La nuova area diagnostica, che rientra nell'Unità Operativa di Radiologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, è entrata in funzione a marzo, dopo il periodo di formazione del personale per l'utilizzo della nuova Risonanza Magnetica. Tra le altre innovazioni vi è da segnalare l'apparecchio della "radiologia polifunzionale" che permette esami sull'intero apparato scheletrico ed è una delle prime installazioni a livello europeo. Ci saranno anche un nuovo ecografo e un'altra Risonanza Magnetica settoriale per studi osteo-articolari.
L'apparecchiatura per risonanza magnetica Philips Achieva 1,5 Tesla rappresenta l'ultimo stadio nell'evoluzione tecnologica in questo settore della diagnostica per immagini.
La nuova Risonanza Magnetica offre una dotazione completa di sequenze e pacchetti applicativi avanzati per imaging cardiaco, vascolare, neurologico, spettroscopia, diffusione e perfusione. Questa configurazione consente indagini cliniche di altissimo livello e dettaglio informativo per qualsiasi parte del corpo. L'attenzione riposta nella umanizzazione del locale diagnostico, dotato dell'esclusivo impianto a fibre ottiche "Ambient Experience", propone una architettura degli spazi e un impatto visivo tra i più avanzati in Europa. La superficie di intervento è circa 2.030 mq per un importo complessivo dell'opera di 5 milioni di euro.
30 ottobre 2007 - Dalla comparazione delle proprietà dei cibi biologici e di quelli ottenuti con aiuti chimici (fertilizzanti e pesticidi) emerge che gli alimenti biologici sono più nutrienti degli altri.
I cibi biologici avrebbero più antiossidanti e meno acidi grassi dei chimici. Nel latte queste differenze sono notevoli, con il 50-80% di antiossidanti in più. Nelle verdure come lattuga, cipolle, pomodori o cavoli il vantaggio è del 20-40%.
Questi studi contraddicono i risultati propagandati dalla Food Standards Agency che sostiene da tempo che non vi siano prove scientifiche della miglior qualità dei prodotti biologici. Ora l’attenzione del gruppo di lavoro della Newcastle university è mirata a capire quali siano i fattori critici che provocano tali differenze per aumentare la qualità delle produzioni bio.
L’università di Newcastle ha avuto 4 anni di tempo e 18 milioni di euro di fondi europei per studiare le differenze nel contenuto nutritivo di vari alimenti. I risultati definitivi saranno diffusi nel corso del 2008, ma le prime voci paiono già dare per certo il risultato. Sono state coltivate varie specie di frutta verdura e sono state allevate delle vacche, con metodi chimici e biologici; i campi erano sparsi in tutta Europa, per tenere conto delle differenze regionali.
Il progetto si chiama Quality Low Imput Food, è stato guidato dal professor Carlo Leifert e si prefigge di migliorare la qualità, garantire sicurezza e ridurre i costi di produzione dell’agricoltura biologica e di quella che richiede poca energia attraverso attività di ricerca e addestramento.
Lo scopo è aumentare il risultato sia per il consumatore che per il produttore in un approccio “dal forcone alla forchetta”.
Il prof Leifert sostiene che dei cibi più ricchi di sostanze che favoriscono la salute possono essere di aiuto a chi, per varie ragioni, non assume le 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura consigliate.
Via | Times
MILANO - Ansia, depressione, insonnia e persino attacchi di panico. Questo genera la tv, secondo uno studio promosso da Meta Comunicazione e realizzato da un pool di 60 psicologi e psicoterapeuti. Le trasmissioni caratterizzate da continuo allarmismo (58%), toni che rasentano l'isteria (51%), continue polemiche (46%) alla lunga rischiano di causare delle vere e proprie patologie, come quelle sopra elencate. In media, persino in un talk show, ogni 6 minuti vengono utilizzati toni e termini che alzano il livello di ansia e aggressività, oltre al fatto che gli stessi temi trattati affrontano ciò che di più inquietante avviene quotidianamente.
STRESS E ANSIA - Lo studio ha analizzato, per quattro settimane, i contenuti, i toni e il lessico utilizzato nelle diverse tipologie di trasmissioni, per individuare il livello di ansia generato dalle stesse. Da intrattenimento e svago, secondo il 73% degli esperti intervistati, la tv è diventata un collettore di stress (63%), ansia (55%) e aggressività (49%). E ad essere sotto accusa non sono solo le trasmissioni legate all'attualità e alla cronaca, come talk show e tg, ma anche contenitori che sulla carta dovrebbero essere di puro intrattenimento, dove, secondo gli esperti (47%), il carico d'ansia è ancora maggiore, perché lo spettatore ha meno difese.
TONI ISTERICI - Sotto accusa l'allarmismo (58%), ormai utilizzato in ogni tipo di trasmissione, dalle news ai contenitori di costume. Anche i servizi più normali vengono annunciati come se si trattasse di una gravissima notizia. Per il 51% i toni isterici che ormai dominano nel piccolo schermo rappresentano una delle maggiori cause dell'ansia di chi resta troppo tempo davanti alla tv. Una situazione che non viene certo aiutata dalle continue polemiche (46%). Nella classifica del grado di ansia catodica proprio i talk show sono al primo posto, come sottolinea il 58% degli esperti e conferma l'analisi dei programmi andati in onda nelle ultime 4 settimane. Subito dietro i tg (52%) in cui, in media si raggiungono alti livelli di stress ogni 12 minuti.
SPORT E REALITY - Lo stesso vale per le trasmissioni sportive, dove l'ansia sembra la costante per cercare di fidelizzare gli spettatori (45%, i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 15 minuti). Seguono le trasmissioni di servizio, dove si vogliono tutelare i consumatori o dirimere controversie (41%, uno ogni 20 minuti). Ma sotto accusa sono anche le trasmissioni di costume e di puro intrattenimento come i contenitori pomeridiani (38%, dove i toni fanno impennare il livello d'ansia in media ogni 21 minuti). Seguono i reality (36%), che seguono lo stesso principio delle trasmissioni sportive e dove il livello d'ansia sale in media ogni 24 minuti.
28 ottobre 2007

26 ottobre 2007 - Ora pero' saranno almeno 30.000 quelle che dovranno fornirsi di una ''patente'' europea grazie ad un nuovo regolamento: il Reach. Il tutto con un benefico impatto sulla salute e per l'ambiente. Con l'applicazione del Reach, partito nel giugno scorso, secondo la Commissione europea si stima una riduzione del 10% di malattie connesse alla produzione e all'uso di sostanze chimiche, in particolare alcune migliaia di decessi in meno all'anno per tumori. Questo quanto emerso nel corso della prima conferenza nazionale sull'attuazione del regolamento organizzata dalla Commissione europea e dai ministeri della Salute, dell'Ambiente, dello Sviluppo economico, Istituto superiore di sanita' e agenzia per la protezione dell'Ambiente (Apat).
Il via al regolamento a livello nazionale si basa infatti sulla collaborazione fra questi tre dicasteri, con il ministero della Salute come capofila del comitato di coordinamento e il coinvolgimento delle Regioni. Secondo il Wwf sono circa 100.000 le sostanze chimiche in commercio e circa 1.500 i nuovi composti introdotti ogni anno.
Ad essere in ballo c'e' tutta la catena alimentare, che passa dai cibi e arriva agli esseri umani, senza dimenticare anche gli animali. Quella del Reach e' quindi una grande innovazione per l'industria chimica europea, al primo posto a livello mondiale. Non a caso americani e cinesi stanno guardando a questa nuova normativa, che uniforma il sistema di tutela tenendo sempre piu' alla larga le merci senza ''patente'' europea.
''Con questo regolamento ci sono i presupposti per migliorare il mercato delle sostanze chimiche e la competitivita' delle industrie'' ha affermato Pier Luigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, nel suo intervento alla Conferenza, sottolineando anche il ruolo del suo ministero con un apposito help desk nazionale destinato alle imprese. Nel suo messaggio il ministro della Salute Livia Turco ha invece affermato il ruolo del Reach come ''grande ombrello protettivo'' per la salute dei cittadini europei, mentre nella sua nota il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha colto l'opportunita' per l'industria di incentivare una ''chimica verde'', all'insegna di prodotti naturali e di una nuova ricerca.
''Se prima del Reach la massima tutela era applicata ad esempio ai giocattoli e prodotti per bambini - spiega Francesca Fratello, direttore della prevenzione del ministero della Salute - oggi questa viene ampliata a tutti i prodotti''. ''L'obiettivo - spiega Pietro Pistolese, esperto del ministero della Salute - e' che sostanze come cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione (CMR), persistenti, bioaccumulabili e tossici, non solo per l'ambiente ma per l'uomo (PBT) e distruttori endocrini, vengano banditi dalla circolazione''.
Circa un terzo dei bambini americani inghiotte, a tutt'oggi, integratori di vitamine e minerali, mentre già dal 2004 si vanno accumulando evidenze che mettono in discussione l'utilità di molti di questi prodotti. La prima grande indagine su come i supplementi dietetici e i prodotti a base di erbe avrebbero dovuto essere regolamentati aveva, per esempio, rilevato che non esisteva praticamente alcun dato scientifico riguardo a ben 29.000 integratori veduti negli Usa. Addirittura, nel gennaio del 2004 erano state ritirate dal mercato le preparazioni contenenti efedra, dopo che la sostanza era stata correlata con ben 155 casi di morte e oltre 16.000 reazioni avverse. Domenica 14 ottobre 2007 il quotidiano nazionale “Libero” si è occupato finalmente di noi.
In che termini potete già immaginarlo dal titolo: “Il ministero boccia la setta anti-cancro”.
Il merito va tutto al convegno che abbiamo organizzato sulla “Libertà di scelta terapeutica” tenutosi a Padova il 7 ottobre scorso.
Il tema centrale dell’articolo (scaricabile alla fine della pagina) è sempre il solito: attacco sistemico e sistematico (ovviamente preordinato) a tutto quello che esce dal paradigma ufficiale, che può mettere in seria crisi l’establishment medico-scientifico e soprattutto le lobbies del farmaco.
L’ordine di scuderia è il seguente: abbattere tutto quello che può far “svegliare le coscienze”!
L’esperto di medicina Peppe Rinaldi (autore di numerose inchiesta su tutto ciò che è alternativo) ha dissacrato
Sempre secondo il Rinaldi (che oltre a scrivere nel prestigioso quanto indipendente quotidiano milanese diretto da Vittorio Feltri, mette a disposizione la sua penna anche per il salernitano “Cronache del Mezzogiorno”), questi ‘stregoni della psiche’ o ‘sciamani delle case popolari’ (il corsivo è mio), che contemplano nella malattia non solo il corpo fisico ma anche gli aspetti più intimi dell’essere umano, come la psiche e la mente, sono pericolosi, e sapete perché? Lo dice in apertura del suo pezzo giornalistico: «In Europa sono 140 i morti, di cui 11 solo in Italia, finora. Tutti si curavano con
Dopo aver sottolineato che in Italia sono ben 11 le morti, si dimentica però di dire quante sono le persone che ogni anno muoiono, sempre in Italia, a seguito dei trattamenti ufficiali per il cancro, quali radio, chemioterapia e chirurgia. Come mai questo vuoto informativo?
Forse perché se comparava le 11 morti in Italia con le 150.000 ufficiali, e le
Nonostante la tristissima realtà delle cure ufficiali - nemmeno sfiorata dal giornalista - ci si sofferma solo sulle 11 morti (tutte comunque da verificare singolarmente), causate da percorsi terapeutici non ortodossi e quindi esecrabili a priori (anche se la persona ha scelto di sua spontanea volontà, firmando il consenso informato).
Come detto: tutto ciò che può mettere in crisi il Sistema va bandito, screditato, attaccato mediaticamente, e i giornali lo sanno fare molto bene.
Il Sistema in questo caso è molto complesso, perché comprende non solo le carriere baronali delle università e le immancabili lobbies del farmaco (un solo ciclo di chemio costa circa 500 dollari. Una singola fiala di cisplatinum per fare un solo esempio, costava 1 milione di vecchie lire!), ma anche tutto l’enorme indotto che spazia dagli istituti di cura, alle cliniche private, alle visite, ecc.
Un giro di affari difficilmente calcolabile.
Forse di cliniche private il signor Peppe Rinaldi dovrebbe saperne qualcosa visto che il suo editore (il proprietario del giornale Libero), cioè la famiglia Angelucci, è proprietaria della Tosinvest Sanità, che rappresenta un leader nella assistenza sanitaria a livello nazionale!!!
Tosinvest infatti è il re delle cliniche private in Italia, secondo solamente al gruppo Rotelli (dell’ing. Giuseppe Rotelli presidente del gruppo ospedaliero San Donato).
E quando parlo di reame intendo proprio quello: 26 strutture accreditate a livello nazionale (San Raffaele Portuense, San Raffaele Nomentana, San Raffaele Cassino, San Raffaele Velletri, San Raffaele Termini, Villa Buon Respiro, San Raffaele Sulmona, San Raffaele Rocca di Papa, San Raffaele Montecompatri, San Raffaele Trevignano RSA, Villa Monica RSA, San Raffaele Torricella, San Raffaele Alberobello, San Raffaele Andria, San Raffaele Sannicandro, San Raffaele Alessano, San Raffaele Crispiano, San Raffaele Locorotondo, San Raffaele Campi Salentina,San Raffaele Modugno, San Raffaele Troia, San Raffaele Ostuni, San Raffaele Sabaudia), Residenze Sanitarie Assistenziali e Hospice (luoghi di accoglienza e ricovero per malati terminali, soprattutto malati di cancro!)
Lungi da me l’idea che un giornale come Libero venga utilizzato come testa d’ariete per demolire tutto quello che potrebbe compromettere gli affari di famiglia…
Non mi è neppure passato per l’anticamera del cervello.
Però dico al giornalista che ha firmato l’articolo e al suo direttore Feltri che ne ha avallato la pubblicazione, di portare maggior rispetto, non ai Medici che in Scienza e Coscienza portano avanti l’Arte Medica (loro rispondono alla propria Coscienza e a quelle dei propri assistiti), ma alle centinaia di migliaia di persone che ogni anno vengono colpite dalle malattie degenerative come il cancro!
Cosa rispondete loro? Quale messaggio avete il coraggio di dare?
Siete perfettamente a conoscenza dei grossi limiti della medicina materialistico-riduzionista (se non li conoscete cambiate argomento per cortesia): un fallimento di oltre trent’anni su tutta la linea, lo dicono i fatti e non le parole. Lo dicono i loculi e le tombe che ogni anno prendono posto. Decenni di inutili trattamenti e sofferenze e perché?
Perché il pensiero riduzionista, materialista e meccanicista è penetrato nei gangli vitali della scienza medica, riducendo l’essere umano in solo corpo fisico: cellule e organi.
Così facendo però non vi potranno mai essere dei risultati - e infatti non ci sono, nonostante le incoraggianti parole dei giornalisti e dei luminari di turno - ma solo sofferenza e dolore.
Anche voi giornalisti, una volta per tutte, prendetevi la responsabilità di quello che scrivete, ma non davanti al magistrato, troppo comodo per chi ha potere e soldi, ma davanti alle coscienze e alle sofferenze delle persone umane.
Esseri umani composti sì da corpo fisico, ma anche da anima o psiche (mondo dei sentimenti) e spirito (l’essenza spirituale individuale). Troppo difficile da capire?
Lo so che è più semplice vedere l’uomo come un ammasso cellulare fine a se stesso: è tutto tremendamente più semplice, ma quando ci tocca una malattia grave come il tumore - caro Peppe Rinaldi – l’arroganza, preconcetti e pregiudizi, forse è meglio metterli da parte, lasciando parlare il Cuore
“Guai a quel medico che cura il corpo senza aver curato la mente, giacché da essa tutto discende” (Socrate citato da Platone,
Spotanatomy ci segnala l'ingannevole pubblicità di Activia di Danone, quella della Marcuzzi per intenderci: "Segnalata al Garante nel mese di gennaio 2006, nulla, continuano a farla.
Si tratta del prodotto Danone Activia che appare sotto forma di spot televisivo innumerevoli volte in un giorno e da mesi.
Nella pubblicità, si afferma che il prodotto contiene il Bifidus Actiregularis. Tale Bifidus non esiste, serve solo a far credere ai consumatori che il prodotto ha funzioni specifiche e a garantire un risultato positivo. Ingannevole e ridicola". Sembra infatti che Danone abbia pensato che il nome Bifidus Essensis, utilizzato per il proprio Yogurt "regolarizzante" non faceva ca..re abbastanza e così cos'ha fatto? Semplice, gli ha cambiato nome registrando addirittura il marchio. Garante! Se ci sei batti un colpo!
Il Bifidus Actiregularis di Activia di Danone, ex Bifidus Essensis... esiste solo come nome commerciale inventato di sana pianta dalla Danone! E vi dirò di più, non solo è un'invenzione per fare marketing, ma non sono stati neppure abbastanza coerenti da adottare la stessa "etichetta commerciale" del principio attivo da loro tanto decantato in tutti i Paesi in cui vendono il loro prodotto. Infatti questo povero bifidus è stato ribattezzato a seconda dei Paesi come Bifidus Regularis (in USA e Messico), Bifidus Activus (in Spagna), Bifidus Essensis (in Germania, Olanda, Romania, Austria), Bifidus Digestivum (in UK) o appunto ora almeno in Italia Bifidus Actiregularis (in Argentina, Cile, Russia e ora in Italia). Tutti questi non sono affatto nomi scientifici: la parola "digestivus" e "digestivum" (che dovrebbero essere il nominativo nel primo caso se il nome è maschile, nel secondo se fosse neutro) non esiste. Bene, normalmente le etichette scientifiche mi risulta siano in latino, e non latinizzate! Capisco di non trovare "bacillus", ma non so se ai tempi dei romani si conoscevano, quindi va bene latinizzare, ma "regolare" ha una traduzione latina: "iustus", stesso discorso per "attivo": "acer", "operosus", "impiger", ecc., ma non "activus"! Ma ammettiamo che questa sia solo una mia divagazione classicista. Comunque questi nomi esistono solo nel marketing Danone, e questo è un fatto. Ho cercato, ed ho trovato che tutti questi bifidus, altro non sono che il "bifidobacterium animalis DN 173 010": questo è il loro nome scientifico... però la pubblicità ha pensato bene di non servirsene in quanto non dà tanto l'impressione di essere un probiotico.
Il Latinorum: Bifidus è l’abbreviazione di Bifidobacterium, ma bacterium è di genere neutro e dunque la concordanza col neutro dovrebbe essere “bifidum”. Actiregularis, invece, è chiaramente un assassinio della lingua che fu di Plinio, Virgilio e Cicerone. Il prefisso “Acti” sottolinea l’azione dello yogurt ed è un chiaro richiamo al nome del prodotto, mentre “Regularis” (che al neutro dovrebbe in ogni caso fare “regulare”!) vuole ovviamente evidenziarne la funzione regolarizzante.
Così come alcuni batteri in questo periodo sono molto di moda, ve ne sono altri reietti ed emarginati. Tra questi c’è il Lactobacillus Rhamnosus GG. Il suo “esilio” dall’olimpo dei batteri può essere dovuto o all’impronunciabilità del suo nome o ad una specifica scelta di marketing. Infatti il Rhamnosus serve a prevenire e a curare la diarrea acuta.
Malignando potremmo pensare che le stesse ditte che oggi sponsorizzano prodotti per farci andare in bagno, un domani ce ne proporranno altri – e qui torna in gioco il nostro amico Rhamnosus – per farci scollare dalla tavoletta.

LONDRA - Il superuomo si avvicina. Ormai, parola di uno dei più importanti scienziati moderni, siamo solo a un secolo di distanza. Nel XXII secolo sarà infatti possibile creare un uomo totalmente sintetico. Lo ha affermato Craig Venter, lo scienziato americano noto per aver annunciato la creazione in laboratorio di un cromosoma fabbricato in laboratorio durante un'intervista alla rete televisiva inglese Bbc.
VERSO L'UOMO SINTETICO - «La creazione di un intero genoma umano in una provetta sarà possibile già in questo secolo - ha affermato Venter - ma non credo che succederà, perchè tutti noi scienziati siamo contrari ad esperimenti di questo tipo sugli uomini. Questo non esclude però che nel prossimo secolo qualcuno lo faccia, oppure cerchi di cambiare singole parti del Dna per migliorare alcune caratteristiche fisiche». Venter ha anche escluso che le sue ricerche, specie quelle sulla creazione di batteri sintetici, possano essere usate per fabbricare armi batteriologiche: «Il nostro laboratorio ha chiesto il controllo di un comitato etico fin dai primi esperimenti - ha spiegato il genetista - e anche adesso tutte le nostre ricerche sono esaminate attentamente da un comitato bioetico statale. Esperimenti simili ai nostri sono svolti nei laboratori di tutto il mondo, l'importante è che siano sempre controllati e resi pubblici».
ACCUSE - Lo scienziato si è difeso dall'accusa fatta da molti genetisti di aver creato una società privata per sequenziare completamente il genoma umano (la Celera Genomics, che riuscì nel 2001 nell'intento precedendo un consorzio pubblico mondiale) per sfruttare i risultati dal punto di vista commerciale: «Non abbiamo brevettato nessun gene umano - ha spiegato Venter - e i nostri risultati sono pubblici e accessibili a tutti. La società privata serviva ad aumentare la competizione, e infatti siamo riusciti a fare in nove mesi quello che gli altri cercavano di ottenere in quindici anni. Certo, ci ho anche guadagnato, ma non abbiamo mai nascosto i risultati».
24 ottobre 2007
Le cose che Sicko non ha detto
22 ottobre 2007 - Il cadavere misurava una cinquantina di centimetri in tutto e, dopo averlo steso su una barella, l'ausiliario lo ha trasportato fino ai locali della lavanderia della clinica da dove poi è stato prelevato e cremato in modo che non ne restasse traccia. Cancellare la vita di un malato di mente deforme è la cosa più facile del mondo in una clinica privata degli Stati Uniti. Per sottomettere i soggetti agitati, gli infermieri hanno l'abitudine di somministrare sostanze chimiche e di ricorrere agli strumenti di contenimento, causando spesso la morte dei pazienti.
Un'inchiesta e due coraggiosi documentari hanno finalmente rivelato al pubblico quello che per anni era rimasto sepolto dietro una spessa cortina fatta di indagini sciatte, comportamenti ambivalenti dei magistrati e promesse politiche mai mantenute. Il disagio psichico continua ad essere un fastidio per quasi tutte le società, ma negli Stati Uniti, quando un malato di mente muore all'interno di una struttura psichiatrica, preferiscono eliminare del tutto i segni del suo passaggio sulla terra. Gli ispettori sanitari non intervengono mai e le direzioni degli ospedali dove tra il 2002 ed il 2006 sono avvenuti circa 700 decessi - dovuti a maltrattamenti di varia natura - sono riuscite a far passare per morti naturali dei veri e propri omicidi.
Nel film “Sicko”, Michael Moore ha fatto praticamente a pezzi il sistema sanitario americano e sembra che gli incassi lo stiano ripagando dalla fatica, ma centinaia di famiglie sono rimaste deluse dal fatto che il regista americano abbia lasciato fuori gli abusi ai danni di pazienti affetti da disagio psichico.
L'Home Reform Act impone ai centri specializzati in terapie psichiatriche di elaborare piani terapeutici studiati a seconda del problema, ma i medici continuano a trattare allo stesso modo uomini e donne, giovane ed anziani, somministrando a tutti le stesse sostanze. Ma ciò che veramente sorprende è che pur succhiando allo Stato milioni di dollari, le strutture psichiatriche continuino a servirsi della sottomissione fisica come metodo unico per controllare i soggetti problematici. L'aspetto più doloroso di questo stato di cose è che la medicina si ostina a definire “trattamenti” anche una vera e propria barbarie come i sistemi di contenimento coercitivo.
In realtà, si tratta di strumenti diabolici che spesso causano crisi respiratorie spesso fatali. Sono pratiche quotidiane anche le percosse e altri tipi di maltrattamenti fisici, ma le varie commissioni di vigilanza continuano a tollerare l'assunzione di infermieri ed ausiliari che, in alcuni casi, hanno alle spalle precedenti penali per reati di violenza. Sono persone incapaci di interagire con la malattia mentale assunti al termine di corsi di formazione in cui s'insegna solo a difendersi da eventuali attacchi. Sfortunatamente, ogni tentativo razionale di stabilire un regolamento sull'uso di cinghie e camicie di forza e sulle condizioni di vita negli ospedali psichiatrici è servito solo ad animare un dibattito tanto acceso quanto povero di contenuti.
Oggi, molte strutture psichiatriche negli Stati Uniti versano in condizioni terribili. Anche il dipartimento di Salute Mentale ha ammesso l'esistenza di lacune, ma senza spiegare nulla sul numero esorbitante di morti tra i pazienti. Quanto al personale, si barrica puntualmente dietro l'alibi delle legge sulla privacy e per un giornalista trovare le tracce del passaggio terreno di un essere umano soffocato dall'eccessiva pressione delle braccia di un infermiere o di un emorragia può diventare molto complicato.
A meno che non possa contare sull'aiuto di un avvocato che abbia esperienza in materia di cause o processi riguardanti le patologie psichiche o decessi sospetti all'interno di una struttura psichiatrica. Una cosa è certa: dal 1952 ad oggi, i metodi terapeutici riservati al disagio mentale sono rimasti gli stessi e almeno metà degli psichiatri in forza agli ospedali ha tratto profitti dai legami con le industrie che producono strumenti di contenimento coatto e con le case farmaceutiche che fabbricano sostanze spesso più nocive che benefiche per i malati di mente. Quanto al mondo politico, continua a fare più o meno lo stesso, anteponendo i propri interessi e quelli delle corporazioni che sfruttano il disagio psichico alla lotta delle famiglie che chiedono condizioni migliori nelle strutture.
Nel lontanissimo 1861, il direttore del Bryce Mental Hospital, in Alabama, abolì l'uso degli strumenti coercitivi sui malati, imponendo al personale di trattare i degenti con cortesia, gentilezza e rispetto. Con l'avvento dell'era Wallace, negli anni ’70, il Bryce, a detta dei giornalisti del Montgomery Adviser divenne un campo di concentramento e tale rimane ancora oggi. L'unica differenza è che, essendo autorizzati dalla legge, i metodi “duri” non sono considerati abusi. Gli anni ’90, che avrebbero dovuto portare alla nascita di nuove leggi, sono stati solo il punto di partenza per la nascita di nuovi ghetti.
E solo qualche giorno fa i giornalisti scientifici dell'Atlanta Journal hanno denunciato 167 morti sospette su 363 avvenute nelle strutture psichiatriche dello Stato. Secondo BJ Walker, assessore alla Sanità di Atlanta, si tratterebbe di un esagerazione, ma è innegabile che la somministrazione di farmaci come il Risperdal e di sostanze come la torazina sia risultata fatale per più di un paziente. In altri casi, sarebbero bastate le braccia di un infermiere a causare un dramma irreversibile.
Forse i contribuenti non se ne rendono conto, ma sono loro a finanziare senza volerlo un sistema fatto di inettitudine, avidità e mancanza di scrupoli da parte dei medici nei confronti delle creature più fragili. Ci piacerebbe ricordare tutti coloro che ne sono stati vittime ma l'elenco sarebbe veramente troppo lungo. È tuttavia doveroso citare almeno i nomi dei giovanissimi affetti da disagio psichico morti all'interno delle strutture psichiatriche degli Stati Uniti, ad iniziare da Rochelle Claybourne, 16 anni, che morì dopo essere stata sottoposta ad un endovena di torazina e legata con delle strisce di Velcro che le attraversavano il torace, tanto strette da toglierle la possibilità di respirare. Quando l'hanno trovata, aveva il viso rivolto verso il pavimento. La bocca era aperta, come se avesse cercato disperatamente di inalare aria. Agli angoli, un filo di sangue.
Dopo Rochelle Clayborne, la lista di bambini e ragazzi morti dopo essere stati soggiogati con la forza si è allungata a dismisura. Mikie Garcia aveva solo 12 anni quando gli infermieri di una clinica psichiatrica di Ingram, in Texas, gli avevano bloccato polsi e caviglie prima di spingerlo a terra, dove Mikie aveva smesso di respirare. E in Tennessee, dove una ragazza di 14 anni, Linda Harris, si era incontrata con il padre Purcell poche ore prima di essere picchiata a morte dagli infermieri del Chad Youth Adjustment Center la notte fra il 18 ed il 19 settembre 2005. Due anni dopo, l'inchiesta non è ancora finita.
Giovanni Alteriz, 16 anni, morì il 4 febbraio 2006 al ViaQuest Behavioural Health, un istituto di rieducazione comportamentale che accoglie soprattutto ragazzi autistici in Pennsylvania, lo stesso dove nel dicembre del 2005 era morto il diciassettenne James White. Poco tempo fa, il Lancaster New Era ha pubblicato un'offerta di lavoro per conto del ViaQuest diretta ad un giovane diplomato “in grado di relazionarsi a malati mentali minorenni di sesso maschile con un passato di abusi sessuali e affetti da disagio psichico e ad intervenire in caso di crisi”. Inutile sottolineare che “intervenire” significa disciplinare i pazienti con la coercizione fisica, ma sarebbe interessante sapere perché mai al ViaQuest per esercitare la brutalità sia necessario essere diplomati.
Di Orlena Parker non sappiamo molto, a parte che aveva capelli neri lunghissimi, soffriva di depressione ed era ricoverata da mesi presso il Cleo Wallace Center, in Colorado. Orlena aveva solo 15 anni ma per gli infermieri del centro era troppo aggressiva, tanto che una domenica si sono messi in sette a legarla fino a quando non si è più mossa. Sul rapporto stilato dalla polizia si legge che gli infermieri erano “sei e non sette”, come se questo rendesse meno tragica la fine di una quindicenne, per altro archiviata il primo agosto scorso come “incidente”.
La morte di un adolescente è un evento tragico da qualunque lato la si osservi, ma quando è causata dalla negligenza degli adulti diventa qualcosa di insopportabile. Basterebbe varare nuove leggi e spazzare via le pratiche fraudolente a danno dei malati per evitare nuove tragedie, ma il business del disagio psichico è talmente grande che nessuno è interessato a farlo.
Un team di ricercatori statunitensi mette in discussione i kit per ricercare informazioni sulle proprie origini: “Le risposte non sono affidabili”
19 ottobre 2007 - Costano fra i 100 e i 900 dollari e negli ultimi sei anni ne sono stati venduti 460mila. Eppure i test genetici fai-da-te per conoscere le proprie origini e sapere di più circa i propri antenati non sono sempre affidabili. Anzi.
A lanciare l'accusa sulle pagine di Science è Deborah Bolnick, docente di antropologia dell'Università del Texas di Austin. Insieme ad altri 13 colleghi, la ricercatrice ha elencato tutti i principali difetti dei test. Primo fra tutti quello di un tracciamento (molto) parziale sia degli antenati che del Dna della persona che sta provando il kit. E' improbabile poi che il test identifichi tutte le zone del mondo in cui si possano trovare i propri parenti. Non solo: i test riportano spesso falsi negativi (o positivi) e i loro limitati archivi tirano fuori risultati soggetti a interpretazioni sbagliate. Infine, i test non possono determinare con certezza dove abbiano vissuto gli antenati. Soprattutto, non esiste una connessione chiara e definita fra il Dna e l'identità etnica.
Bolnick, comunque non critica la diffusione di tali test né il business che c'è dietro, ma le aziende che li commercializzano senza essere chiari sui loro limiti. “Poiché è importante per i consumatori comprendere cosa i test possano o non possano fare, stiamo incoraggiando le associazioni di genetisti e antropologi a sviluppare linee guida riguardanti questi kit”, ha dichiarato Bolnick. I test genetici fai-da-te per conoscere le proprie origini sono diffusi soprattutto negli Stati Uniti dove la variegata composizione della popolazione ha generato, in alcuni, curiosità sulla propria storia familiare. Molti, per esempio, vogliono sapere se nel loro albero genealogico ci siano dei nativi del Nuovo Mondo, e molti afroamericani cercano contatti fra i loro antenati e la tratta degli schiavi.
(f.f.)