mercoledì, 11 novembre 2009

Divorzi - L’etologo Mainardi: i cani provocano rivalità
Quando è l’animale a distruggere la coppia (una volta su cinque)
Dall’affido condiviso agli alimenti: tutti gli sviluppi delle crisi coniugali

 
MILANO — L’ingegnere di Milano che nel lettone, accanto alla moglie, voleva sempre il do­bermann. Il chirurgo bergama­sco che non perdeva una mo­stra in cui esibire il suo meravi­glioso gatto certosino e al quale infine la compagna disse: amo­re sai che c’è?, tieniti il gatto. La coppia omosessuale di Latina che non sopravvisse alla convi­venza quando il pitone uscì fuo­ri dalla teca. E poi quella mo­glie di Battipaglia, nel Salernita­no, che si rivolse al giudice per­ché il marito continuava a im­porre ai figli una scena quotidia­na di caccia marina: nutriva i suoi piranha con pesciolini fre­schi. Più o meno quanto succes­se in Veneto, dove una donna si stufò di assistere alla «pappa» dei serpenti di casa, accuditi amorevolmente con topolini e gattini. Per non parlare della sposina allergica ai gatti e in breve sfinita dai sette felini del marito.

Insomma, quando il miglio­re amico dell’uomo si trasfor­ma nel peggior nemico dei co­niugi- amanti. In un anno, da settembre 2008 ad agosto 2009, 1.074 coppie hanno chiesto una consulenza all’Aidaa, l’asso­ciazione che tutela gli animali e l’ambiente. Di queste, 207 han­no ammesso che la prima causa della separazione era proprio la convivenza con Fido (145 casi) e Micio (47), anche se non sono mancati pappagalli, iguane, fu­retti, conigli, tartarughe e ser­penti a spezzare l’incantesimo della luna di miele. Milano al co­mando (274 separazioni), poi Roma (168), La Spezia (64), Brindisi (52), Alessandria (32), Brescia (24), e Parma, Perugia, Ancona (21).
«La cosa confortante è che le coppie stanno dimostrando grande senso di responsabilità verso l’animale. E si stanno mol­tiplicando le richieste di affida­mento e di mantenimento con­giunto, proprio come con i fi­gli », racconta Gian Ettore Gas­sani, presidente dei matrimo­nialisti dell’Ami. Gli danno ra­gione i numeri. Da gennaio a oggi, le richieste di manteni­mento condiviso al Tribunale degli Animali sono state 4.030, quelle per l’affidamento con­giunto 4.107. Nel primo caso ciascuno provvede per il 50% al­le spese; nel secondo la bestiola viene sballottata democratica­mente dall’uno all’altro part­ner.

«Il benessere dell’animale è prioritario quando decidiamo a chi affidarlo», spiega il presi­dente dell’Aidaa Lorenzo Croce. È stato lui a inventarsi un anno fa il Tribunale che offre gratuita­mente tutela legale grazie a 120 avvocati volontari in tutta Ita­lia. «Si tratta sempre di scrittu­re private. Se non ci fosse un vuoto normativo, le coppie non si rivolgerebbero a noi per una conciliazione. Abbiamo anche strutturato un corso online per insegnare a gestire la situazio­ne », prosegue Croce.
Possibile arrivare ai ferri cor­ti proprio per la presenza di un quattrozampe peloso? Sì, secon­do l’etologo Danilo Mainardi: «Soprattutto per i cani». E non si riferisce (soltanto) a quando in un appartamento di città ma­rito e moglie convivono con quattro cuccioli destinati inevi­tabilmente a diventare grandi (e grossi). «Il cane si inserisce moltissimo nelle dinamiche fa­miliari, un partner lo difende e l’altro no, si creano rivalità. Peg­gio ancora quando si è costretti a rinunciare alle vacanze per­ché non si sa a chi affidarlo».

Al tema ormai si stanno ap­passionando anche gli scrittori. Jay McInerney se ne è occupato nella sua raccolta di racconti L’ultimo scapolo , in particolare in quello dal titolo programma­tico: A letto con i maiali .Boston Globe , alla doman­da secca «I cani possono causa­re il divorzio?» rispondeva: «No. Semmai causano amore cosmico». Il suo amico Eddie, però, citato nel pezzo, è stato spedito a dormire sul divano per far posto ai due cani della moglie.
Men­tre il medico-scrittore Stephen Bergman, un paio di settimane fa su

Elvira Serra
11 novembre 2009
www.corriere.it
postato da: camozzi alle ore 10:22 | link | commenti
categorie: notizie varie
lunedì, 09 novembre 2009

STUDIO AMERICANO
Piante in casa : fanno davvero bene

Confermato l'effetto benefico nelle abitazioni e in ufficio: purificano l'aria e riducono lo stress

Una felce. Una delle piante  più efficaci nel rimuovere particelle nocive dall'aria
Una felce. Una delle piante più efficaci nel rimuovere particelle nocive dall'aria
MILANO – Si sa che le decorazioni vegetali, all’interno delle case, non hanno un ruolo puramente ornamentale, in quanto fungono da veri e propri filtri dell’aria che respiriamo. Ora però uno studio condotto presso la University of Georgia fornisce la conferma scientifica del valore delle piante di cui ci circondiamo a casa e in ufficio.

LA RICERCA – L’indagine ha infatti dimostrato che le piante da interno non solo sono in grado di preservare la salute di chi vive negli ambienti in cui esse si trovano, ma hanno anche effetti benefici sulle performance lavorative in quanto contribuiscono a ridurre significativamente i livelli di stress grazie alla loro azione purificante. Come spiegato da Stanley Kays, autore della ricerca, «alcune piante in particolare hanno la capacità di eliminare completamente dall’aria i cosiddetti VOC», i composti organici volatili, ossia quell’insieme di sostanze presenti nell’ambiente e responsabili di allergie, disturbi cronici e altre malattie che secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità causano oltre 1,6 milioni di morti ogni anno. Dai VOC deriva quindi l’inquinamento indoor, che in molti casi – dicono gli scienziati – tocca livelli che possono essere addirittura 12 volte più alti rispetto a quelli dell’inquinamento esterno.

LE PIÙ POTENTI – Dopo aver analizzato 28 piante ornamentali comuni, i ricercatori ne hanno individuato alcune super-potenti, ottime per purificare l’aria liberandola dalle sostanze volatili inquinanti. Si tratta dell’edera inglese, del fiore di cera e della felce. Di qualità superiore la Tradescantia pallida, considerata un eccellente filtro depuratore.

Alessandra Carboni
09 novembre 2009

www.corriere.it
postato da: camozzi alle ore 18:24 | link | commenti
categorie: salute, notizie varie
venerdì, 06 novembre 2009

Milano, l'idea di Renzo Piano: un bosco davanti al Duomo

Una zona verde proprio davanti al Duomo di Milano. L’idea è di Renzo Piano e prevede di impiantare un bosco con "una settantina di piante" per ridare respiro alla famosa piazza milanese. Il grande architetto genovese è stato chiamato a trovare una collocazione ai 90mila alberi donati da Claudio Abbado per il suo ritorno a dirigere alla Scala, previsto per il 6 giugno 2010. Piano, a Milano per presentare il numero monografico di Abitare a lui dedicato dal titolo "Being Renzo Piano", ha in mente anche altre zone verdi in centro, come riporta il Corriere della Sera: un centinaio di alberi in via Dante e poi altro verde in via Orefici e in Piazza Cordusio. E ancora altre piante per scacciare macchine e motorini. "Qui - si è schermito l'architetto - faccio solo il contadino e il geometra per Claudio, il mio compito è piantare alberi e basta".
Renzo Piano immagina "un lavoro di équipe: con il Comune, la Soprintendenza, il mio studio, i tecnici". Sostiene inoltre che i 90mila alberi "potrebbero essere aceri (i platani qui in città soffrono)". Secondo il Corsera questi novantamila alberi non sono altro che un'occasione per riaprire il discorso intorno al futuro delle città dal centro alle periferie. "Il problema - ha aggiunto Piano - è trovare un equilibrio tra la disposizione degli alberi, l`arredo urbano, le vetrine dei negozi, i servizi e i sottoservizi. Per questo è fondamentale questo lavoro di collaborazione".
L'idea del bosco in Piazza Duomo comunque secondo l'architetto, "presenta una serie di difficoltà, perché, ad esempio, il bosco dovrà essere in qualche modo presidiato, per evitare ogni possibile forma di degrado". Eppure Piano sembra fiducioso: "Il 30 di questo mese ci incontreremo con Claudio qui a Milano e se tutto va bene potremmo cominciare a piantare i primi alberi già entro la fine dell'anno, al più tardi ai primi di gennaio". Questo centro di Milano pieno di alberi non rappresenta che l'ulteriore frammento di un progetto ben più grande che terrà conto delle aree di verde che già esistono. E che "non si dimenticherà delle periferie". Piano l'ha ribadito spesso: "Le città del futuro si ricostruiranno dalle periferie".
 
06 novembre 2009

Redazione Tiscali
postato da: camozzi alle ore 11:42 | link | commenti
categorie: notizie varie
giovedì, 05 novembre 2009

Isola di Pasqua: gli abitanti chiedono al governo di ridurre l'afflusso dei turisti

05 novembre 2009

Nei giorni scorsi, ha fatto scalpore la decisione degli abitanti dell’Isola di Pasqua, meravigliosa perla al largo del Cile, di porre un deciso freno al turismo di massa che sta minacciando il delicato ecosistema dell’isola e la stessa tranquillità della sua gente. Con il 96,3% dei voti, a stragrande maggioranza, la popolazione, a mezzo referendum, ha richiesto al governo di modificare un articolo della Costituzione cilena funzionale ad arginare l’ingresso numericamente indiscriminato di turisti ed emigranti sull’Isola.

Il sottosegretario agli interni, Patricio Rosende, ha così commentato la scelta degli isolani:

questa presa di posizione non punta a ridurre il turismo né l’affluenza dei visitatori, bensì a migliorare le modalità con le quali i turisti vengono accolti nell’isola.

Intanto, la necessità di prendere una decisione in tal senso era già stata sollevata in agosto quando, la popolazione dell’Isola di Pasqua, recalcitrante all’ingresso smodato di turisti sul proprio territorio, aveva letteralmente occupato il piccolo aeroporto nell’intenzione di manifestare il proprio disappunto. Il voto degli isolani sarà ora valutato nel Parlamento di Santiago. Se gli isolani l’avranno vinta, l’ecosistema locale ringrazierà certamente e, a noi romantici e sostenibili viaggiatori, resterà sempre la possibilità di scoprire lo sguardo nostalgico di questi luoghi sulle pagine di Corto Maltese, in una delle sue più celebri storie…

Via | Dire
Foto | Flickr

www.ecoblog.it

postato da: camozzi alle ore 09:19 | link | commenti
categorie: notizie varie
martedì, 03 novembre 2009

La Dieta Skinny Bitch

Istruzioni per dimagrire, ma anche per non uccidere animali....

- Sai, ho cominciato a leggere "La dieta Skinny bitch"...
- Perché, vuoi dimagrire?..."

E' facile che qualcuno si faccia una risatina, perché in effetti Skinny bitch è un libro che propone una dieta per dimagrire, ma è anche molto di più.

Intanto, pur avendo un target specificatamente femminile, è molto istruttivo anche per i maschietti. Culoni e pancioni debordanti hanno più o meno lo stesso, reciproco livello di sex-appeal, e poi essere sani - e magri - è importante tanto per gli uomini che per le donne.

"Noi siamo ciò che mangiamo". E' il leitmotif del libro: "non potete continuare a mangiare la stessa merda e diventare magre", e "merda" sono le bevande gassate, gli zuccheri, o peggio ancora i dolcificanti, il fumo, i cereali raffinati, il caffè... ma sopratutto i prodotti di origine animale: carne, latte, uova, pesce.

Kim e Rory, le due autrici del libro, non usano mezzi termini per condannare il consumo di carne: "Mangiare carogne... vi porterà alla rovina". Sì, perché "carne" è un eufemismo per "carogna", cadavere in decomposizione. Il linguaggio è diretto, sfacciato, giovane, senza giri di parole o falsi perbenismi. Una disamina lucida di un modo mangiare profondamente sbagliato imposto dalla lobby alimentare ed agricola attraverso pesanti (e documentate) connivenze con gli organismi governativi di controllo. Uno "sveglia!", un "non fidatevi" di chi per soldi, nient'altro che per soldi, mette a repentaglio la salute di intere popolazioni, distrugge l'ambiente e si rende responsabile del massacro di miliardi animali.

Viva il biologico, perché allevamento, chimica, OGM, e farmaci non sono mondi separati ma si tengono e sostengono a vicenda. Scegliere bio non significa però indulgere al falso mito dell'allevamento "compassionevole", che per definizione non può esistere. "E se anche questi allevamenti fossero davvero umani e gli animali pascolassero liberamente, poi verrebbero comunque mandati negli orribili mattatoi". E' il capitolo più duro di tutto il libro: il linguaggio perde quel tono un po' canzonatorio, per farsi freddo e rispettoso degli orrori che racconta. "Il fatto che non vediate cosa sta succedendo non significa che non esista [...] mangiare carne significa mangiare paura, sofferenza, terrore e morte".

Capitolo "Il disastro caseario": "Andate a succhiare le tette di vostra madre. Su, forza, fatelo.". capitolo "Miti e bugie sulle proteine": "Se ricevessimo un centesimo per ogni volta che un deficiente ci ha chiesto: - ma allora da dove prendi le proteine? -, saremmo più ricche di Bill Gates" [NdR. confermiamo...]. Tutti gli aspetti della scelta vegan vengono affrontati così: con piglio un po' sfrontato, ma anche con rigore e precisione scientifica, senza per altro annoiare con tabelle e tabelline che lasciano il tempo che trovano.

"Skinny bitch" è un best seller che a inizio 2008 aveva già venduto più di 850.000 copie: un successo impensabile per un libro che illustra una dieta per dimagrire! E infatti è molto di più. Da quei chili di troppo e dalla voglia di essere attraenti si approda ad un modo di vivere sano, al rispetto della propria salute e degli animali.

La scelta vegan è anche questo: rispetto per se stessi, e "Usare la testa" come dice il titolo dell'ultimo capitolo. Se lo facciamo, se accendiamo il cervello, non solo salviamo gli animali e l'ambiente in cui viviamo, ma noi stessi e la nostra gioia di vivere.

La versione italiana del libro, edita da TEA e a cura di Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è disponibile presso AgireOra Edizioni.

01/11/2009
www.agireora.org
postato da: camozzi alle ore 15:05 | link | commenti
categorie: alimentazione, notizie varie

lo dimostra uno studio dell'università del south wales in australia
La tristezza? Rende più svegli

Essere di umore nero migliora la memoria, aumenta l’attenzione e diminuisce il rischio di essere truffati

Essere tristi aumenta l’attenzione e diminuisce il rischio di essere truffati (Afp)
Essere tristi aumenta l’attenzione e diminuisce il rischio di essere truffati (Afp)
MILANO - Svegliarsi di cattivo umore potrebbe non essere così male. Nelle giornate in cui va tutto storto o in cui semplicemente ci si sente un po’ giù si rischia di meno di essere buggerati; di valutare in modo sbagliato una situazione o una persona; di non ricordarsi qualcosa. E questo perché la tristezza e il vedere tutto nero rendono le persone meno credulone, migliorandone nel contempo la capacità di giudizio e la memoria.

MENO CREDULONI - Lo sostiene uno studio condotto dallo psicologo Joseph Forgas dell’australiana University of New South Wales e riportato dall'agenzia Reuters, secondo il quale le persone in uno stato d’animo negativo mostrano di essere più critiche e attente rispetto al mondo circostante; mentre chi è felice e di buon umore tenderebbe a credere a qualsiasi cosa gli venga detta. Forgas e la sua squadra di ricercatori hanno indotto stati d’animo felici o tristi su una serie di volontari facendo loro vedere dei film oppure ricordando specifici eventi. Dopodiché i partecipanti all’esperimento hanno dovuto valutare una serie di voci e leggende urbane. Il risultato? Chi era triste più difficilmente credeva a queste storie; inoltre faceva meno errori nel richiamare alla memoria un evento di cui era stato testimone, e addirittura era meno condizionato da pregiudizi religiosi o razziali nel prendere decisioni rapide. Insomma, si dimostrava più oggettivo. Non solo: risultava perfino più bravo a comunicare le proprie opinioni.

PER SITUAZIONI DIFFICILI - «Mentre uno stato d’animo positivo favorisce la creatività, la flessibilità, la cooperazione e la capacità di utilizzare scorciatoie mentali – scrivono i ricercatori – la negatività innesca un pensiero più sollecito, che presta maggiore attenzione al mondo esterno. La nostra ricerca suggerisce che la tristezza promuove strategie di elaborazione dell’informazione adatte a situazioni più impegnative». Dunque, i giorni in cui si deve comprare qualcosa o firmare un contratto meglio assicurarsi di non essere troppo di buon umore: o le conseguenze delle nostre azioni potrebbero rovinarci comunque la giornata.

Carola Frediani
02 novembre 2009
www.corriere.it
postato da: camozzi alle ore 10:20 | link | commenti
categorie: notizie varie
lunedì, 02 novembre 2009

Conservate ogni cianfrusaglia? La colpa è dei geni

collezionare cose02 novembre 2009 - Siete attaccati alle cose, agli oggetti della vostra vita. Collezionate ogni tipo di cianfrusaglia e non riuscite a liberarvene. Soffrite allora si disposofobia, l’accumulo compulsivo di cose e oggetti inutili e l’incapacità a staccarsene.

La colpa non è tutta vostra, e non siete degli inguaribili nostalgici attaccati a ricordi e conviventi con le memorie, la colpa è dei vostri geni, l’attaccamento morboso alle cose è scritto nel DNA. Quello che si lamenta più di tutti per la vostra tendenza a conservare oggetti è per caso vostro fratello/sorella? Ecco, di seguito, spiegato il perchè.

Un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra ha condotto una ricerca su circa 5000 gemelli, per indagare la natura della disposofobia. Dallo studio, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, è emerso che le coppie di gemelli omozigoti, con lo stesso DNA, condividono la tendenza ad accumulare cose, mentre i gemelli eterozigoti, con DNA simile ma non uguale, non condividono la disposofobia.

Foto | Flickr

www.benessereblog.it

postato da: camozzi alle ore 11:05 | link | commenti
categorie: notizie varie
domenica, 25 ottobre 2009

Niente più neve a Mosca

Mosca23.10.2009 - Chi da tempo sogna di fare un viaggio a Mosca per vedere la neve fioccare sulla Piazza Rossa rischia di non poter più realizzare il proprio desiderio. Per volere del sindaco la neve potrebbe infatti essere messa al bando dalla capitale della Federazione Russa, e le cupole della Cattedrale di San Basilio ricoperte da un candido velo resteranno solo un ricordo nelle vecchie cartoline offerte ai turisti.

L’IDEA - Yuri Luzhkov, primo cittadino di Mosca dal 1992, ha dichiarato che senza la neve gli inverni moscoviti peserebbero meno sulle casse della città, che tra l’altro diventerebbe decisamente più vivibile. Ed è per questo che ha pensato di proporre il lancio di un programma di controllo meteorologico che, in pratica, sfrutterà le tecniche già autorizzate dall’amministrazione cittadina per «rompere le nuvole» e garantire giornate di tempo buono in occasione di feste ed eventi importanti.

SPARARE ALLE NUVOLE – Così la neve sarebbe definitivamente bandita da Mosca grazie alle sostanze – di solito ghiaccio secco o nitrato d’argento – che vengono sparate nelle nuvole per indurre la pioggia ed evitare che grandini, come qualcuno fa per esempio per proteggere le vigne prima della vendemmia. Senza contare che – fa notare ancora il sindaco – un aumento delle precipitazioni gioverebbe non poco alle campagne circostanti la città, che avrebbero così raccolti più generosi. Di parere opposto sono proprio gli abitanti delle regioni confinanti, i quali temono che l’aumento delle piogge finisca col causare allagamenti e danni. Ma alla fine la politica di taglio delle spese proposta dal sindaco potrebbe avere la meglio, dato che – stando alle stime di Luzhkov – il programma per il controllo meteorologico costerebbe solamente un terzo di quanto viene speso ogni anno per ripulire la città dalla neve.

Alessandra Carboni

www.corriere.it

postato da: camozzi alle ore 18:51 | link | commenti
categorie: notizie varie

Perché ci piacciono i quiz televisivi

La consapevolezza del rimpianto altrui 'accende' le stesse aree cerebrali di chi prova il sentimento in prima persona. Lo studio su Plos One

 Come è possibile che milioni di spettatori si appassionino ogni giorno ai quiz televisivi, gioendo e rattristandosi insieme ai giocatori? Per i ricercatori del Cresa (Centro di Ricerca di Epistemologia Sperimentale e Applicata dell’Università Vita-Salute San Raffaele) il successo di questi show, da “Lascia e raddoppia” in poi, dipende dal meccanismo neuronale alla base del rimpianto, che si attiva anche se non siamo coinvolti in prima persona.

Lo studio, pubblicato su Plos One e svolto in collaborazione con l’Università di Parma, ha coinvolto 24 persone (12 uomini e 12 donne) sottoposte a risonanza magnetica per immagini. I partecipanti dovevano scegliere tra due possibili lotterie in cui erano messe in palio reali somme di denaro: ai partecipanti veniva svelato sia l'esito della loro giocata sia quello della lotteria rifiutata, in modo da innescare un ragionamento cosiddetto “contro fattuale”, in cui si immagina la conseguenza della possibilità scartata, provocando soddisfazione o rimpianto.

Fin qui niente di nuovo. L'originalità della ricerca sta  piuttosto nell'aver eseguito le scansioni non solo su chi di volta in volta scommetteva, ma anche sugli altri che assistevano, mostrando che, a livello neuronale, non vi è poi molta differenza. I risultati mostrano infatti che il circuito cerebrale alla base del rimpianto, che coinvolge la corteccia prefrontale ventromediale, il giro cingolato anteriore e l'ippocampo, si attiva anche in chi, non coinvolto in prima persona, è soltanto consapevole del rimpianto altrui.

“L'esperimento suggerisce che anche un’emozione complessa come il rimpianto, che scaturisce dal ragionamento, può 'risuonare' nel cervello di chi la vive in terza persona”, ha commentato Matteo Motterlini, docente di filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Cresa: “Un risultato che mostra quanto sia speciale e complesso il particolare filo che ci lega agli altri, mediante il continuo rispecchiarsi delle loro esperienze nella nostra mente”. (a.d.)

20 ottobre 2009

www.galileonet.it

postato da: camozzi alle ore 16:36 | link | commenti
categorie: notizie varie
giovedì, 22 ottobre 2009

La pancia degli italiani è sempre più larga

obesi21 ottobre 2009 - Altro che crisi e crisi; la pancia del popolo italiano tende ad allargarsi sempre di più, a discapito della nostra salute, e soprattutto senza nessuna differenza rilevante tra donne e uomini. Il centimetro è più preciso della bilancia e rivela che l’addome degli italiani è arrivato a queste misure: 100 cm per le donne e solo 101 per gli uomini. Un metro, insomma!

I dati sono davvero preoccupanti: in Italia il 17% degli uomini e il 21% delle donne tra i 35 e i 75 anni è obeso, mentre il 50% degli uomini e il 34% delle donne è in sovrappeso.

E, mentre le differenze tra uomo e donna sono sempre più piccole, lo stesso non si può dire facendo un paragone tra la popolazione del Nord e quella del Sud: in Piemonte solo il 13% della popolazione è obesa, in Emilia Romagan il 25%; nelle Marche il 15%, in Abruzzo il 30%; mentre il 38% in Calabria e il 42% in Basilicata.

Foto | Flickr

www.benessereblog.it

postato da: camozzi alle ore 11:54 | link | commenti
categorie: notizie varie
mercoledì, 21 ottobre 2009

Cinque buone ragioni per mangiare una mela

21 ottobre 2009

melaIl vecchio detto della mela al giorno sarà anche datato ma resta efficace. Se poi in inverno la frutta scarseggia, almeno in confronto alla ricchezza estiva, dobbiamo anche imparare ad accontentarci. Chi non ama troppo le mele troverà cinque buone ragioni per convincersi ad introdurle nella propria dieta con maggiore costanza.

Per cominciare una mela favorisce subito il senso di sazietà e dunque si rivela un validissimo aiuto nelle diete e un ottimo snack da sostituire alle pericolose merendine che nel pomeriggio invernale ci allettano più che mai. Inoltre il consumo della mela aiuta anche l’igiene dentale quando l’addentiamo ma anche quando mastichiamo i pezzi già tagliati.

È anche ricca di fibre e flavonoidi e quindi è capace di proteggere le arterie e la circolazione sanguigna. La presenza di quercitina, inoltre, favorisce la memoria e aiuta il buon funzionamento del cervello. La versatilità del frutto, infine, rende la mela perfetta in ogni modo: cruda, cotta, a tavola o in borsa, durante lo sport e a lavoro.

Foto | Flickr

www.benessereblog.it

postato da: camozzi alle ore 12:52 | link | commenti
categorie: notizie varie
martedì, 20 ottobre 2009

Requiem per gli Akuntsu, nell'Amazzonia brasiliana

20 ottobre 2009

Gli Akuntsu popolo semisconosciuto tra i più esigui al mondo che vive nella foresta amazzonica. Appena 5, oggi, a causa della morte del loro membro più anziano. Storia tristissima, quella degli Akuntsu, cadenzata dal rumore di innumerevoli omicidi inferti da chi, non pago di distruggere l’ambiente e la fierezza della biodiversità in uno dei più grandi doni del nostro pianeta, l’Amazzonia brasiliana, uccide individui innocenti nel silenzio più assoluto dei media.

Questo popolo combatte ogni giorno, da oltre 50 anni, contro allevatori senza scrupoli disposti a tutto pur di procacciarsi la terra per i propri latifondi. E questo, nonostante l’impegno del FUNAI - il dipartimento per gli affari indiani del governo brasiliano - e nonostante la stessa permanenza degli indios in una zona delimitata - l’Omerê – riconosciuta dal Governo.

Gli Akuntsu sono gente pacifica, che crede nello spirito della foresta, che pesca e caccia nel pieno rispetto di tutte le specie, per cui anche tagliare un albero è un gesto estremo da compiere con prudenza e timore. Eppure, oggi, le loro possibilità di sopravvivenza sono ridotte ad un nulla e l’emblema di ciò è rappresentato dai nuovi monili indossati dalle (poche) donne: gioielli in plastica, ottenuti dagli imballaggi dei pesticidi usati dai campesinos a poche centinaia di metri, al posto delle conchiglie e dei frutti. Il loro destino pare segnato dalle ingorde, gigantesche fattorie che circondano l’Omere, utilizzate per l’allevamento dei bovini e la coltivazione della soia destinata, per lo più, a nutrire proprio quelle bestie che finiranno, cotoletta, nei panini dei più noti fast food del mondo…

Foto | Flickr

www.ecoblog.it

postato da: camozzi alle ore 16:09 | link | commenti
categorie: ecologia, notizie varie
lunedì, 19 ottobre 2009

L'inganno è nel midollo spinale

In chi crede di assumere un farmaco, la trasmissione del dolore viene inibita a livello del corno dorsale. Lo studio su Science

 19 ottobre 2009 - Chi studia l'effetto placebo sa bene che la mente è in grado di ingannare il corpo. In che modo? Bloccando le vie di trasmissione del dolore a livello di una regione del midollo spinale chiamata corno dorsale. È quanto affermano sulle pagine di Science Falk Eippert e la sua equipe della University Medical Center Hamburg-Eppendorf, in Germania.

Attraverso tecniche di risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), i ricercatori hanno osservato l’attività del midollo spinale di alcuni volontari (convinti di partecipare a un test per una crema anestetica) mentre le loro braccia erano esposte a una intensa fonte di calore. A tutti era stata data la stessa lozione farmacologicamente inattiva, ma nel gruppo che credeva di provare la crema alla lidocaina (un anestetico locale), l’attività del corno dorsale diminuiva e il dolore si alleviava.

L’esperimento condotto dai ricercatori offre la prima prova diretta del modo in cui agisce un placebo. Come riportano gli studiosi, quindi, i fattori psicologici influenzano i meccanismi di percezione ed elaborazione del dolore nei primi “compartimenti funzionali” del sistema nervoso. Le terapie che sfruttano l'effetto placebo infatti, stimolando la circolazione degli oppioidi prodotti dall’organismo, sono in grado di bloccare le vie di trasmissione del dolore che dal cervello discendono sino alla midollo spinale.

I ricercatori ammettono di non conoscere ancora l’esatto meccanismo attraverso il quale si realizza l’inibizione spinale (ovvero se avviene a livello dei neuroni pre-sinaptici, post-sinaptici o degli interneuroni), e non hanno dimostrato se lo stesso effetto si verifica anche in risposta a stimoli neutri, non dolorosi. Tuttavia, il loro studio ha il merito di aver individuato una regione del sistema nervoso che può diventare un target privilegiato per i trattamenti contro il dolore. (m.s.)

www.galileonet.it

postato da: camozzi alle ore 20:08 | link | commenti
categorie: notizie varie

Chi sono

Utente: McCamozzi
Nome: Maria Cecilia

Commenti recenti

MLUMLU in Mandarini: fibre, mi...
camozzi in Proprietà dei...
camozzi in Sinodo africano: no...
spartac in Obiezione di coscien...

Archivio

oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Categorie

alimentazione
bioetica
ecologia
genetica e vivisezione
notizie varie
petizioni
rimedi naturali
salute

Links

Associazione Vista Perfetta (Perfect Sight Society)
Botanic Garden
Dr. Arnold Ehret - dieta senza muco
Fire & Grace
Indigo
intelligenzaconnettiva
Italia salute
La leva di Archimede
La Pecora Nera
Luigi Boschi - La vita sta cambiando pelle
Medicinenon
Metamedicina della Dr. Rainville
metodo Kousmine
Metodo Tomatis
Nuova Medicina Germanica
Osteopatia
Se siamo fatti di pura energia
Sistema Bates
VeganItalia
Vita Naturale
Vita universale

Partecipano

Foto recenti

Bottoni




Contatore

visitato *loading* volte