La fermentazione della Papaya avviene tramite la Kombucha che è una bevanda di origine orientale fatta con il Tè Verde e una miscela di lieviti e di batteri benefici.INDICAZIONI:
Digestione: La Papaina è un forte proteolitico, riesce a digerire 300 volte il suo peso in proteine sia esse di origine animale che vegetale e in qualsiasi ambiente di PH sia esso acido, alcalino o neutro. La pepsina digerisce soltanto in ambiente acido.
L'ipocloridria è molto comune al giorno d'oggi e questo è dovuto all'eccesso di latticini e di dolciumi nella dieta ma anche nell'età avanzata si instaura una situazione di ipocloridria dovuta all'invecchiamento con conseguente deficit di acido cloridrico nella stomaco.
L'incompleta digestione delle proteine è la principale causa di allergie e di intolleranza alimentare, nonché di putrefazione e formazione di gas irritanti della mucosa intestinale con conseguenti coliti, alitosi, stitichezza e gonfiori addominali. Le proteine non digerite favoriscono la formazione di muco a livello intestinale, il muco viene a sua volta assorbito dal sistema linfatico intasandolo e rallentandone il flusso; di conseguenza si forma cellulite, vene varicose e capillari specialmente sulle gambe. L'accumulo di muco nelle arterie e negli spazi interstiziali è causa di disturbi cronici come l'ipertensione arteriosa, il diabete, l'arteriosclerosi.
La Papaya Fermentata è un potente mucolitico e trombolitico, perciò è un buon rimedio per i disturbi sopra citati.
Artrite: l'artrite è una infiammazione delle articolazioni dovuta all'accumulo di immunocomplessi e di muco a livello delle articolazioni. Essendo la Papaina un forte proteolitico riesce a digerire e dissolvere sia il muco che gli immunocomplessi, liberando così le articolazioni dall'infiammazione e quindi dai dolori e con il ricupero della mobilità.
Artrosi ed Osteoporosi: sono due malattie degenerative causate dal mancato assorbimento degli amminoacidi a livello intestinale dovuto alla cattiva digestione delle proteine e dei minerali ma anche all'alterazione del PH tessutale che favorisce la mobilitazione dei sali minerali dalle ossa. La Papaya fermentata favorisce sia la digestione delle proteine e quindi l'assimilazione degli amminoacidi e del calcio, sia l'equilibrio del PH tessutale.
Azione depurativa: questa azione è dovuta alla presenza dell'acido glucoronico nella Papaya Fermentata. Sappiamo che quest'acido viene prodotto normalmente dal fegato e mediante il processo di glucoronizzazione le tossine vengono fissate dall'acido glucoronico prima di essere eliminate.
Azione antiossidante ed antinvecchiamento: La Papaya Fermentata contiene più Vitamina C degli agrumi e più Vitamina A delle carote. La sua azione antiossidante è 20 volte più potente della Vitamina E. Questo fatto la rende utile nel trattamento delle malattie degenerative.
Azione sul sistema immunitario: La migliore digestione e quindi assimilazione dei cibi favorisce lo stato di salute del sistema immunitario. E' stato provato che la Papaya Fermentata aumenta la velocità di risposta del sistema immunitario in caso di infezione 10 volte più del normale.
Colesterolo: Il colesterolo è il precursore degli ormoni steroidei.
L'aumento del colesterolo ematico è dovuto alla sua mancata trasformazione in ormoni, questo fatto si manifesta di solito nell'età della menopausa e dell'andropausa a causa del rallentamento generale del metabolismo cellulare. La Papaya Fermentata riattiva i processi metabolici di trasformazione del colesterolo in ormoni.
Azione sull'attività ormonale: E' stato provato che la Papaya fermentata ha una azione stimolante sulle nostre ghiandole. Essa riattiva la ghiandola epifisaria aumentando la secrezione della melatonina ed eliminando così i disturbi del sonno e dell'umore. La Papaya Fermentata agisce anche sull'ipofisi migliorandone l'attività e di conseguenza l'attività di tutte le ghiandole legate ad essa: aiuta in caso di amenorrea , oligomenorrea e dismenorrea , caduta dei capelli. E' stato trovato che la Papaya Fermentata aiuta a stimolare la libido sia nel maschio che nella femmina.
La Papaya Fermentata assunta durante l'allattamento favorisce la produzione del latte materno e ne migliora la qualità e fa scomparire le colichette intestinali del neonato.
Azione dimagrante: La papaina riesce a trasformare nell'intestino alcuni amminoacidi in arginina, che è un amminoacido essenziale ed è contenuto quasi esclusivamente nelle uova e nel lievito di birra. L'arginina una volta assorbita agisce a livello dell'ipofisi aumentando la secrezione dell'onnone della crescita GH. Il GH a sua volta favorisce l'anabolismo muscolare ed il catabolismo del grasso di deposito.
Controindicazioni: Gravidanza

I benefici della luce solare per la nostra salute
L'autore, divenuto ormai un'autorità nel campo dell'elioterapia e delle complesse relazioni che legano luce solare, vitamina D e medicina, mette in guardia il lettore sui rischi di una vita trascorsa prevalentemente sotto la luce artificiale e rovescia molti luoghi comuni, tra cui quello che individua nell'esposizione al sole l'origine del cancro alla pelle e quello sulla necessità delle creme solari che, secondo l'autore, impedirebbero la sintesi dell'importante vitamina D.
Uno strumento di informazione utile per tutti, perché fornisce indicazioni per la gestione e la prevenzione individuale di molti disturbi.
Attenzione ai reggiseni sbagliati: danneggiano il seno. Quello che molte donne sanno empiricamente è stato adesso dimostrato scientificamente.
Un team di ricercatori in bio-meccanica dell'University of Portsmouth ha dimostrato che uno scarso sostegno nella zona più delicata del corpo femminile fa allentare i fragili legamenti del seno. Durante l'esercizio fisico, infatti, il seno viene sollecitato da oscillazioni che arrivano anche a 21 centimetri: su e giù, all'interno e all'esterno, da un lato all'altro.
Ma la gran parte dei reggiseni limita solo il movimento verticale; e quindi il rischio è che non forniscano il sostegno adeguato. I ricercatori hanno lavorato alacremente: per tre anni sono stati testati circa 50 reggiseni, sportivi e non, su centinaia di donne. La scoperta è che, se di foggia o taglia sbagliata, sono dannosi tanto quelli sportivi che quelli da indossare tutti i giorni.
Gli scienziati consigliano infatti di fare attenzione al modello, ma anche alla taglia (non troppo grande, né troppo stretta). “C'è quasi una stigma sociale su determinate misure: molte donne non vogliono vedersi con un seno troppo grande o troppo piccolo e quindi scelgono taglie sbagliate pur di sfoggiare quella che loro considerano giusta”, spiega una delle ricercatrici che ha condotto lo studio, Wendy Hedger. “Molte non si rendono conto che indossano da una vita un reggiseno sbagliato. E alcune dimenticano che la loro figura e la loro taglia cambia e che quindi devono scegliere reggiseni diversi nel corso della loro vita, soprattutto dopo un allattamento e dopo la menopausa”.
27 luglio 2008
www.salute.agi.it
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| (Afp) |
LE ALTERNATIVE - Come fare allora con le vene «difficili»? Un suggerimento, come riportato dalla Bbc, arriva dal presidente dei flebotomisti inglesi, Jackie Hough, che ricorda: «Il modo migliore consiste non nel far stringere forte il pugno al paziente, ma nel farlo chiudere gentilmente mentre si infila l'ago e nel farlo rilasciare prima di aspirare il sangue. Anche il laccio emostatico - conclude - non dovrebbe rimanere stretto al braccio per più di 60 secondi o durante lo stesso prelievo».
27 luglio 2008
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| Giovanni Brancato al suo arrivo ad Alassio |
IN ACQUA DOPO MANGIATO? - Il nuotatore da primato nella vita fa il nutrizionista. Chi meglio di lui può allora spiegarci come conciliare la voglia di tuffarsi in acqua con l’alimentazione, senza correre il rischio di provocare un blocco digestivo. Tutti ricordano sicuramente i consigli della nonna e cioè di far trascorrere sempre alcune ore dopo aver mangiato prima di entrare in contatto con l’acqua e di bagnarsi il corpo prima di tuffarsi per evitare bruschi cambiamenti di temperatura corporea. Ma quanti rispettano queste attenzioni? Che cosa c’è di meglio in una giornata calda, magari con le goccioline di sudore che ti scendono lungo il corpo, che fare una corsa e tuffarsi? In genere non succede niente, ma in qualche caso, se il nostro organismo non risponde bene ai cambiamenti di temperatura, può sopraggiungere qualche problema. Tra chi dice di tuffarsi quando si ha voglia e chi, invece, vorrebbe che passassero due o tre ore dopo i pasti, ecco i consigli di un esperto nuotatore .
CONTA QUELLE CHE SI MANGIA - «Sapendo di trascorrere ore in spiaggia a giocare o a prendere il sole per poi tuffarsi in acqua – dice Giovanni Brancato, biologo-nutrizionista siciliano, 54 anni, esperto nuotatore fin da piccolo e in questi giorni alle prese con una traversata a nuoto tra la Corsica e la Liguria – è comunque bene fare attenzione a quello che si mangia, perché più un cibo è ricco di grassi più ci vuole tempo per digerirlo. Quindi privilegiare in ogni caso alimenti leggeri, facilmente digeribili e se si vuole stare molto in acqua, preferire cibi subito disponibili per l’organismo per dare modo al corpo di avere le energie necessarie per affrontare le fatiche del nuoto e contrastare l’abbassamento di temperatura stando a contatto con l’acqua».
LA DIETA «DA BAGNO» - E la dieta per i bagni in mare? Che cosa ci consiglia, lei, esperto nuotatore che sta quindici ore tra le onde a chi quest’estate si tuffa e sta in acqua per molto tempo? «Non posso certo sottoporre la mia dieta, che è calibrata sull’impresa che voglio compiere - aggiunge l’esperto -. Se si vuole fare bagni senza rischiare i cibi da preferire sono quelli che rinfrescano il corpo, capaci di abbassare la temperatura , ossia frutta (va molto bene l’anguria), bevande come te freddo, ma anche un ghiacciolo al limone. Poi, per il pranzo, insalate, tonno e mozzarella. Per la cena, spaghetti e pesce».
LO SPUNTINO - Spesso si sente la voglia di uno spuntino, di coprire il buco dello stomaco e magari si mangia un gelato. Può essere una giusta scelta? «Tutto bene per il riequilibrio degli zuccheri – aggiunge - ma poi i grassi del gelato si pagano. Meglio il vecchio pane, olio e pomodoro, come facevano i nostro vecchi per lenire i morsi della fame».
IL CIBO «DA TRAVERSATA» - Ma ci sono cibi che l’hanno aiutata in questa preparazione? «Certamente e non mi stanco di ripeterlo, pomodori maturi, banane e cioccolato sono la mia energia. Sono alimenti che riequilibrano i sali persi durante le nuotate. E poi, vitamina C, magnesio e potassio. Certo, per imprese come quella che sto per compiere occorrono anche integratori, ma isotici, cioè non "forti". » E lei come si alimenta nella traversata? «A colazione banane, polvere di cioccolato, latte di mandorla, pane integrale e marmellata. Durante la nuotata, qualche sosta per bere, sgranocchiare un cracker, sistemare l’attrezzatura e poi via di nuovo. La sera, in barca, spaghetti con olio e grana, pesce bollito con limone, portato da casa, una torta tipo crostata che mi ha preparato un’amica». Ma lei si nutre così anche a casa, in famiglia? «I consigli che ho dato servono non soltanto per affrontare le nuotate in mare . aggiunge l’esperto - ma anche per mantenere un fisico in forma. La mia impresa non ha soltanto lo scopo di raggiungere un primato da Guinnes, ma anche di sollecitare bambini, adolescenti, famiglie e Istituzioni, soprattutto i Comuni e la Scuola, a fare informazione sul valore dell’alimentazione e dell’esercizio fisico come elementi che possono condizionare il nostro stato di salute».
SCOPO EDUCATIVO - «Già dall’anno scolastico 2008-2009 – ci ha detto Brancato prima di immergersi per la traversata – terremo degli incontri nelle scuole elementari, medie e superiori di Alassio e dei comuni per illustrare l’importanza del cibo e del movimento».
Edoardo Stucchi
26 luglio 2008
www.corriere.it
ROMA 25 luglio 2008 - Per la combinazione di più proprietà, da antibatteriche, antinfiammatorie, a cicatrizzanti, il Mix 557 sembra essere il rimedio ideale per curare le ferite in scenari di guerra e di estrema povertà. Si tratta di un unguento ricavato dalla combinazione di due piante (l'Iperico e la Neem) messo a punto da due ricercatori dell'Enea Casaccia, il veterinario Fiorella Carnevali e il biologo Stephen Andrew van der Esch. Le nostre mani splendono di luce propria e le nostre unghie ne producono la maggior parte: pare che tutti i viventi rilascino luce.
Se i nostri occhi fossero abbastanza sensibili, potremmo vedere altre persone risplendere nel buio. Se potessimo vedere questa luce coi nostri occhi (cosa che non possiamo fare), potremmo vedere che tutti noi lasciamo una scia di luce vivente, come un'impronta personale, dovunque andiamo. Poterla seguire sarebbe un meraviglioso strumento per pedinare i malviventi. Poter “leggere” la luminosità umana potrebbe essere anche un efficace e non invasivo metodo per diagnosticare le malattie. Jennifer Viegas scrive in Discovery News che la maggioranza degli esseri viventi, piante incluse, è fonte di luce, e che le malattie incidono su quanta luce emettono. Non solo le nostre mani, ma la fronte e le piante dei piedi emettono fotoni,le microscopiche particelle di cui é fatta la luce.

Questa può essere la spiegazione scientifica della Pranoterapia, che si attua con l'imposizione delle mani sul corpo e questo é quanto il Dr. Cutolo sta dicendo in giro da anni, insieme a tutti gli altri Pranoterapeuti che chiedono alla Scienza Medica di entrarne a far parte a pieno diritto. Se le mani risplendono, le unghie rilasciano molta più luce, secondo uno studio recente che ha dimostrato che tutta la mano emette quantità di luce misurabili. Se siamo infermi o morti, ci stiamo letteralmente “spegnendo”. Benché molti animali possono individuarci con l'olfatto,questo può essere un altro modo per vederci ed evitarci, quando c'incontrano di notte.
Se questa scoperta non vi bastasse, eccovene un'altra che ha del sensazionale: i ciechi possono vedere gli oggetti e persino i colori grazie ad un misterioso “Sesto Senso”. La notizia è stata pubblicata anche dal National Geographic che ci fa sapere che ricerche condotte presso la Washington University in St. Louis, Missouri, dimostrano che, per quanto inspiegabile, anche persone vedenti, ma rese temporaneamente cieche grazie all'uso di potenti magneti, avrebbero questa capacità incredibile. Nessuno azzarda per il momento spiegazioni cosìdette “razionali”.
www.webalice.it/cipidoc/
Dall'esperienza di pre-morte all'esistenza dell'anima ?
Il cardiologo olandese Pim Van Lommel afferma di avere trovato la prova scientifica dell'esistenza della vita dopo la morte analizzando numerosi casi di “esperienze di pre-morte” [indicate spesso con l'acronimo NDE, ovvero Near Death Experience]. L'esperienza classica è la visione di un tunnel con una luce bianca sul fondo, ma anche un senso di distacco dal corpo e l'incontro con parenti defunti. Fra queste persone molte hanno provato l'esperienza della rivisitazione della propria vita passata (life review) ed alcuni di essi hanno avuto anche esperienze di distacco dal corpo con percezione del proprio corpo visto dall’esterno [indicate speso con l’acronimo OBE, ovvero Out of Body Experience]. I risultati del suo studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista medica The Lancet nel dicembre 2001 col titolo “Un'indagine estensiva in Olanda sulle esperienze di pre-morte in sopravvissuti ad arresti cardiaci” [“Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands”].
Da un articolo del 21-01-06 riprendo queste righe:
Il dottor Pim Van Lommel è stato talmente impressionato dalle storie riferite dai suoi pazienti che hanno avuto una NDE, che è divenuto il primo medico a rischiare la sua reputazione cercando una prova valida e sistematica del fenomeno.
Van Lommel ha intervistato 344 pazienti cardiopatici nell’ospedale di Arnhem (Olanda) che sono rimasti “clinicamente morti” per cinque minuti o più, prima di “ritornare in vita”. Di questi cardiopatici 62, ovvero il 18 per cento, ha riferito di avere provato le esperienze tipiche delle NDE durante la morte clinica, ciò dopo che (secondo le indicazioni dei monitor) avrebbero dovuto essere considerati deceduti. Circa la metà di loro erano stato consapevoli della propria morte, e 15 avevano avuto esperienze fuori dal corpo (OBE) durante le quali erano consapevoli di tutte le complesse manovre mediche attuate su di loro. Un paziente fu in grado di riferire dove un’infermiera bionda aveva conservato la sua dentiera, che gli era stata rimossa durante le manovre rianimatorie, ovvero in una bacinella posta dall'altro lato della stanza.
Dopo questo famoso studio, pubblicato nel 2001 dalla prestigiosa rivista medica “The Lancet”, il Dr van Lommel ha abbandonato il suo lavoro di cardiologo per dedicare il suo tempo a favore della ricerca sulle NDE (…)
Il cliché della gente che rivede la propria vita al momento della morte è sembrato essere vero per molti dei pazienti di Van Lommel, ma qualcuno ha anche visto eventi futuri. Uno di loro ha avuto la visione di se stesso in una nuova famiglia ed alcuni anni più tardi tale visione si è effettivamente realizzata. Che dopo la morte siamo giudicati per tutte le nostre azioni passate non è vero, dice Van Lommel, pare piuttosto trattarsi di un’esperienza dove la persona può diventare più saggia. Quello che più importa al momento del 'life review' sono le intenzione poste dietro alle nostre azioni ed ai nostri pensieri, ed il modo in cui esse hanno inciso sugli altri. Una donna che aveva avuto una NDE si è scusata con una persona che aveva offeso 20 anni prima. (…)
Come ha osservato Van Lommel, la coscienza deve risiedere fuori dal cervello perché i pazienti possano rimanere consapevoli quando, almeno secondo l'EEG, dovrebbero essere morti. Il cervello potrebbe quindi essere soltanto una specie di trasmettitore/ricevitore per le informazioni, una conclusione che è stata raggiunta indipendentemente anche dall'Informatico Simon Berkovich congiuntamente al neurofisiologo Herms Romijn. Ecco una loro dichiarazione: “La coscienza, la coscienza che abbiamo durante le nostre attività quotidiane, riduce tutte le informazioni ricevute ad una verità singola che interpretiamo come ‘Realtà’. Durante le NDE, comunque, i pazienti non sono limitati dai loro corpi o dalla coscienza, il che significa che vivono in molte realtà diverse” . (…)
“Capisco ora che la coscienza è la base della vita, e la nostra vita è fatta principalmente di compassione, empatia ed amore,” conclude Van Lommel.
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La conclusione cui giunge il cardiologo olandese può non essere l’unica possibile, ed ognuno è libero di trarre le sue conclusioni da questo resoconto. Quando però certa “scienza ortodossa” critica le interpretazioni di Van Lommel si ha l'impressione che si voglia arrampicare sugli specchi. Nella sua rubrica “Lo scettico” su Scientific American del marzo 2003, Michael Shermer ha citato la ricerca di Van Lommel, asserendo che quello studio avrebbe addirittura dimostrato che mente/anima e cervello non possano separarsi.
Riprendo adesso alcune delle considerazioni più importanti espresse da Van Lommel nella sua replica a Shermer. Tale replica si può leggere per intero al seguente link, traduzione italiana (a cura di Giuseppe De Pasquale) dell'articolo originale pubblicato su http://www.nderf.org/ .
La nostra indagine è stata condotta su 344 sopravvissuti ad arresti cardiaci per studiare la frequenza, la causa ed il contenuto delle loro NDE. Una NDE è la testimonianza delle impressioni vissute durante uno speciale stato di consapevolezza, che comprende elementi specifici come un'OBE (esperienza fuori dal corpo), sensazioni piacevoli, la visione di un tunnel, di una luce, di parenti defunti, ed eventualmente una revisione della propria vita. Nella nostra indagine 282 pazienti (82%) non conservavano alcun ricordo relativo al periodo di incoscienza, mentre 62 pazienti (18%) riferirono di aver avuto una NDE con tutti gli elementi “classici”.
Tra i due gruppi non c'era alcuna differenza in relazione alla durata dell'arresto cardiaco o dello stato di incoscienza, all'intubazione, al trattamento medico, alla paura di morire presente prima dell'arresto cardiaco, al sesso, alla religione, al livello di istruzione o a precedenti informazioni sulle NDE. Furono riportate con maggior frequenza NDE in persone di età inferiore ai 60 anni, con più di un ritorno in vita da una crisi cardiopolmonare [indicata anche con l'acronimo CPR, ovvero CardioPulmonary Resurrection] durante la degenza in ospedale e precedenti NDE. Pazienti con problemi di memoria conseguenti a CPR prolungate e complicate riportarono NDE con minor frequenza. (...)
Vi sono diverse teorie che tentano di spiegare le cause ed il contenuto delle NDE. Una spiegazione è quella fisiologica, perla quale la NDE è sperimentata come risultato di una condizione di anossia (riduzione dell'ossigeno) nel cervello, possibilmente anche in concomitanza col rilascio di endorfine (endomorfine) o con una condizione di blocco dei recettori di NMDA [una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore].Nella nostra indagine tutti i pazienti ebbero un arresto cardiaco, erano clinicamente morti, in stato di incoscienza provocato da un insufficiente apporto di sangue al cervello a causa di inadeguata circolazione sanguigna, di insufficienza respiratoria o di entrambe. Se in tali condizioni la CPR non viene attivata entro 5-10 minuti il cervello subisce un danno irreparabile ed il paziente muore.
Secondo la teoria fisiologica tutti i pazienti della nostra indagine avrebbero dovuto avere una NDE, poiché tutti erano clinicamente morti a causa di anossia del cervello provocata da insufficiente circolazione sanguigna, ma solo il 18% riferì di aver avuto una NDE. Un'altra spiegazione è quella psicologica: la NDE è causata dalla paura della morte. Ma nella nostra indagine solo una minima percentuale di pazienti riferì di aver avuto paura della morte nei secondi precedenti l'arresto cardiaco: tutto era accaduto così improvvisamente che non si erano neanche resi conto di cosa stava loro succedendo. Tuttavia il 18% ebbe una NDE. Anche il trattamento medico non fece alcuna differenza.
Nell'arresto cardiaco l'anossia globale del cervello si instaura entro pochi secondi. La tempestiva ed adeguata CPR consente il recupero della perdita funzionale del cervello in quanto previene il definitivo danneggiamento delle cellule cerebrali, che ne causerebbe la morte. Un'anossia di lunga durata, provocata da un'interruzione del flusso sanguigno al cervello per un periodo superiore a 5/10 minuti, causa un danno irreversibile e la morte di un elevato numero di cellule del cervello. Questo evento viene definito morte cerebrale, ed in tal caso la maggior parte dei pazienti muoiono definitivamente. (...)
I pazienti che hanno avuto una NDE riferiscono di essersi trovati in uno stato di consapevolezza molto chiara nel quale le funzioni cognitive, le emozioni, il senso di identità ed i ricordi fin dalla prima infanzia erano presenti, così come la percezione da una posizione esterna ed al di sopra del loro corpo “morto”. Sulla base delle OBE che in alcuni casi sono state riferite e dunque hanno potuto essere verificate, come il caso della protesi dentaria riportato nella nostra indagine, sappiamo che le NDE hanno avuto luogo durante lo stato di incoscienza totale, e non durante i secondi iniziali o terminali di questo periodo.
Così dobbiamo concludere che le NDE della nostra indagine si sono verificate durante la perdita funzionale transitoria di tutte le funzioni della corteccia e del tronco cerebrale. È importante ricordare che esiste il ben documentato caso clinico di una paziente con una costante registrazione dell'EEG durante un'operazione di chirurgia cerebrale per la rimozione di un aneurisma cerebrale gigante alla base del cervello: la paziente fu operata con una temperatura corporea ridotta a 10-15 gradi, in stato di VF [fibrillazione ventricolare, una condizione che provoca il completo arresto cardiaco e l'interruzione dell'afflusso di sangue al cervello, con conseguente anossia acuta in tutto il cervello] e con una macchina cuore-polmone attiva, con tutto il sangue drenato dal cervello, con EEG piatto, con auricolari di stimolo in entrambe le orecchie, con le palpebre chiuse con nastro adesivo [pertanto non poteva né udire né vedere, anche inconsciamente, quanto stava accadendo intorno a lei]. Questa paziente ebbe una NDE con un'OBE, e tutti i dettagli che vide ed udì furono in seguito verificati.
C'è una teoria secondo la quale la coscienza può essere sperimentata indipendentemente dal normale stato di coscienza legato al corpo. Un concetto comune della scienza medica asserisce che la coscienza è il prodotto del cervello. Tuttavia tale concetto non è mai stato provato scientificamente. Le ricerche sulle NDE ci spingono ai limiti delle nostre concezioni mediche circa la portata della coscienza umana e le relazioni tra il cervello, la coscienza ed i ricordi. (...)
C'è una teoria secondo la quale la coscienza può essere sperimentata indipendentemente dal normale stato di coscienza legato al corpo. Un concetto comune della scienza medica asserisce che la coscienza è il prodotto del cervello. Tuttavia tale concetto non è mai stato provato scientificamente. Le ricerche sulle NDE ci spingono ai limiti delle nostre concezioni mediche circa la portata della coscienza umana e le relazioni tra il cervello, la coscienza ed i ricordi.(…)
Ricerche neurofisiologiche sono state condotte utilizzando stimolazioni magnetiche transcraniali (TMS), nel corso delle quali viene prodotto un campo magnetico localizzato (fotoni). La TMS può eccitare o inibire differenti parti del cervello, a seconda delle quantità di energia fornita, consentendo una mappatura funzionale delle regioni corticali e la creazione di lesioni funzionali transitorie. Permette inoltre di stimare la funzione di regioni focali del cervello in scala di millisecondi, e può studiare il contributo della rete neuronale corticale a specifiche funzioni cognitive. La TMS è uno strumento di ricerca non invasivo per studiare aspetti della fisiologia del cervello umano che includono tanto le funzioni motorie, la visione, il linguaggio, e la patofisiologia delle disfunzioni del cervello, quanto le alterazioni dell'umore come la depressione, e può anche risultare utile per la terapia. Nelle indagini la TMS può interferire con la percezione motoria e visuale, dando un'interruzione dei processi corticali con un intervallo di 80/100 millisecondi. L'inibizione e la facilitazione intracorticale sono ottenute mediante impulsi appaiati con la TMS, e riflettono l'attività degli interneuroni della corteccia. Sebbene la TMS possa alterare il funzionamento del cervello anche oltre il periodo di stimolazione, non sembra lasciare alcun effetto duraturo.
L'interruzione dei campi elettrici di reti neuronali locali in alcune zone della corteccia può disturbare il normale funzionamento del cervello: il neurochirurgo premio Nobel W. Penfield, durante operazioni sul cervello di soggetti epilettici, riuscì ad indurre flash di memorie del passato (ma non una completa revisione della vita), visioni di luce, esperienze auditive di suoni e musica, e più raramente una specie di esperienza fuori dal corpo (OBE) mediante stimolazioni elettriche localizzate del lobo temporale e parietale. Queste esperienze tuttavia non produssero alcuna trasformazione. Dopo molti anni di ricerche egli giunse infine alla conclusione che non è possibile localizzare i ricordi all'interno del cervello. Anche Olaf Blanke ha pubblicato di recente su Nature il caso di un paziente soggetto ad epilessia nel quale era stata indotta un'OBE mediante l'inibizione dell'attività corticale causata da una più intensa stimolazione elettrica esterna del giro angolare.
L'effetto della stimolazione elettrica o magnetica esterna dipende dalla quantità di energia impiegata. Può non esservi alcun effetto clinico o in certi casi si nota qualche stimolo quando viene utilizzata solo una minima quantità di energia, per esempio durate la stimolazione della corteccia motoria. Ma durante una stimolazione con energia più elevata si produce l'inibizione delle funzioni corticali locali attraverso l'estinzione dei campi elettrici e magnetici: ne consegue l'inibizione della rete neuronale locale (comunicazione personale di Olaf Blanke). Anche nel caso del paziente descritto da Blanke in Nature fu prodotta una stimolazione con energia elettrica di livello elevato, ottenendo l'inibizione della funzione della rete neuronale nel giro angolare.
E quando, per esempio, la corteccia visuale occipitale è stimolata mediante TMS, il risultato non è una miglioramento della vista, ma invece una cecità temporanea causata dall'inibizione di questa parte della corteccia. Dobbiamo arguirne che la stimolazione artificiale localizzata mediante fotoni (energia elettrica o magnetica) disturba fino ad inibire il campo elettrico e magnetico costantemente mutevole delle reti neuronali, influenzando ed inibendo di conseguenza il normale funzionamento del cervello.
Nel tentativo di comprendere questo concetto di mutua interazione tra la coscienza “invisibile e non misurabile”, con il suo enorme patrimonio di informazioni, ed il nostro corpo materiale, ben visibile, sembra assennato fare un confronto con i nostri moderni sistemi di comunicazione internazionale. C'è un continuo interscambio di informazione oggettiva per mezzo di campi elettromagnetici attraverso la radio, la TV, la telefonia mobile o i computer portatili. Noi siamo inconsapevoli dell'enorme quantità di campi elettromagnetici che continuamente, giorno e notte, sono attivi intorno a noi e che ci attraversano, così come attraversano strutture come muri ed edifici. Noi diventiamo consapevoli dell'esistenza di questi campi elettromagnetici informazionali solo nel momento in cui utilizziamo il cellulare o accendiamo la radio o la TV.
Ciò che riceviamo non si trova all'interno dello strumento, e nemmeno nei suoi componenti, ma grazie al ricevitore l'informazione dei campi elettromagnetici diventa percepibile dai nostri sensi e questa percezione raggiunge la nostra consapevolezza. La voce che sentiamo nel telefono non si trova all'interno di esso, ed il concerto che udiamo alla radio è trasmesso ad essa, così come le immagini ed i suoni che vediamo ed udiamo in TV sono trasmessi all'apparecchio ricevente. Internet non si trova all'interno del nostro computer. Noi possiamo ricevere quasi nel medesimo istante in cui viene trasmesso da una distanza di centinaia o migliaia di chilometri un segnale che viaggia alla velocità della luce.
E se noi spegniamo il televisore, la ricezione sparisce, ma la trasmissione continua. L'informazione trasmessa resta presente all'interno del campo elettromagnetico. La connessione è stata interrotta ma non è sparita, e può esser ancora ricevuta da qualche altra parte usando un altro televisore. Di nuovo, noi non ci rendiamo conto di quante migliaia di chiamate telefoniche, di quante centinaia di trasmissioni radio e TV e di segnali satellitari, codificati come campi elettromagnetici, esistono intorno a noi e ci attraversano.
Possiamo paragonare il cervello al televisore che riceve e trasforma in immagini e suoni le onde elettromagnetiche, nello stesso modo in cui la telecamera trasforma quelle immagini e quei suoni in onde elettromagnetiche ? La radiazione elettromagnetica contiene l'essenza di tutte le informazioni, ma può esser rivelata ai nostri sensi da strumenti appropriati come i ricevitori TV.Il campo informazionale della nostra coscienza e dei nostri ricordi, entrambi plasmati dalle nostre esperienze e dagli input informatici dei nostri organi sensori durante la vita, sono presenti intorno a noi come campi elettrici e/o magnetici (fotoni virtuali ?), e tali campi diventano utilizzabili dalla nostra coscienza allo stato di veglia mediante il funzionamento del cervello e di altre cellule del corpo.
Per questo ci serve un cervello ben funzionante per accedere alla consapevolezza nello stato di veglia. Ma quando la funzionalità del cervello è andata perduta, come nel caso di morte clinica o di morte cerebrale, con EEG piatto, i ricordi e la coscienza esistono ancora, ma la possibilità di captarli è andata perduta. Certe persone possono sperimentare la coscienza al di fuori del loro corpo, con la facoltà di percepire i loro corpi dall'esterno e dall'alto, con un senso di identità e con una consapevolezza ed una capacità di attenzione accresciute, processi di pensiero ben strutturati, ricordi ed emozioni. E possono inoltre sperimentare la coscienza in una dimensione nella quale presente, passato e futuro esistono nello stesso istante, al di fuori dello spazio e del tempo, ed ogni cosa può essere sperimentata non appena l'attenzione viene focalizzata su di essa (revisione e previsione della vita), e qualche volta entrano perfino in contatto con il “campo di coscienza” dei loro cari defunti. Ed infine possono sperimentare anche il loro ritorno cosciente nel corpo.
Per citare Michael Shermer “è compito della scienza risolvere i problemi mediante spiegazioni naturali, piuttosto che soprannaturali”. Ma bisogna tenersi aggiornati sui progressi della scienza, bisogna studiare la letteratura scientifica più recente e sapere cosa sta accadendo nella scienza attuale. Per me la scienza consiste nel porsi delle domande con mente aperta, e nel non aver paura di riconsiderare concetti molto diffusi ma non provati scientificamente, come quello che la coscienza ed i ricordi siano un prodotto del cervello. Ma dobbiamo anche capire che abbiamo bisogno di un cervello ben funzionante per sintonizzare la nostra coscienza in una “consapevolezza nello stato di veglia”.
Ci sono ancora una grande quantità di misteri da risolvere, ma non è necessario parlare di paranormale, supernaturale o pseudoscienza se si cercano risposte scientifiche alla questione delle intriganti relazioni tra la coscienza ed i ricordi da una parte ed il cervello dall'altra.
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Qui finisce la dissertazione di Van Lommel. Prossimamente spero di pubblicare sul mio sito qualcosa sui rapporti tra coscienza, fenomeni di coerenza quantistica, bio-fotoni, micro-tubuli, funzionamento olografico del cervello, per mostrare come le nuove scoperte della biologia e della fisica possano essere utilizzate per re-interpretare i concetti di coscienza, mente, cervello, in maniera tale da superare tutte le (numerose) incrongruenze della visione meccanicistica della scienza ortodossa e tenere conto dei fenomeni di sincronicità e di interazione fra coscienza e materia. Chi volesse nel frattempo leggere alcuni resoconti di esperienze di pre-morte può dare un'occhiata a questa pagina.
23 luglio 2008
scienzamarcia.blogspot.com
ROMA (21 luglio) - I jeans non sono "una cintura di castità" che impedisce i tentativi di qualcuno di toccare le parti intime di chi li indossa. Per questo, ha stabilito la sentenza numero 30403 della III Sezione penale della Cassazione, se una persona cerca di infilare la mano negli altrui pantaloni si può configurare il reato di violenza sessuale. I giudici della Suprema Corte si sono pronunciati sul caso di una ragazza di 16 anni della provincia di Padova che aveva più volte subito «atti di libidine» da parte del convivente della madre. L'uomo, R.P., 37 anni, era stato condannato dalla Corte di Appello di Venezia a un anno di carcere (in base all'art. 609 bis con pena sospesa e attenuanti riconosciute) perché più volte «con violenza aveva compiuto atti di libidine nei confronti della 16enne toccandola sul seno, sui fianchi, sul sedere e nelle parti intime, entrando con le mani sotto i pantaloni della donna».
Il 37enne aveva presentato ricorso in Cassazione sottolineando che la ragazza indossava dei jeans e, essendo seduta, era «impossibile» infilare una mano sotto i suoi pantaloni. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso sostenendo che «il fatto che la ragazza indossasse pantaloni del tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l'indumento, non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castità».
Già nel '99 una sentenza sui jeans aveva fatto discutere: nella pronuncia si sollevavano dubbi sulle difficoltà di compiere atti di natura sessuale nel caso in cui la vittima indossasse il famoso capo d'abbigliamento. In quel caso la Cassazione annullò con rinvio la condanna nei confronti di un uomo accusato di stupro motivando che i jeans non possono essere sfilati «nemmeno in parte» se chi li indossa non dà «una fattiva collaborazione».
Telefono Rosa: «Finalmente è fatta giustizia». Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, a proposito della sentenza della Cassazione ha detto: «Questa sentenza non solo restituisce dignità a una ragazza oggetto di vergognosi e insopportabili molestie ma dimostra che quando la società civile, la politica, le associazioni si mobilitano, la giustizia non può che essere al loro fianco. La nostra fiducia nei giudici è grande, ma sappiamo anche che, a volte, come è successo in un caso analogo, la voce della società può correggere situazioni che sono solo figlie di una vecchia cultura. I giudici della Cassazione ricevono il plauso di tutto il Telefono Rosa e vogliamo ricordare l'impegno delle donne della politica italiana che, indipendentemente dal loro schieramento politico, avevano fatto sentire la loro voce: Mussolini, Prestigiacomo, Turco, Rauti, Finocchiaro, Giglia Tedesco, Dato, Cirinnà e tante altre. Ma oggi non è solo una vittoria delle donne: è una vittoria della società civile e per questo chiediamo ancora proprio alle donne in Parlamento che si adoperino per far diventare operativa al più presto la legge sullo stalking».
Mussolini: «Anche la lunghezza dei processi è una violenza». Alessandra Mussolini, presidente della commissione Bicamerale per l'Infanzia, ha commentato la sentenza dicendo: «Siamo dovuti arrivare nel 2008 e avere una sentenza della Cassazione per vedere affermata una ovvietà e cioè che nulla c'entrano gli indumenti delle donne con le violenze che quotidianamente sono costrette a subire. Da un lato possiamo dire: "finalmente". Ma dall'altra è triste pensare al destino processuale di quella donna che oltre alla violenza ha dovuto subire l'oltraggio di una attesa troppo lunga per vedere inflitta una pena, peraltro ridicola, al suo aggressore».
ROMA, 22 luglio 2008 - Scoperti i "neuroni del riposo", cellule della corteccia cerebrale inaspetatamente accese durante il sonno profondo - cioé quando il cervello si ristora dalle fatiche del giorno - con una probabile funzione ristoratrice per il cervello. La osservazione si deve a uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS'. Finora, spiega all'ANSA Thomas Kilduff che ha condotto lo studio presso la divisione di Bioscienze del Menlo Park in California, si pensava che i neuroni della corteccia fossero accesi solo durante la fase REM del sonno, cioé durante i sogni, ma spenti nel sonno profondo ristoratore. 21 luglio 2008 - Disco bar, Pub, Night club: più alto è il volume della musica, maggiore è il consumo di alcool. Lo ha dimostrato una ricerca condotta in Francia e i cui risultati, che verranno pubblicato sul numero di ottobre della rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research, sono stati anticipati dagli autori dello studio in alcune interviste rilasciate ai principali quotidiani d'oltralpe. "Precedenti ricerche avevano già dimostrato che in media si tende a bere di più in posti in cui vi è molto rumore o musica ad alto volume che in luoghi silenziosi; abbiamo voluto disegnare uno studio che fosse basato su prove di efficacia per verificare che questa intuizione fosse corretta e, soprattutto, per cercare di comprendere a cose fosse dovuta la scelta di bere di più", ha dichiarato Nichols Guégen, uno degli autori dello studio.
I ricercatori hanno condotto lo studio in alcuni bar francesi; in accordo con i gestori, hanno modificato il volume della musica e scelto delle sonorità che superassero gli 88 decibel; si sono poi messi ad osservare se e come cambiava il consumo di alcolici in relazione al tipo di musica. Hanno così potuto verificare che la musica ad alto volume ha un effetto benefico sulle tasche dei gestori ma non sulla salute dei clienti. "La musica elevata impedisce alle persone di parlare tra loro, a tutto vantaggio del boccale di birra o del bicchiere di vino che viene svuotato con più facilità", hanno dichiarato i ricercatori. "La musica ascoltata a volume troppo elevato ha un impatto negativo sulla socialità; è pacifico, per esempio, che in discoteca sia veramente difficile scambiare due parole con il vicino", hanno sostenuto i ricercatori. "È da notare che la musica riesce anche a 'risvegliare' il cervello: un buon ascolto serve per ricaricare i neuroni; questo stato di maggiore prontezza e di minore stanchezza aumenta la capacità di percezione del mondo. Quindi la musica fa bene a patto che venga ascoltata ad un volume corretto e non annichilente", hanno concluso gli autori.
Fonte: Research Society on Alcholism
emanuela grasso
LONDRA, 20 luglio 2008 - E' arrivata la prova prova che la libido maschile è cieca: la presenza di una donna, indipendentemente dal suo aspetto fisico, fa alzare il livello di testosterone nell'uomo. E' quanto emerge da una ricerca condotta dall'università olandese di Groningen su 63 ragazzi di età compresa tra 21 e 25 anni. I risultati, pubblicati sulla rivista 'Hormones and Behaviour', sono riportati oggi sulle pagine del domenicale britannico 'Sunday Telegraph'.