lunedì, 21 dicembre 2009

DIETRO IL BOTOX SI NASCONDONO ENORMI SOFFERENZE E UCCISIONI DI ANIMALI
Lav su interventi al botulino regalati sotto l'albero


21 dic 2009 - Secondo una recente indagine inglese, una donna su due sarebbe felice di trovare sotto l’albero un intervento di bellezza (thegoodsurgeonguide.co.uk). Uno degli interventi di medicina estetica più richiesti, per il risultato immediato, è il trattamento con il botulino.

Dietro questo prodotto cosmetico, però, si nasconde una realtà di sofferenza. Sono centinaia di migliaia, infatti, i topi utilizzati nei laboratori italiani ed europei per testare la tossina botulinica, che muoiono dopo lente agonie e spasmodiche convulsioni a seguito dell’iniezione di alti dosaggi del principio cosmetico, che ne paralizza lentamente il sistema respiratorio e li porta a morte dopo ore di progressivo soffocamento.

Gli studi condotti sugli animali, in relazione alle applicazioni terapeutiche del botulino, sostenevano che la tossina potesse raggiungere il midollo spinale ed esercitare effetti sul suo funzionamento, ma investigazioni effettuate sull’uomo (pubblicate sulla rivista Neurology) hanno dimostrato, per l’ennesima volta, l’inattendibilità dei risultati del modello animale, sottolineando come tale effetto sia trascurabile nella nostra specie.

Nonostante la Direttiva europea relativa ai cosmetici preveda, entro il 2013, il totale divieto dell’utilizzo degli animali per testare i prodotti cosmetici, il botulino continuerà ad essere testato sui topi, anche se viene prodotto principalmente per uso cosmetico, a causa del metodo di somministrazione, che rende necessaria una iniezione, “sofferenze, quelle subite dagli animali usati nei test, rese ancora più inaccettabili se si prendono in considerazioni le applicazioni oggettivamente futili e voluttuarie” commenta Michela Kuan, biologa responsabile LAV settore Vivisezione.

Per tutti i cosmetici, quindi, rimangono ancora attivi fino al 2013 tre test che comportano prolungate sofferenze sugli animali, “se per Natale l’intenzione è quella di regalare un prodotto cosmetico – prosegue Michela Kuan – suggeriamo di rispettare la vita umana e delle altre specie, scegliendo tra i prodotti proposti dalle aziende aderenti allo standard internazionale “stop ai test su animali”, un acquisto sicuro sia per l’etica con la quale sono stati prodotti che per la sicurezza del consumatore”.

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categorie: bioetica
venerdì, 18 dicembre 2009

Fecondazione assistita gratis con stili di vita sani

18 dicembre 2009

coppiaUna clinica di Londra che si occupa di fecondazione assistita ha lanciato questa sfida: la fecondazione assistita sarà gratis per chi eviterà di bere e di fumare prima e durante il trattamento. In pratica, un ciclo di fecondazione gratuita a chi stipola una sorta di contratto per uno stile di vita sano.

A questo programma possono aderire donne con meno di 36 anni, con un IBM nella norma e che in passato si siano sottoposte con esito positivo al trattamento. Il contratto prevede che entrambi i partners adottino questo corretto stile di vita.

La coppia, in cambio, ha diritto a questo ulteriore tentativo. Il progetto iniziale si è poi esteso anche a casi un po’ più complicati e difficili. Tutto ciò è stato proposto, comunque, per far capire alle giovani coppie quanto è importante avere uno stile di via sano e quanto ciò influisca sul risultato della fecondazione assistita.

Foto | Flickr

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categorie: bioetica, notizie varie
venerdì, 11 dicembre 2009

Padova: seme sbagliato, coppia chiede danni all'ospedale

PADOVA, 11 Dicembre 2009 - Durante un'inseminazione artificiale sono state scambiate le provette con il seme di due coppie diverse e una donna e' stata costretta a abortire. La donna ha chiesto i danni all'azienda ospedaliera di Padova. Protagonista della vicenda un'impiegata di 33 anni che aveva deciso di rivolgersi all'azienda ospedaliera per tentare l'inseminazione artificiale. A ottobre la provetta con il seme del marito sarebbe stata scambiata con quella di un'altra coppia presente contemporaneamente nell'ambulatorio. Sarebbe quindi stato lo stesso reparto di ginecologia e ostetricia ad avvisare successivamente dell'errore la paziente e a prescriverle l'assunzione della 'pillola del giorno dopo' per interrompere un'eventuale gravidanza.

(RCD)
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categorie: bioetica
giovedì, 10 dicembre 2009

La confezione da una compressa costerà 33 euro
La Ru486 è ufficialmente in commercio

L'autorizzazione a vendere il Mifegyne pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale». C'è vincolo del ricovero ospedaliero

La Ru486 (Ansa)
La Ru486 (Ansa)
MILANO - La Ru486 arriva in Italia. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l'autorizzazione all'immissione in commercio del «medicinale per uso umano Mifegyne», ovvero la pillola abortiva prodotta dall'azienda francese Exelgin.

LE NORME - Le indicazioni terapeutiche stabilite dall'Aifa prevedono l'utilizzo al massimo entro la settima settimana di gestazione, «in associazione sequenziale con un analogo delle prostaglandine, che per l'uso in Italia è consentito fino al 49° giorno di amenorrea». La Ru486 è vincolata al ricovero ospedaliero, che va garantito dall'assunzione del farmaco all'espulsione del feto, nel rispetto della legge 194 sull'aborto. «Tutto il percorso - si legge nella delibera dell'Aifa - deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico cui è demandata la corretta informazione sull'utilizzo del medicinale, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative e sui rischi connessi, oltre all'attento monitoraggio per ridurre al minimo le reazioni avverse segnalate, quali emorragie, infezioni ed eventi fatali».

I PREZZI - La confezione da una compressa da 200 mg avrà un prezzo ex factory (cioè alla casa produttrice) di 20 euro, al pubblico di 33,01 euro. Quella da tre compresse costerà ex factory 66 euro, 99,02 euro al pubblico. Si chiude così una lunga querelle iniziata diversi anni fa e conclusa formalmente con la decisione dell'Aifa di non modificare la delibera del 30 luglio che autorizzava l'immissione in commercio della pillola, malgrado la richiesta del ministro Sacconi di ulteriori precisazioni circa la necessità del ricovero ospedaliero.


09 dicembre 2009

www.corriere.it

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categorie: bioetica, salute
sabato, 05 dicembre 2009

In Italia sessantamila bambini trattati con psicofarmaci
Bambini e ragazzi italiani vittime di un abuso di psicofarmaci


L'allarme viene da Roberta Angelilli, vice presidente del Parlamento europeo (Pdl):«In Europa i bambini che soffrono di disturbi del comportamento sono tra il 10 e il 20% della popolazione pediatrica. In Italia circa il 9%. E quelli che nel nostro paese assumono psicofarmaci sono tra i 30 e i 60 mila», spiega durante la presentazione di un dossier sull'argomento. «Il problema è che di frequente un bambino o un ragazzo in difficoltà - denuncia - viene trattato con psicofarmaci solamente perchè non vi sono le necessarie conoscenze per aiutarlo a superare le sue difficoltà». «Senza dubbio alcuni casi hanno bisogno di assistenza farmacologia - spiega l'eurodeputata - ma spesso i bambini hanno semplicemente un carattere poco estroverso o al contrario molto vivace. In alcuni casi somatizzano lo stress e le ansie dei genitori. In situazioni di questo genere la soluzione consiste nell'offrire un supporto pedagogico-educativo adeguato, da parte dei genitori e del sistema scolastico. Invece si ricorre ai farmaci. Con effetti collaterali importanti, senza dimenticare che questi medicinali in prevalenza non sono autorizzati per uso pediatrico». Ansia, depressione, Adhd (Sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività): queste le diagnosi più diffuse. Tuttavia, secondo l'Emea (l'Agenzia del farmaco europea) per quanto riguarda l'Adhd, solo nel 30% dei casi diagnosticati si tratta realmente di Adhd, perchè spesso i sintomi vengono confusi con semplici atteggiamenti caratteriali, sottolinea Angelilli. In Italia, la prevalenza di questa sindrome, come risulta dal registro nazionale istituto nel 2007 è di circa l1-2% (68mila casi). Ma non sono ancora dati esaustivi. In Italia dal 2007 c'è un registro nazionale dell'Adhd. «Il Lazio, dove si concentra il 9% del totale dei piccoli con diagnosi di Adhd, è tra le prime regioni in classifica, dopo Lombardia (17,7%) e Veneto (10,2%)». Agli ultimi posti, invece, ci sono Basilicata (0,2%) e Molise (0,2%).
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categorie: bioetica
venerdì, 27 novembre 2009

Il pd: «Prevaricazione politica». Idv: «posizione talebana»
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»

Il parere del ministro all'Aifa: «Attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi»

La pillola Ru486
La pillola Ru486
ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».

L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».


27 novembre 2009

www.corriere.it

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categorie: bioetica
giovedì, 26 novembre 2009

RU486, no alla vendita. Pdl-Lega: sì allo stop
La Commissione Sanità del Senato approva il documento del relatore Tommasini, Pd contrario

26 novembre 2009 - ROMA - La commissione Sanità di Palazzo Madama ha approvato, a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, nel quale si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.

ANSA

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categorie: bioetica
lunedì, 16 novembre 2009

La disumanizzazione della medicina
dalla vivisezione animale a quella umana

Malattie in costante crescita
Gli esperti in televisione ci confortano dicendo che le malattie sono in diminuzione, che la vita media si è allungata e quindi dobbiamo essere tutti felici e contenti.
Eppure, dati alla mano, le patologie cardiovascolari e tumorali stanno decimando l’opulento occidente (nel 2005 i morti per cardiopatie sono stati oltre 17 milioni, mentre nel 2007 per cancro circa 9 milioni); le malattie artritiche e reumatiche stanno invalidando sempre più persone; il diabete porta alla morte circa 3 milioni di persone ogni anno; le leucemie, soprattutto infantili, sono in paurosa crescita e quelle persone che arrivano intorno agli ottanta, sono imbottite di farmaci e sempre più spesso presentano l'Alzheimer.
E allora, come la mettiamo con le parole degli esperti? Chi ha ragione: gli esperti o la vita stessa?
L’altra cosa interessante è che stiamo parlando proprio di quelle malattie per le quali la “ricerca scientifica”, l’unica riconosciuta vera, più si è accanita su poveri animali.
Domanda: a cosa serve allora, torturare, vivisezionare e massacrare ogni anno milioni di vittime innocenti, per non risolvere assolutamente nulla? E se anche ci fosse stato un risultato, dal punto di vista umano, morale e spirituale avrebbe senso “curare” da una parte e produrre sofferenza dall’altra?
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine mentale.

Durata della vita
La durata media della vita, verso fine XIX° secolo, si era prodigiosamente allungata con la reintroduzione dell’igiene ippocratica, a seguito delle migliorate condizioni economiche e alimentari, per poi cessare di crescere. Questo è il motivo per cui in molte nazioni del mondo si accusa da qualche anno una leggera flessione, smentendo le ottimistiche previsioni dell’OMS stessa.
Le persone più longeve del mondo sono quelle che vivono lontane dalle farmacie e che adottano uno stile di vita sano, moderato e sobrio!
Negli Stati Uniti, la durata media della vita non è aumentata nell’ultimo ventennio, nonostante l’arsenale terapeutico a disposizione; quello che invece è aumentato è il periodo di degenza medio. Quindi gli americani oggi non vivono più a lungo dei loro padri, ma soffrono di più, cioè trascorrono più giorni in ospedale prima di morire (mantenuti in vita – se così si può chiamare – con flebo, trasfusioni, farmaci, polmoni artificiali, dialisi, trapianti, ecc.).
Secondo Ivan Illich, autore del discusso libro “Nemesi medica”, un inglese su cinque che soffre d’insufficienza renale riceve il raro privilegio di morire a fuoco lento grazie a quello strumento di tortura che è il rene artificiale.
La storia insegna che c’erano molti più longevi nell’antichità, quando non si parlava di medicine, esami clinici, screening, esami diagnostici, ecc.
Pitagora per esempio giunse all’età di 91 anni, Sofocle a 92, Seneca a 94 anni, Eraclito a 96.
A quei tempi chi moriva giovane, moriva quasi sempre in battaglia o perché veniva avvelenato. Oggi è molto difficile morire in guerra, ma è assai più facile morire per avvelenamento da farmaci e/o vaccini!

La dietetica e igiene di Ippocrate
Ippocrate di Cos è considerato il più grande medico dell’antichità e probabilmente la sua sapienza non è mai stata sorpassata!
Visse tra il 5 e 4 secolo a.C. e gli studiosi concordano che da lui provengono tutti i migliori insegnamenti antichi sulle epidemie, le febbri, l’epilessia, la differenza tra tumori maligni e benigni, la salute in genere e soprattutto l’importanza dell’igiene e dei valori etici in medicina.
Grande clinico, osservava attentamente il malato e lo aiutava a lasciarsi guarire dalla Vis Suprema Guaritrix, la Natura.
Solo la Natura può guarire! Il compito del medico dovrebbe essere quello di accompagnare per mano il suo assistito, di rafforzare le sue capacità risanatrici naturali ( la Vis Medicratix Naturae), di guidarle e soprattutto di non ostacolarle (Primum non nocere).
Oggi il medico, avendo perduto questa importantissima Arte (“ars medica”), imbottisce di farmaci il malato fino alla morte.
Il trattamento medico secondo Ippocrate è essenzialmente quello dietetico, perché attraverso il cibo corretto e il non-cibo, cioè il digiuno, le forze interiori dell’uomo si rigenerano. L’altra cosa fondamentale è l’igiene, cioè la pulizia esterna del corpo e interna dell’anima.

Galeno
Galeno (130-200 d.C.) entusiastico vivisettore, fu il primo medico della storia a dimostrare, suo malgrado, la dannosità delle esperienze vivisezioniste per la scienza medica; esperienze purtroppo che divennero fonte di errori clamorosi, che si protrarranno per oltre 1500 anni.
Le convinzioni monoteistiche di Galeno fecero sì che più tardi la Chiesa eleggesse il suo lascito scientifico a “dottrina medica ufficiale”. Per secoli, chi metteva in dubbio un’affermazione galenica era un eretico e doveva ricredersi sotto la scure o il fuoco della Santa Inquisizione. Questo assicurò all’umanità per quindici secoli la perpetuazione di errori fatali, provenienti dalle osservazioni che Galeno aveva fatto nel corso delle sue vivisezioni animali.

Gli errori galenici
Col passare del tempo, i precetti umani e igienici e dietetici di Ippocrate vennero spazzati via, dimenticati.
Secondo Plinio, il romano era stato un popolo sano durante il periodo iniziale dell’Impero e anche prima, grazie all’igiene assicurata dagli acquedotti, fognature e dall’uso delle terme.
A poco a poco, le regole semplici come una dieta sana e una rigorosa pulizia del corpo, non fecero più presa su un popolo a cui i nuovi medici predicavano la necessità della magia, degli amuleti e dell’astrologia.
Il graduale abbandono dell’igiene ippocratica rendevano sempre più pericolosi gli interventi chirurgici, che non solo in Oriente e nell’antico Egitto, ma anche nella Roma del Primo Impero avevano raggiunto un alto livello di sviluppo. Per questo vennero ridotti al minimo.
Nel Medioevo l’evoluzione culturale era ancora lentissima e in molte arti e tecnologie si era addirittura andati a ritroso: il progresso umano si è alternato con lunghi periodi d’inspiegabile regresso.
Gli insegnanti di anatomia non conoscevano altri testi che quelli di Galeno: la donna per esempio aveva due uteri, uno per i figli maschi e l’altro per le femmine!
Molti altri errori ebbero gravissime conseguenze nei secoli seguenti, come l’insegnamento che il pus era un buon segno ed essenziale alla guarigione di una ferita e che la frutta era dannosa per la salute!
Forse l’errore più catastrofico per l’umanità, l’errore che diede avvio alle grandi epidemie del Medioevo, fu l’abbandono delle regole igieniche di Ippocrate. Galeno le considerava come una antica superstizione, avendo osservato che gli animali vivevano benissimo senza lavarsi le zampe e le loro ferite si rimarginavano anche senza alcuna cura.

Paracelso
Il medico-filosofo-alchimista Paracelso aveva compreso questi pericolosi errori e in aula bruciò le opere di Galeno. Per questo affronto alla scienza considerata ufficiale dalla chiesa, fu cacciato dall’Università di Basilea dove insegnava anatomia.
Invano lo svizzero Paracelso aveva tentato di rispolverare l’igiene e la dietetica ippocratica, ma nel Medioevo, magia, superstizione e religione, in mezzo ad una sporcizia inconcepibile, dominavano l’arte medica.

Il nuovo galenismo

Si può datare l’inizio della dottrina incentrata sulla vivisezione nel 1865, allorché apparve l’opera che in Francia viene considerata uno dei due capolavori della sua letteratura scientifica, a pari merito con il “Discorso sul metodo” di Cartesio, e cioè l’ ”Introduzione allo studio della medicina sperimentale” di Claude Bernard.
Considerato genio universale, Claude Bernard, fu invece uno scrittore drammaturgo fallito che s’indirizzo verso la medicina, dove però non ebbe migliori risultati, quando venne bocciato – come molti colleghi vivisettori – all’esame di abilitazione per l’esercizio della professione medica.
Le sue numerosissime vivisezioni con animali vivi lo portarono a risultati assolutamente contradditori, che lo spinsero a moltiplicare gli esperimenti e con questi le confusioni.
Il suo metodo preferito per scoprire i segreti della vita, era quello di distruggere un organo, ossia estirparlo, per poi osservare l’animale tenendolo in vita il più a lungo possibile, sino a praticargli la respirazione artificiale. Il tutto ovviamente in nome della “scienza”.
Nel suo “capolavoro” letterario, troviamo riportato il suo motto: “tutto ciò che si ottiene con gli animali è perfettamente concludente per l’uomo”[1]
Nessuno dei tanti errori che il galenismo aveva imposto in quindici secoli al mondo occidentale (dimenticando l’igiene e la dietetica di Ippocrate) è paragonabile, per gravità e conseguenze, a questo errore fondamentale che Claude Bernard ha tramandato a generazioni di medici, fisiologici e biologi. Errore purtroppo assurto a dogma dalla medicina ufficiale, quasi interamente basata sulla disumana e ascientifica vivisezione animale.
In pratica tutto quanto concerneva l’organismo vivente poteva essere ridotto a formula precisa, ossia a materia inerte.
Il quadro si è complicato ulteriormente da quando la ricerca medica si è data totalmente alla biologia: ossia pretende di applicare una scienza esatta come la chimica, alla vita organica (biologia), e per di più estrapolando all’uomo i risultati ottenuti su animali (altro regno della Natura).
Questo è il motivo per cui la medicina ufficiale - basata su tali gravissimi errori – non ottiene risultati nella cura delle malattie; questo è anche il motivo per cui è destinata al fallimento totale. In biologia non esiste standardizzazione, le reazioni individuali variano sempre, sia tra uomini, che tra animali, che tra le piante.

La gabbia mentale
“L’uomo è sempre incline ad accettare come una verità ciò che gli è stato insegnato”[2], parola di Claude Bernard!
Essendo per natura un animale gregario e conformista, l’uomo tende ad adattarsi alla maggioranza, sia nell’ambito mentale che in quello materiale.
Il pensiero umano si è sempre mosso entro una gabbia ben delimitata, in conformità alla propria epoca.
Ecco un esempio per tutti: il grande filosofo e pensatore Aristotele, affermava che un grosso sasso cade più velocemente di uno piccolo. Più che l’errore in sé, oggi quello che appare stupefacente è come non sia venuto in mente a nessuno per secoli e secoli di controllare questa affermazione con un semplicissimo esperimento. Si dovette attendere l’enunciazione di Cartesio e le prove di Galileo.
La gabbia si sposta nel corso dei secoli, ma il pensiero umano, tranne poche eccezioni, continua a rimanere confinato entro i limiti della gabbia stessa, da cui non può evadere.

Il metodo cartesiano
Scrollatisi di dosso il giogo oscurantista del Medioevo, gli uomini si davano anima e corpo alla sperimentazione.
La scienza cosiddetta sperimentale aveva cominciato a modificare la faccia del mondo con l’apparizione nel 1637 del “Discorso sul metodo” di Cartesio, che insegnava all’uomo un nuovo modo di pensare, dando l’avvio alla moderna tecnologia.
Ma questo “nuovo mondo” nascondeva il pericolo di un sapere freddo e meccanicista.
Cartesio (che praticò tra le altre cose anche la vivisezione) credendo in una biologia meccanicista diede inizio al più grande errore della scienza moderna.
Il metodo di Cartesio allargò rapidamente i confini del sapere, ma sprezzando deliberatamente il pensiero filosofico e l’intuito, sostituì un nuovo e macroscopico errore agli errori precedenti: errore che conteneva il seme della futura disfatta perché indusse gli scienziati ad allontanarsi, dalla Verità.
Negando l’esistenza di tutto ciò che non è dimostrabile (metodo empirico), essi si separarono dalla realtà della vita.

La disumanizzazione
Nemmeno Claude Bernard poteva immaginare che solo cinquant’anni dopo la disumanizzazione alla quale aveva tanto contribuito con l’esempio e la parola, si sarebbe sperimentata la vivisezione umana su decine di migliaia di individui (i prigionieri nei campi di sterminio nazisti), e non da parte di spietati aguzzini carcerari, ma da parte di medici titolati e cattedratici, allevati e istruiti nella scuola vivisezionista di cui egli era stato il principale apostolo.
Possiamo affermare che la disumanizzazione inizia con quel primo esperimento a cui lo studente (di medicina) è obbligato ad assistere. Negli Stati Uniti si parte dalle elementari…
“Il costante dilagare del mondo vivisezionista non ha fatto altro che aumentare anche la tortura e l’omicidio scientifici di essere umani”[3]
Che la vivisezione portasse irrimediabilmente alla vivisezione umana lo aveva capito già Orazio quando scrisse le seguenti parole: “cruelitas in animalis est tirocinium crudelitatis contra homines”, la cui traduzione è più o meno questa: “la crudeltà nei confronti degli animali, è il tirocinio per la crudeltà nei confronti degli uomini”.

Il senso morale
Tutte le leggi che hanno retto le organizzazioni umane in passate e le reggono attualmente sono basate sul senso morale: su ciò che giusto e ingiusto. Anche se negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio ribaltamento (in senso orwelliano) del senso stesso delle parole e dei termini.
Oggi non si sa più cosa sia bene e di conseguenza cosa sia male!
Tanto più gli “adepti” di questa pseudoscienza - alla base della medicina ufficiale - considerano moralità e immoralità, bene e male, parole totalmente prive di significato, concetti “ascientifici” perché non riproducibili in laboratorio.
Come si può sperimentare in sala operatoria su di un gatto o cane, la moralità?
Invece è proprio il senso morale a spingere l’uomo verso la pietà. Pietà significa compassione, la capacità di avvertire la sofferenza altrui quasi fosse la propria.
La maggior parte dei vivisettori si limita a giustificazioni machiavelliche come “il fine giustifica i mezzi”, il triste grimaldello che ha sempre aperto tutte le porte delle nefandezza umane, comprese quelle di Auschwitz e Buchenwald.
A parte il fatto che i pretesi vantaggi non esistono (e lo si vede con l’aumento delle malattie degenerative e delle sofferenze), rimane l’inacettabililità morale della tesi secondo cui un atto crudele non è riprovevole qualora ne derivi un beneficio materiale.
Altrimenti, se fosse giusto torturare animali in laboratorio per il bene dell’umanità, allora sarebbe altrettanto giusto torturare un uomo in laboratorio per il bene di mille uomini….

Marcello Pamio, dal libro "Imperatrice nuda" di Hans Ruesch

[1] “Introduzione alla medicina sperimentale”, pag. 153, Garnier-Flammarion, Paris 1966
[2] “Principi di medicina sperimentale”, pag. 21
[3] Dottor Wolfgang Bohn, “Aerztliche Mitteilungen”, N.7-8 1912

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categorie: bioetica, genetica e vivisezione
venerdì, 06 novembre 2009

Biotestamento, Beppino Englaro: "Chi non vuole alimentazione e idratazione deve poter dire di no"

di Claudia Mura

Beppino Englaro col libro "Eluana - La libertà e la vita" (Ansa)Sul dibattuto tema del testamento biologico la cronaca degli ultimi giorni registra, da una parte, il tentativo della politica di arrivare ad una legge che difficilmente sarà condivisa da maggioranza e opposizione, dall’altra, il sorgere continuo di nuovi registri locali per il deposito delle Dat. Le "dichiarazioni anticipate di trattamento" oggi possono essere depositate presso diverse amministrazioni territoriali: l’ultima in ordine di tempo a dotarsi di un apposito registro è stata la provincia di Cagliari presto seguita dai comuni di Genova e Reggio Emilia.
Sul fronte parlamentare, invece, la commissione Affari sociali della Camera ha deciso di adottare il testo del ddl approvato dal Senato come base per la sua discussione. Il ddl Calabrò istituisce il biotestamento, ma lo limita fortemente, in nome del principio del rispetto della dignità della vita umana e del no all'eutanasia. Insomma non sarà possibile sottoscrivere che non si vogliono alimentazione e idratazione artificiale, perché sono chiamate "forme di sostegno vitale".

Che senso ha una legge del genere? Lo abbiamo chiesto a Beppino Englaro, padre di Eluana, presidente dell’associazione a lei dedicata e socio della Consulta di Bioetica di Milano, che sabato prossimo sarà a Cagliari per chiudere il seminario sul testamento biologico “Liberi di scegliere”, organizzato dalla sezione locale dello Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti).

Il problema è il rispetto e la tutela dei diritti. Ognuno deve poter disporre del bene della salute come crede. Nessuno, neanche chi ci rappresenta in Parlamento, può sostituirsi alla nostra volontà. Si tratta di decisioni da prendere né al posto, né per me ma con me. Ogni altra via legislativa è incostituzionale. Va inserito nel nostro sistema democratico un orizzonte umano di libertà, e diffuso un patrimonio di conoscenze in modo che ognuno possa difendere i propri diritti.”

Lei e la sua famiglia siete diventati simbolo della battaglia per il diritto all’autodeterminazione del paziente. Come vivete questa responsabilità?
“La morte di Eluana è stata una tragedia nella tragedia. Io ho sempre voluto solo questo: che fosse rispettata la volontà di mia figlia. In famiglia si era parlato dell’argomento del fine vita, quindi io e mia moglie eravamo al corrente dei convincimenti di Eluana e li condividevamo. Prima dell’incidente io non sapevo che qualcuno potesse sostituirsi alla volontà personale e decidere per mia figlia. Ho dovuto fare ricorso alla magistratura. L’ho fatto e 60 pagine di sentenza della Corte di Cassazione mi hanno dato ragione. Io ho chiesto l’avallo della legge e l’ho avuto.”


Poi si è messa di mezzo la politica.
“Ma non possiamo essere noi le vittime di uno scontro fra poteri dello Stato. Sono in gioco i nostri diritti, non possiamo farci fare questo, se lasciamo che accada significa che non siamo cittadini degni di una democrazia.”


La battaglia per sua figlia ha dato origine a uno scontro ideologico che ha finito per ispirare una normativa che, se verrà approvata, limiterà la libertà di scelta. Ha mai pensato che fosse meglio il vuoto normativo?
“Ma il vuoto normativo non c’era. La magistratura si era espressa e poi c’è la legge 145 del 2001 che si pronuncia sulla ratifica della Convenzione di Oviedo (per la protezione dei diritti dell'uomo e la dignità dell'essere umano riguardo alla applicazione della biologia e della medicina, ndr). Basta e avanza. La ratifica non è ancora stata fatta, e in questo caso l’Italia è inadempiente, ma con quella legge è stata avviata la procedura e infatti la Corte Suprema ha sentenziato che, pur non essendo entrata in vigore, non può non tenersi conto della Convenzione per la rivendicazione del diritto alla libertà di terapia. Il fatto che la ratifica non sia stata portata a termine è una mancanza di tutti i ministri della Salute che si sono succeduti fino a oggi, loro sono in mora. Noi cittadini dovremmo denunciarli per questa inadempienza.”


Il governo segue spesso gli umori del suo elettorato ma nel caso del fine vita non dà seguito neanche alla volontà popolare visto che i sondaggi fatti da più parti hanno sempre mostrato una maggioranza favorevole alla libertà di scelta. Come se lo spiega?
“Non so il perché. Saprà la loro coscienza a quali istanze e poteri rispondano. I so che chi vuole potersi curare al limite delle possibilità della scienza deve essere libero di farlo. Ma chi non vuole deve poter dire di no.”


A parte posizioni minoritarie come quella di Fini, l’idea della maggioranza (e dell’Udc) sul testamento biologico è nota. Quella del Pd è stata anticipata da Bersani ("Metà degli italiani non può decidere come deve morire l'altra metà”) ma è meno chiara. Ha fiducia nel fatto che si arrivi a una sintesi per una legge condivisa?
“Io faccio politica come singolo cittadino. Non sono interessato al potere che gestiscono i partiti. Nel 2006 ho conosciuto il senatore Ignazio Marino che con Anna Finocchiaro aveva preparato una proposta di legge sulle direttive anticipate di trattamento. Allora mi disse che l’Italia era in ritardo di 30 anni rispetto agli Stati Uniti che dal 1976 si erano dotati di una norma. Io gli ho risposto che la famiglia Englaro non era in ritardo per niente: in famiglia se ne era parlato e le nostre posizioni sull’argomento erano chiare.”


Se approvano una legge come quella auspicata dalla maggioranza, l’unica speranza di chi auspica una libertà di scelta terapeutica è che sia dichiarata incostituzionale.
“Se lasciamo che una legge così restrittiva veda la luce, se ci mettiamo contro le nostre libertà fondamentali che cittadini siamo? Vogliamo lasciarci comandare come all’asilo? Come fanno a impormi la loro visione di bene e male? Come fanno a tutelarmi da me stesso? Non mi zittiscono, io mi batto per i miei diritti.”


Un po’ ovunque sorgono registri locali per il deposito del biotestamento.
“È un segno del fatto che il clima culturale sta cambiando. La gente dice ‘visto che questi sono pazzi e fanno legge folli bisogna correre ai ripari’. Ma come si fa a obbligare qualcuno a cure che non vuole? Ma sono diventati matti? Abbiamo mandato dei matti in Parlamento?


Lei ha fatto testamento biologico?
“Il mio testamento biologico è agli atti. La battaglia che ho fatto parla per me. Ho scritto anche un libro (Eluana La libertà e la vita, edito da Rizzoli e scritto con Elena Nave, ndr) in modo che nessuno possa dire di non sapere.”

06 novembre 2009

Tiscali News
postato da: camozzi alle ore 17:07 | link | commenti
categorie: bioetica
lunedì, 02 novembre 2009

Dedicato a chi mette in dubbio la coerenza altrui senza vedere la propria incoerenza
intermission da giancarlo rado.
Quando dico di essere vegetariana e antispecista mi sento spesso rivolgere domande inquisitorie intrise di frasi fatte e luoghi comuni...
Devo dare conto di ogni cosa che faccio, di ogni mia scelta, devo dimostrare una coerenza che, spesso, l'interlocutore per primo non ha. Mi si rinfaccia di occuparmi solo di diritti animali tralasciando quelli umani, di non fare nulla per chi soffre, per i bambini che muoiono di fame...peccato che, nella stragrande maggioranza dei casi, l'interlocutore di turno, che tanto predica, è il primo a non fare nulla per chi soffre e muore di fame.

Sull'aspetto salutistico, ambientale e umanitario (fame nel mondo) della scelta di mangiar carne ormai si sanno molte cose, sfido chiunque a negare gli innumerevoli benefici di una dieta vegetariana e il decisamente minore impatto che essa ha su questo pianeta e sulle popolazioni del sud del mondo rispetto alla dieta a base di carne.

Rispondo invece, una volta per tutte (e citando Franco Libero Manco - Associazione Vegetariana Animalista) a un paio di luoghi comuni che davvero mi fanno impazzire (chi vi ricorre, in genere, non ha a disposizione vere argomentazioni, ma solo frasi preconfezionate e di seconda mano) :

"L'uomo l'ha sempre mangiato la carne" - Anche le guerre e gli omicidi sono stati sempre compiuti dall'uomo, non per questo si possono giustificare e perpetuare tradizioni sbagliate. Per milioni di anni i nostri progenitori nella foresta vissero da vegetariani.

"E' necessario mangiare un po' di tutto" - Se l'essere umano dovesse mangiare di tutto per stare in salute sarebbe la sola specie nell'universo a doverlo fare: ogni specie mangia solo ciò che ha stabilito la natura. Cosa significa mangiare di tutto? Consumare oltre a carne, pesce, latticini e uova anche insaccati, affettati, fritti, burro, sostanze nervine, zuccheri raffinati e bibite gasate? E non è forse questa la causa scatenante le peggiori patologie umane: quello di mangiare ANCHE cibi incompatibili con il nostro organismo? Ogni organismo vivente (come ogni macchina) è programmato per funzionare con un suo specifico propellente: sbagliare alimentazione è come mettere gasolio nel serbatoio di un'automobile costruita per funzionare a benzina: avrà certo un'esistenza breve e problematica. "Mangiare di tutto" non è la soluzione del problema ma il problema della salute umana.

"Non mangiare la carne è una scelta come un'altra" - Mangiare la carne non è come scegliere di mangiare pasta o patate: c'è di mezzo la sofferenza e la vita d un essere fatto come noi per il quale (come per noi stessi) vivere o morire non è la stessa cosa. E' forse la stessa cosa lasciar vivere un vitello, un coniglio, un capretto o spaccagli il cuore con un coltello? E' forse la stessa cosa lasciare nel suo ambiente marino un'aragosta o gettarla viva nell'acqua bollente? Rispettare la scelta di chi mangia la carne è come rispettare l'idea di chi giustifica lo schiavismo, il razzismo, la tortura o la pena di morte. Se in gioco vi fosse la vita di una persona a noi cara certo non saremmo così concilianti verso il rispetto delle idee altrui.

"L'uomo non rispetta neppure il suo simile..." - E' proprio l'abitudine a sfruttare, a violentare il diverso, a considerare legittima la sofferenza e l'uccisione degli animali, a non dar valore alla vita degli altri esseri, ad essere indifferenti al loro dolore, a disprezzare il valore delle diversità, ciò che preclude all'uomo lo sviluppo di quelle qualità morali e spirituali che possono consentirgli di rispettare il suo stesso simile e di realizzare un mondo migliore. Come potrebbe l'uomo nuocere al suo simile se fosse educato alla dolcezza verso ogni essere vivente?

"Gli animali si moltiplicherebbero a dismisura" - Più si alleva e più si massacra. Gli animali che vengono sistematicamente uccisi non sono quelli allo stato naturale, ma quelli d'allevamento. La natura non ha bisogno della violenza della specie umana, per conservare il suo ordine ed il suo equilibrio tra le specie. Nessuna specie può svilupparsi in modo esponenziale: superato il limite consentito meccanismi naturali fanno diminuire i suoi componenti.

"Anche la pianta soffre - Questo vuol dire che se la pianta soffre quando viene tagliata è inutile avere pietà degli animali? In realtà spesso chi non vuole fare il suo dovere tira in ballo la violenza naturale. La sensibilità dei vegetali fu studiata dallo studioso indiano Jagadish Chandra Bose ed accertata poi sperimentalmente mediante elettrodi collegati alla pianta. Per questo dobbiamo rispettare non solo gli animali, ma anche le piante, perché tutto ciò che vive, vuole vivere e non morire. Senza la capacità di accusare il dolore ogni essere vivente si lascerebbe uccidere, senza reagire. Non si può porre sulla stessa bilancia la vita del cavolfiore con quella della mucca: sarebbe come considerare uno schiaffo alla stessa stregua di un massacro. C'è una differenza notevole tra la sofferenza di una lattuga, che viene recisa e quella di un cavallo, che viene ucciso: il cavallo, la mucca, il maiale ecc. hanno i nostri stessi meccanismi fisici, chimici e biologici, i nostri stessi ricettori del dolore, per questo uccidere un animale è come uccidere un uomo.

"Ci sono problemi più importanti" - La cosa più pressante per la nostra società e che gli esseri umani abbiano una coscienza più sensibile e giusta, più capace di condividere le esigenze vitali dell'altro: allora tutti i problemi svaniranno. Il problema più importante dell'animale è conservare la propria vita e sfuggire alla reclusione, alla tortura e all'uccisione da parte dell'uomo. C'è forse un problema più pressante e drammatico della vita di miliardi di esseri innocenti, che ogni giorno vengono uccisi? Certo l'interesse del boia non coincide con quello della vittima. Rimandare il rispetto degli animali a quando saranno risolti i problemi umani significa infischiarsene dell'inferno a cui l'uomo li ha condannati.Ma tutto è interconnesso: le guerre ci saranno finché ci sarà gente disposta ad uccidere e finché ci saranno i mattatoi vi saranno le guerre, le malattie umane, la fame nel mondo.

"E' la legge della natura: il più forte domina il più debole" - Considerare giusta tale legge significa accettare di buon grado i soprusi, le violenze e le ingiustizie di chi è più forte di noi. La legge del più forte va bene quando i deboli sono gli altri. Se fossimo noi la preda considereremmo ingiusta questa legge. Se degli extraterrestri che ci trattassero come noi trattiamo gli animali; se allevassero noi e i nostri figli per divorarci; se costringessero le nostre donne a partorire, perché avidi del loro latte e delle tenere carni dei nostri bambini; se ci torturassero, per sperimentare su di noi le loro armi e le loro medicine; se ci costringessero a ucciderci a vicenda nelle arene per loro divertimento, allora non saremmo tanto propensi a giustificare la legge del più forte. Se ci comportiamo da tiranni verso chi consideriamo più in basso, come possiamo sperare nell'aiuto di chi sta più in alto di noi?

"Gli animali non capiscono, non soffrono" - Quando non si vuole accusare sensi di colpa ci si convince che la vittima non è in grado di soffrire. La stessa convinzione sostenuta per millenni nei confronti degli schiavi. Affermare che gli animali non siano in grado di percepire il dolore, l'angoscia della morte, la sofferenza emozionale significa negare la realtà della vita. La sofferenza è ciò che accomuna tutti gli esseri: la percezione del dolore serve a spingere ogni essere vivente a fuggire la morte e a conservare se stesso, altrimenti la vita si spegnerebbe nell'universo. Gli animali sono creature semplici: si lasciano, come bambini, condurre al patibolo perché non riescono a capire che l'essere umano, animale non predatore, possa ucciderli. Le urla di terrore degli animali durante la macellazione, il loro tremore e spesso il loro pianto disperato, pesano come macigni sulla coscienza collettiva. Ma gli uomini preferiscono ignorare le somiglianze con gli animali, per paura di dover concedere loro dei diritti e dover rinunciare al loro sfruttamento e al "vantaggio" economico che ne deriva.

"Anche gli animali si aggrediscono tra di loro" - E' come se la razza bianca giustificasse i suoi massacri a danno dei neri, per il fatto che questi usano aggredirsi tra di loro. L'uomo usa violenza agli animali perché si sente superiore, ma si comporta peggio degli stessi, dal momento che non agisce per necessità di sostentamento, a differenza degli animali che si aggrediscono solo per motivi di sopravvivenza. L'animale fugge spontaneamente ogni pericolo e se avesse l'abbondanza del cibo di cui dispone l'essere umano sicuramente non aggredirebbe mai altri animali.

"Le vostre argomentazioni sono estremiste" - E' forse estremismo avvisare qualcuno del pericolo che corre la sua salute e la sua vita quando consuma cibi che causano dolore e malattie che gli abbreviano la l'esistenza almeno di 20 anni? E' forse estremismo evidenziare gli effetti della carne che rendono l'uomo più aggressivo e violento? Far capire che gli allevamenti contribuiscono a suscitare tensioni tra i Paesi che spesso sfociano in conflitti armati? Mostrare le correlazioni esistenti tra alimentazione carnea e fame nel Terzo Mondo? Tra consumo di prodotti animali e inquinamento dell'ambiente? Tra allevamenti e distruzione delle foreste? Tra industria zootecnica e sperpero di acqua potabile e risorse energetiche? Se è estremismo parlare dell'immane tragedia che subiscono miliardi di animali a causa dell'uomo, dell'inferno cui sono condannati negli allevamenti e nei mattatoi in cui trovano solo sofferenza e disperazione nella loro breve esistenza; se è estremismo denunciare la tortura che subiscono nei laboratori di sperimentazione, quando vengono barbaramente trucidati per divertimento nei boschi con la caccia, con la pesca e in qualunque altra attività umana; se invitare alla responsabilità e alla consapevolezza degli effetti prodotti dalle scelte di ognuno; se è estremismo condannare questo perenne olocausto, allora tutto è lecito e l'umanità non ha né il diritto di lamentarsi delle sue sventure né di sperare in un mondo migliore. Nell'accusa di essere estremisti o intolleranti verso le scelte altrui spesso si cela l'avvilente tentativo di giustificare se stessi quando l'accusa suscita sensi di colpa. Se fosse un nostro parente ad essere violentato o ucciso e cucinato per il piacere del palato di qualcuno, certo non saremmo così indulgenti e propensi ad invocare rispetto per le scelte degli altri. Ribellarsi contro lo schiavismo, la tortura o la pena di morte degli umani, lottare contro gli oppressori, non è considerato estremismo ideologico. Quindi il problema si pone solo perché le vittime sono animali, considerati cose a disposizione dell'uomo. Quando in ballo è la vita e la sofferenza degli altri, essere vegetariani non è una scelta come un'altra: la scelta è tra vita e la morte, tra giustizia e la sopraffazione, tra l'amore e il disprezzo, tra la civiltà e la barbarie. Essere vegetariani oppure mangiatori di animali non è affatto la stessa cosa. Sono due realtà agli antiodi: l'una è per la vita, l'altra per il piacere del palato ad ogni costo. Dobbiamo essere accorti, misurati per non urtare la suscettibilità di coloro che non dimostrano sensibilità verso il dolore e la vita dei più deboli e indifesi? Noi siamo la voce di coloro che non hanno voce. Se io considero criminale chi avesse deciso di ridurre a te lo stipendio tu non mi accuseresti di estremismo; ma se dico che è ingiusta e crudele una persona che fa a pezzi una creatura, fatta come noi, tu non mi accusi di essere estremista. E' questione di saggezza e sensibilità. A mio avviso nessuna espressione è sufficientemente estremista per denunciare il danno fisico, mentale, morale, spirituale, economico, sociale, ambientale dell'uso di mangiar carne.

Daniela Galeota
foto di giancarlo rado
postato da: camozzi alle ore 10:36 | link | commenti
categorie: bioetica
lunedì, 26 ottobre 2009

Uno dei tre non deve nascere
Fecondazione assistita, molte donne costrette a una gravidanza multipla sacrificano un feto

di MARCO ACCOSSATO

Almeno quattro future mamme sottoposte nell’ultimo anno a fecondazione assistita hanno deciso di selezionare i loro feti, facendo venire al mondo soltanto due dei figli di una gravidanza trigemellare.

E’ successo al Sant’Anna, l’ospedale torinese delle mamme e dei bambini, ma probabilmente è quanto accade anche altrove. La tecnica si chiama embrioriduzione, generalmente praticata entro il primo trimestre per non mettere a rischio la sopravvivenza di tutti i nascituri in caso di minaccia di aborto. Ma qui la scelta di eliminare uno dei bimbi è avvenuta non per un rischio clinico per il feto o per la madre, ma sulla base del «verdetto» di una consulenza psichiatrica: «La gravidanza trigemellare rappresenta un grave pericolo per la salute psichica della futura madre», si legge in una di queste consulenze. Basta una minaccia di depressione. Non serve arrivare all’ipotesi estrema di suicidio, che potrebbe essere classificata come un rischio potenziale per la sopravvivenza della madre.

Sono numerose le gravidanze gemellari e trigemellari in caso di fecondazione assistita. Il fatto è che a Torino la scelta di queste mamme sta mettendo in crisi più d’uno, nel principale ospedale ginecologico, tra chi - medici, infermieri e ostetriche - accompagna queste donne verso il parto. Un caso destinato a sollevare più di un interrogativo, anche etico.

Storie di bambini mai nati: quello che viene soppresso è in genere il feto più facilmente raggiungibile con l’ago di una siringa che inietta nel cuore cloruro di potassio: un metodo rapido, che nel giro di pochi secondi ferma il battito. Oppure si sceglie il più piccolo dei tre, dopo un’ecografia. Si adotta una tecnica simile a quella utilizzata per l’amniocentesi, ma in questo caso la siringa e l’ago non prelevano liquido amniotico per essere analizzato alla ricerca di eventuali malformazioni. L’iniezione intra-cardiaca ferma all’istante lo sviluppo di uno dei tre feti.

Tra chi, all’ospedale Sant’Anna, ora dice di disapprovare una scelta comunque drammatica, c’è anche chi non ha scelto l’obiezione di coscienza. Chi, cioè, ha finora dato il consenso a praticare senza preconcetti interruzioni volontarie di gravidanza. «Ma in questo caso - dicono - siamo di fronte a tutt’altra questione: donne che hanno fatto di tutto per diventare madri, che hanno speso denaro ed energie fisiche ed emotive, decidono di sopprimere una vita diventata improvvisamente di troppo». Un paradosso.

In Italia, il numero delle coppie che si sottopongono a fecondazione assistita è in costante crescita, con percentuali di successo tra il 22 e il 35 per cento per ciclo, malgrado nel 2007 il dato risultasse in netto calo, a tre anni dalla legge 40 sulla fecondazione artificiale: dal 24,8 per cento del 2003 al 21,2 per cento di successi del 2005, con una riduzione di 3,6 punti percentuali.

In tutte le relazioni psichiatriche indispensabili per autorizzare le embrioriduzioni, al Sant’Anna le difficoltà della donna ad accettare l’idea di essere madre di tre gemelli sono state determinanti. In nessun caso la «selezione» era motivata da problemi clinici. L’eliminazione selettiva di un feto che viene effettuata solitamente a 10-12 settimane di gestazione, «è associata con una riduzione del rischio di aborto e di morte perinatale nelle gravidanze plurigemellari con più di tre gemelli », dice la letteratura. La stessa pratica è controversa, per le gravidanze trigemine, dallo stesso mondo medico.

La questione sollevata al Sant’Anna è destinata ad aprire una serie di interrogativi non solo sul diritto a una scelta simile, ma soprattutto sulla preparazione delle coppie ad affrontare una gravidanza dopo la fecondazione in vitro. Molte si rivolgono all’estero. «Più che una consulenza psichiatrica per decidere di eliminare uno dei futuri figli, occorrerebbe una consulenza più attenta prima di sottoporre la donna a Fivet», sostiene chi potrebbe presto trovare una nuova forma di obiezione. «Bisogna spiegare più chiaramente alle donne qual è la relazione tra embrioni impiantati e possibilità di sviluppare gravidanze multiple».

C’è un altro aspetto etico della questione: una delle pazienti che si è sottoposta al Sant’Anna all’embrioriduzione, ha perso tutti i gemelli, in seguito alla rottura delle membrane. Un rischio collegato alla tecnica stessa.

23 ottobre 2009

marco.accossato@lastampa.it
postato da: camozzi alle ore 17:12 | link | commenti
categorie: bioetica
sabato, 24 ottobre 2009

Sinodo africano: no ad aborto, anche se terapeutico

VATICANO, 24 Ottobre 2009  - Il Secondo Sinodo speciale per l'Africa boccia l'aborto anche se terapeutico. La Chiesa africana ha dichiarato "inaccettabile" l'aborto anche in caso di violenza sessuale, stupro, incesto o quando la gravidanza rischia di compromettere la salute mentale e fisica della donna o la vita sua o del feto.

(RCD)

postato da: camozzi alle ore 15:48 | link | commenti (1)
categorie: bioetica
lunedì, 19 ottobre 2009

Ru486, sì a pubblicazione in Gazzetta

Verso l'approvazione definitiva, il Direttore generale deve stilare le regole per l'uso

19 ottobre, 16:52

La pillola Ru486
ROMA - Il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa, riunito oggi, ha dato mandato al Direttore Generale Guido Rasi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina relativa l'autorizzazione all'immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, la pillola abortiva Ru486, "dopo aver espletato gli adempimenti previsti".

La decisione dell'Aifa di dare mandato per la pubblicazione in gazzetta della determina che introdurrà in Italia la pillola abortiva Ru486, "pone finalmente fine al possibile utilizzo improprio del farmaco e sgombra il campo da qualsiasi possibile interpretazione di banalizzazione dell'aborto e dal suo impiego come metodo contraccettivo". E' la stessa agenzia a spiegarlo aggiungendo di "condividere le preoccupazioni di carattere etico che anche questo metodo di interruzione volontaria della gravidanza comporta". La Determina che verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale rimanda a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all'interno del servizio ospedaliero pubblico, così come previsto dagli articoli 8 e 15 della legge 194 del 1978, e di cui la stessa Aifa spiega di non avere titolarità. L'Aifa ha anche aggiunto che continuerà "ad offrire la propria competenza tecnico-scientifica alle Istituzioni, e al Senato della Repubblica in primis, per quanto concerne il percorso applicativo del provvedimento adottato".

I tempi tecnici per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina, la decisione che autorizza l'arrivo della pillola abortiva in Italia, è di un mese. Quindi entro il 19 novembre l'atto di autorizzazione del farmaco sarà pubblicato.

IL 'PALETTO' DELLA 194 - Uno dei punti fermi, un vero e proprio paletto, con il quale l'Aifa ed i suoi esperti dovranno comunque confrontarsi è il rispetto della legge 194 sull'aborto, laddove si prevede che l'interruzione della gravidanza avvenga in una struttura pubblica, cioé in ospedale. Ma su questo basterà probabilmente rifarsi ai due pareri espressi dal Consiglio superiore di sanità nel 2004 e nel 2005, secondo i quali in caso di interruzione di gravidanza per mezzo della Ru486, la donna "deve essere trattenuta" in ospedale o altra struttura prevista "fino ad aborto avvenuto".

ROCCELLA, PROCEDURA SOLO IN STRUTTURA PUBBLICA - La legge 194 sull'interruzione di gravidanza "rende impossibile l'aborto a domicilio". Lo afferma in una nota il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, in merito alla pillola abortiva. "Ci può essere compatibilità fra la normativa italiana e la Ru486 solo se - sottolinea Roccella - l'intera procedura abortiva viene praticata in una struttura pubblica, con le garanzie sanitarie offerte dalla permanenza in ospedale". "Non si tratta quindi - prosegue Roccella - di modalità che possano essere decise dai singoli medici, Asl o regioni, ma che devono essere uniformi sul territorio nazionale. Nel comunicato del 30 luglio in cui l'Aifa illustrava i contenuti della delibera che verrà stesa oggi, correttamente si spiegava che: 'Deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, cosi' come previsto dall'art. 8 della Legge n. 194, dal momento dell'assunzione del farmaco sino alla certezza dell'avvenuta interruzione della gravidanzà, quindi in regime di ricovero ordinario". "Solo così del resto - dice ancora il sottosegretario - è possibile rispettare i due pareri emessi dal Consiglio Superiore di Sanità, la massima autorità nazionale in campo sanitario, che affermano che i rischi della Ru486 sono equivalenti a quelli dei metodi tradizionali solo se l'intera procedura abortiva viene completata in ospedale e che la pillola 'deve essere somministrata in ospedale pubblico e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto'"..

MERCOLEDI' COMMISSIONE PARLAMENTARE INDAGINE - Il ministro del welfare Sacconi ancora ieri aveva chiarito che l'indagine conoscitiva parlamentare sulla RU486 finirà i suoi lavori prima del 19 novembre, data indicata dall'Aifa, come quella entro la quale sarà pronta la "determina" del direttore generale e la conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Non ci dovrebbero essere quindi conflitti tra i tempi dell'organismo tecnico e quelli dei lavori parlamentari di inchiesta sugli effetti della RU486 che riprenderà la sua attività mercoledì.

ANSA

postato da: camozzi alle ore 17:13 | link | commenti
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