Il governo messicano mette in guardia la popolazione: non stringersi la mano quando ci si saluta, non baciarsi, non condividere il cibo, bicchieri o posate per timore di infezioni. Il focolaio ha colpito i residenti della capitale messicana, una delle città più grandi del mondo che ospita circa 20 milioni di persone.
Nelle farmacie le maschere chirurgiche si sono esaurite in un giorno.
"Siamo spaventati perché dicono che non è esattamente l'influenza, è un altro tipo di virus e non siamo vaccinati", ha detto Rivera Angeles, 34 anni, un funzionario del governo federale che è andato a prendere suo figlio a una scuola pubblica che è stata chiusa.
Il CDC dichiara che si tratta di un virus influenzale di tipo A, che porta la denominazione H1N1. e che contiene il DNA di un virus di tipo aviario, suino e umano, compresi gli elementi dei suini europei ed asiatici. [nN23355101]
Ora se le cose stanno così veramente, quel virus non può che essere stato prodotto in laboratorio .
Ci sono alcuni sostenitori del complottismo che sostengono che sia in atto un tentativo di ridurre la popolazione planetaria.
Sebbene sappia che certi individui sono capaci di qualsiasi cosa inimmaginabile per il comune cittadino, personalmente credo che questa volta si tratti di un avvelenamento della popolazione suina tramite vaccinazione.
Negli allevamenti intensivi di suini, le infezioni sono all'ordine del giorno e si cerca di combatterle a colpi di vaccini Tali vaccini vengono prodotti pasticciando con il DNA dei virus, e come hanno immesso virus ricavati dalle scimmie nei vaccini destinati all'uomo, anche l'inverso viene fatto, mischiando più virus, tentando di risolvere le pestilenze che regnano negli allevamenti intensivi, e non solo di suini.
Ogni giorno il vaccinatore, negli enormi, estesi, allevamenti intensivi, fa il suo giro per vaccinare i maiali. Ha un serbatoio da 5 litri pieno di vaccini e con la pistola dosatrice automatica inizia a punturare i maiali, uno ad uno. L'ago non viene cambiato se non quando si spezza nel fianco di un maiale che è scattato improvvisamente. Non esiste il monouso nella vaccinazione degli animali e le infezioni vengono passate da animale ad animale. Immagina i miliardi di miliardi di virus contenuti in 5 litri di vaccino!
Questi virus, a causa delle caratteristiche di virus che colpiscono l'uomo, possono quindi attecchire anche in un organismo umano intossicato, come risulta essere per la cosiddetta "persona normalmente sana" considerata in buona salute dalla scienza medica.
Le autorità sono preoccupate. I consigli dati sono quelli di non mettervi a giocare con i maiali in un porcile, di non toccare persone che hanno governato maiali, e di isolare il proprio corpo dal contatto con gli sconosciuti. Ma di non smettere assolutamente di mangiare carne di maiale e derivati. Questo potrebbe causare grosse perdite alle aziende di settore, ed è quest'ultima la preoccupazione che tormenta i governi, le multinazionali del settore, i media per i loro inserzionisti. Nelle interviste agli esperti viene detto di prepararsi alla vaccinazione per accontentare i clienti del settore farmaceutico. Verrà consigliato ai governi di fare scorte di vaccini, che pagheranno i contribuenti. Viene anche costantemente detto che mangiare la carne di maiale non apporta alcun pericolo per accontentare i clienti del settore alimentare. Sarà vero? Ci hanno sempre detto tutta la verità le autorità scientifiche, accademiche e politiche? Quante volte dei farmaci sono stati dichiarati assolutamente sicuri e poi ritirati dal mercato perchè le morti da essi causate sono diventate di pubblico dominio?
I vaccini non prevengono assolutamente nulla. Fanno ulteriori danni, giù fino al DNA.
Influenza suina, influenza aviaria: facce della stessa medaglia

TAORMINA (CATANIA), 27 aprile 2009 - Il licopene, l'antiossidante contenuto nella buccia del pomodoro, fino ad ora considerato prezioso alleato contro il tumore della prostata, diventa una vera e propria terapia anti infarto e ictus. I dati presentati a Taormina per il Mediterranean Cardiology Meeting dimostrano come sia capace di bloccare l'ossidazione dei lipidi, in modo da ridurre il rischio della formazione di placche causa di problemi cardiovascolari.
24 aprile 2009 - Si dice “Aprile dolce dormire” e - in effetti - un certo torpore ci coglie spesso ultimamente. Magari capita soprattutto dopo pranzo e non c’è caffè che tenga: la palpebra cala e vorremmo sprofondare in un sonno rigeneratore anche solo per pochi minuti.
Ebbene se volete un rimedio contro questi improvvisi cali d’ energia stagionali provate con il pepe nero. Non dovete far altro che versare su un fazzoletto di stoffa 4-5 gocce do olio essenziale di pepe nero o rosmarino e inalarlo fortemente tutte le volte che ci sentiamo fiacchi e sopraffatti dalla stanchezza.
Questo è senz’altro un rimedio che possiamo portare sempre con noi in borsa. Se, invece, avete più tempo potete provare con un infuso di semi di coriandolo. Mettete in infusione per dieci minuti 40 grammi di semi di coriandolo in un litro di acqua bollente. Filtrate e bevetene un bicchiere due volte al giorno.
Se, invece, il problema è l’ansia, allora preparate un infuso con un litro d’acqua e 100 grammi di pianta intera di pilosella. Lasciate in infusione per 25 minuti, filtrate e bevetene una tazza tutte le sere.
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22 aprile 2009 - Dietro il mal di pancia si nascondono diversi tipi di disturbi, dai dolori mestruali alle difficoltà digestive, alla colite. Per questi disturbi è ottimo l’aceto di vino, se proveniente da vino senza additivi e non pastorizzato, ovvero che sia diventato aceto naturalmente, senza l’aggiunta di agenti chimici.
Contro i dolori mestruali l’impacco di aceto di vino deve essere tenuto sull’addome almeno quindici minuti: un cucchiaino di aceto, misto a 20 gocce di tarassaco e 20 di centella, mescolati in 250 ml d’acqua sono tutto ciò che vi serve per calmare i dolori al basso ventre.
Per chi soffre di colite, invece, il cucchiaino di aceto di vino deve essere sciolto in una tazza di acqua minerale a temperatura ambiente e mischiato con 30 gocce di olio di calendula. Usate l’intruglio per massaggiarvi l’addome, là dove brucia di più. Conoscete qualche altro beneficio derivante dall’uso di aceto di vino?
23 aprile 2009 - Spossatezza primaverile? Sentite il bisogno di nutrire il vostro corpo di energie e vorreste un integratore di sali minerali? Allora scegliete il ravanello. Ricco di ferro, fosforo, calcio e potassio è un ottimo integratore naturale di sali minerali. Inoltre, è indicato in qualsiasi dieta poichè contiene solo 11 calorie per 100 grammi di ravanello pulito: aggiunto all’insalata le dona quel suo gusto particolare ed evita l’aggiunta del sale.
Se poi i cambi di temperatura a cui siamo sottoposti in questi giorni vi prendono alla gola o attaccano le vie respiratorie, potete usare il centrifugato di ravanello, diluito con acqua, come colluttorio per fare gli sciacqui e disinfettare le zone infiammate.
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MILANO — Medici-obiettori che per rendersi riconoscibili in corsia lo scrivono sul camice: «Io non ti denuncio». Associazioni di categoria che inviano petizioni al governo per rafforzare il proprio «no»: «Quel provvedimento va contro il nostro codice deontologico». Regioni che rivendicano la propria autonomia in fatto di sanità, ribadiscono le norme in vigore, ne varano di nuove: «Le cure devono essere garantite a tutti nel pieno rispetto della Costituzione e della privacy». La battaglia contro il provvedimento che prevede la denuncia da parte dei medici dei clandestini è trasversale. Politica e di categoria. Un rincorrersi di iniziative per fermare il disegno di legge. Per interrompere le denunce: tre quelle registrate prima che la norma sia entrata in vigore. Ma anche per contenere il crollo di richieste di cure da parte degli stranieri: dei cittadini sprovvisti di permesso di soggiorno ma anche degli immigrati in regola.
Il simbolo "Io non ti denuncio" (Fotogramma)
Da Milano a Roma. Da Torino a Genova. Pur senza nomi e cognomi le statistiche parlano chiaro. «Il numero di immigrati che nei primi tre mesi dell’anno hanno chiesto cure è calato del 10-20% rispetto al 2008», denuncia Massimo Cozza, responsabile dei medici della Cgil. Il crollo a febbraio: «Nel pieno del dibattito e dell’approvazione del ddl al Senato». Ora, spiega il presidente nazionale della Società italiana medicina d’emergenza-urgenza Anna Maria Ferrari, «gli accessi registrati nelle principali strutture di emergenza sono tornati quasi nella norma». «Ma non appena si ricomincerà a parlare di medici-spia ci sarà un nuovo calo», avvertono gli addetti ai lavori. Del resto le denunce sono state più veloci dell’entrata in vigore della legge: i primi di marzo, all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli, Kante, 25 anni, ivoriana in attesa del riconoscimento di asilo politico, è stata segnalata dopo aver dato alla luce un bimbo; un mese dopo, agli Spedali Riuniti di Brescia, Maccan Ba, 32 anni, senegalese, è stato raggiunto da un ordine di espulsione dopo aver richiesto cure per un mal di denti; negli stessi giorni, al Santa Maria dei Battuti di Conegliano (Treviso), una nigeriana di 20 anni è stata registrata al pronto soccorso come «paziente ignota » e dimessa con un foglio di via.
Spiega Massimo Cozza: «La paura è la fuga degli immigrati dagli ospedali». Con un doppio rischio: «Per la salute dei cittadini stranieri, il cui diritto alle cure è sancito dalla Costituzione, e per la salute pubblica». Parole che ricalcano storie di Carlos e Joy: lui, 20 anni, sudamericano trapiantato nel Pavese, per paura di essere denunciato ha rischiato di morire di peritonite; lei, 24 anni, nigeriana, prostituta, è morta di tubercolosi avanzata. «Il 50% degli ospiti del Cara di Bari, il centro di accoglienza dove era stata, è risultato positivo alla malattia».
Al San Paolo di Milano, punto di riferimento per i suoi ambulatori dedicati agli immigrati, i medici lavorano con la spilla «Io non ti denuncio». Qui il calo dei cosiddetti «stranieri temporaneamente presenti» è stato del 40%, la media dei tre mesi registra un meno 22. Richieste di intervento in discesa anche al Niguarda e al Fatebenefratelli (-10). A capo dell’assessorato regionale alla Sanità c’è il leghista Luciano Bresciani, ma già lo scorso febbraio la direzione generale ha inviato una circolare per ribadire che i clandestini hanno diritto a cure gratuite. Cure che, stando ai primi risultati dell’indagine pilota avviata dall’Asl (guidata dalla leghista Cristina Cantù), ammonterebbero a 15 milioni l’anno. Anche il governatore Piero Marrazzo ha inviato una circolare ai medici del Lazio, ma per ribadire che non devono ottemperare alla denuncia. Una norma sulla quale ha espresso preoccupazione anche il consiglio di facoltà di Medicina del Gemelli. Da inizio anno a metà aprile gli accessi degli stranieri nei 39 principali ospedali del Lazio, dicono i dati dell’Agenzia sanità pubblica, sono stati 4.789 rispetto ai 6.433 del 2008. Al San Camillo sono passati da 748 a 573, al Tor Vergata da 239 a 63. Al Casilino da 1.640 a 1.589. Ma qui — dove il responsabile del dipartimento di emergenza Adolfo Pagnanelli ha fatto firmare ai «suoi» medici una dichiarazione in cui si impegnano a non denunciare e per comunicarlo ai pazienti ha fatto affiggere cartelli in sette lingue — è la «fuga » di romeni che colpisce: meno 18%.
Cartelli in più lingue sono stati affissi su richiesta dei governi regionali anche in Emilia Romagna, Puglia, Sicilia. In Liguria il debutto è atteso a ore. In Piemonte i manifesti sono in fase di ideazione. Tutte Regioni che hanno inviato anche circolari ad hoc per ribadire che l’unica norma in vigore è quella contenuta nel testo unico sull’immigrazione che prevede il divieto di denunciare i pazienti. «Faremo ricorso alla Consulta perché quella norma è incostituzionale », annuncia l’assessore alla Sanità della Toscana Enrico Rossi. Al Careggi di Firenze gli irregolari sono passati da 145 a 122, preoccupa la diserzione del consultorio femminile. Per la Puglia il governatore Niki Vendola ha annunciato una «norma speciale » contro quella nazionale. Tutti obiettori i medici del Simeu. Il cartello al San Paolo di Bari: «Qui non denunciamo nessuno». E non sono solo i governatori di centrosinistra a portare avanti la battaglia. Il presidente della Sicilia Raffaele Lombardo ha voluto che all’interno della legge di riordino del sistema sanitario fosse introdotto un emendamento: «A tutti le cure ambulatoriali e urgenti senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all’autorità». Sicilia in controtendenza, come la Calabria, anche in fatto di numeri: nei centri per immigrati dove i medici indossano la maglietta «non vi denunciamo» gli accessi sono quasi raddoppiati.
Alessandra Mangiarotti
Simona Ravizza
22 aprile 2009
www.corriere.it
L'autotrapianto di cellule staminali può invertire il decorso del diabete di tipo I. I risultati ottenuti su 23 pazienti pubblicati su Jama
Il trapianto di cellule staminali potrebbe risultare una potente terapia contro il diabete di tipo I, una malattia autoimmune in cui l’organismo non è capace di produrre insulina, necessaria al metabolismo. Uno studio statunitense pubblicato sul Journal of American Medical Association, che raccoglie i risultati di ricerche condotte nel corso del 2007, dimostra che la maggior parte dei diabetici sottoposti a trapianto non necessita più di somministrazioni di insulina a distanza di oltre 3 anni dall’intervento.
(16 aprile 2009)
La Sindrome di Reiter o artrite reattiva
di Stefano D’Oria
La S. di R. può avvenire dopo un infezione genitale o intestinale (dissenteria).
Si presenta con diverse caratteristiche con artrite psoriatica, spondilite anchilosante, malattia artritica di Crohn e colite ulcerativa.
Può influire sulle articolazioni, sulla spina dorsale, sugli occhi, sul tratto urinario, sulla bocca, sul colon e sul cuore.
Non esistono test di laboratorio sulla diagnosi della S. di R. Il marcatore genetico HLA-B27 è frequente.
Il trattamento della S. di R. è diretto verso le aree specifiche infiammate.
La Sindrome di Reiter è anche chiamata "artrite reattiva". Essa coinvolge il sistema immunitario reagendo alla presenza di infezioni batteriche nei sistemi urogenitali o gastrointestinali.
Di conseguenza, il sistema immunitario di certe persone è geneticamente esposto ad una reazione atipica quando queste aree sono esposte a certi batteri. Questa reazione atipica provoca una spontanea infiammazione delle articolazioni e degli occhi.
La S. di R. colpisce più di frequente pazienti di trenta o quarant’anni, ma può colpire in qualsiasi età.
La forma che colpisce maggiormente i maschi avviene dopo un infezione genitale, mentre quella causata da infezioni gastrointestinali è divisa in eguale misura tra i due sessi.
La S. di R. è considerata una malattia reumatica sistematica.
Come menzionato la S. di R. è in parte dovuta a cause genetiche. Ci sono certi marcatori genetici che sono più frequenti in pazienti affetti da S. di R. che nella popolazione normale. Per esempio, il gene HLA-B27 si trova comunemente in pazienti affetti dalla sindrome. Le persone con questa predisposizione genetica, esposti a determinate infezioni, possono sviluppare la malattia.
La S. di R. può nascere dopo un infezione venerea. Il batterio associato è un organismo chiamato Chlamidya. La sindrome può nascere anche dopo una dissenteria infettiva, con organismi batterici intestinali, come la Salmonella, la Shigella, Yersinia e Campylobacter.
Normalmente, l’artrite sviluppa uno o tre settimane dopo il contatto con il batterio infettivo.
Quali sono i sintomi della Sindrome di Reiter?
I sintomi possono essere divisi in quelli che colpiscono le articolazioni e quelli che colpiscono altre aree.
Le articolazioni classiche che vengono colpite sono: ginocchia, anche, piedi e polsi. Le parti del corpo colpite dall’infiammazione sono normalmente asimmetriche. L’infiammazione provoca rigidità, dolore, gonfiore, calore e rossore delle articolazioni colpite. I pazienti possono sviluppare infiammazioni delle dita sia della mano che del piede che possono dare l’apparenza di "dita a forma di salsiccia". Questo è anche visto in pazienti con un altro tipo d artrite associata con psoriasi, chiamata artrite psoriatica. L’artrite della S. di R. può essere associata con l’infiammazione della spina dorsale, dirigendo alla rigidezza e al dolore la schiena e il collo (caratteristica di tutte le spondiloarticopatie).
Le aree non articolari che provocano sintomi sono gli occhi, i genitali, il tratto urinario, la bocca, l’intestino e l’aorta.
L’infiammazione del bianco oculare (congiuntivite) e dell’iride è frequente, ma può essere intermittente. Quando c’è congiuntivite, può non esserci nessun dolore. Il contrario avviene quando è l’iride ad esser infiammato, specialmente quando si è a contatto con la luce del sole.
L’infiammazione del tratto urinario coinvolge l’uretra e le tube che prosciugano l’urina dalla vescica. Questa infiammazione (uretrite) può essere associata a bruciore nell’urinare e drenaggio di pus dalla fine del pene. La pelle attorno al pene può essere infiammata e squamata. La vescica e la prostata possono anche loro essere infiammate, provocando un’urgenza ad orinare.
La bocca può sviluppare ulcerazioni sia sul duro che sul soffice palato ed anche sulla lingua.
L’infiammazione dell’intestino può causare diarrea, o pus o sangue nelle feci.
L’infiammazione dell’aorta (aortite) si riscontra in piccola percentuale in pazienti affetti da S. di R. questo tipo di affezione provoca il danneggiamento della valvola aortica, con alterazioni del battito cardiaco (aritmia), che possono richiedere l’innesto di "pacemaker" per regolarizzare il battito.
Escludendo l’ipotesi che il ragazzo abbia potuto ingerire il rametto intero, mentre all’ospedale di Udmurtian studiano il pezzo di polmone che ha fatto germogliare l’abete, si vaglia l’ipotesi che il Artyom abbia potuto inalare il seme, germogliato poi tra gli organi interni del corpo umano.
Così come è successo al ragazzo, che non ha mai accusato la presenza di un corpo estraneo, chissà quante altre particelle l’essere umano inala ogni giorno senza percepirne né la presenza, né eventuali danni o disturbi causati da particelle estranee e/o inquinanti. Ad ogni modo, la domanda sorge spontanea: come ci è finito un rametto di abete all’interno di un polmone umano? Via con le ipotesi!
A pochi verrebbe in mente di categorizzare le carezze, studiarne la tecnica, invalidarne alcune movenze perché inefficaci? La carezza, in quanto gesto spontaneo d’affetto, non si può costringere nei dogmi della scienza. E invece sì, a quanto pare.
Un gruppo di ricercatori che fa capo alle Università di Gothenburg in Svezia e del North Carolina negli Usa, insieme a Unilever, ha scoperto che attraverso i cosiddetti recettori C-tattili la carezza assume i tratti dell’impulso nervoso nudo e crudo. Si trovano sparsi sul corpo, nelle zone dove il contatto è più frequente e facile ad instaurarsi. Per esempio sull’avambraccio.
Gli scienziati hanno trovato, analizzando 20 volontari, che questi recettori si trovano concentrati in determinate parti del corpo e vengono stimolati dal tocco di una mano secondo una preciso codice: se le carezze si fanno ad una velocità di circa 4-5 centimetri al secondo si raggiunge il picco del piacere, la carezza diventa gradevole, si attivano le connessioni cerebrali che spiegano le meccaniche del contatto amorevole tra madre e figlio e tra amanti.
Non solo tra amanti però, ma anche verso se stessi: i movimenti possono essere anche quelli con cui ci si spalma la crema idratante, per esempio. La cura di sé passa anche attraverso l’attivazione di fibre nervose che producono una sensazione di benessere e dunque inducono a ripetere l’esperienza.
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