Una clinica di Londra che si occupa di fecondazione assistita ha lanciato questa sfida: la fecondazione assistita sarà gratis per chi eviterà di bere e di fumare prima e durante il trattamento. In pratica, un ciclo di fecondazione gratuita a chi stipola una sorta di contratto per uno stile di vita sano.
A questo programma possono aderire donne con meno di 36 anni, con un IBM nella norma e che in passato si siano sottoposte con esito positivo al trattamento. Il contratto prevede che entrambi i partners adottino questo corretto stile di vita.
La coppia, in cambio, ha diritto a questo ulteriore tentativo. Il progetto iniziale si è poi esteso anche a casi un po’ più complicati e difficili. Tutto ciò è stato proposto, comunque, per far capire alle giovani coppie quanto è importante avere uno stile di via sano e quanto ciò influisca sul risultato della fecondazione assistita.
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MILANO - La Ru486 arriva in Italia. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l'autorizzazione all'immissione in commercio del «medicinale per uso umano Mifegyne», ovvero la pillola abortiva prodotta dall'azienda francese Exelgin.

La Ru486 (Ansa)
LE NORME - Le indicazioni terapeutiche stabilite dall'Aifa prevedono l'utilizzo al massimo entro la settima settimana di gestazione, «in associazione sequenziale con un analogo delle prostaglandine, che per l'uso in Italia è consentito fino al 49° giorno di amenorrea». La Ru486 è vincolata al ricovero ospedaliero, che va garantito dall'assunzione del farmaco all'espulsione del feto, nel rispetto della legge 194 sull'aborto. «Tutto il percorso - si legge nella delibera dell'Aifa - deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico cui è demandata la corretta informazione sull'utilizzo del medicinale, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative e sui rischi connessi, oltre all'attento monitoraggio per ridurre al minimo le reazioni avverse segnalate, quali emorragie, infezioni ed eventi fatali».
I PREZZI - La confezione da una compressa da 200 mg avrà un prezzo ex factory (cioè alla casa produttrice) di 20 euro, al pubblico di 33,01 euro. Quella da tre compresse costerà ex factory 66 euro, 99,02 euro al pubblico. Si chiude così una lunga querelle iniziata diversi anni fa e conclusa formalmente con la decisione dell'Aifa di non modificare la delibera del 30 luglio che autorizzava l'immissione in commercio della pillola, malgrado la richiesta del ministro Sacconi di ulteriori precisazioni circa la necessità del ricovero ospedaliero.
09 dicembre 2009
ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».
La pillola Ru486
L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».
27 novembre 2009

Sul dibattuto tema del testamento biologico la cronaca degli ultimi giorni registra, da una parte, il tentativo della politica di arrivare ad una legge che difficilmente sarà condivisa da maggioranza e opposizione, dall’altra, il sorgere continuo di nuovi registri locali per il deposito delle Dat. Le "dichiarazioni anticipate di trattamento" oggi possono essere depositate presso diverse amministrazioni territoriali: l’ultima in ordine di tempo a dotarsi di un apposito registro è stata la provincia di Cagliari presto seguita dai comuni di Genova e Reggio Emilia. 
VATICANO, 24 Ottobre 2009 - Il Secondo Sinodo speciale per l'Africa boccia l'aborto anche se terapeutico. La Chiesa africana ha dichiarato "inaccettabile" l'aborto anche in caso di violenza sessuale, stupro, incesto o quando la gravidanza rischia di compromettere la salute mentale e fisica della donna o la vita sua o del feto.
(RCD)
19 ottobre, 16:52

La decisione dell'Aifa di dare mandato per la pubblicazione in gazzetta della determina che introdurrà in Italia la pillola abortiva Ru486, "pone finalmente fine al possibile utilizzo improprio del farmaco e sgombra il campo da qualsiasi possibile interpretazione di banalizzazione dell'aborto e dal suo impiego come metodo contraccettivo". E' la stessa agenzia a spiegarlo aggiungendo di "condividere le preoccupazioni di carattere etico che anche questo metodo di interruzione volontaria della gravidanza comporta". La Determina che verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale rimanda a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all'interno del servizio ospedaliero pubblico, così come previsto dagli articoli 8 e 15 della legge 194 del 1978, e di cui la stessa Aifa spiega di non avere titolarità. L'Aifa ha anche aggiunto che continuerà "ad offrire la propria competenza tecnico-scientifica alle Istituzioni, e al Senato della Repubblica in primis, per quanto concerne il percorso applicativo del provvedimento adottato".
I tempi tecnici per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina, la decisione che autorizza l'arrivo della pillola abortiva in Italia, è di un mese. Quindi entro il 19 novembre l'atto di autorizzazione del farmaco sarà pubblicato.
IL 'PALETTO' DELLA 194 - Uno dei punti fermi, un vero e proprio paletto, con il quale l'Aifa ed i suoi esperti dovranno comunque confrontarsi è il rispetto della legge 194 sull'aborto, laddove si prevede che l'interruzione della gravidanza avvenga in una struttura pubblica, cioé in ospedale. Ma su questo basterà probabilmente rifarsi ai due pareri espressi dal Consiglio superiore di sanità nel 2004 e nel 2005, secondo i quali in caso di interruzione di gravidanza per mezzo della Ru486, la donna "deve essere trattenuta" in ospedale o altra struttura prevista "fino ad aborto avvenuto".
ROCCELLA, PROCEDURA SOLO IN STRUTTURA PUBBLICA - La legge 194 sull'interruzione di gravidanza "rende impossibile l'aborto a domicilio". Lo afferma in una nota il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, in merito alla pillola abortiva. "Ci può essere compatibilità fra la normativa italiana e la Ru486 solo se - sottolinea Roccella - l'intera procedura abortiva viene praticata in una struttura pubblica, con le garanzie sanitarie offerte dalla permanenza in ospedale". "Non si tratta quindi - prosegue Roccella - di modalità che possano essere decise dai singoli medici, Asl o regioni, ma che devono essere uniformi sul territorio nazionale. Nel comunicato del 30 luglio in cui l'Aifa illustrava i contenuti della delibera che verrà stesa oggi, correttamente si spiegava che: 'Deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, cosi' come previsto dall'art. 8 della Legge n. 194, dal momento dell'assunzione del farmaco sino alla certezza dell'avvenuta interruzione della gravidanzà, quindi in regime di ricovero ordinario". "Solo così del resto - dice ancora il sottosegretario - è possibile rispettare i due pareri emessi dal Consiglio Superiore di Sanità, la massima autorità nazionale in campo sanitario, che affermano che i rischi della Ru486 sono equivalenti a quelli dei metodi tradizionali solo se l'intera procedura abortiva viene completata in ospedale e che la pillola 'deve essere somministrata in ospedale pubblico e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto'"..
MERCOLEDI' COMMISSIONE PARLAMENTARE INDAGINE - Il ministro del welfare Sacconi ancora ieri aveva chiarito che l'indagine conoscitiva parlamentare sulla RU486 finirà i suoi lavori prima del 19 novembre, data indicata dall'Aifa, come quella entro la quale sarà pronta la "determina" del direttore generale e la conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Non ci dovrebbero essere quindi conflitti tra i tempi dell'organismo tecnico e quelli dei lavori parlamentari di inchiesta sugli effetti della RU486 che riprenderà la sua attività mercoledì.
ANSA