Dal 4 al 6 marzo si terrà a Loma Linda, in California, il quinto congresso internazionale di nutrizione vegetariana.
A rappresentare il mondo scientifico vegetariano italiano ci saranno anche Riccardo Trespidi, presidente del Comitato Medico Scientifico di AVI e Leonardo Pinelli, Direttore del Servizio Autonomo di Diabetologia Pediatrica dell'Università degli Studi di Verona. Con una proposta.
Fame e Opulenza
Decine di migliaia di esseri umani poveri muoiono ogni giorno per fame e nello stesso momento decine di migliaia di umani ricchi muoiono per troppo cibo.
Cibo e ambiente
La terra non sopporta più lo sfruttamento intensivo al quale è sottoposta.
Diritti animali e etica nel piatto
Nasce la consapevolezza della sofferenza degli animali nonumani che mangiamo e il conseguente rifiuto di essere partecipi di tanta sofferenza
Salute e Nutrizione
Riduzione delle malattie e dell'obesità con una dieta vegetariana.
Cultura e Nutrizione
Come passare ad una dieta vegetariana senza dover trascorrere ore in cucina e senza stravolgere le proprie abitudini alimentari.
Può esistere la scienza senza l'etica? Possono gli scienziati essere immuni dal coinvolgimento etico?
Medici e nutrizionisti sono disposti a occuparsi di nutrizione dal solo punto di vista scientifico, rifiutando il coinvolgimento su temi quali l'inquinamento ambientale, la sofferenza degli altri animali, la fame, l'economia della nutrizione. Molti medici non vogliono interessarsi ai problemi del mondo, perché secondo loro esulano dai loro compiti, che riguardano esclusivamente la salute dei pazienti.
Ma come possono i pazienti stare bene in un mondo inquinato dalla fame, dalle guerre, dalle ingiustizie, dalla sofferenza umana e animale?
Da queste semplici evidenze nasce Science of Ethical Nutrition per promuovere un nuovo modello alimentare, che sappia andare oltre la salute dell'individuo.
Science of Ethical Nutrition propone un'alimentazione che rispetti l'ambiente, che rispetti gli altri animali, che favorisca lo sviluppo di un'economia basata sul risparmio di energia alimentare e di energia per produrre gli alimenti.
Compito principale dei medici di Scienza della nutrizione etica, sarà quello di ottenere il coinvolgimento dei colleghi e la loro approvazione, per dare a tutti la possibilità di portare ai pazienti un messaggio scientifico, etico, ecologico, culturale, che possa veramente migliorare la qualità e la quantità della vita non solo degli umani ma anche dell'ambiente che ci circonda e di chi lo condivide con noi.
ROMA, 27 febbraio 2008 - La conclusione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) della prima fase della valutazione tecnico-scientifica relativa alla pillola abortiva RU486 "non comporta automaticamente la disponibilità del farmaco sul mercato". La precisazione è della stessa Agenzia. "Si è conclusa - precisa l'Aifa in una nota - una prima fase procedurale della valutazione tecnico-scientifica nell'ambito del mutuo riconoscimento della pillola RU-486; tale procedura è fissata nelle modalità dalla normativa europea, che definisce anche i tempi (90 giorni), entro cui la procedura si conclude per tutti i Paesi coinvolti nel Mutuo Riconoscimento, senza discrezionalità alcuna da parte delle Agenzie nazionali e quindi dell'Aifa".
LONDRA - Fare uso del Viagra potrebbe mettere a rischio la fertilità maschile. E’ quanto hanno scoperto alcuni ricercatori che mettono in guardia gli uomini decisi a prendere il farmaco anti-impotenza. Lo ha annunciato il sito online del domenicale britannico The Observer. Secondo le ultime ricerche del dottor David Glenn, ginecologo specialista alla ’Queen’s University Belfast’, pubblicate sulla rivista ’Fertility and Sterility’, il Viagra danneggerebbe lo sperma e impedirebbe anche agli uomini di mettere al mondo dei figli.
L'ESPERIMENTO - Il primo esperimento eseguito da Glenn è stato effettuato su alcuni volontari a cui sono stati prelevati campioni di sperma poi immersi in una soluzione a base di Viagra in piccole quantità. L’obiettivo era riprodurre un livello di Viagra equivalente a quello rinvenuto nel sangue di chi ha preso un pillola da cento miligrammi. Paragonando il comportamento dello sperma trattato con i campioni standard, i ricercatori hanno visto che il farmaco ha due effetti: lo sperma diventa più attivo, ma viene anche danneggiata la sua struttura che contiene gli enzimi utili a distruggere la membrana che circonda l’ovulo femminile e permette così allo sperma di fertilizzarlo.
DATO PREOCCUPANTE - «Il fatto che alcune cliniche private utilizzino il Viagra per incrementare la fertilità è un dato preoccupante» dichiara il dottor Glenn. «Le coppie che si rivolgono a queste cliniche della fertilità hanno già, per definizione, dei problemi nel procreare. Dare al partner maschile qualcosa che gli possa provocare ulteriori problemi non mi sembra la soluzione più adatta visto che con il Viagra la struttura dello sperma si modifica troppo presto per permette agli spermatozoi di arrivare nell’ovulo, che non viene quindi fertilizzato».
L'ESPERTO ITALIANO: «NESSUN ALLARME» - Invita però alla cautela il professor Vincenzo Gentile, presidente della Società Italiana di Andrologia e primario di Urologia al Policlinico Umberto I di Roma. «Innanzitutto va considerato che l'esperimento è stato condotto solo in laboratorio e quindi non è affatto scontato che lo stesso effetto ci sia effettivamente sull'uomo». «In secondo luogo» puntualizza l'esperto, «il dosaggio utilizzato nell'esperimento è elevatissimo, e nella realtà clinica viene adottato di solito solo in pazienti che hanno subito una asportazione totale della prostata, per i quali il problema della fertilità non si pone comunque più. E non è affatto provato che al dosaggio di 50 milligrammi, che è quello di solito utilizzato, gli effetti sugli spermatozoi siano gli stessi». «Infine» conclude il professor gentile, «altri studi hanno assolto sia il Viagra sia gli altri inibitori della fosfodiesterasi dal creare danni agli spermatozoi. Quindi direi che questi risultati vanno senz'altro registrati e approfonditi, ma, allo stato attuale dei fatti, non devono creare allarme».
l.r.
24 febbraio 2008
www.corriere.it
L'intervista: Il medico proposto dai radicali: dopo la Ru486, via all'eutanasia
Silvio Viale: «Conta la donna, normali gli aborti con feti sani»
«Ho fatto quasi sempre interventi per la salute psichica della gestante»
ROMA - Silvio Viale, torinese, ginecologo. Lei è un forte sostenitore della pillola Ru486?
Silvio Viale, con un flacone di pillole abortive usate per la sperimentazione (Ansa)
«È dal 2001 che ho cominciato a chiedere l'aborto medico in Italia. Finalmente ci siamo».
Ci siamo?
« Certo, l'autorizzazione per la Ru486 arriverà a breve. Ormai abbiamo superato tutti i passaggi internazionali, manca solo il mutuo- riconoscimento».
Eppure...
«Eppure c'è chi, come Giuliano Ferrara, ha detto che vuole impedirne l'introduzione?».
Già.
«Non ha capito niente».
Lei invece?
« Parlo con cognizione di causa ».
È stato indicato dai radicali come candidato per il Pd. Non sarà facile conciliare le sue idee con alcune anime del partito...
«Se allude a Paola Binetti, non mi spavento».
Come mai?
«Paola Binetti ha detto che non vuole mettere in discussione il principio di autodeterminazione della donna».
Ma ha detto anche che vuole arrivare all'aborto zero...
«Quello non ha senso. È come dire di voler abolire la miseria del mondo. O che non si vuole parlare con chi è brutto. Non credo si possa discutere partendo da qui».
Partiamo dall'aborto terapeutico allora?
«Lasciamo stare però le sparate mediatiche di Giuliano Ferrara sulla sindrome di Klinefelter».
Lui ha detto di soffrirne...
«Se è per questo ha detto anche di essere stato il partner di tre donne che ha accompagnato ad abortire. Non può avere la Klinefelter: sarebbe sterile, oltre che glabro, ritardato mentale, alto. Ma il punto non è questo».
E qual è, allora?
«Ferrara ha chiesto di togliere questa sindrome dalla lista delle patologie per l'aborto terapeutico. Ma non lo sa che non esiste nessuna lista?».
E come si stabiliscono gli aborti terapeutici?
«In Italia non si fa un aborto terapeutico perché il feto è malformato, ma in base alla salute psichica e fisica della donna. In vent'anni di interventi mi sarà capitato un paio di volte di fare un aborto terapeutico per la salute fisica di una donna».
Tutti gli altri?
«Per la salute psichica della donna. Che vuol dire anche far abortire feti sani».
Lei ha fatto aborti terapeutici di feti sani?
«Certo. Lo prevede la legge. Ripeto è un problema di salute psichica della donna».
In quali casi, ad esempio?
«Non so: vogliamo parlare di una quindicenne che scopre di essere incinta al quarto mese?».
Oppure?
«Una donna che alla quindicesima settimana mi chiede un aborto terapeutico ed è gravemente depressa?».
Ma come ci si regola in questi casi?
«Tocca al medico valutare il reale stato psichico della donna. È una responsabilità importante. La stessa Veronica Lario ha raccontato di aver fatto un aborto terapeutico negli anni Ottanta. Ed è stato importante, visto i tre bei figli che poi ha avuto».
Lei si rende conto che ci sono medici e medici nel nostro Paese?
«Certo, ma mi rendo conto anche che c'è molta ipocrisia».
Che vuol dire?
«Prendiamo il caso di feti malformati: davanti alla diagnosi la reazione delle donne è sempre la stessa, abbiano o no il crocifisso al collo. Eppure il 99% dei medici obiettori di coscienza si offre di fare una diagnosi prenatale. Dopo spediscono le donne ad abortire da me o da medici come me».
Lei è favorevole anche all'eutanasia?
«Assolutamente sì. E c'è di più».
Cosa?
«Sono convinto che pure per quella non resta che aspettare. Come successe per la Ru486. Io nel 2001 dissi: non ho fretta, arriverà. E ci siamo. Così succederà per l'eutanasia: arriverà».
I radicali l'hanno candidata per la corsa al Partito democratico: è ufficiale?
«Non ci sono veti sul mio nome ».
Alessandra Arachi
23 febbraio 2008
Il problema della carenza di vitamina B12 coinvolga sempre più la popolazione generale, non solo chi ha eliminato i cibi animali dalla propria dieta.
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Nel numero dell'ottobre 2007 della rivista scientifica "Nutritional Review", è stato pubblicato un articolo intitolato "Se elevate assunzioni di acido folico peggiorano la carenza di vitamina B12, cosa si può fare?", il quale sottolinea come il problema della carenza di vitamina B12 coinvolga sempre più la popolazione generale, soprattutto anziana. La carenza di questa vitamina, erroneamente (o fraudolentemente) riferita come problema esclusivo di chi ha eliminato i cibi animali dalla propria dieta, è ormai incontrovertibilmente riconosciuta svilupparsi anche in molte persone carnivore che non riescono ad assorbire la vitamina legata al cibo. In queste persone, quindi, solo l'assunzione di integratori in forma cristallina può permettere l'assorbimento della vitamina e salvaguardare lo stato della B12 dell'organismo.
Le ultime Linee Guida americane riconoscono come gruppi a rischio di carenza tutte le persone oltre i 50 anni, indipendentemente dal tipo di dieta, e raccomandano a questo gruppo di popolazione la regolare assunzione di integratori. In USA è inoltre in atto un'estesa campagna di integrazione dei cibi con acido folico, ma questo articolo evidenzia come l'integrazione con acido folico possa addirittura essere dannosa nei soggetti in carenza di vitamina B12, e suggerisce come strategie di salute pubblica dovrebbero considerare gli effetti negativi di un'integrazione a pioggia di acido folico, data la presenza di fette di popolazione generale in carenza di B12.
Traduzione dell'abstract: Se elevate assunzioni di acido folico peggiorano la carenza di vitamina B12, cosa si può fare?
La causa più comune di carenza di vitamina B12 nella popolazione anziana è l'incapacità di assorbire la vitamina B12 legata al cibo. Per questo è stato suggerito che la dose giornaliera raccomandata di vitamina B12, pari a 2.4 mcg al dì, venga soddisfatta principalmente a partire da integratori di vitamina B12 (in forma cristallina), che si reputa sia ben assorbita in questi individui con difetto di assorbimento.
E' emersa la preoccupazione che elevate assunzioni di acido folico a partire da cibi fortificati e supplementi dietetici siano in grado di mascherare l'anemia macrocitica da carenza di vitamina B12, eliminando così un importante segno diagnostico.
Uno studio recente mostra tuttavia che elevati livelli ematici di folati in corso di carenza di vitamina B12 sono in grado di peggiorare (piuttosto che mascherare) l'anemia e di peggiorare i sintomi cognitivi.
Un altro studio suggerisce che una volta che si sia stabilita la carenza di vitamina B12 in soggetti con questo tipo di malassorbimento, l'assunzione per 30 giorni di una dose di 40-80 mcg al dì di integratore orale di vitamina B12, in forma cristallina, non sarebbe in grado di far regredire i segni biochimici della carenza.
Presi assieme, questi studi forniscono ulteriori evidenze sull'urgenza di mettere in atto stratagie volte alla cura della salute pubblica, che siano in grado di migliorare lo stato della vitamina B12 nella popolazione, riducendo il rischio di carenza e qualunque potenziale sua interazione con l'acido folico.
Fonte:
Johnson MA., If high folic acid aggravates vitamin B12 deficiency what should be done about it?, Nutr Rev. 2007 Oct;65(10):451-8. PMID: 17972439

La narcolessia e' un disturbo del sonno caratterizzato da un'eccessiva sonnolenza durante il giorno che si avverte nonostante la persona abbia dormito sufficientemente la notte. Questa patologia non è rara, colpisce circa quattro persone su 10.000, prevalentemente i maschi, a qualsiasi età (i sintomi sono generalmente assenti o poco riconoscibili prima dei dieci anni), con un picco tra i 15 e i 25 anni.
A differenza dell'ipersonnia in cui l'aumento del sonno e' graduale e non riposa, nella narcolessia si presenta come veri attacchi improvvisi, al termine dei quali ci si sente riposati (fino al ritorno di un nuovo attacco di sonno).
Questi episodi possono durare qualche minuto, mezzora, a volte anche un'ora, e possono verificarsi anche in momenti non aspettati.
Le caratteristiche cliniche fondamentali
1) eccessiva sonnolenza diurna con attacchi di sonno pluriquotidiani, non procrastinabili e talora non preavvertiti. Il sonno totale nelle 24 ore è generalmente entro la norma: sono la continua predisposizione alla sonnolenza e all'addormentamento e le circostanze nelle quali ciò si verifica ad essere inusuali. Infatti, i narcolettici si addormentano nei momenti meno appropriati, ad esempio nel corso di una conversazione, mentre stanno seduti in classe, mentre stanno aspettando l'autobus o mangiando.
2) cataplessia , ovvero di una rapida perdita del tono muscolare causata da manifestazioni emotive come riso, collera, eccitazione, sorpresa. Un attacco cataplettico può comportare solo una breve e parziale debolezza ma può anche causare una quasi completa perdita del controllo muscolare per alcuni minuti. Ciò può provocare una caduta, l'impossibilità di muoversi e di parlare, anche se il soggetto è cosciente o almeno parzialmente conscio di ciò che gli sta accadendo.
3) allucinazioni ipnagogiche , sono esperienze sensoriali intense e vivide, talora a contenuto terrifico, che si verificano all'inizio o alla fine di un periodo di sonno. Alcuni o tutti i sensi possono risultare coinvolti e frequentemente è molto difficoltoso per il soggetto distinguere l'allucinazione dalla realtà.
4) paralisi del sonno , caratterizzate dalla consapevolezza di non riuscire a muoversi malgrado il desiderio di farlo. Si verificano durante l'addormentamento a al risveglio. Possono essere concomitanti con un'allucinazione ipnagogica risultando spesso in una esperienza terrorizzante.
5) sonno notturno disturbato - insonnia : nonostante il soggetto affetto da Narcolessia non abbia difficoltà a prendere sonno, il sonno notturno è disturbato da molti risvegli, spesso prolungati, e da sogni terrifici.
Epidemiologia
La Narcolessia , nell'uomo, tende a comparire sporadicamente, secondo una curva bimodale, con picchi a 15 e 25 anni, senza una chiara predisposizione familiare. Ha una prevalenza di 0,2 - 2 casi ogni 1000 abitanti. Solamente il 10% - 15% dei pazienti narcolettici presenta la sintomatologia completa. Il primo sintomo a comparire è solitamente la eccessiva sonnolenza diurna. La cataplessia compare di solito entro 1 - 4 anni, ma può tardare anche 40 - 60 anni. E' tendenzialmente sottodiagnosticata in tutto il mondo. In Italia, per i motivi di cui sotto, i pazienti narcolettici con una diagnosi certa non superano i 600, contro le diverse migliaia diagnosticate in Francia e contro gli almeno 25000 presunti in Italia.
Patogenesi
1) Neurofisiologia
L'aspetto neurofisiologico caratteristico della Narcolessia è la rapida ed atipica emergenza del sonno REM entro 15 - 20 minuti dall'addormentamento. Gli attacchi di sonno diurni compaiono nelle forme più caratteristiche ogni 90 - 120 minuti e spesso, al risveglio da una sonnellino di 5 - 15 minuti, il paziente ricorda di aver sognato e si sente discretamente riposato. Il soggetto narcolettico presenta infatti una discreta resistenza al sonno fra un episodio di sonno ed il successivo.
2) Neurochimica
Nel 1999 è stato scoperta una drastica riduzione - fino alla assenza completa - di un neuromediatore chiamato ipocretina od orexina nel liquido cefalorachidiano dei soggetti narcolettici e, successivamente, una riduzione dei neuroni ipotalamici secernenti questo composto in rilievi autoptici di soggetti con narcolessia. Mentre nel cane narcolettico è stato scoperta una alterazione genetica a carico del recettore della ipocretina, nell'uomo non vi sono ancora evidenze di una chiara mutazione.
3) Genetica
Solamente l'1% dei casi di narcolessia sono familiari. Il rischio del riscontro di Narcolessia fra parenti di primo grado è dell'1% - 2%, quindi 30 - 40 volte più alto della popolazione generale. Questo significa che la narcolessia è una malattia nella quale necessariamente giocano un ruolo fondamentale fattori genetici. Infatti, l'85% - 100% dei pazienti i narcolettici presentano gli stessi antigeni di istocompatibilità (HLA - DQB1*0602).
La Diagnosi
Nonostante la clinica possa fortemente indirizzare verso la diagnosi, soprattutto nei soggetti con cataplessia, è possibile avere una conferma certa con uno studio polisonnografico seguito dal test delle latenze multiple di addormentamento. Questi strumenti, ad uso di non tutti i centri del sonno, consentono anche di monitorizzare l'evoluzione della malattia e di valutare la risposta alle terapie.