccole quantità di zuccheri; interessanti quantità di vitamine del gruppo B e tra queste di vitamina B12; buona presenza di taluni minerali (soprattutto fosforo e potassio) mentre gli altri minerali (Ca, Fe, Cu, etc.) sono presenti in modesta quantità.
I funghi prataioli sono, come tutti i vegetali, una buona fonte di sostanze “non nutrienti” : fibra e “phytochemicals” (composti organici di origine vegetale) che svolgono un ruolo importante nella nostra alimentazione quotidiana anche per gli effetti protettivi e di biomodulazione che svolgono a livello del tubo digerente.
Il valore alimentare del fungo champignon o prataiolo è tutt’altro che limitato come si potrebbe dedurre dalla composizione ove l’acqua rappresenta il 90% grazie al contenuto in proteine, vitamine, fibra e altri composti organici anche se è arduo pensare di utilizzarli in sostituzione di carne, formaggi, uova o legumi.
Un'alimentazione variata e ricca di sapori genuini nella quale anche i funghi, ed in particolare il prataiolo, hanno contribuito a rendere completo il potere nutrizionale e ad arricchirlo di una caratteristica che oggi viene indicata con il termine di "funzionale". Vengono chiamati funzionali quegli alimenti che per il fatto di contenere alcune componenti (microrganismi, sostanze non digeribili, etc.) sono dotati di potenziali effetti metabolici e modulatori di attività fisiologiche al di la di quanto osservato per gli altri alimenti. In altre parole queste componenti pur non avendo valore nutrizionale sono in grado di esplicare effetti benefici sulla salute (sulla risposta immunitaria, sulla resistenza alle infezioni, sulla colesterolemia, etc.).
Chi può dubitare che anche i funghi con le loro sostanze non nutrienti, fibra e phytochemicals, non contribuiscano alla "funzionalità" della dieta mediterranea?
E' bene ricordare quanto giovamento ha tratto fino ad oggi l'umanità da alcuni funghi microscopici: gli antibiotici (penicillina), la lievitazione e le diverse fermentazioni (alcolica, lattica, etc.), per citare solo gli esempi più importanti.
Di fronte al panorama di alimenti funzionali che l'industria alimentare ci propone mediante il sapiente uso delle più moderne tecnologie alimentari,perché non ringraziare la natura che mediante la biodiversità dei frutti della terra, funghi inclusi, ci offre gratuitamente tanta funzionalità per il nostro benessere psico-fisico!
Con i funghi prataioli o champignon si possono preparare numerose pietanze, tutte gustose; richiedono solo una accurata rimozione delle incrostazioni terrose dal gambo del fungo ed un lavaggio con acqua corrente seguito da un risciacquo.
Bisogna maneggiarli con delicatezza per non disperdere il profumo caratteristico del fungo champignon che, intero o tagliato in pezzi - a seconda delle dimensioni, è così pronto per le più diverse preparazioni gastronomiche. Se si preferiscono crudi: appetitose insalate con fettine sottili di funghi, piccole scaglie di parmigiano-reggiano, gherigli di noci e magari l'aggiunta di qualche goccia di aceto balsamico di Modena.
Se cotti, si è più sicuri sull’igiene e si migliora il sapore e la consistenza: dalla croccante frittura - dopo averli coperti con un sottile velo di farina - alla classica "trifolatura" ovvero rosolatura in olio extra vergine d'oliva (insaporito con uno spicchio d'aglio) seguita dall'aspersione con prezzemolo tritato.
Questo perché l'odore delle secrezioni corporee è condizionato, tra altri fattori, anche dalla composizione della dieta.
Evidentemente alcune sostanze contenute nella carne sono in grado di influenzare negativamente le proprietà organolettiche delle nostre secrezioni corporee, rendendo più piacevole la vicinanza di chi non ne consuma!
Ulteriori speculazioni sul significato di questo riscontro in termini di evoluzione della specie umana?



11 aprile 2007 - La prossima volta che dovrete acquistare pomodori, pesche o mele, tenete presente che "bio" è meglio. Potrebbe essere questo il consiglio che si può desumere da tre nuovi progetti di ricerca europei dell'università di Hohenheim, in Germania, secondo cui queste tre tipologie di frutta avrebbero maggiori qualità nutrizionali rispetto a quelle convenzionali. Un risultato che suffragherebbe quanto già emerso da un'altra recente ricerca Usa sul kiwi. 